English French German Italian Portuguese Russian Spanish

ISCRIZIONI



Ricevi HTML?

Liberta' di cura

Verso un sì alla medicina complementare dalla Svizzera

Dalla prima proiezione l'articolo costituzionale sulla medicina avrebbe ottenuto il 67% dei consensi. Come previsto, l'esito della votazione sul passaporto biometrico è invece molto più incerto.

Il nuovo articolo costituzionale sul riconoscimento della medicina complementare dovrebbe essere stato accettato dalla popolazione svizzera con una percentuale del 67% di sì, stando alla prima proiezione dell'istituto gfs.bern.

Nell'ultimo sondaggio, il nuovo articolo aveva raccolto il 69% dei consensi degli intervistati, contro il 19% di opposizioni e il 12% di incerti. Un'approvazione schiacciante che riflette quanto già successo alle Camere federali.

L'elettorato doveva pronunciarsi sul controprogetto diretto all'iniziativa popolare "Sì alla medicina complementare". L'articolo proposto dal parlamento, leggermente edulcorato rispetto all'iniziativa, soddisfa i promotori di quest'ultima che hanno perciò ritirato il loro testo.

L'obiettivo dei fautori è la reintegrazione nel catalogo delle prestazioni rimborsate dall'assicurazione malattie obbligatoria delle cinque medicine alternative che sono state stralciate nel 2005 dal ministro della sanità Pascal Couchepin.

Ad eccezione dell'UDC, tutti i grandi partiti svizzeri raccomandavano il sì all'articolo "Un futuro con la medicina complementare". Tuttavia, all'interno del Partito liberale radicale c'era una certa divisione: nove sezioni cantonali e i Giovani PLR si oppongono, mentre la sezione del canton Friburgo lascia libertà di voto.

Oneri supplementari

Secondo i sostenitori, le medicine complementari completano efficacemente quella classica. Essendo meno onerose, consentirebbero d'altro canto di contenere l'aumento dei costi della salute.

Un argomento contestato dagli avversari, stando ai quali, al contrario, l'ampliamento dell'offerta di trattamenti medici, farebbe lievitare i costi e dunque i premi dell'assicurazione malattie di base.

Gli oppositori valutano a mezzo di miliardo di franchi all'anno, l'onere supplementare per le casse malattia, che comporterebbero le cinque medicine escluse nel 2005. Altre stime parlano di un importo fra gli 80 e i 100 milioni di franchi.

Mentre si profila un sì, Couchepin ha già ricordato che in ogni caso per applicare il nuovo articolo costituzionale, occorrerà elaborare una nuova legge. I dibattiti infiammati sulla medicina complementare sono dunque ancora lungi dalla conclusione.

Fonte dell'articolo: http://www.swissinfo.ch

Carole Wälti, swissinfo.ch

 

 


Share
comments

Agopuntura, omeopatia, fitoterapia: ecco la rete regionale delle medicine non convenzionali

fonte: www.lastampa.it

Dopo aver aperto ufficialmente le porte alle medicine non convenzionali nel dicembre 2008, la Regione Piemonte ha promosso l’apertura di un sito Internet che intende offrire ai cittadini e agli operatori la possibilità di accedere a informazioni corrette e aggiornate sul tema delle medicine non convenzionali. Realizzato dall’Aress (l’Azienda Regionale per i Servizi Sanitari), il portale si trova all’indirizzo www.medicinanonconvenzionale.net
Il gruppo di lavoro costituito presso l’Aress dopo aver terminato la fase di ricognizione e valutazione dei servizi offerti dalle aziende sanitarie piemontesi che già erogavano prestazioni di agopuntura, fitoterapia e omeopatia è passato alla fase operativa del progetto di integrazione delle medicine non convenzionali all’interno del sistema sanitario regionale.
remedy4

L’ufficio stampa della Giunta regionale informa che riguardo all’attività svolta dall’Aress è stato presentato un resoconto di cui si è discusso nel corso di un convegno dal titolo L’integrazione delle medicine non convenzionali nelle politiche regionali: strumenti, interlocutori, esperienze, tenutosi il 18 dicembre 2008 scorso presso l’ospedale Sant’Anna di Torino.
Secondo le ultime rilevazioni Istat disponibili, risalenti al 2005, almeno il 20 per cento dei piemontesi tra i 14 e i 74 anni nei tre anni precedenti ha fatto ricorso almeno una volta a una terapia non convenzionale (omeopatia, fitoterapia, agopuntura, trattamenti manuali).
Ad utilizzare i metodi alternativi sono soprattutto le donne, circa il 25 per cento, contro il 15 per cento degli uomini. La percentuale scende invece al 14 per cento se si passa a considerare la categoria dei bambini da 0 a 13 anni. Sempre sulla base delle stime Istat, una percentuale tra il 30 e il 40 per cento della popolazione piemontese è comunque convinta dell’utilità delle medicine non convenzionali.
«I dati – spiega il direttore dell’Assessorato alla tutela della salute e sanità, Vittorio Demicheli –evidenziano anche nella nostra regionale un’ampia diffusione di queste terapie, che meritano quindi di essere oggetto di attenzione e di approfondimento scientifico, sia per tutelare la salute dei cittadini sia per rispettare il principio dell’universalità delle cure. Per questo, nel piano socio-sanitario abbiamo previsto di affidare all’Aress un programma di osservazione, di studio e di sperimentazione della materia, con l’obiettivo di giungere a una corretta integrazione dell’offerta di medicine non convenzionali nell’ambito del nostro sistema sanitario».
Sulla base di questo incarico, l’Aress ha attivato un sistema di monitoraggio sistematico per valutare, i modelli organizzativi e regolamentari presenti nelle altre regioni italiane e nel contesto europeo, nonché per censire le attività presenti nell’ambito del servizio pubblico piemontese.
«Ad oggi - spiega Mario Lombardo, responsabile dell’area organizzazione e programmazione dell’Aress – sono 25 in tutto i servizi che nelle aziende sanitarie piemontesi erogano prestazioni di agopuntura, omeopatia e fitoterapia, localizzati in 8 Asl e in 3 aziende ospedaliere. Nel 2006 sono stati trattati 2358 pazienti. Sono inoltre stati identificati sette centri per il trattamento del tabagismo presso altrettanti Sert, che utilizzano l’agopuntura auricolare per controllare i sintomi da carenza di nicotina nei fumatori in trattamento. Si tratta ora di mettere in rete questi punti per armonizzarne l’attività, riconoscendo alcuni centri di riferimento regionale nel caso di strutture che abbiano una consolidata esperienza in termini diagnostico-terapeutici e scientifici, con personale medico qualificato, formato e aggiornato».

