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“GIU’ LE MANI DAI BAMBINI”


Polemiche con la Magistratura di Bologna. PM Persico: "l'Adhd esiste, è certo". Poma, Giù le Mani dai Bambini: "la comunità scientifica non è d'accordo, strano che lo ffermi un Magistrato". Ajmone (OISM): "gli accademici non ne sono affatto sicuri, meno ale che c'è la Procura di Bologna che ne sa di più".Sulla richiesta di archiviazione per i finti psicologi nelle scuole, Poma: “le prove ci sono, e ono anche on-line, la procura di Bologna è l'unica che evidentemente non se n'è accorta” "Gli organi di stampa riportano oggi che la magistratura di Bologna ‘non ha trovato elementi che provino l'esercizio abusivo della professione di psicologa da parte di Monica Pavan'. Se è così, noto con rammarico e non senza stupore che la Magistratura di Bologna è davvero 'unica che non ha trovato questi elementi". Questo è il commento di Luca Poma - giornalista  Portavoce di Giù le Mani dai Bambini - alla richiesta di archiviazione del caso dei presunti sicologi che consigliavano a genitori ed insegnanti l'uso di psicofarmaci per bambini distratti ed gitati. "Ci sono ancora on-line i documenti con i quali questa signora si firmava 'psicologa' -

Continua Poma - teneva lezioni e corsi su temi afferenti psicologia e problemi del omportamento e riceveva i genitori in quella veste, e se non basta questo per qualificare l'abuso di professione siamo davvero messi male. E' la prima volta in vita mia che mi capita di dover commentare una sentenza, perchè per prassi ho il massimo rispetto dell'operato della Magistratura. Ma qui siamo d'innanzi a Magistrati che s'improvvisano anche medici, e la misura è colma". Poma si riferisce alle affermazioni del PM Luigi Persico, che ha detto "l'Adhd e' una malattia che esiste e non si può negare, identificata e riconoscibile, anche sulla base dei documenti dell'Istituto Superiore di Sanità e della letteratura scientifica". Poma commenta ironicamente queste affermazioni: "fa piacere trovare un Magistrato che dice la parola fine ad una questione scientifica prima ancora che lo faccia la comunità scientifica stessa. Faremo presente ai nostri neuropsichiatri, psicologi e pedagogisti, che dove la scienza non è ancora arrivata è invece giunta la Procura di Bologna. Ricordo a questi Magistrati che lo stesso manuale diagnostico che sancisce l'esistenza dell'Adhd sosteneva a spada tratta fino a non più tardi di 18 anni fa che anche l'omosessualità era una malattia psichiatrica a base genetica che doveva essere curata con psicofarmaci. Sull'Adhd la comunità scientifica è assolutamente discorde, e ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro, ma se i Magistrati che hanno seguito quest'inchiesta hanno tali idee preconcette e probabilmente eteroindotte, l'esito della sentenza non ci stupisce affatto. Noi lasceremo comunque il nastro con la registrazione della telefonata (ndr, quella in cui la Pavan consigliava gli psicofarmaci ad un genitore come 'innocui' e non smentiva di essere medico, quale non è) sulla homepage del nostro portale www.giulemanidaibambini.org , affinchè se la giustizia non ha saputo o potuto intervenire, Perlomeno la cittadinanza possa farsi con trasparenza una propria idea sulla questione". Fa eco a Poma Claudio Ajmone, Presidente onorario dell'Osservatorio Italiano Salute Mentale: "che l'Adhd sia una malattia organica è ancora scientificamente tutto da dimostrare. E' un disagio,
certo, come molti altri problemi del comportamento, e va preso in carico, ma nessun marcatore biologico è mai stato individuato, checchè ne dica l'ISS. Forse l'ha individuato la Procura di Bologna, meno male che ci sono loro".


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CAMPAGNA NAZIONALE PER LA DIFESA
DEL DIRITTO ALLA SALUTE DEI BAMBINI
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Primo e più rappresentativo consorzio italiano per la farmacovigilanza in età pediatrica,
è composto da oltre 190 tra enti ed associazioni. Oltre 250.000 addetti ai lavori del settore salute hanno
sottoscritto - direttamente o tramite i propri organismi di rappresentanza - le nostre tesi scientifiche
Comitato “GiùleManidaiBambini

” ONLUS – www.giulemanidaibambini.org
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Comunicato Stampa del 24/09/2008

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GENITORI SODDISFATTI DALLA MEDICINA NON CONVENZIONALE APPLICATA AI FIGLI

Le medicine non convenzionali si diffondono sempre di più nel nostro Paese tanto che oltre il 95% dei genitori che hanno fatto ricorso a tali rimedi per i loro bambini e' rimasto soddisfatto. Lo documenta una indagine nazionale sull'utilizzo di medicine non convenzionali in ambito pediatrico, svolta in occasione del convegno "Nuove tendenze in diagnostica e terapia pediatrica" in programma a Bologna dal 25 al 27 settembre.
Lo studio - presentato oggi ai giornalisti e patrocinato dalla Societa' italiana di pediatria e dalla Societa' italiana di tossicologia - e' stato svolto su un campione di 600 genitori con figli dai zero ai 10 anni che avessero gia' utilizzato medicinali non convenzionali. Nello specifico, la quasi totalita' del campione ha mostrato di conoscere l'omeopatia e la fitoterapia, le due pratiche anche piu' utilizzate. La floriterapia (fiori di Bach) e' conosciuta dal 90% del campione ma utilizzata solo da poco piu' di un terzo. Anche l'agopuntura (conosciuta nell'87% dei casi) e' utilizzata solo dal 9%. Tra le patologie curate con medicine non convenzionali spiccano al primo posto quelle otorinolaringoiatriche (68,7% dei casi) seguite dalle malattie dello stomaco o dell'intestino (37,3%) e dai disturbi del sonno e del comportamento (30,9%). I rimedi non convenzionali sono utilizzati anche come prevenzione: questo accade in forte prevalenza al nord rispetto al sud (53,3% contro il 38,2%) e tra i genitori laureati rispetto a quelli con istruzione media inferiore. Secondo lo studio, la principale motivazione (90% del campione) per la quale si usano medicine non convenzionali consiste nel fatto di ritenerle rimedi piu' naturali. Piu' della meta' dei casi, inoltre, ritiene che non abbiano effetti collaterali e meno del 20% e' convinto, invece, che siano piu' efficaci dei farmaci convenzionali. E' stato il pediatra, nella maggior parte dei casi (60,9%) a prescrivere questi rimedi; seguono il farmacista e l'erborista. La ricerca sottolinea che "e' verosimile ritenere che nei prossimi anni vi sara' un'ulteriore espansione delle medicine non convenzionali in virtu' di una forte esigenza di naturalita' espressa, come sfogo, da chi vive nei contesti sociali a maggior sviluppo economico". Un impedimento all'utilizzo di questi medicinali e' stato individuato nell'aspetto economico tanto che, l'89% del campione vorrebbe un rimborso (come avviene per i farmaci tradizionali) dal Servizio sanitario nazionale.  http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=1587&sendid=425

