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Ambiente

 

Qual è l’impatto ambientale della produzione delle banane lungo tutto il ciclo produttivo? E quali sono le condizioni di vita dei lavoratori? Se lo è chiesto una recente inchiesta di Altroconsumo, trovando purtroppo ben poche risposte, Il motivo è semplice: molti grandi produttori si sono rifiutati di aprire le porte delle piantagioni. Troppi scheletri? E il consumatore non ha il diritto di sapere da dove arrivano le banane che compra? Quante persone vengono sfruttate nelle piantagioni? Quanti diritti calpestati? Le risposte che non arrivano dalle multinazionali arrivano dai sindacalisti che spiegano bene cosa avviene in molte piantagioni in Ecuador: maltrattamenti, pasti inadeguati, pesticidi che vengono spruzzati con i lavoratori senza adeguate protezioni nei campi. Chi si lamenta viene licenziato. Scrive Altroconsumo:

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Il mondo delle banane è troppo spesso teatro di pratiche che definire criticabili è un eufemismo. Ancora recentemente, per citare il peggio, si sono verificati omicidi di sindacalisti, per non parlare delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori (che spesso vivono in baracche nelle piantagioni). E la maggior parte delle grandi aziende che abbiamo interpellato per questa inchiesta si è semplicemente rifiutata di partecipare. Segno, come minimo, di scarsa sensibilità per il problema e per i consumatori che vorrebbero sapere qualcosa di più sulle banane che acquistano.

E ancora:

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Chiquita, Bonita e Del Monte non hanno ritenuto di collaborare alla nostra inchiesta né di permetterci di visitare le piantagioni. Tra le pratiche scorrette sono denunciate: fumigazioni aeree di fitofarmaci anche con i lavoratori presenti nelle piantagioni, discriminazioni e molestie a membri del sindacato. Dalla documentazione pubblica non si riesce a trarre prova di comportamenti accettabili.

Hanno invece accettato i controlli le piccole piantagioni del circuito equo e solidale Altromercato. Dall’inchiesta è emerso che

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I diritti dei lavoratori sono tutelati ed è lodevole lo scopo di sostenere attraverso la politica del prezzo fisso e della quota destinata a finalità sociali, i piccoli produttori/lavoratori. Da migliorare la trasparenza: maggiore codificazione, controllo e rendicontazione delle pratiche, informare anche i lavoratori temporanei sui diritti.

Tra le multinazionali la Dolce ha permesso ad Altroconsumo di visitare una piantagione a scelta. I diritti dei lavoratori vengono rispettati, inoltre sono

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Buone anche le pratiche ambientali: ricircolo dell’acqua di lavaggio delle banane e riciclaggio dei sacchetti di plastica.

Via | Altroconsumo

http://www.ecoblog.it/post/29723/cosa-si-nasconde-dietro-la-produzione-delle-banane

Tratto da: Cosa si nasconde dietro la produzione delle banane? | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/09/12/cosa-si-nasconde-dietro-la-produzione-delle-banane/#ixzz26G2iWhUN 
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 


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Rischio cecità per milioni di persone che usano le lenti a contatto sciacquandole sotto il rubinetto di casa o indossandole in piscina. A mettere in pericolo la vista di chi utilizza questo tipo di dispositivi al posto degli occhiali è un parassita, l'Acanthamoeba.

Questo tipo di amoeba si annida nei tappi del lavandino, nei rubinetti della doccia e nelle piscine, e può provocare un'infezione dolorosa, che arriva a lesionare la cornea e, in casi gravi, porta alla cecità.

I sintomi sono un forte prurito agli occhi e la visione offuscata.

«Si tratta di un potenziale problema per ogni singolo portatore di lenti a contatto», afferma al 'Daily Mail' Fiona Henriquez, dell'University of West of Scotland (Uk), che lancia l'allarme sui rischi elevati per chi non osserva le minime regole igieniche nella pulizia delle lenti a contatto. «Il numero effettivo delle infezioni registrato ogni anno non è elevato - prosegue - ma possono essere letali per la vista. 

Quest'infezione infatti è causata soprattutto da quelle persone che sciacquano le lenti sotto il rubinetto nel bagno di casa, le indossano sotto la doccia o frequentano le piscine. Il trattamento contro questo parassita - precisa - è lungo, doloroso e non completamente efficace, vale a dire che alcuni pazienti ogni anno perdono la vista».

Fonte: leggo.it

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Vi siete mai chiesti dove vanno a finire tutti i pannolini sporchi 'usa e getta'? Prima vengono gettati nel bidone del secco indifferenziato e, poi, inviati agli inceneritori oppure seppelliti nelle discariche. Si calcola che i pannolini usati rappresentano, infatti, il 3% dei 32 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno in Italia, con conseguenze devastanti sull’ambiente.