Per chi volesse usufruire di trattamenti come la Medicina Tradizionale Cinese o l’agopuntura, può ora anche rivolgersi all’ambulatorio dell’Asl To2 in via degli Abeti 16 a Torino (zona Falchera).
Il servizio fa parte del Progetto "Italia – Cina, Un Ponte per la Salute" promosso dall’ASLTO2.
Il Progetto si è posto come obiettivo la creazione di un ambulatorio di medicine tradizionali a beneficio di tutti i cittadini, in linea con le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), del Piano Socio-Sanitario della Regione Piemonte e per valorizzare l’esperienza maturata negli ultimi anni dall’ASL TO2 nell’ambito degli scambi tra personale medico italiano e cinese.
La prima pratica terapeutica che verrà offerta sarà l’agopuntura, per patologie quali cefalee e dolori osteo-articolari,.
Il trattamento di agopuntura potrà essere prescritto, su valutazione dei medici specialisti, nell’ambito delle prestazioni erogate dal S.S.N., previa visita specialistica di terapia antalgica o neurologica per cefalee, richiesta dal Medico di Famiglia.
L’ambulatorio vuole essere un vero e proprio "laboratorio" che accompagni il paziente non solo attraverso il percorso terapeutico ma proponga un approccio globale alla salute e alla cura, attento alla persona e non soltanto alla patologia, per iniziare un nuovo approccio integrativo alla cura e alla salute che riconsideri il valore dell’arte e della scienza, alleate insieme, per una medicina dell’Uomo e per l’Uomo.
A cura dell’ASL TO 2 è anche il portale www.traditionalmed.eu creato per dare informazioni sulle medicine tradizionali, ed in particolare sulla medicina tradizionale cinese, che ha visto dalla sua messa in rete ad oggi più di 16.000 passaggi.


Share
comments

Lettera Presidente Ordine Medici Bologna su MNC al Presidente FNOMCEO

Oggetto: Medicine Non Convenzionali (MNC)


 

 

Oggetto: Medicine Non Convenzionali (MNC)


Caro Amedeo,

Riprendo l’argomento in oggetto facendo seguito al mio intervento in sede di Consiglio Nazionale (CN) del 18 aprile u.s. per ribadire quanta allora espresso e riaffermare la necessita di non arretrare dalle posizioni assunte dalla FNOMCeO a seguito del CN di Terni del 2002.

Alla tua replica ho ritenuto di non intervenire onde evitare una situazione dialogica inopportuna.

Ma alcune tue affermazioni meritano puntualizzazione affinché si eviti di pensare che il rigore sempre richiesto dalla Federazione degli Ordini dell’Emilia-Romagna, e dall’OMCeO di Bologna in particolare, sia finito nel dimenticatoio.

Ti ricordo, infatti, il mio sconcerto alla prima richiesta della FNOMCeO sull’esiguo numero di ore di formazione ritenuto necessario per accedere alla opportunità di avvalersi, in ambito pubblicità sanitaria, della dizione di “Esperto in MNC” e la battaglia legale (vinta) contro una scuola di formazione in omeopatia (CISDO) che pretendeva di abbassare a 300 le ore richieste dall’OMCeO di Bologna posizionato allora, come ora, su 600.

Ingenerosa, dunque la Tua affermazione relativa alla presunta ritrovata unità a Trieste (con chi?) sulla necessità di essere rigorosi lasciando intendere che la posizione da noi assunta non lo fosse.


Il fatto che le Regioni comincino a legiferare nell’accezione concorrente in ambito di organizzazione sanitaria e ineccepibile, ma che la FNOMCeO si posizioni, arretrando, sino a ritenere di dover ritenere possibile il riconoscimento legislativo a solo tre delle nove MNC avallate nel Convegno di Temi e cosa poco accettabile.

Comunque non sarà un Comitato Centrale ad affondare decisioni di un CN.

Vale la pena si rammenti l’esistenza dell'autonomia degli Ordini Provinciali e la funzione di indirizzo della FNOMCeO.

Quanto alla gelosa custodia dell'autonomia non ti sfuggirà che l’Ordine di Bologna non si è annoverato fra gli ultimi.


E’ bene qui ricordare che l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna nella seduta pomeridiana di mercoledì 5 luglio 2006 ha approvato, ai sensi dell’art. 121 della Costituzione, l’oggetto consiliare n. 428 relativo al Progetto di proposta di legge alle Camere: “Disciplina delle Medicine Non Convenzionali esercitate da laureati in medicina e chirurgia, odontoiatria e veterinaria”.

Tale progetto è stato inviato alle Camere ed è uno dei quattro disegni di legge (qui allegati) assunti dalla Commissione Sanità del Senato per il disegno di legge unificato sulle Medicine Non Convenzionali di cui è relatore il Sen. Daniele Bosone.


II progetto di legge, dopo I'ampio consenso ricevuto in sede di udienza conoscitiva, ha avuto, nella stesura definitiva, un fattivo congiunto contributo tecnico professionale della Commissione per le MNC dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bologna, della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Regione Emilia-Romagna, del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, delle associazioni di pazienti che il Comitato rappresenta, ed ha posto in giusta evidenza il corretto operare della Regione Emilia-Romagna.


Infatti per la prima volta una regione, avvalendosi dell'art. 121 della Costituzione, ha inviato un segnale inequivocabile al Governo, ed un forte impulso affinché il Legislatore, dopo quasi vent’anni

di progetti di legge sulle MNC sempre naufragati, possa varare finalmente la legge quadro nazionale come pressantemente richiesto dai professionisti, dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, da consumatori, pazienti, associazioni e società medico scientifiche di MNC.


Tale legge potrà porre l'Italia al pari delle nazioni più avanzate dell'Unione Europea, quali Francia, Regno Unito, Germania, Austria ove le MNC da anni, affiancate e interconnesse con la medicina convenzionale, sono inserite ufficialmente e stabilmente nei programmi formativi universitari e riconosciute dai sistemi sanitari nazionali e dalle assicurazioni e casse malattia, ottemperando inoltre finalmente a quanto il Parlamento Europeo nel 1997 e il Consiglio d'Europa nel 1999 avevano statuito invitando tutte le nazioni dell'Unione Europea a dotarsi di leggi nazionali sulle MNC.