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VI Giornata Africana della Medicina Tradizionale

25 agosto 2008

Il ruolo della medicina tradizionale nei sistemi sanitari di base

fonte: http://beta.vita.it/

Per medicina tradizionale (MT), secondo la definizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), s’intendono le pratiche, i metodi, il sapere e le credenze in materia di salute che implicano l’uso a fini medici di piante, di parti animali e di minerali, di terapie spirituali, di tecniche ed esercizi manuali – separati o in associazione per curare e prevenire le malattie o preservare la salute. Nei Paesi industrializzati, gli adattamenti della medicina tradizionale sono chiamati “complementari” o “alternativi” o ancora “paralleli”.

In Africa, l’OMS stima che l’85% della popolazione faccia ricorso alla MT, più diffusa ed accessibile, sia dal punto di vista economico che geografico e culturale, della medicina convenzionale. In occidente, il 50% della popolazione è ricorsa almeno una volta alla medicina complementare per un giro d’affari annuo di 230 milioni US$ nel solo regno Unito. Il giro d’affari del mercato mondiale delle piante medicinali ammonta a 60 miliardi US$ ed è in rapida espansione. Il 25% delle medicine tradizionali sono derivate da principi attivi di piante usate da secoli nella medici nella tradizionale. Molte malattie che distruggono le popolazione dei PVS trovano i primi rimedi proprio nella medicina tradizionale (malaria-Arthemisia, malnutrizione-Moringa, hiv-Sutherlandia). In Tanzania, il rimedio tradizionale contro la malaria costa 1/3 rispetto a quello convenzionale.

Questi numeri hanno portato l’OMS a riconoscere alla medicina tradizionale un ruolo importante nella cura delle malattie e nella preservazione della salute, tanto da dedicarle una strategia [Piano d’azione del decennio della medicina tradizionale (2001-2010) a seguito della decisione (AHG/DEC.164(XXXVII)) della conferenza di Lusaka, luglio 2001] per:

- aiutare i paesi coinvolti a sviluppare politiche nazionali di valutazione e regolamentazione della medicina tradizionale;

- proteggere lo sviluppo sostenibile e l’accessibilità diffusa della MT;

- raccogliere e sistematizzare gli studi e la documentazione sulla MT.

All’interno di questo quadro, la Giornata Africana della Medicina Tradizionale è stata istituita il 21 febbraio 2003, a Brazzaville, dal dottor Ebrahim Malick Samba, direttore regionale dell’OMS per l’Africa, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni africane e promuovere il ruolo della medicina tradizionale all’interno dei sistemi sanitari nazionali. Il tema della VI Giornata Africana della Medicina Tradizionale, che si celebrerà in 31 agosto, sarà il ruolo della medicina tradizionale nei sistemi sanitari di base.

A 60 anni dalla fondazione del WHO, e a 30 anni dalla Dichiarazione di Alma-Ata (6-12 settembre 1978, URSS) che si proponeva di garantire a tutti gli esseri umani il diritto alla salute rafforzando l’assistenza sanitaria di base (primary health care), resta da constatare che, se molto si è fatto da parte delle organizzazioni internazionali governative e non governative per promuovere e sviluppare la MT, ancora molto rimane da fare a livello giuridico e istituzionale affinché la MT tradizionale possa essere riconosciuta e inserita nei sistemi sanitari nazionali.

Il confronto tra medicina tradizionale e medicina scientifica o convenzionale rappresenta oggi una delle questioni centrali della situazione sanitaria attuale dell’Africa. Il problema che si pone concretamente ai governi africani è quello di far convivere i due sistemi, dando anche una legittimazione agli operatori della medicina tradizionale con il riconoscimento ufficiale della professionalità dei curatori tradizionali.

ACRA, CISV, GRT, ORISS e Terra Nuova celebrano la VI Giornata Africana della Medicina Tradizionale rinnovando il proprio impegno nel progetto attualmente in corso in Mali e Senegal per la promozione della salute attraverso la valorizzazione della medicina tradizionale e l’articolazione dei sistemi di cura tradizionali e convenzionali.

Il progetto ha preso il via nel marzo 2006. Gli obiettivi del progetto sono:
- capitalizzare e diffondere il bagaglio di conoscenze sulle terapie e cure della medicina tradizionale;
- migliorare l’accessibilità e l’organizzazione dei servizi offerti dalla medicina tradizionale e dai suoi operatori;
- sostenere l’implementazione di dispositivi di verifica dell’efficacia delle pratiche di cura tradizionali e il loro conseguente riconoscimento formale
- favorire il dialogo e lo scambio tra i terapeuti tradizionali e il confronto con esperti del settore della salute, anche attraverso esperienze concrete di articolazione tra medicine convenzionale e tradizionale.

Il progetto si realizza in Senegal nelle regioni di Louga, Fatick e Ziguinchor e in Mali nelle regioni di Kolokani, V° Regione e nello specifico Bandiagara.