L’ideale sarebbe utilizzare i pannolini lavabili, lo sappiamo bene, e smettere di produrre i pannolini 'usa e getta'. Ma, dal momento che una grossa parte della popolazione non riesce proprio a farne a meno, un’azienda italiana ha cercato di trovare una soluzione al problema. E ci è riuscita. 

La soluzione innovativa a questo problema dall’enorme e devastante impatto ambientale nasce a Vedelago (Treviso) ed è destinata a fare scuola a livello globale. In questi giorni è stato installato il primo impianto al mondo per il riciclo 100% dei pannolini sporchi, presso il “Centro Riciclo Vedelago”. E non poteva essere altrimenti: il “Centro Riciclo Vedelago s.r.l.” (CRV) è un impianto di stoccaggio e di selezione dei rifiuti all’avanguardia e conosciuto in tutto il mondo.

Nata alla fine degli anni ’90, l’impresa della famiglia Mardegan (soprattutto grazie all’infaticabile Carla Poli) da piccola realtà locale è diventata leader internazionale nel settore della selezione e del recupero dei rifiuti, nonché nella produzione di “materia prima seconda”.

Oggi il CRV si appresta a compiere un ulteriore balzo in avanti, perché è arrivato dagli USA - dove è stato costruito, grazie alle preziose indicazioni e sotto la supervisione dei tecnici del CRV - il primo impianto al mondo per il trattamento dei pannolini 'usa e getta'. L’impianto è destinato a realizzare la prima filiera completa per il recupero totale, al 100%, di pannolini, pannoloni e assorbenti.

Si tratta di una tecnologia del tutto inedita e di un investimento da circa 5 milioni di euro, che è stato sostenuto dal CRV in partnership tecnologica con la Fater SpA, azienda italiana produttrice di pannolini usa e getta. “Fater ha scelto noi e ha scelto il Veneto”, ha dichiarato Carla Poli, fondatrice e portavoce di CRV, “perché qui esiste la punta avanzata della raccolta differenziata in Italia. L’impianto che stiamo per inaugurare è il frutto di 3 anni di ricerche e di test sul campo, alle quali ha dato un contributo determinante il Comune di Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, dove la raccolta differenziata dei pannolini usa e getta si fa da anni”. Il Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno), lo ricordiamo, è stato nominato per ben 3 volte “Comune più riciclone d’Italia”.

“La nostra politica ambientale ed i progetti di sensibilizzazione per spostare il recupero degli scarti plastici eterogenei intervenendo alla fonte della produzione, e non a valle, hanno dato col tempo i loro frutti portando indubbi benefici alle aziende produttrici”, ha proseguito. “La nostra filosofia di precorrere i tempi ci porta oggi a riorganizzare il nostro core-business in funzione dell’importante ruolo di leader di settore nel quale, grazie ad un consolidato know-how e alle prestigiose collaborazioni internazionali, ci siamo trovati ad operare”.

Carla Poli, infatti, ha portato il progetto di 'eco-innovazione' anche all’Unione Europea e alla Conferenza di Rio +20 sullo sviluppo sostenibile, spiegandone i vantaggi ambientali, sociali ed economici. Dal produttore al consumatore finale, tutti sono coinvolti nella filiera e tutti ne traggono un beneficio in termini di risparmio: la tecnologia sviluppata dal CRV permette un riciclo effettivo del 100%, perché consente di recuperare tutta la cellulosa (di ottima qualità) e tutta la plastica contenute nei pannolini. E quando l’impianto sarà operativo, a partire da fine 2012, la plastica potrà essere utilizzata in molteplici processi produttivi, ad esempio per realizzare arredi urbani ed altri oggetti in plastica, mentre la componente organico-cellulosica potrà dar vita a cartoni da imballaggio.

“E anche il 'contenuto' di produzione umana”, ha spiegato Carla Poli, “viene sterilizzato e precipita come sale organico, che è riutilizzabile. Questa, dal nostro punta di vista, si può considerare una filiera completa di green economy. Sono le nuove frontiere di quella che io chiamo 'economia circolare': la nostra civiltà non può più permettersi di produrre scarti che costituiscano un problema per il futuro e che generino costi molto elevati per il loro smaltimento”.

Il progetto, nella sua fase operativa, prenderà avvio con l’attuazione dell’Accordo siglato tra l’amministratore delegato di CRV, Alessandro Mardegan (figlio di Carla Poli), Roberto Marinucci, direttore generale di Fater Spa e Riccardo Szumski, presidente di SAVNO, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani in 42 comuni del Veneto nord-orientale.