Per una semplice lettura si evidenziano le MNC proposte nel riconoscimento legislativo dai diversi progetti: Cursi: agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia; Massidda: agopuntura, omeopatia, antroposofia, omotossicologia, chiropratica, osteopatia, medicine orientali; Bosone: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia-medicina fisiologica di regolazione, osteopatia; Regione Emilia-Romagna: medicina omeopatica, medicina omotossicologia, agopuntura, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina tradizionale tibetana, medicina manuale: osteopatia, chiropratica.


Parimenti deve sottolinearsi con rilievo il fatto che la Commissione Sanità del Senato del Parlamento Italiano, nel raccordare i numerosi progetti di legge avanzati da deputati e senatori nell’arco del tempo, abbia voluto prendere come importante base di discussione proprio il progetto inviato dalla RER facendo proprie linee essenziali ivi delineate ed in particolare proponendo le nove MNC.


Ora, a fronte di alcune derive riduttive che si propongono da parte di altri soggetti e concernenti il riconoscimento in sede legislativa regionale di sole tre MNC pare oltremodo doveroso sottolineare non solo gli importanti riconoscimenti di cui si avvalgono tutte le nove MNC in campo internazionale ma anche il pericolo che la sola legiferazione per un numero limitato di MNC comporterebbe.


Infatti le eventuali MNC escluse, sebbene meno praticate ma comunque ben lungi dal non essere meritorie al pari delle altre, finirebbero in una sorta di limbo e praticate al di fuori di quelle istituende norme di salvaguardia che la proposta dell'Assemblea Regionale RER ha avanzato.


All’uopo si allega un breve profilo riassuntivo relativo alla formazione in MNC nel nostro Paese da

cui non può non evincersi il rigore assunto e fatto proprio nelle delibere dell’OMCeO di Bologna al

fine di avvalersi del titolo di “esperto” da utilizzarsi nella pubblicità sanitaria.


E’ qui utile sottolineare come nel giugno 2006 il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, abbia approvato il Settimo Programma Quadro per 10 Sviluppo e la Ricerca 2007-2013, nel cui ambito sono state incluse per la prima volta le MNC.


Come richiede l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare, tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi. Inoltre l’OMS, il giorno 8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la “Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale” in cui si richiede, tra l’altro, “la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonché dei professionisti e degli operatori sanitari al fine di assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le capacita, le priorità e le leggi attinenti dei singoli paesi”.


In Europa sono stati fondate nel 2004 due piattaforme di azione per le MNC: lo European Research Initiative on Complementary and Alternative Medicine, EURICAM (Vienna) e lo European Forum on Complementary and Alternative Medicine, EFCAM (Bruxelles).


Nel 2005 ha avuto luogo a Bruxelles lo European Open Health Forum for Stakeholders “Health Challenges and Future Strategy” ove in sessione plenaria l’8 novembre 2005 è stato sottoscritta e presentata alla Commissione Europea la seguente mozione sulle MNC: “Questa mattina abbiamo affrontato tematiche quali il porre le necessità del paziente tra le priorità dell’azione nell'ambito delle politiche sanitarie dell’Unione europea e proteggere il paziente dalle minacce alla sua salute.

Se ci si rende conto che:

esiste una domanda crescente di Medicine Non Convenzionali da parte dei cittadini europei;

che l’efficacia clinica delle Medicine Non Convenzionali e, in molti casi, di efficacia almeno pari a quella della medicina convenzionale, come ampiamente dimostrato da numerosi studi di lunga durata che hanno incluso migliaia di pazienti;

che le Medicine Non Convenzionali non sono solo efficaci ma anche molto sicure;

e che, di conseguenza, le Medicine Non Convenzionali possono essere di concreto aiuto per ridurre l’enorme tasso di mortalità e morbidità causato dagli effetti avversi dei medicinali allopatici,

è giunto il tempo che l’Unione Europea includa le Medicine Non Convenzionali nella sua azione”.


II 23 ottobre 2007 il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno adottato congiuntamente la Decisione che istituisce un secondo Programma d’Azione Comunitaria in materia di Salute (7th Framework Programme of the European Community for research, technological development and demonstration activities 2008-2013 - in sigla FP7).

Per la prima volta e stata inserita una voce che riguarda le Medicine Non Convenzionali. Così facendo le Istituzioni dell’Unione Europea in qualche modo riconoscono le Medicine Non Convenzionali (in coerenza con le risoluzioni del 1997 e del 1999). Di seguito si riporla il testo nella versione italiana della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea: “Il programma dovrebbe prendere atto dell'importanza di un’impostazione olistica della sanità pubblica e tenere in considerazione nelle sue azioni, ave appropriato e in presenza di prove scientifiche o cliniche di efficacia, la medicina complementare e alternativa”. (20.11.2007 Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 301/5)


Dato che la Commissione Europea, nell'ambito del Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo (FP7), ha lanciato nel terzo bando una specifica area per le Medicine Non Convenzionali, è stata costituita a Berlino, tra istituzioni che si occupano di MNC nelle nazioni della EU (il Comitato per le MNC in Italia ne fa parte), la piattaforma “FP7-CAMbrella” per presentare un grande progetto europeo di ricerca nei vari ambiti delle MNC (3rd call for theme 1 “Health” of the specific FP7 work programme ‘Cooperation’ includes under section 3.1 a research topic on Complementary and Alternative Medicine, topic 3).


In occasione del primo European Congress for Integrative Medicine, promosso dal Institute for Social Medicine, Epidemiology, and Health Economics della Charitè University Medical Center di Berlino e stato costituito a Berlino (08.11.08) lo European Chapter della International Society for Complementary Medicine Research, ISCMR.


Inoltre nel 2008 è stato avviato sempre presso l’Institute for Social Medicine, Epidemiology, and Health Economics della Charitè University Medical Center di Berlino lo European Information Centre on Complementary and Alternative Medicine, EICCAM.