Sito internet del progetto:

http://medtrad.oriss.org/


Beneficiari diretti:

Associazioni di guaritori del Mali e del Senegal per un totale di circa 1200 persone.

Associazioni per lo sviluppo locale e strutture deconcentrate dei Ministeri della Salute dei due Paesi per un totale di circa 10 istituzioni tra pubbliche e private
Beneficiari indiretti

La popolazione del Mali e del Senegal che vive nelle zone in cui il progetto interviene, per un totale di circa 500.000 persone.
Partner locali:

Il Dipartimento di Medicina Tradizionale (DMT) - Mali
Association pour le Développement de L’Arondissement de Fimela Yungar (ADAF – Yungar) - Senegal
La Federazione delle Associazioni dei Terapeuti Tradizionali di Bandiagara (FATTB) - Mali
L'Associazione dei Terapeuti Tradizionali del Bélédougou (ATTB) - Mali
AMPHOT Senegal, associazione che riunisce erboristi, fitoterapeuti, medici naturali, opoterapeuti tradizionali di Terapeuti delle 10 regioni del Senegal
L’Associazione Kalounaye per lo sviluppo Economico e Sociale (KDES) - Senegal

ATRAP/B associazione di Terapeuti Tradizionali di Bignona - Senegal
Il Centro Regionale di Medicina Tradizionale della V regione (CRMT) - Mali
Durata
3 anni
Partner e finanziatori internazionali
Ministero Affari Esteri
Co-finanziatori
Regione Lombardia, Tavola Valdese


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Italia, liberta’ di terapia? Quale?

di Giuseppe Parisi - fonte: http://www.aduc.it

Una democrazia compiuta e’, quando esiste uno "Stato di Diritto", esercitata attraverso il legislatore, sottoposto a continua verifica da coloro i quali lo hanno investito di tanto "onore" prestato.
Siamo abbastanza lontani da tutto cio’.
Tuttavia, esistono tematiche cosi’ complesse che investono le nostre scelte quotidiane e di vita, interferendo sulla sfera della nostra salute, della sessualita’, dell'affettivita’, delle liberta’ terapeutiche, che non possono e non devono essere relegate al legislatore.
Esiste una commissione, denominata BIOETICA, che ha una notevole influenza, tanto che delimita le nostre scelte e i modelli di vita. Un Paese democraticamente avanzato non permetterebbe questo: decisioni cosi’ vitali andrebbero sottoposte, sempre e comunque, a suffragio diretto e referendario.
Accade al contrario in Italia.
Commissioni denominate bioetiche, riunite in seduta plenaria, formulano sentenze, calcolano parole, centellinano concettualita’ che mettono in moto risultati desiderati e perseguiti: meno liberta’ al cittadino.
E’ accaduto cosi’, nell'ultima seduta plenaria, quella dello scorso 18 marzo 2005. Argomento: le medicine alternative.
Nessuno dei presenti titolari della Commissione Bioetica, come ci risulta, ha una specifica formazione ed esperienza Olistica. Gia’ questa la dice lunga, e dovrebbe essere sufficiente a poter rendere nulli i risultati dei lavori. Ci chiediamo dove siano finiti gli esperti e se vengano mai considerati. Tuttavia, i medici olistici sono abbastanza abituati a tali attacchi frontali, "silenziosi", effettuati con l'arroganza di sempre.
Ma cosa ha partorito l'ennesimo malcapitato neonato frutto della Commissione?
A nostro parere, sono diversi i punti nevralgici che dimostrano l'arretratezza culturale e la demagogia politichese, da Belpaese.
Innanzitutto la mancanza di sensibilita’, rispetto, tolleranza, mancanza di diritto ed equita’ nei confronti di coloro i quali -ben 11 milioni di cittadini italiani- si curano con pratiche mediche alternative, decidendo di vivere con diversa consapevolezza; gli stessi che scelgono di affidarsi per la loro salute a chi non la pensa esattamente come la Commissione Bioetica.
Tale Commissione, non solo mette in guardia il cittadino dall'uso di pratiche mediche alternative, ma ne sconsiglia eticamente il loro uso, negandolo inoltre ai bambini, per la mancanza del consenso informato. Ma i genitori cosa ci stanno a fare? Se li sono "mangiati" di nuovo, i bambini?
I lavori della seduta plenaria recitano:
"s'intendono per medicine alternative, le pratiche la cui efficacia non e’ accertabile con i criteri adottati dalla medicina scientifica".
Il "tragico" riferimento va alla pranoterapia, alla medicina ayurvedica, l'omeopatia, la medicina tradizionale cinese, la cromoterapia, la floriterapia di Bach. A tutt'oggi, queste pratiche mediche sono relegate ad una certa fascia di cittadini, quelli che possono permettersi l'alto costo dei terapeuti e dei farmaci tutti a proprio carico, a differenza di tanti altri Paesi europei. Chi non puo’ pagarsi di tasca un medico esperto, e non puo’ acquistare i costosi prodotti -in Italia i costi sono i piu alti d'Europa- deve ripiegare sulla mutua.
Ci disorienta, ancora una volta, un ricorso terminologico superato, come quello che si ostina ad usare la Commissione Bioetica, antico da piu’ di dieci anni.
Come stanno le cose negli Usa?
Nella strategia standardizzata del “National Center for Complementary Alternative Medicine dei National Institutes of Health” (Nccam)di Washington (la massima autorita’ ed il massimo degli standard mondiali del settore solistico) vengono bandite le definizioni negative, quali quelle espresse dal Comitato di Bioetica, esprimendo il concetto di "metodo di complementarieta’ clinica”.
In istituti ed universita’ pubbliche e/o private di tutto il mondo, sono in corso approfondite ricerche, a vari livelli di avanzamento ed effettuate con metodologie altrettanto avanzate di ricerca, sperimentali e non. In questo senso una delle funzioni basilari del Nccam, oltre che principio cardine e vitale, e’ l'addestramento dei ricercatori alla "metodologia" di ricerca, specificamente adeguata al campo medico olistico: differente nella struttura, ma non la stessa di quella ufficiale. Inoltre, obbligo dei ricercatori e’ la divulgazione e la pubblicazione dei lavori di ricerca.
La Commissione Bioetica e’ a conoscenza di questo?
Per quanto riguarda gli approcci, la metodologia, gli studi e le ricerche statunitensi, la Commissione Bioetica, con il suo presidente Francesco D'Agostino, ha dati ufficiali che possano invalidare le ricerche americane? E dove sono questi dati?
Chiediamo perche’ non vengano mai citati rendendoli pubblici, cosi come la Commissione avrebbe in obbligo di fare?
Restiamo altresi’ perplessi, su quanto ancora asserisce la Commissione Bioetica: "sulla necessita’ di rendere un preciso consenso informato sulla ‘inutilita’’ delle terapie alternative".
Rimane non molto comprensibile ed evidente, al cittadino comune, che quanto detto dalla Commissione Bioetica e’ necessariamente molto piu’ ligio e obbligato nei confronti delle pratiche terapeutiche ufficiali. Pratiche che non sono mai incruente, ma invasive, con grandi margini di rischi di controindicazioni e di reazioni terapeutiche avverse, di allergie, etc..
Di questo, le cronache si interessano solo nei casi eclatanti, mentre il resto rimane misconosciuto agli occhi del cittadino, mantenuto ingenuo e distante dalla realta’, grazie anche ad un sistema di controllo dei media piu’ che efficiente. Vorremmo inoltre chiedere al presidente della nostra Commissione se non intende abolire, per la medesima ragione, la convenzione della Psicoterapia, che, ancora una volta negli Usa, si avvale di trias che, diversi dalle metodologie classiche, portano a risultati ragguardevoli.
La mancanza di competenze specifiche nel settore medico olistico, di chi presiede la Commissione Bioetica, dovrebbe quanto meno determinare un atteggiamento piu’ moderato e meno avverso e duro verso settori che non sono i propri.
Questo clima da giungla, al quale comunque siamo abituati, ha il preciso scopo di alimentare e rendere incapace il cittadino per il proprio orientamento, allontanandolo dalla informazione -e dalle medicine alternative-, confondendolo e spaventandolo.
Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanita’ indica da tempo, come importante e desiderabile, l'obbiettivo di uno sviluppo del sistema sanitario in cui le molte discipline possano integrarsi in un modello omogeneo, nella salute e nella cura.
Perfino la presidenza degli Ordini dei Medici Italiano, nella vece del dr. Del Barone, ha asserito che: “le prove che funzionano cominciano ad esserci, sempre piu’ frequenti sono gli studi pubblicati su importanti riviste. A queste cure fanno ricorso milioni di italiani, non e’ questa un'evidenza?”
Relazionare con le istituzioni e’ difficilissimo. Oltremodo troviamo errato, inconcludente, pericoloso, il modo con cui la Commissione Bioetica opera verso la societa’ civile, che si attenderebbe maggiore equita’ e liberta’ terapeutica, senza oneri passivi che creano due mondi: quello della medicina dei ricchi, e quello della medicina dei Poveri.
Credevamo di essere piu’ avanti.
Non rimane da pensare che viviamo con un grave ritardo, andando nella direzione opposta.
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"Politici, schieratevi sulle Mnc"
fonte: www.repubblica.it