L’accordo contribuirà allo sviluppo del “Progetto Sperimentale di Riciclo” chiamato “Zero% discarica, 100% nuova vita” promosso da CRV, insieme Fater spa e Comune di Ponte nelle Alpi . Finalità del progetto è validare l’intera filiera dalla raccolta differenziata specifica di tutti i prodotti assorbenti per la persona, fino alla trasformazione in nuove materie prime.

Il nuovo sistema di riciclo 100% dei pannolini 'usa e getta' sarà operativo a partire da fine 2012 e si calcola che, a regime, verranno eliminati ben 3.250 metri cubi di rifiuti destinati alla discarica e recuperate fino a 1.250 tonnellate di nuova materia prima.

 

Autrice: Laura Pavesi / Fonte: ilcambiamento.it


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Si tiene in questi giorni, dal 26 al 31 agosto, a Stoccolma, la Settimana Mondiale dell'Acqua, promossa dal SIWI - Istituto Internazionale sull'Acqua (Stoccolma).

All'inizio della conferenza e' stato presentato il report del SIWI di quest'anno, "Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world" (Nutrire un mondo assetato: sfide e opportunita' per ottenere la sicurezza alimentare e idrica). 2500 persone tra politici, rappresentanti dei vari organi delle Nazioni Unite, associazioni non governative e ricercatori di 120 diversi paesi partecipano a questa conferenza per trattare il problema dell'approvigionamento idrico nel mondo.

Un messaggio importante contenuto nel report ed espresso dagli scienziati che l'hanno presentato, ripreso da giornali, agenzia di stampa e media di tutto il mondo, afferma che sara' necessario, nei prossimi 40 anni, passare a un'alimentazione vegetariana o quasi, per evitare una catastrofica scarsita' d'acqua.

Hanno sottolineato che:

- Il 70% dell'acqua nel mondo è usata per l'agricoltura - ma gran parte dell'agricoltura è dedicata alla coltivazione di mangimi per animali, non all'alimentazione umana.

- Una dieta basata sui cibi animali consuma da 5 a 10 volte tanta acqua rispetto a una basata sui vegetali.

- Oggi, in media, il 20% delle proteine è assunto da prodotti animali ed e' necessario diminuire drasticamente questo valore, almeno fino al 5%.

- Per poter nutrire tutti, in una situazione di scarsità d'acqua già oggi drammatica, bisogna spostarsi verso una dieta vegetariana.

Nel report si afferma: "Non ci sara' abbastanza acqua disponibile per produrre cibo per una popolazione di 9 miliardi di persone prevista per il 2050, se si continueranno a seguire gli attuali trend verso una dieta sul genere di quella comunemente adottata nei paesi occidentali".

Gia' nel 2004, il direttore esecutivo dello stesso International Water Institute di Stoccolma, aveva dichiarato: "Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano per il consumo umano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne [...]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America".

Il problema che piu' minaccia le risorse idriche mondiali e' quello del "Food vs feed", vale a dire della "concorrenza" tra cibo vegetale per il consumo umano (food) e mangimi per animali (feed): vengono sottratti terreni fertili per la produzione di mangimi per animali alla produzione di cibo vegetale per gli esseri umani. La meta' dei cereali e il 90% della soia sono usati come mangimi per gli animali, e i 2/3 delle terre fertili e' dedicata all'allevamento di animali.

Questo significa sprecare un'enorme quantita' di risorse, non solo acqua, ma anche energia, sostanze chimiche, suolo, il cibo stesso, perche' gli animali necessitano mediamente di essere nutriti con 15 kg di vegetali (appositamente coltivati) per ogni kg di carne prodotta. Questa trasformazione da cibo vegetale a cibo animale, estremamente inefficiente, e' dunque la causa di enormi impatti sull'ambiente e spreco di risorse.

Il mondo e' sempre piu' popolato e un numero sempre crescente di persone sta passando da una alimentazione tradizionale, basata sul consumo di vegetali, a una alimentazione che finora solo una piccola percentuale di popolazione ha seguito: quella dell'ultimo mezzo secolo, nei paesi industrializzati, basata sul consumo quotidiano di cibi animali, estremamente sbilanciata da un punto di vista nutrizionale, ed estremamente costosa dal punto di vista ambientale.

Finora questo e' stato possibile solo perche' una piccola parte di persone si nutriva in modo cos' squilibrato: ma se tutti ora si spostano verso questa dieta, e il numero di persone nel mondo e' in crescita, e' semplicemente impossibile continuare una produzione cosi' inefficiente. E l'inefficienza e' intrinseca nella trasformazione vegetale-animale, non riguarda i metodi di allevamento o coltivazione (che sono gia' arrivati all'efficienza quasi massima), perche' gli animali, per loro natura, come accade per noi umani, per crescere di un kg hanno bisogno di nutrirsi con una quantita' di vegetali molto piu' alta.