All’European Open Health Forum 2008, organizzato dalla Commissione Europea (Direzione Generale per la Salute e la Protezione del Consumatore) l’11 dicembre 2008 a Bruxelles, è stata sottoscritta e presentata alla Commissione Europea la seguente mozione sulle MNC:

Le Medicine Non Convenzionali (CAM, Complementary and Alternative Medicine, secondo la definizione adottata dalla Cochrane Collaboration a seguito della Conferenza di Consenso tenutasi al National Institute of Health, Bethesda, USA) nella considerazione che prestazioni mediche e sanitarie di queste Medicine possono essere scelte sia in alternativa alle medicine allopatiche (Alternative), cioè come prima scelta terapeutica, ovvero in associazione a (Complementary) prestazioni mediche e sanitarie della medicina allopatica o biomedicina, sono da considerarsi priorità assoluta per la politica sanitaria dell’Unione Europea.

Infatti la richiesta di MNC e in forte aumento da parte dei cittadini europei.

Tale realtà riflette il bisogno da parte dei cittadini europei di cure olistiche centrate sul singolo paziente.

Circa il 70% della popolazione europea fa usa di terapie di Medicine Non Convenzionali

L’efficacia clinica delle Medicine Non Convenzionali e in molti casi almeno pari all’efficacia della medicina convenzionale, come e dimostrato da numerosi studi di lunga durata che hanno coinvolto migliaia di pazienti.

II profilo di sicurezza ed efficacia delle Medicine Non Convenzionali è positivo, specialmente nel trattamento individualizzato, centrato sul paziente

Le tecniche di produzione dei medicinali non convenzionali rispettano e proteggono l’ambiente

L’inserimento delle Medicine Non Convenzionali fino dal livello delle cure primarie può aiutare a ridurre i costi e l’enorme problema della mortalità e morbidità causato dai molteplici effetti avversi dovuti alla prescrizione di molti medicinali allopatici

Le Medicine Non Convenzionali sono richieste per promuovere e mantenere la buona salute in Europa sia dei giovani che della popolazione anziana.

Le Medicine Non Convenzionali rappresentano un forte contributo di promozione della salute

A beneficio di tutti i cittadini chiediamo con forza che l’Unione Europea promuova l’inserimento delle Medicine Complementari, Alternative e Tradizionali nella sua politica sanitaria.”


Un cordiale saluto


IL PRESIDENTE

(Dott. Giancarla Pizza)





Allegato


La formazione a profilo definito nelle Medicine Non Convenzionali in Italia


Medicina Antroposofica: il requisito è di almeno 600 ore distribuite nell’arco dei 3 anni della scuola (quattro settimane all’anno di corso residenziale a tempo pieno che per l’Italia ha luogo a Roncegno in provincia di Trento) come concordato nella Conferenza Internazionale delle Presidenze della Associazioni di Medicina Antroposofica (IVAA) istituita presso la sezione di Medicina Antroposofica della Libera Università di Scienza dello Spirito del Goetheanum di Dornach. La Scuola di Medicina Antroposofica è articolata in 4 settimane annuali residenziali. Tale conferenza è rappresentata in Italia dalla Società Italiana di Medicina Antroposofica (SIMA). Al termine della scuola triennale c’è una tesi e un colloquio durante il quale si valuta uno o più casi clinici. La IVAA ha stabilito l’obbligatorietà che il diplomato frequenti un tirocino pratico con supervisione presso strutture antroposofiche in Italia o all’estero della durata di due anni. Solo in seguito la sezione medica di Dornach iscrive al registro il nominativo del medico quale medico antroposofo con liceità di esercitare autonomamente la Medicina Antroposofica. La SIMA fa parte del Comitato.


Medicina Omeopatica: le Società Scientifiche a profilo professionale definito si sono attenute alle linee guida dell’European Committee for Homoeopathy (ECH) in merito ai requisiti necessari per definire la competenza in medicina omeopatica (“Homoeopathy in Europe”, parr. 4.2, 5.1, 5.6) che si raggiunge attraverso un corso almeno triennale che garantisca lo svolgimento del Programma Didattico Europeo, che abbia al minimo 200 ore di teoria e 150 ore di contatti supervisionati studente-paziente, oltre a ciò circa 600 ore di studio (ibidem 5.2.1), corsi di aggiornamento e formazione permanente (ibidem 5.2.3). La Federazione Italiana della Associazioni e dei Medici Omeopatici (FIAMO) e la Società Italiana di Medicina Omeopatica (SIMO), società scientifiche italiane di Medicina Omeopatica, aderenti allo European Committee for Homeopathy (ECH), passando dai livelli definiti dalla stessa ECH come minimi (cioè 350 ore fra ore di teoria e pratica clinica) a livelli formativi di livello più elevato per definire il profilo del medico omeopata accreditato, hanno quindi stabilito, attraverso una consensus, 600 ore di formazione teorico-pratica da acquisirsi con un corso di base, con la formazione continua e grazie alla pratica professionale e all’esperienza clinica. Tenuto conto della diversità tra le varie regioni italiane e le varie epoche (le scuole sono state fondate negli anni ‘80) si è ritenuto utile fare riferimento ai registri già istituiti dalle Società Scientifiche e che documentano le 600 ore di formazione attraverso un curriculum ed una valutazione a punteggio indipendentemente dalle scuole e dalle correnti di pensiero. La FIAMO e la SIMO fanno parte del Comitato.


Omotossicologia: i criteri sono fissati dall’Associazione Internazionale di Omotossicologia (Baden

Baden) che in Italia è rappresentata dall’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (AIOT), i cui standards formativi minimi sono di 330 ore in 3 anni. Tali standards sono in aumento attraverso seminari clinici monotematici di approfondimento conteggiati come crediti in due successive titolarità chiamate Master (300 crediti) e Master Avanzato (600 crediti). L’AIOT fa parte del Comitato.


Agopuntura: (FISA) che rappresenta il 95% della realtà italiana dell’Agopuntura, sono quelli delle università di medicina tradizionale cinese della Repubblica Popolare Cinese. La FISA, che dal 1995 coordina l’attività didattica di 15 Scuole di Agopuntura distribuite sul territorio nazionale, ha tradotto questi programmi e contenuti in un corso quadriennale di un monte ore teorico-pratico complessivo di almeno 480 ore, con esami di ammissione da un anno al successivo. Il quarto anno è caratterizzato da stages politematici che l’allievo può frequentare presso una qualsiasi delle Scuole FISA. La discussione della tesi finale di diploma ha luogo alla presenza di commissario esterno componente la commissione esaminatrice. Il conseguimento del diploma FISA consente l’iscrizione al Registro dei Medici Agopuntori della FISA. La FISA fa parte del Comitato.