 

UNAPPELLO a tutti gli schieramenti, in vista delle elezioni del 13 aprile: schieratevi sull'agopuntura. Arriva dalla Fondazione Matteo Ricci, che attraverso il suo presidente, Renato Crepaldi, auspica delle prese di posizione sulla futura legge sulle Medicine non convenzionali. Una questione "aperta da oltre un decennio, che... sta a cuore a oltre dieci milioni di cittadini, che scelgono questo tipo di cure". La fondazione auspica che si arrivi a una legge che garantisca la possibilità di curarsi con la medicina più appropriata, caso per caso, e soprattutto di poterlo fare sotto mani esperte.


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Bioetica

Fonte: dica33

Paese che vai, regole che trovi

“Si deve comunque provare a rianimare” E’ questa la conclusione cui è giunto il Consiglio Superiore della Sanità nella relazione scientifica appena consegnata al ministro Turco, sulla rianimazione dei prematuri. Una relazione, approvata con 45 sì e un astenuto, che, come sempre, vista la materia del contendere, ha sollevato polemiche. In particolare in discussione il rapporto coi genitori, che vanno informati e ascoltati, dice il documento, ma tenendo come punto fermo la tutela della vita e della salute del feto e del neonato. In sostanza prima viene la rianimazione del feto. Il documento ha rinnovato le polemiche, ma riguardano solo l’Italia? E come si comportano rispetto a queste tematiche gli altri paesi europei? La risposta arriva da due recenti studi di Jama e degli Archives of Disease in Childhood che evidenziano il diverso atteggiamento dei diversi paesi europei rispetto a questi temi e le motivazioni alla base delle diverse politiche.

Fazioni opposte
Lo studio di JAMA sottolinea come i progressi nella medicina perinatale conducano inevitabilmente a una maggiore sopravvivenza neonatale e al ricorso a pratiche invasive di rianimazione. Pratiche che sollevano questioni etiche piuttosto controverse. Non esiste una visione univoca, come sempre per le grandi questioni etiche, e si possono riconoscere due atteggiamenti di fondo uno opposto all’altro. Da una parte i “vitalisti” convinti che la vita umana abbia di per sé un valore intrinseco e che rifiutano qualsiasi sospensione della cura, dall’altra parte quelli che ritengono che il valore della vita sia legato alla presenza di specifiche abilità, presenti o future, come la capacità di stabilire un qualche tipo di relazione o di ricavare qualche piacere dall’esistere. Questi ultimi rivendicano la priorità della qualità della vita e un ruolo del medico nello stabilirla. Questi sono gli estremi, nel mezzo si collocano un sacco di posizioni intermedie che sono quelle che animano il dibattito bioetico. Non esiste però evidenza empirica di quanto queste idee interferiscano sui soggetti che dovrebbero decidere: medici e genitori. Così come non è chiaro quanto i valori personali e le attitudini dei medici influiscano sulle loro decisioni in materia di fine vita. Lo studio EURONIC è stato condotto su una larga rappresentanza di reparti di cure intensive neonatali in parecchi paesi europei, dimostrando come queste scelte varino di paese in paese. Se la pratica di non accanirsi è piuttosto diffusa, infatti, l’interruzione terapeutica è molto più diffusa nei paesi nord-europei e va scemando man mano che ci si sposta a sud, fino ad arrivare a Italia e Spagna.