Tutto questo, naturalmente, vale per ogni genere di prodotto animale: che si tratti di carne (pesce incluso), latte e latticini o uova, il problema e' sempre lo stesso, perche' riguarda gli allevamenti, di ogni genere, non ha importanza se prima della macellazione gli animali vengono usati anche per la produzione di latte o di uova.

La soluzione di tornare, come e' sempre stato nelle storia dell'umanita', verso un'alimentazione basata sui vegetali, dunque, e' obbligata, ed e' anche giusta, nel senso piu' completo del termine: e' giusta da un punto di vista sociale, perche' una piccola parte del mondo non puo' sfruttare le risorse del 90% del pianeta; e' giusta da un punto di vista ecologista, perche' non possiamo continuare a distruggere il nostro pianeta in questo modo; e' giusta per la nostra salute, perche' i cibi animali sono quelli che promuovono le malattie degenerative; e' giusta per gli animali, che sono esseri senzienti e non macchine, e che vengono confinati e poi uccisi a miliardi.

Fonti:

- John Vidal, Food shortages could force world into vegetarianism, warn scientists, The Guardian, 26 agosto 2012
http://www.guardian.co.uk/global-development/2012/aug/26/food-shortages-world-vegetarianism

- Report SIWI, Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world, 2012
http://www.siwi.org/sa/node.asp?node=52&sa_content_url=%2Fplugins%2FResources%2Fresource.asp&id=318

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La centrale nucleare di Fukushima è sempre più instabile. A dimostrarlo i risultati delle ultime rilevazioni condotte in merito ai livelli di radioattività emessi dal reattore numero 2 e all’altezza delle acque di raffreddamento presenti nello stesso impianto, molto superiori rispetto a quanto precedentemente ipotizzato.

Il reattore n.2 della centrale di Fukushima Daiichi sembra voler ancora una volta smentire il Governo di Tokyo in merito alla supposta stabilità dell’impianto. La radioattività registrata è dieci volte superiore al limite massimo considerato “mortale”, mentre dalle misurazioni precedenti risultava pari “solo” a sette volte. Anche i valori delle acque di raffreddamento fanno dormire sonni tutt’altro che tranquilli ai giapponesi: la stima di 10 metri del livello residuo è stata prontamente spazzata via dai valori empirici, pari appena a 60 centimetri.

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Vi ricordate che il 12 e il 13 giugno 2011, ci siamo recati alle urne in 27 milioni per affermare che l’acqua è un bene comune, e che il gestore del servizio idrico non può ottenere profitti sulle tariffe?

Quel voto ad oggi appare carta straccia: nonostante, per effetto delreferendum, la nuova normativa sia in vigore dal 21 luglio 2011, praticamente nessun gestore l’ha applicata e quella percentuale di profitto che oscilla tra il 10 e il 20% continua ad essere applicata sulle bollette. Lo hanno ricordato di recente, nel programma di Sabina Guzzanti su la7 Stefano Rodotà e Ugo Mattei indignati per questa palese negazione della volontà popolare.

Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deciso di dar vita ad una campagna di “obbedienza civile” che sta attraversando centinaia di città in Italia: non invitano i cittadini a violare la legge bensì a rispettarla, andando a pagare le bollette ma decurtando dal totale quella percentuale che per effetto del referendum non dovrebbe nemmeno comparire.

Lo scorso 22 marzo (2012), si è festeggiata la giornata mondiale dell’acqua questa risorsa alla quale 800 milioni di persone non hanno accesso e le cui malattie ad essa collegate, come la diarrea, causano la morte di circa 1,4 milioni di bambini ogni anno.

Ci auguriamo che i principali telegiornali pubblici e privati lo ricordino e, se non è troppo disturbo, non fosse altro per riparare al boicottaggio quasi totale dell’informazione referendaria, diano voce alle iniziative di comitati e delle associazioni che rivendicano il semplice e sacrosanto rispetto del voto.

Autore: Stefano Corradino / Fonte: ilfattoquotidiano.it

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Più di 100 delfini si sono spiaggiati lungo 25 miglia di costa a Cape Cod nel Massachusetts nelle ultime tre settimane, e il numero sta crescendo.

I soccorritori ci dicono che è la cosa peggiore che abbiano mai visto. E gli scienziati sono ancora alla ricerca di risposte. L'allarmante numero di delfini spiaggiati lungo i 25 chilometri di costa diCape Cod sta sconcertando gli scienziati. Lunedi sono stati avvistati tre delfini che si stavano avvicinando troppo alla riva. Due sono riusciti a ritornare a largo ma il terzo e rimasto incagliato sulla secca ed e' stato rinvenuto senza vita dai soccorritori.Con gli ultimi ritrovamenti sale a 102 il bilancio dei delfini morti nelle ultime settimane pari a quello medio di un anno.