Osteopatia: è una professione sanitaria primaria e autonoma, titolo D.O. Dottore in Osteopatia (tanto è vero che l’osteopata emette fattura con IVA). Il Registro degli Osteopati d’Italia (ROI) segue lo standard della statunitense AOA (American Osteopathic Association), riferimento mondiale dell’insegnamento dell’Osteopatia, che stabilisce 5.000 ore (cinquemila); in Italia tale monte ore viene raggiunto sommando alle 1.800 ore del corso esaennale di osteopatia delle scuole aderenti al ROI le ore dei corsi di laurea o in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria o in Fisioterapia o in Scienze Motorie, il cui possesso rappresenta il prerequisito per l’iscrizione al corso di osteopatia. In Italia è stato recentemente costituito un ente di secondo livello, Consiglio Superiore di Osteopatia, composto esclusivamente da associazioni e non da singoli professionisti, che rappresenta l’assoluta maggioranza, se non la totalità delle associazioni professionali di osteopatia. Il ROI e il CSdO fanno parte del Comitato


Chiropratica: è una professione sanitaria primaria e autonoma, titolo D.C. Dottore in Chiropratica (tanto è vero che il chiropratico emette fattura con IVA). In Italia la figura del Dottore in Chiropratica è rappresentata dalla Associazione Italiana Chiropratici (AIC) riconosciuta dalla Associazione Mondiale dei Chiropratici. Il Council of Chiropratic Education fissa gli standards formativi che sono costituiti da sei anni per un totale di 5.000 ore di media. L’AIC fa parte del Comitato.


Fitoterapia: diploma biennale di 450 ore, che è lo standard più elevato come offerta formativa attualmente presente in Italia, che vengono svolte in un corso biennale che si svolge all’ASL 11 di Empoli, ivi svolto a cura dell’Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti (ANMFIT). Dall’anno accademico 2007-08 la Facoltà di Medicina di Firenze, sede distaccata di Empoli, ha istituito un Master biennale di 2° livello in “Fitoterapia Clinica” che prevede 1.500 ore. L’ANMFIT fa parte del Comitato.


Mcdicina Avurvedica: l’offerta formativa di standard elevato è quello offerto dalla Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica (SSIMA) attraverso la Scuola Ayurvedic Point che prevede un corso quadriennale di 600 ore con tirocinio pratico annuo obbligatorio in India. In occasione del Primo Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica, svoltosi a Milano il 21 e 22 marzo 2009, che ha visto oltre 400 partecipanti, il Dipartimento del Governo Indiano che tutela la Medicina Ayurvedica, la Medicina Unani, la Medicina Siddha e la Medicina Omeopatica (AYUSH Department) ha costituito in Europa, attraverso le scuole esistenti (per l’Italia la SSIMA e Ayurvedic Point) lo European Council for Ayurvedic Medicine. In tale occasione è stato avviato assieme all’Università Charitè di Berlino un progetto multicentrico europeo concernente la Medicina Ayurvedica nelle malattie croniche, uno dei cui responsabili è il presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica e Direttore della Scuola Ayurvedic Point, dott. Antonio Morandi, con la collaborazione del dott. Guido Sartori, vice presidente della SSIMA. Nel contempo tramite l’Associazione Pazienti Ayurvedici “Atah” di Bologna, presidente Guido Sartori, l’AYUSH costituirà altre associazioni di pazienti ayurvedici in Europa. SSIMA, Ayurvedic Point, e Associazione pazienti Ayurvedici “Atah” (APA) fanno parte del Comitato.


Medicina Tradizionale Cinese: corso specifico di almeno 120 ore specifiche di farmacologia cinese, oltre ai 4 anni della scuola di agopuntura.


Share
comments

 La centralità del paziente nella scelta delle cure

 fonte: http://www.libero-news.it/articles/view/535412

Si è tenuto in questi giorni a Bologna, ospitato dall’Ordine dei Medici della città felsinea, il Seminario Nazionale “Ricerca clinica su agopuntura e cefalee”, organizzato dall’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona fondata dal medico psichiatra Paolo Roberti di Sarsina. All’inizio dell’anno sono stati resi pubblici dalla prestigiosa “Cochrane Collaboration” le due più recenti ricerche che hanno coinvolto migliaia di pazienti concernenti la cefalea, una delle patologie che causano le maggiori assenze in ambito lavorativo. Per presentare questi dati e dibattere sulla ricerca in agopuntura si sono confrontati diversi relatori di prestigio accademico. Ne parliamo con Paolo Roberti di Sarsina, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità. Ci tiene a precisare che: «Come ho scritto nel nuovo libro appena uscito per la FrancoAngeli “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali” (prefazione di Bruno Silvestrini) di cui è curatore anche Costantino Cipolla, nel panorama attuale delle medicine non convenzionali, si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali».

Qual è stato il motivo che l’ha spinta a fondare l’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona?

«Perseguire questi obiettivi: la tutela della salute della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione e la sostenibilità dei trattamenti si devono basare sulla centralità del paziente nella scelta delle cure per una diversa percezione sociale della qualità di esse e dell’attenzione che le istituzioni debbono essere capaci di rivolgere al bisogno sociale di umanizzazione della Medicina. Si deve per ciascun essere umano ricostruire un centro di gravità diagnostico-terapeutico che prenda in considerazione la sua globalità, l’intrinseca unità del suo essere, il piano fisico e mentale perché è su questi livelli incessantemente interagenti che ogni essere umano si autostruttura spiritualmente come un unicum, che come tale va interpretato per essere curato. Significa raggiungere quell’equilibrio psicofisico individuale che è la base di ogni possibile equilibrio sostenibile di qualsiasi società contemporanea e futura».

Cosa è la Medicina Centrata sulla Persona?