Il ruolo della cultura
Il nuovo studio effettuato sullo stesso campione del progetto EURONIC e condotto in 10 paesi europei (Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, Estonia, Ungheria e Lituania) è arrivato a tre conclusioni fondamentali. Per cominciare l’atteggiamento dei neonatologi europei nello scontro tra santità contro qualità della vita è diverso nei diversi paesi. I medici britannici e quelli olandesi sono quelli più in difesa della qualità della vita, dall’altro estremo Ungheria e Paesi Baltici, con l’Italia molto ravvicinata. I paesi come l’Italia e la Spagna (lo studio va detto è del 2000) si contraddistinguono per una legislazione più restrittiva e un’influenza maggiore della sfera religiosa. Un secondo aspetto importante sta nel fatto che in ogni paese l’attitudine del medico è fortemente associata con la probabilità di aver dovuto decidere di mettere limiti nelle cure intensive in virtù di una prognosi neurologica infausta. Si può, perciò, tranquillamente concludere che il paese di appartenenza è un significativo predittore del comportamento del medico, suggerendo un ruolo dei fattori culturali e di quelli sociali.

Genitori trascurati
Sulla stessa lunghezza d’onda un altro studio di qualche anno fa comparava le diverse politiche europee nelle unità di cure intensiva neonatale rispetto ai genitori e alla loro possibilità di visita. Il ruolo dei genitori, infatti, in un frangente così delicato è estremamente critico e sarebbe fondamentale una comunicazione continua con lo staff medico, così come, ed è questo un nodo anche nelle recenti vicende italiane, nell’eventualità di interrompere le cure intensive, un’informazione chiara e completa è un prerequisito fondamentale per il coinvolgimento dei genitori nel processo decisionale. Lo studio degli Archives of Disease in Childhood ha preso in considerazione otto paesi europei per concludere che le restrizioni alle visite dei genitori sono maggiori in Spagna che non in Gran Bretagna dall’11 al 100% e che il coinvolgimento dei genitori nella scelta è minimo in Italia e massimo nel Regno Unito. Politiche diverse, perciò, di paese in paese, con la conferma che quelli mediterranei sono quelli meno recettivi.

Marco Malagutti

Fonte
Cuttini M et al. Parental visiting, communication, and participation in ethical decisions: a comparison of neonatal unit policies in Europe. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed. 1999 Sep;81(2):F84-91

Rebagliato M et al. Neonatal End-of-Life Decision Making. JAMA. 2000;284:2451-2459

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 Contro l'Omeopatia, perche'?

 

Gli appellativi riferiti all'Omeopatia sono sempre i soliti : stregoneria, praticoni, placebo, autosuggestione, finta malattia, rubare soldi al paziente dando solo acqua fresca. Cerchiamo di esaminarli.

 

Stregoneria, praticoni.

In questi ultimi anni siamo finalmente giunti ad una regolamentazione dell' Agopuntura e dell'Omeopatia sia in Europa che in Italia dove diventeranno specialità universitarie a pieno titolo. Questi tipi di medicine, proprio perché presuppongono una diagnosi ed una terapia, devono essere professate solo da medici e veterinari. In Italia esistono purtroppo molti che curano con l'Omeopatia senza averne titolo abbassandone così il livello e offrendo una giustificazione a chi vuole denigrarla.
Nessuno pensa di denigrare la Medicina tradizionale anche se ogni tanto si trova qualche abusivo che si è spacciato per medico e magari ha anche rivestito incarichi particolarmente importanti.

Placebo
Il placebo è un preparato non medicamentoso che ha effetto terapeutico basato sull'autosuggestione. L'Omeopatia è un metodo curativo di provata efficacia che esiste da circa duecento anni e si è diffuso in tutto il mondo. In alcuni stati come Francia ed Inghilterra è materia universitaria e viene utilizzata anche negli ospedali. Ogni singolo preparato omeopatico è stato sperimentato sull'uomo sano, e cura gli stessi sintomi che produce a dosi tossiche, secondo la legge “Similia similibus curentur “ (i simili si curino con i simili).

Leggete questo interessante articolo circa  la differenza tra placebo e rimedi omeopatici

(clicca qui)

 

Autosuggestione
Qualsiasi rapporto paziente – medico implica autosuggestione. Questo può essere vero per gli adulti, non certo per i bambini e gli animali (omeopatia veterinaria). Non si riesce a capire come mai il paziente sia ancora malato dopo aver interpellato, per la sua malattia, eminenti specialisti, professori, e dopo essere stato ricoverato in reparti ospedalieri. È stato da tutti curato con medicine tradizionali ed ha sicuramente ricevuto nei suoi pellegrinaggi più autosuggestione di quella che può dare un medico omeopata considerato dai colleghi una “sottospecie” di medico.

Finta malattia
Una patologia che la medicina tradizionale non è riuscita a curare, quando il paziente è arrivato dall'Omeopata che lo ha guarito, magari dopo dieci, venti o trenta anni di calvario, diventa una “finta malattia”. Significa forse che la medicina tradizionale non sa guarire, essere di placebo o autosuggestione nemmeno per le finte malattie?