Katie Moore direttrice del team di soccorso marino afferma che non riesce a capire perche' stia accadendo tutto questo,gli esami condotti su esemplari rinvenuti ancora in vita non hanno fatto riscontrare alcuna presenza di infezioni sia batteriche che virali che tossicologiche.I delfini risultano in ottimo stato di salute e' sono stati muniti di un dispositivo elettronico di monitoraggio prima di essere rimessi in mare,gli esperti sono ancora alla ricerca della verita' su questo nuova e misteriosa moria di massa di animali marini.

fonte - traduzione a cura di "Terra Real Time


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Incredibile, ma potrebbe diventare realtà già entro l'autunno di quest'anno, quando sarà commercializzato al pubblico l'E-Cat dell'ing. Rossi al prezzo di, circa 1.000 - 1.500 $ (al cambio attuale, circa 770 - 1.150 euro) clicca qui. Il 2012 si prospetta carico di aspettative e novità per l’e-cat di Rossi.

Per l'anno nuovo l’ingegnere italiano ha deciso di lanciare una produzione di massa di E-Cat domestici a prezzi accessibili destinati al riscaldamento domestico.

E dai microfoni di un talk show radiofonico statunitense annuncia che l’impianto che si accinge a distribuire, che potrà avere una potenza oscillante fra i 10 e i 20 kW, costerà dai 1000 ai 1500 dollari, come riporta E-Cat World sul proprio sito.

L’ingegner Rossi, intervistato per oltre un’ora da James Martinez su Ca$h Flow Radio, ha illustrato, così, i piani per produrre le unità, confermando che il costo della E-Cat sarà così basso da essere in grado di ripagarsi in pochi mesi. Rossi non ha esitato a fornire il prezzo indicativo e la potenza del macchinario che metterà in vendita a partire dal prossimo autunno, confermando, poi, l’organizzazione di una rete di vendita che coprirà tutto il mondo. Il centro della produzione, invece, sarà negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la distribuzione, “siamo in trattative con Home Depot (un distributore di prodotti per la casa con sede ad Atlanta, n.d.r.)”, rivela l’ingegnere.

La Leonardo Corporation, società americana di Andrea Rossi con sede a Bedford, New Hampshire, si occuperà, invece, di comunicare le istruzioni su come installare l’E-Cat agli imprenditori, che, se vorranno, potranno richiedere l’assistenza di tecnici certificati per l'installazione.

Ma si è parlato poco, durante l’intervista, dell’alone di mistero che circonda questa invenzione. Nemmeno sui segreti che riguardano queste collaborazioni, o sul fatto che lo stesso Rossi, nelle interviste e nei blog, abbia parlato a volte di un singolo partner, a volte di più partner. Perché l’ingegnere è “poco interessato alle polemiche sul suo lavoro.” Lo scetticismo non lo tocca affatto.


Non sappiamo se Andrea Rossi abbia davvero in mano quanto dichiara. L’unico dato certo è che l’Ingegnere italiano in questa partita si sta giocando tutto, soprattutto sul piano della credibilità.

Per ascoltare l’intervista (in inglese) clicca qui

Per i più curiosi, è possibile consultare lo stato del brevetto italiano all’l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi


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Nei fondali ghiacciati dell'Oceano Artico sono intrappolate enormi quantità di metano. Il problema è che adesso il disgelo del terreno sta liberando il gas, sempre più rapidamente, fino a far emergere vere e proprie bolle che arrivano in superficie. Se ne sono accorti i ricercatori dell'International Artic Research Centre della University of AlaskaFairbanks durante una missione congiunta Usa-Russia che ha esplorato a zona orientale dell'Oceano, proprio di fronte alle coste della Siberia.

«Avevamo avvistato eruzioni, vere e proprie fontane di gas che si libera nell'atmosfera, ma grandi solo qualche decina di metri di diametro. Adesso ne abbiamo viste di continue, potenti e impressionanti del diametro di un chilometro. E se in un'area relativamente piccola ce n'erano più di cento, è bastato prendere in esame una zona più ampia per vederne migliaia», ha raccontato il capo della spedizione, Igor Semiletov, che ha presentato i dati preliminari al meeting dell' American Geophysical Union che si è svolto a San Francisco.

Quanto metano è nascosto lì sotto? Nessuno lo sa, ovviamente, con certezza, ma le stime parlano di migliaia di milioni di tonnellate. E quale effetto potrebbe avere l'arrivo nell'atmosfera di tutto questo gas? Il metano è una risorsa straordinaria per la produzione di energia, perché quando viene bruciato inquina meno di petrolio e carbone, ma in sé è anche un potente gas serra, capace di impedire all'energia del Sole di rimbalzare lontana dall'atmosfera terrestre trattenendola invece sul nostro pianeta.