«È ampliamento della conoscenza e della pratica medica, non solo in termini terapeutici ma soprattutto saluto-genetici, per una vera sociologia della salute, per il suo carattere inclusivo e non esclusivo, per la sua valenza sistemica, quindi non meccanicistica e non riduzionistica. È caratterizzata da una visione unitaria dell’essere senziente e del mondo, tiene in massimo conto la complessità dei fenomeni naturali, lo studio delle relazioni essere umano-ambiente e delle interazioni tra psiche e corpo, il significato dell’integrità spirituale dell’essere umano e il ruolo attivo del paziente ai fini della guarigione e del mantenimento dello stato di buona salute. Riporta al centro della relazione medico-paziente la «narrazione» del paziente che reca consustanziale il «suo senso», in tutte le sue declinazioni, nel campo dell’esistenza bio-psico-spirituale. È totale, aprioristico riconoscimento e rispetto della dignità di ogni essere umano e della sofferenza fisica, psichica e spirituale. È anche Medicina Antropologica, che ha la salutogenesi e la sostenibilità tra i suoi fondamenti».

Quali sono le possibilità che si aprono all’umanità di questo inizio terzo millennio dal punto di vista medico-sociale e assistenziale?

«Il sistema sanitario non esaurisce tutto l’ambito tematico proprio della salute: si devono prendere in considerazione tutti i fattori che sono gli elementi significativi e significanti di un sistema di salute. È ineludibile la necessità di interazione (non integrazione che può dare origine a pericolose confusioni di responsabilità, di competenze) e collaborazione tra diversi modi di intendere la medicina in quanto “ars”. È indispensabile la sinergia tra la biomedicina, quale sistema dominante (come ricorda l’Oms) e le Mnc o medicine antropologiche anche in termini di equilibrio sostenibile e di farmaco economia. Sul territorio si ha sempre più la presenza di popolazioni migranti con bisogni complessi che portano diversi saperi di salute».

Umanizzazione terapeutica: una speranza futura o una realtà che si sta già affermando?

«Ciò che appare in gioco, oggi, è lo stesso concetto di salute come diritto garantito a ogni essere umano nell’ambito della libertà di cura sancita dalla Costituzione. La tutela della salute della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione e la sostenibilità dei trattamenti si basano sulla centralità del paziente nella scelta delle cure. Questo vuol dire ricostruire un centro di gravità diagnostico-terapeutico che prenda in considerazione la globalità dell’essere umano, l’intrinseca unità del suo essere, il piano fisico e mentale. È su questi livelli incessantemente interagenti che ognuno di noi si autostruttura spiritualmente come un unicum che come tale va interpretato per essere curato. Emerge in tutta evidenza il divario tra il “sistema sanitario” e il “sistema di salute” che non può essere trascurato anche alla luce delle sempre maggiori difficoltà economiche della nazione».

 

Share
comments

Sicurezza dei trial clinici, è bufera negli Usa
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
30/03/2009 13.40.00

I sistemi utilizzati per garantire la sicurezza dei pazienti che partecipano a trial clinici - in particolare il funzionamento dei Review Board istituzionali e indipendenti - hanno bisogno di una profonda revisione. Lo sostiene il Government Accountability Office (GAO) statunitense, che ha appena reso noti i risultati di un’inchiesta riservata durata due anni.

Gli investigatori GAO hanno ottenuto l’approvazione di uno studio ‘fantoccio’ su un dispositivi chirurgico inesistente denominato Adhesiabloc da un Istitutional Review Board (IRB) senza averne i requisiti: “Se ci sono 10.000 IRB che operano solo negli Usa, ciò vuol dire che se solo il 10% di questi funzionano così male abbiamo circa 1 milione di pazienti a rischio”. L’Istitutional Review Board al centro delle polemiche, la Coast IRB, ha approvato lo studio all’unanimità senza nemmeno analizzare i dati presentati, chiaramente negativi: “Altri due IRB interpellati non a caso ci avevano bocciato il trial in precedenza”, spiega Bart Stupak del GAO. “Uno in particolare ha definito il nostro protocollo un terribile rischio per i pazienti”. Il Consortium for Independent Review Boards ha diffuso un comunicato riaffermando l’importanza degli IRB nel processo di ricerca clinica, sottolineando che negli Usa il 75% dei trial clinici viene effettuato al di fuori dell’ambito accademico.

Fonte: Katsnelson A. Trial safety lacking, says GAO. The Scientist 26/03/2009.

 

Scarica l'allegato originale (è necessario essere registrati)



Share
comments

U.E. - GERMANIA
I genitori puntano all'omeopatia per i loro figli


Per curare i figli malati, oltre la meta' dei genitori tedeschi s'affida alla medicina alternativa. Il 20% ricorre "sempre quando sia possibile" all'omeopatia, alla terapia con le piante o alla medicina tradizionale cinese, e il 45% qualche volta; solo il 34% non ha mai sperimentato l'omeopatia. E' quanto risulta da un sondaggio Forsa per la rivista Eltern (genitori) e la cassa malattia DAK, su un campoione di 1.008 persone con almeno un figlio sotto i sei anni. Il 60% dice che in genere se la cava da solo con le malattie dei bambini, ricorrendo a rimedi domestici -inalazioni, impacchi, compresse; solo il 7% s'attacca subito al telefono. Il 91% non ha problemi con le vaccinazioni, se consigliate dal pediatra; l'8% le considera invece un'eccezione e l'1% e' sostanzialmente contrario.

Share
comments

OMEOPATIA: 23, 4% ITALIANI E 29% EUROPEI VI FA RICORSO


(AGI) - Roma, 18 mar - Il 23,4% degli italiani e il 29% dei cittadini europei fa ricorso all'omeopatia. L'Italia e' il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania. Lo Stato italiano nel 2007 ha incassato 40 milioni di euro dalle aliquote fiscali derivanti dalla vendita di prodotti omeopatici. I medicinali omeopatici rappresentano ormai l'1% dell'intero mercato farmaceutico europeo, con un aumento annuo medio del 5%. Sono dati resi noti dalla Fiamo, la Federazione italiana delle associazioni e dei medici omeopati, in base a delle ricerche del Censis e della Commissione europea. Dal 2 al 4 aprile si terra' la Giornata mondiale dell'omeopatia. La Fiamo organizzera' manifestazioni in 12 citta' italiane: Torino, Milano, Verona, Trieste, Bologna, Genova, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Barletta e Catania. Nelle piazze di queste citta' saranno presenti gazebo per fornire informazioni e distribuire materiale informativo e notizie sull'attivita' della Fiamo. "Nonostante la crisi economica, l'omeopatia e' un settore in continua espansione - dichiara Francesco Marino, vicepresidente della Fiamo - il consenso della popolazione e' crescente sia per l'efficacia dimostrata in un'ampia gamma di patologie sia per l'assenza di effetti collaterali. A Roma il prossimo 4 aprile celebreremo la Giornata mondiale dell'omeopatia presso le sale della Citta' dell'altra economia a Testaccio. Verra' lanciata la raccolta di fondi per la ricerca clinica in omeopatia. L'obiettivo sara' quello di allestire degli studi clinici per dimostrare, anche a livello sperimentale, l'efficacia clinica dell'omeopatia".(AGI).