Rubare soldi al paziente dando solo acqua fresca.
Questa è la classica frase di un medico che dissuade il proprio paziente dall'effettuare una visita presso un collega omeopata, probabilmente perché ha paura che la sua immagine sia rovinata da una guarigione miracolosa di una malattia di cui lui, per lungo tempo, non ha capito nulla. Per un medico tradizionale è importante la diagnosi della malattia e la sparizione dei sintomi che affliggono il paziente. Purtroppo inizialmente anche al paziente basta questo. Si accorge troppo tardi che, per esempio, la sua cefalea, nonostante si attenui con un analgesico che magari gli ha procurato un'ulcera, negli ultimi tempi è sempre più frequente e dolorosa. Inizia a consultare specialisti, a ricoverarsi in centri anti cefalee che, se non trovano alcuna causa, passano la palla ad un neurologo o ad uno psichiatra, sospettando una nevrosi ansiosa.
Il paziente, a questo punto ha quattro possibilità:
1. tenersi la cefalea sempre più frequente e dolorosa.
2. imbottirsi di ansiolitici che, forse, intontendolo ne attenuano la frequenza e l'acuzie
3. andare da un guaritore, mago o pranoterapista
4. rivolgersi ad un omeopata o agopuntore, sperando che sia medico, o forse no, perché ormai non
 ha più fiducia dei medici.
Varrebbe la pena che i medici non disprezzassero questo tipo di medicina, ma la studiassero. I loro pazienti trarrebbero giovamento dalle loro conoscenze .

Hahnemann ha scritto: “Scopo unico del medico è di rendere sani i malati, ossia, come si dice, di guarirli”.
I sintomi non devono essere soppressi, creandone degli altri conosciuti, come gli effetti collaterali dei farmaci, od altri ancora sconosciuti.

Hahnemann in effetti ha sperimentato su sé stesso i rimedi da lui studiati e solo in seguito li ha somministrati ai pazienti.

Quanti medici sono oggi disposti a comportarsi allo stesso modo prima di prescrivere un farmaco?

 




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La lotta al cancro, senza illusioni, ma anche con la convinzione di poter sconfiggere "il male". La storia di un protagonista.

Veronesi, le sfide decisive, gli anni della speranza

di DARIO CRESTO-DINA

fonte: www.repubblica.it

 

<B>Veronesi, le sfide decisive<br>gli anni della speranza  </B>

Il professor Veronesi


MILANO -Quasi sessant'anni fa Umberto Veronesi cominciava il suo lavoro di oncologo all'Istituto tumori di Milano. Fra qualche mese, a aprile, si ritroverà un'altra volta con i colleghi di tutto il mondo per scrivere la strategia dei prossimi cinque anni di battaglia contro il cancro. Saranno tutti disincantati e autocritici, un po' come gli illusionisti che però restano convinti che dietro all'illusione si nasconda spesso la verità. "Abbiamo garantito troppo, ma in buona fede. Questa volta però vediamo delle promesse, dobbiamo investire i nostri sforzi nella ricerca virologica, immunologica e genetica".

La scienza medica, grazie al supporto della tecnologia, sta facendo progressi straordinari anche se su piccola scala e soprattutto in laboratorio, ma si presume che i prossimi dieci anni potranno essere decisivi nella lotta ai tumori, anche se nemmeno i più ottimisti hanno il coraggio di annunciare il traguardo di una vittoria finale. Il cancro resta la nostra più grande paura, lo spettro numero uno per l'84 per cento degli italiani. Esattamente come 50 anni fa, prima del boom tecnologico, prima dell'era dell'iper-informazione sul web, prima che, con lo svelamento del Dna, l'uomo si sentisse un poco più padrone del proprio destino.

Chiedo a Veronesi se siamo di fronte a un grande equivoco o a una sfida impossibile. "Il cancro vive anche dei suoi fantasmi. Io posso togliere un tumore dal seno di una donna, ma non riuscire a strapparlo dalla sua mente. L'immagine del cancro va oltre la dimensione delle cellule, è come un altro se stesso che si sviluppa subdolamente dentro di noi, mentre il nostro corpo rimane spettatore indifferente. Filosoficamente possiamo dire che la cellula del cancro ha perso il bisogno di morire e poiché morire è una necessità biologica, la sua immortalità va contro la natura. Crea una serie di squilibri nell'armonica programmazione del nostro organismo".

Ora il compito dei medici e della ricerca è ripartire da una sorta di paradosso difficile da fare accettare ai malati. Che l'origine di questa cellula "supervitale" non è un evento malefico, ma un semplice danno del Dna che i nostri geni non riescono a riparare.

"Il problema in questo momento è che non conosciamo tutti i nostri geni riparatori e tutti i meccanismi in base ai quali essi si attivano o restano si potrebbe dire con le mani in mano. E' un processo complesso da decodificare, riguarda varie strutture cellulari e le loro interazioni, ma non ha nulla di arcano. Purtroppo la maggior parte di noi confonde la non-conoscenza con la maledizione e la colpa è soprattutto dei medici. Lo straordinario progresso dell'oncologia non è andato di pari passo con l'attenzione alla percezione e agli aspetti psicologici della malattia. Ci siamo dimenticati di curare l'anima. Il rapporto tra medico e paziente è inchiodato al tecnicismo e al paternalismo, mentre il malato ha bisogno di ricevere spiegazioni, di essere ascoltato, di capire e di essere capito".

La verità è che si continuano a contare i morti, ma sul fronte degli oncologi, parrà cinico dirlo, soprattutto i successi e le speranze. È un successo l'informatica applicata alla medicina, in particolare la diagnostica per immagini che permette di esplorare virtualmente tutto il nostro corpo per trovare lesioni microscopiche, che neppure si immaginava potessero esistere solo pochi ani fa. "Intervenire su queste forme iniziali, o addirittura precancerose, equivale a guarire la malattia nella maggioranza dei casi. È un successo la chirurgia radioguidata e robotizzata, che ha aperto le porte a interventi chirurgici che rispettano il corpo e la qualità di vita della persona. E' una speranza la ricerca virologica: già conosciamo il legame fra virus e tumori e disponiamo del primo vaccino anticancro per proteggere le nuove generazioni dal tumore del collo dell'utero. È un successo la ricerca immunologica: stiamo studiando come stimolare il sistema immunitario perché riconosca e combatta le cellule tumorali, appunto come non self, proprio come già fa con i virus, i batteri e le infezioni da cui siamo sistematicamente attaccati".