E siccome questo metano sembra molto difficile da intrappolare per bruciarlo e la causa del rilascio del gas dal permafrost che si scongela sarebbe proprio il surriscaldamento terrestre, il meccanismo potrebbe accelerare autoalimentandosi. Insomma, oltre alle emissioni prodotte dall'attività umana, la stessa natura del pianeta starebbe mettendo in moto un processo capace di peggiorare la situazione del cambiamento climatico. «Sono preoccupata, molto preoccupata, ma nessuno può sapere il timing di questo processo catastrofico. C'è la possibilità che rilasci massicci di gas avvengano nell'arco di decenni, ma non sappiamo di più», ammette Alina Shakova, una collega di Semiletov

 

Fonte: iIl sole24ore

 


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La nube radioattiva di Fukushima è in arrivo in Italia, e vi sarà una ridda di allarmi e di smentite istituzionali tranquillizzanti di fronte alle quali la gente sarà terribilmente disorientata. Se da un lato bisogna evitare gli allarmismi, è tuttavia necessario fornire qualche informazione chiara. Sembra certo che almeno per il momento i livelli di radioattività che si registreranno in Italia non destino preoccupazione per la salute, rimanendo circa tre ordini di grandezza inferiori a quelli registrati per la nube di Chernobyl nel 1986, poco al di sotto del fondo naturale di radioattività. Non è il caso quindi di diffondere allarme né, per ora, ricorrere alla somministrazione di ioduro di potassio per via orale, che può limitare l'assorbimento di iodio nella tiroide, tenendo conto che si tratta sempre di un farmaco.
Bisogna tenere conto che la situazione a Fukushima è in continua evoluzione, perché non è affatto sotto controllo alla sua origine, malgrado i comunicati rassicuranti, ma anche molto confusi. Occorre insistere: nella centrale giapponese sono avvenute, e in corso, le fusioni parziali dei noccioli di tre reattori, allarmanti perdite d'acqua nelle piscine di decontaminazione del combustibile esausto dei reattori n. 3 e 4, mentre sono state registrate pochi giorni fa due esplosioni di idrogeno.
Pur evitando dunque allarmismi, è opportuna qualche considerazione generale sui rischi delle radiazioni. Innanzi tutto deve essere criticato il riferimento alla sola dose totale di radiazioni ionizzanti a cui è sottoposta la popolazione. Ben più rilevante è la considerazione di quantità, anche piccole, di isotopi radioattivi, come lo iodio-131 e 132 e il cesio-134 e 137, il cui monitoraggio nell'aria e negli alimenti è fondamentale per valutare le possibili implicazioni sanitarie: l'esposizione interna all'organismo, per ingestione di radioisotopi specifici che si depositano in particolari organi, è molto più dannosa dell'esposizione esterna alla radioattività ambientale. Inoltre non ci si può riferire solo all'eventuale concentrazione in specifici alimenti, ma occorre addizionare le dosi assorbite da tutti i vettori. Le considerazioni rassicuranti degli «esperti» sulla mancanza di effetti dannosi di livelli di radioattività inferiori al fondo naturale devono comunque essere rifiutate in base ai risultati delle ricerche più avanzate in campo biomedico. Queste ricerche provano che l'esposizione continuata a piccole dosi di radiazioni ionizzanti, soprattutto l'esposizione interna all'organismo per l'ingestione o l'ingresso di radioisotopi nella catena alimentare, producono danni biologici gravi nel feto ancora nel grembo materno, capaci addirittura di trasmettersi alle generazioni successive (effetti transgenerazionali). Contro il dogma biomedico ufficiale, che fa riferimento meccanicamente ai soli danni genetici diretti, si sta affermando un nuovo paradigma epigenetico, che tiene conto dell'estrema complessità e interrelazione dei processi biologici: non meno importanti dei geni sono infatti i meccanismi complessi, e ancora non chiariti, della loro regolazione, che ne determinano le modalità di espressione, e sono a loro volta condizionati dall'intero ambiente intra- e inter-cellulare. Tanto che gli effetti delle radiazioni si manifestano anche in cellule che non sono state colpite direttamente (effetto bystander, «spettatore»). Gli effetti nocivi delle radiazioni sono comunque da moltiplicare nel caso dei bambini, per i quali i limiti ammissibili devono venire abbassati di un fattore 10: basta che un bambino ingerisca 5.000 Bequerel (corrispondenti a 5.000 decadimenti radioattivi al secondo) di iodio radioattivo perché egli riceva una dose di 1 milliSievert (mSv), che è la dose massima ufficialmente ammissibile in un anno, mentre per un adulto è necessaria una dose 8 volte superiore.