Share
comments

COMUNICATO STAMPA DEL 13/03/09



DUE BIMBI ITALIANI SU ATOMOXETINA PROGETTANO IL SUICIDIO: L’AIFA TACE



In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata atomoxetina (Strattera ®) hanno manifestato idee suicidarie. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema psicofarmaci e bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Incomprensibile silenzio, l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Lo Strattera® nuovamente sul banco degli imputati: in Inghilterra nel periodo di monitoraggio 130 tentativi di suicidio.


Roma – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda. “E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”. In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d'affari annuo). Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”.



Media relation: 337/415305 – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Share
comments

Inequities are killing people on grand scale, reports WHO's Commission

fonte: http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2008/pr29/en/index.html

 Per la traduzione in Italiano: cliccare qui

28 August 2008 | GENEVA -- A child born in a Glasgow, Scotland suburb can expect a life 28 years shorter than another living only 13 kilometres away. A girl in Lesotho is likely to live 42 years less than another in Japan. In Sweden, the risk of a woman dying during pregnancy and childbirth is 1 in 17 400; in Afghanistan, the odds are 1 in 8. Biology does not explain any of this. Instead, the differences between - and within - countries result from the social environment where people are born, live, grow, work and age.

 

Related links

The Report and background material

Executive summary [pdf 4.25Mb]

More about the Commission

These "social determinants of health" have been the focus of a three-year investigation by an eminent group of policy makers, academics, former heads of state and former ministers of health. Together, they comprise the World Health Organization's Commission on the Social Determinants of Health. Today, the Commission presents its findings to the WHO Director-General Dr Margaret Chan.

"(The) toxic combination of bad policies, economics, and politics is, in large measure responsible for the fact that a majority of people in the world do not enjoy the good health that is biologically possible," the Commissioners write in Closing the Gap in a Generation: Health Equity through Action on the Social Determinants of Health. "Social injustice is killing people on a grand scale."

"Health inequity really is a matter of life and death," said Dr Chan today while welcoming the Report and congratulating the Commission. "But health systems will not naturally gravitate towards equity. Unprecedented leadership is needed that compels all actors, including those beyond the health sector, to examine their impact on health. Primary health care, which integrates health in all of government's policies, is the best framework for doing so."

Sir Michael Marmot, Commission Chair said: “Central to the Commission’s recommendations is creating the conditions for people to be empowered, to have freedom to lead flourishing lives. Nowhere is lack of empowerment more obvious than in the plight of women in many parts of the world. Health suffers as a result. Following our recommendations would dramatically improve the health and life chances of billions of people.”

 

Inequities within countries

Health inequities – unfair, unjust and avoidable causes of ill health – have long been measured between countries but the Commission documents "health gradients" within countries as well. For example:

  • Life expectancy for Indigenous Australian males is shorter by 17 years than all other Australian males.
  • Maternal mortality is 3–4 times higher among the poor compared to the rich in Indonesia. The difference in adult mortality between least and most deprived neighbourhoods in the UK is more than 2.5 times.
  • Child mortality in the slums of Nairobi is 2.5 times higher than in other parts of the city. A baby born to a Bolivian mother with no education has 10% chance of dying, while one born to a woman with at least secondary education has a 0.4% chance.
  • In the United States, 886 202 deaths would have been averted between 1991 and 2000 if mortality rates between white and African Americans were equalized. (This contrasts to 176 633 lives saved in the US by medical advances in the same period.)
  • In Uganda the death rate of children under 5 years in the richest fifth of households is 106 per 1000 live births but in the poorest fifth of households in Uganda it is even worse – 192 deaths per 1000 live births – that is nearly a fifth of all babies born alive to the poorest households destined to die before they reach their fifth birthday. Set this against an average death rate for under fives in high income countries of 7 deaths per 1000.

The Commission found evidence that demonstrates in general the poor are worse off than those less deprived, but they also found that the less deprived are in turn worse than those with average incomes, and so on. This slope linking income and health is the social gradient, and is seen everywhere – not just in developing countries, but all countries, including the richest. The slope may be more or less steep in different countries, but the phenomenon is universal.

 

Wealth is not necessarily a determinant

Economic growth is raising incomes in many countries but increasing national wealth alone does not necessarily increase national health. Without equitable distribution of benefits, national growth can even exacerbate inequities.

While there has been enormous increase in global wealth, technology and living standards in recent years, the key question is how it is used for fair distribution of services and institution-building especially in low-income countries. In 1980, the richest countries with 10% of the population had a gross national income 60 times that of the poorest countries with 10% of the world's population. After 25 years of globalization, this difference increased to 122, reports the Commission. Worse, in the last 15 years, the poorest quintile in many low-income countries have shown a declining share in national consumption.

Wealth alone does not have to determine the health of a nation's population. Some low-income countries such as Cuba, Costa Rica, China, state of Kerala in India and Sri Lanka have achieved levels of good health despite relatively low national incomes. But, the Commission points out, wealth can be wisely used. Nordic countries, for example, have followed policies that encouraged equality of benefits and services, full employment, gender equity and low levels of social exclusion. This, said the Commission, is an outstanding example of what needs to be done everywhere.

 

Solutions from beyond the health sector

Much of the work to redress health inequities lies beyond the health sector. According to the Commission's report, "Water-borne diseases are not caused by a lack of antibiotics but by dirty water, and by the political, social, and economic forces that fail to make clean water available to all; heart disease is caused not by a lack of coronary care units but by lives people lead, which are shaped by the environments in which they live; obesity is not caused by moral failure on the part of individuals but by the excess availability of high-fat and high-sugar foods." Consequently, the health sector – globally and nationally – needs to focus attention on addressing the root causes of inequities in health.