Tra le promesse disattese ci sono sicuramente quelle sui farmaci. I nuovi farmaci molecolari (i cosiddetti intelligenti perché mirati selettivamente sulle cellule tumorali) sono ancora pochi e le novità tardano a arrivare, più di quanto si pensasse cinque anni fa, quando è cominciata l'autentica era della genomica, dai laboratori al letto del malato. "Con la chemioterapia tradizionale - dice Veronesi - oggi curiamo le leucemie, i linfomi, molti tumori infantili e tipici dei più giovani, come quello del testicolo. Funzionano le cure ormonali per i tumori della mammella e della prostata. Ma per la maggioranza dei tumori solidi, la chemioterapia ha un'efficacia limitata e in molti casi è troppo tossica rispetto ai benefici che garantisce al paziente. Capita che per offrire comunque una chance di cura, il medico scivoli nell'accanimento terapeutico, senza tenere conto della situazione e della storia personale del malato".

Gli ultimi dati sulla ricerca per la lotta al cancro, noti per ora soltanto agli addetti ai lavori, sulla situazione italiana sono contraddittori. Ogni cittadino italiano investe due euro ogni anno, contro i quattordici della Gran Bretagna, i quasi sette della Svezia e i 18 degli Stati Uniti. Il governo investe 54 milioni di euro (contro i 387 dell'Inghilterra e i 184 della Germania), ma le nostre charity fanno di più, donando alla speranza 61 milioni di euro l'anno, generosità che ci colloca al quarto posto europeo, anche se ancora molto lontani dalla vetta inglese (396 milioni). Dice Veronesi: "Siamo fra i paesi in cui la ricerca ha le sovvenzioni più scarse, in cui la cultura scientifica è latitante, ma allo stesso tempo la produttività scientifica è molto elevata. Questo significa che ogni centesimo in Italia è speso bene e soprattutto che se avessimo, accanto ad un volontariato forte, anche un investimento pubblico adeguato, potremmo davvero conquistare un ruolo trainante in Europa".

Nell'ottimismo c'è una statistica che pesa come una pietra tombale. Il numero dei malati è in crescita in tutto il mondo. "Prima di tutto va detto che l'incidenza della malattia aumenta, ma la mortalità diminuisce. Fino al 1990 le curve di incidenza e mortalità erano sovrapposte e in crescita costante, oggi sono incrociate. Poi cambia la mappa del cancro nel mondo. Oggi diagnostichiamo tumori occulti che forse non si sarebbero neppure manifestati. Questo avanzamento diagnostico ha trascinato con sé un tipo diverso di malattia. Per il seno, per esempio oggi le donne che si presentano al medico con un tumore piccolo (T1 lo chiamiamo noi) sono l'80%, mentre nel '75 erano tra il 15 e il 20 per cento. Questo vuol dire che è aumentata esponenzialmente l'operabilità e con essa le possibilità di guarigione. Certo la mappa è cambiata anche per i nostri nuovi stili di vita. Restando nel mondo femminile, un tempo le donne morivano per cancro dell'utero e dello stomaco. Oggi grazie al pap test la mortalità per il tumore del collo dell'utero è crollata drasticamente e, con il miglioramento dell'alimentazione, il cancro dello stomaco è quasi scomparso. Sono aumentati però i tumori del seno, perché il seno è diventato un organo in disarmo. Ancora non sappiamo esattamente perché, ma siamo certi che il fatto che la ghiandola mammaria lavori di meno (le donne hanno meno figli, li fanno in età più avanzata e tendono a non allattare) aumenta le probabilità di ammalarsi. E' il prezzo che le donne pagano per l'evoluzione del loro ruolo. Tutti noi, del resto, paghiamo al cancro il prezzo della civiltà industriale. Il tumore è una malattia ambientale".

"I cancerogeni che respiriamo sono una percentuale minima: si stima che non più del quattro per cento dei tumori sia dovuto all'inquinamento dell'aria. Più consistente è invece il rischio legato a ciò che mangiamo: il 30 per cento dei casi è direttamente legato all'alimentazione. Il rischio è duplice. Alcuni elementi, come i grassi di origine animale, sono dannosi in sé e inoltre sono un veicolo dei cancerogeni presenti nell'ambiente, per cui funzionano da deposito. Fra gli animali domestici il gatto è quello che più di frequente si ammala di cancro, non certo perché respira, ma perché si pulisce leccandosi il pelo e così facendo ingerisce nel corpo il fall out dei cancerogeni ambientali".

Come possiamo proteggerci? "Stiamo attenti a ciò che mangiamo. Evitiamo l'iperalimentazione, limitiamo i grassi di origine animale e gli eccessi di alcol. Teniamo presente che accanto ai cibi pericolosi, ci sono anche alimenti protettivi come la frutta e la verdura, in particolare le crucifere (cavoli, broccoli) e le arance. Evitiamo di fumare, la sigaretta contiene otto tipi di cancerogeni letali. Facciamo esercizio fisico che migliora il metabolismo, e soprattutto non dimentichiamo i controlli di diagnosi precoce. Per le donne: pap test a partire dai 25 anni, ecografia al seno dopo i trenta, mammografia e eventualmente ecografia dopo i quaranta. Per l'uomo: dosaggio del Psa dopo i 50 anni. Per i fumatori: tac spirale dopo i 50 anni. Per tutti: colonscopia ogni anno dopo i cinquanta e esame dermatologico della pelle almeno una volta nella vita".