***Angelo Baracca (professore di fisica presso l'Università di Firenze), Alfredo Bertocchi (ingegnere nucleare dell'Enea), Ernesto Burgio (coordinatore del Comitato scientifico Isde-Italia, International Society of Doctors for the Environment)

Fonte articolo: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/03/articolo/4356/


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di Roberto Gava

Fonte dell'articolo: http://www.informasalus.it/it/articoli/nube-radioattiva-iodio.php


fukushima
Centrale nucleare di Fukushima, Giappone

Come ho scritto in un mio recente articolo (Ripercussioni sanitarie in caso di disastro nucleare), anche se dicono che la nube radioattiva giapponese è giunta oggi (23 marzo 2011) sopra il nostro Paese, non credo che ci siano dei reali pericoli per noi e, in modo particolare, per i nostri figli.
Nel suddetto articolo, infatti, avevo spiegato che i bambini, specie quelli molto piccoli, sono particolarmente a rischio di danni tiroidei quando nell’ambiente (aria, acqua e/o cibo) sono presenti in concentrazione eccessiva dei composti radioattivi di un isotopo dello iodio (mi riferisco specificatamente allo iodio-131).

Riflettendo comunque su questa nostra società sempre più inquinata e squilibrata sotto tutti i punti di vista (non mi riferisco solo all’ambiente in cui viviamo e cioè agli squilibri esterni a noi, ma mi riferisco pure agli squilibri interni a noi che coinvolgono tutto il nostro sistema psiconeuroendocrinoimmunologico [PNEI] e, purtroppo, paiono interessare anche i nostri figli più piccoli), ho pensato che non si può escludere che anche basse concentrazioni di sostanze radioattive alterino degli equilibri endocrini già instabili o debolmente stabili dando il via a reazioni patologiche in alcuni particolari soggetti (anche se considero questa evenienza molto rara).

Ho pensato allora di scrivere questo secondo articolo per fornire dei consigli pratici aggiuntivi e più specifici di quelli inseriti nell’articolo precedente.

Per iniziare, dividerei le persone teoricamente fruitrici di questi consigli in 3 gruppi:
1) Persone a basso rischio di essere danneggiate dalle sostanze radioattive.
2) Persone a medio rischio di essere danneggiate dallo iodio radioattivo.
3) Persone ad alto rischio di essere danneggiate dallo iodio e da altre sostanze radioattive.


Come si può vedere da questo tipo di raggruppamento, ho differenziato il rischio di danno da iodio radioattivo da quello fornito dall’associazione tra iodio e anche altri isotopi radioattivi (mi riferisco in particolare al cesio e altri composti meno frequenti ma a molto più lunga emivita).
È palese che tutti questi consigli sono generici e che vanno sempre sottoposti al vaglio del medico che segue la persona. In particolare, chi può essere seguito da un medico omeopata, deve chiedere il suo permesso prima di assumere i sottostanti rimedi omeopatici, affinché questi ultimi non contrastino con un’eventuale terapia omeopatica in atto. Ricordo infine che, per quanto riguarda l’omeopatia, la terapia più importante non è quella sottostante (che non può essere ovviamente personalizzata), ma è rappresentata dall’assunzione del “simillimum”.
A parte questo distunguo, per tutti gli altri casi possono essere utili i sottostanti consigli.



GRUPPO 1 - Persone a basso rischio di essere danneggiate dalle sostanze radioattive
Questo gruppo, che a mio avviso ingloba la quasi totalità delle persone del nostro Paese, è formato essenzialmente dai seguenti soggetti:
- persone verosimilmente sane;
- persone che in passato non hanno mai avuto disturbi alla tiroide;
- persone che seguono un’alimentazione sana e una sana igiene di vita (cfr tre miei libri: Verso una nuova Medicina e; L’Uomo, la Malattia e il suo Trattamento - Vol. III e L’Uomo, la Malattia e il suo Trattamento - Vol. IV);
- persone che non si recheranno a breve termine in Giappone o nei Paesi limitrofi.
A questi soggetti non consiglio alcun trattamento specifico di prevenzione dei danni da sostanze radioattive relative al disastro nucleare giapponese, perché quest’ultimo è considerato alcune migliaia di volte meno pericoloso per la nostra salute del disastro di Chernobyl (molto più potente e territorialmente vicino a noi).
Se proprio qualcuno desidera a tutti i costi assumere qualcosa, consiglierei un trattamento omeopatico di questo tipo:
- se il soggetto è una persona calorosa, vigorosa e piena di energia: Sulphur jodatum 9ch – 5 gocce a giorni alterni, a stomaco vuoto, dopo aver agitato bene il flacone, per circa 15 giorni;
- se il soggetto è invece più debole, stanco e specialmente se ha talvolta qualche dolore osteoarticolare e beneficia del calore esterno: Radium bromatum 9ch – 5 gocce a giorni alterni, a stomaco vuoto, dopo aver agitato bene il flacone, per circa 15-20 giorni.

GRUPPO 2 - Persone a medio rischio di essere danneggiate dallo iodio radioattivo
A questo gruppo appartengono essenzialmente:
- persone affette da patologie croniche, specialmente a carico della tiroide, dell’ipofisi o comunque patologie di tipo endocrinologico;
- bambini piccoli, specialmente sotto i 6 anni di età e in modo particolare se sono deboli e presentano frequenti patologie infettive o che coinvolgono anche gli altri rami del sistema immunitario (patologie allergiche e/o autoimunitarie);
- bambini ritenuti sani ma che hanno una costituzione fisica debole, mangiano poco e presentano linfonodi del collo, adenoidi e/o tonsille ingrossate;
- persone che hanno un’alimentazione poco sana e una non buona igiene di vita.

A tali soggetti consiglio:
- Bambini di 0-3 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 1 goccia/die per soli 4 giorni e Radium bromatum 9ch – 3 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane.
- Bambini di 4-7 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 2 gocce/die per soli 4 giorni e Radium bromatum 9ch – 3 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane.
- Bambini di 8-12 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 2 gocce mattina e sera per soli 4 giorni e Radium bromatum 9ch – 4 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane.
- Ragazzi di 13-18 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 3 gocce mattina e sera per soli 4 giorni e Radium bromatum 9ch – 4 gocce lunedì, mercoledì e venerdì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane.

- Adulti: Soluzione di Lugol Forte (al 5%) - 5 gocce 3 volte al giorno per soli 4 giorni e Radium bromatum 9ch – 5 gocce lunedì, mercoledì e venerdì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane.



GRUPPO 3 - Persone ad alto rischio di essere danneggiate dallo iodio e da altre sostanze radioattive
A questo gruppo appartengono tutte le persone (ma specialmente quelle del Gruppo 2) ma che hanno l’aggravante di doversi recare in Giappone o nei Paesi limitrofi per un breve periodo o di trovarsi in quelle zone oppure di trovarsi in condizioni di essere contaminate dallo iodio-131 (in tutti questi casi, comunque, raccomando che il trattamento sottostante venga associato ad una adeguata visita medica, meglio se di tipo omeopatico).

A tali soggetti consiglio:
- Bambini di 0-3 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 1 goccia/die per 4 giorni (da ripetere dopo una pausa di 15 giorni), con Radium bromatum 9ch – 3 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane e con X-ray 30ch – 3 gocce il sabato, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per circa 8 settimane.
- Bambini di 4-7 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 2 gocce/die per 4 giorni (da ripetere dopo una pausa di 15 giorni), con Radium bromatum 9ch – 3 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane e con X-ray 30ch – 3 gocce il sabato, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per circa 8 settimane.
- Bambini di 8-12 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 2 gocce mattina e sera per 4 giorni (da ripetere dopo una pausa di 10 giorni), con Radium bromatum 9ch – 4 gocce lunedì e giovedì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane e con X-ray 30ch – 4 gocce il sabato, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per circa 8 settimane.
- Ragazzi di 13-18 anni: Ioduro di Potassio in soluzione acquosa 50% - 3 gocce mattina e sera per 4 giorni (da ripetere dopo una pausa di 10 giorni), con Radium bromatum 9ch – 4 gocce lunedì, mercoledì e venerdì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane e con X-ray 30ch – 4 gocce il sabato, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per circa 8 settimane.
- Adulti: Soluzione di Lugol Forte (al 5%) - 5 gocce 3 volte al giorno per 4 giorni (da ripetere dopo una pausa di 10 giorni), con Radium bromatum 9ch – 5 gocce lunedì, mercoledì e venerdì, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per 4 settimane e con X-ray 30ch – 5 gocce il sabato, a stomaco vuoto (dopo aver agitato bene il flacone), per circa 8 settimane.




Ai bambini ho preferito sostituire la Soluzione di Lugol Forte al 5% con la soluzione acquosa al 50% di Ioduro di Potassio, perché quest’ultima è più diluita e quindi più facilmente dosabile.



Bibliografia:
- Gava R. L’Uomo, la Malattia e il suo Trattamento - Vol. III - Terapie ad azione sul corpo: Igiene di Vita Parte B: Nozioni generali di dietetica, Elementi nutritivi, Lavorazione degli alimenti, Tossicologia alimentare. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 1999
- Gava R. L’Uomo, la Malattia e il suo Trattamento - Vol. IV - Terapie ad azione sul corpo: Igiene di Vita Parte C: Caratteristiche nutrizionali degli alimenti, Consigli pratici. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 1999
- Gava R. Verso una nuova Medicina. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2009.
- Vermeulen F. Materia Medica Sinottica - 1° vol. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2007
- Vermeulen F. Materia Medica Sinottica - 2° vol. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2007


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