(25 gennaio 2008)

 

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MEDICINE NON CONVENZIONALI
Oliviero Dottorini invita associazioni e liberi professionisti a partecipare all’incontro consultivo del 4 aprile

Giovedì, 21 Febbraio 2008 ore 23:27

 


“La scelta della commissione Affari sociali di avviare l’iter della proposta sulle medicine non convenzionali rappresenta un’ottima notizia per tutti coloro che hanno a cuore un approccio dolce e non invasivo alle pratiche mediche.


Il fine è quello di assicurare ai cittadini che accedono alle medicine non convenzionali un esercizio corretto e professionale, valorizzando l’attività degli operatori per garantire un’offerta qualificata delle prestazioni e dei servizi, definendo un percorso di formazione per chi intende praticare l’esercizio di tali discipline e istituendo un elenco regionale delle discipline del benessere”. Con queste parole il capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale Oliviero Dottorini esprime piena soddisfazione per il testo unificato accolto dalla II commissione di Palazzo Cesaroni, che lo vede come primo firmatario.
“Secondo stime del Parlamento europeo – aggiunge Dottorini - i cittadini degli stati membri che utilizzano terapie alternative o non convenzionali ammontano al 20-50 per cento della popolazione generale. E' sulla scorta di questi dati che il Consiglio d'Europa ha approvato una risoluzione (la numero 1206) con la quale invita gli stati membri a regolarizzare lo status di queste medicine in modo che possano essere inserite a pieno titolo nei Sistemi sanitari nazionali. Rispondendo così a una forte richiesta dei cittadini. Per questo è importante che anche l’Umbria faccia la sua parte. Auspichiamo pertanto tempi rapidi per concludere l’iter legislativo entro l’estate e che le associazioni del settore e i liberi professionisti prendano parte all’incontro del 4 aprile prossimo per esprimere la loro opinione in merito all’atto presentato, proponendo possibili modifiche in senso migliorativo”.


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Medicine non convenzionali: Meno fastidi e spese

fonte: www.repubblica.it

LE MEDICINE complementari, in particolare l'omeopatia e la fitoterapia, ma anche l'agopuntura, sono molto utili nelle allergie. Questo dato, oltre ai numerosi riscontri in letteratura, è confermato anche dall'esperienza dell'Ambulatorio di omeopatia della ASL 2 Lucca, dove il 44% dei circa 2000 pazienti visitati dal 1998 al 2007 era affetto da problemi respiratori o dermatologici e più del 50% soffriva di rinocongiuntiviti, asma, dermatiti, orticaria. La valutazione di efficacia del trattamento omeopatico effettuato consente di affermare che si ottengono risultati positivi nella stragrande maggioranza dei casi. A questo proposito possiamo citare anche uno studio di valutazione di costi benefici realizzato a Lucca nel 2004 su pazienti con allergie respiratorie. È stato verificato il consumo farmacologico convenzionale nell'anno precedente l'inizio della terapia omeopatica e nei due anni successivi, riscontrando una riduzione sostanziale della spesa farmaceutica per antistaminici, cortisonici ecc. del 62,90% nel primo anno e del 62,48% nel secondo anno. Nei casi di asma la riduzione della spesa è stata nel primo anno del 72,96% e nel secondo anno del 68,20%, mentre per il gruppo di controllo, non trattato con l'omeopatia, la spesa per i farmaci convenzionali è aumentata del 12.3% nel primo anno e del 45.2% nel secondo anno di follow up. Tra i rimedi omeopatici più utilizzati in caso di rinite allergica ci sono Sabadilla, quando il paziente presenta starnuti a ripetizione e una continua secrezione nasale acquosa, non molto irritante; Pulsatilla quando è presente uno scolo nasale acquoso e abbondante che produce potenti starnuti, anche con epistassi, dolori alla fronte e arrossamento delle palpebre. In caso di congiuntivite può essere utile Euphrasia. Nell'asma Arsenicum album è indicato nella tosse con dispnea se le crisi si presentano dopo mezzanotte e sono associate a grande ansia e irrequietezza. Natrum sulphuricum è il rimedio delle forme asmatiche che presentano espettorato abbondante di catarro giallo verdastro, con sibili diffusi a livello polmonare, che peggiorano con il tempo umido. Nell'ambito della fitoterapia si utilizza con successo Ribes nigrum come antinfiammatorio e antiallergico, insieme a Rosa canina che ne potenzia gli effetti. (elio rossi)

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"Mnc da regolarizzare"
fonte: www.repubblica.it

Dall'omeopatia alla fitoterapia, dai trattamenti manuali all'agopuntura: le donne preferiscono le medicine non convenzionali. E ritengono che la terapia omeopatica sia di grande efficacia nel curare i disturbi ginecologici,  si tratti dei fastidi legati alla menopausa o dei malesseri mestruali. In Italia circa dieci milioni di persone si curano con le medicine non convenzionali (in Europa 50 milioni), mentre decine di migliaia sono i medici che le praticano. Sono alcuni dei dati emersi durante il convegno nazionale "Medicine integrate e discipline bio-naturali. L'uomo tra ambiente e sanità" che si è svolto a Palermo. "Secondo stime del Parlamento europeo", dice Giuseppe Scaglione, ginecologo omeopata, organizzatore del convegno, "in media una percentuale compresa tra il 20 ed il 30 per cento della popolazione ricorre alle Medicine non convenzionali (Mnc) con una preferenza per l'omeopatia, l'agopuntura, la chiropratica e l'osteopatia". Fino al 96 per cento degli utenti, avrebbe ottenuto benefici dai trattamenti. E più del 50 per cento dei malati di cancro affiancherebbe alle terapie previste dai protocolli oncologici allopatici, i trattamenti non convenzionali. "In base a questi dati", prosegue il medico omeopata, "il Consiglio d'Europa ha approvato una risoluzione con cui invita gli Stati membri a regolarizzare lo status delle Medicine non convenzionali, per inserirle a pieno titolo nei sistemi sanitari nazionali, rispondendo così a una forte richiesta dei cittadini. In Italia ora ci sono pochi ambulatori di Mnc pubblici e tanti costosi laboratori privati". (tiziana lenzo)

 


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