“We rely too much on medical interventions as a way of increasing life expectancy” explained Sir Michael. “A more effective way of increasing life expectancy and improving health would be for every government policy and programme to be assessed for its impact on health and health equity; to make health and health equity a marker for government performance.”

 

Recommendations

Based on this compelling evidence, the Commission makes three overarching recommendations to tackle the "corrosive effects of inequality of life chances":

  • Improve daily living conditions, including the circumstances in which people are born, grow, live, work and age.
  • Tackle the inequitable distribution of power, money and resources – the structural drivers of those conditions – globally, nationally and locally.
  • Measure and understand the problem and assess the impact of action.

 

 

 

 

Recommendations for daily living

Improving daily living conditions begins at the start of life. The Commission recommends that countries set up an interagency mechanism to ensure effective collaboration and coherent policy between all sectors for early childhood development, and aim to provide early childhood services to all of their young citizens. Investing in early childhood development provides one of the best ways to reduce health inequities. Evidence shows that investment in the education of women pays for itself many times over.

Billions of people live without adequate shelter and clean water. The Commission's report pays particular attention to the increasing numbers of people who live in urban slums, and the impact of urban governance on health. The Commission joins other voices in calling for a renewed effort to ensure water, sanitation and electricity for all, as well as better urban planning to address the epidemic of chronic disease.

Health systems also have an important role to play. While the Commission report shows how the health sector can not reduce health inequities on its own, providing universal coverage and ensuring a focus on equity throughout health systems are important steps.

The report also highlights how over 100 million people are impoverished due to paying for health care – a key contributor to health inequity. The Commission thus calls for health systems to be based on principles of equity, disease prevention and health promotion with universal coverage, based on primary health care.

 

Distribution of resources

Enacting the recommendations of the Commission to improve daily living conditions will also require tackling the inequitable distribution of resources. This requires far-reaching and systematic action.

The report foregrounds a range of recommendations aimed at ensuring fair financing, corporate social responsibility, gender equity and better governance. These include using health equity as an indicator of government performance and overall social development, the widespread use of health equity impact assessments, ensuring that rich countries honour their commitment to provide 0.7% of their GNP as aid, strengthening legislation to prohibit discrimination by gender and improving the capacity for all groups in society to participate in policy-making with space for civil society to work unencumbered to promote and protect political and social rights. At the global level, the Commission recommends that health equity should be a core development goal and that a social determinants of health framework should be used to monitor progress.

The Commission also highlights how implementing any of the above recommendations requires measurement of the existing problem of health inequity (where in many countries adequate data does not exist) and then monitoring the impact on health equity of the proposed interventions. To do this will require firstly investing in basic vital registration systems which have seen limited progress in the last thirty years. There is also a great need for training of policy-makers, health workers and workers in other sectors to understand the need for and how to act on the social determinants of health.

While more research is needed, enough is known for policy makers to initiate action. The feasibility of action is indicated in the change that is already occurring. Egypt has shown a remarkable drop in child mortality from 235 to 33 per 1000 in 30 years. Greece and Portugal reduced their child mortality from 50 per 1000 births to levels nearly as low as Japan, Sweden, and Iceland. Cuba achieved more than 99% coverage of its child development services in 2000. But trends showing improved health are not foreordained. In fact, without attention health can decline rapidly.

 

Is this feasible?

The Commission has already inspired and supported action in many parts of the world. Brazil, Canada, Chile, Iran, Kenya, Mozambique, Sri Lanka, Sweden, and the UK have become 'country partners' on the basis of their commitment to make progress on the social determinants of health equity and are already developing policies across governments to tackle them. These examples show that change is possible through political will. There is a long way to go, but the direction is set, say the Commissioners, the path clear.

WHO will now make the report available to Member States which will determine how the health agency is to respond.

 

Comments from the Commissioners

Fran Baum, Head of Department and Professor of Public Health at Flinders University, Foundation Director of the South Australian Community Health Research Unit and Co-Chair of the Global Coordinating Council of the People’s Health Movement: "It is wonderful to have global endorsement of the Australian Closing the Gap campaign from the CSDH established by the WHO. The CSDH sets Closing the Gap as a goal for the whole world and produces the evidence on how health inequities are a reflection of the way we organize society and distribute power and resources. The good news from the CSDH for Australia is that it provides plenty of ideas on how to set an agenda that will tackle the underlying determinants of health and create a healthier Australia for all of us"

Monique Begin, Professor at the School of Management, University of Ottawa, Canada, twice-appointed Minister of National Health and Welfare and the first woman from Quebec elected to the House of Commons: "Canada likes to brag that for seven years in a row the United Nations voted us "the best country in the world in which to live". Do all Canadians share equally in that great quality of life? No they don't. The truth is that our country is so wealthy that it manages to mask the reality of food banks in our cities, of unacceptable housing (1 in 5), of young Inuit adults very high suicide rates. This report is a wake up call for action towards truly living up to our reputation."

Giovanni Berlinguer, Member of the European Parliament, member of the International Bioethics Committee of UNESCO (2001–2007) and rapporteur of the project Universal Declaration on Bioethics: "A fairer world will be a healthier world. A health service and medical interventions are just one of the factors that influence population health. The growth of inequalities and the phenomena of increased injustice in health is present in low and middle income countries as well as across Europe. It would be a crime not to take every action possible to reduce them."

Mirai Chatterjee, Coordinator of Social Security for India’s Self-Employed Women’s Association, a trade union of over 900 000 self-employed women and recently appointed to the National Advisory Council and the National Commission for the Unorganised Sector: "The report suggests avenues for action from the local to national and global levels. It has been eagerly awaited by policy-makers, health officials, grassroot activists and their community-based organizations. Much of the research and evidence is of particular relevance to the South-East Asian region, where too many people struggle daily for justice and equity in health. The report will inspire the region to act and develop new policies and programmes."

Yan Guo, Professor of Public Health and Vice-President of the Peking University Health Science Centre, Vice-Chairman of the Chinese Rural Health Association and Vice-Director of the China Academy of Health Policy: “A man should not be concerned with whether he has enough possessions but whether possessions have been equally distributed”, this is a time-honored teaching in China. Constructing a harmonious society is our shared aspiration, and equity, including health equity, composes the prerequisite for a harmonious development. Eliminating determinants that are adverse to health under the efforts from all of the society, promoting social justice, and advancing human health are our shared goals. Let’s join our hands in this grand course!”

Kiyoshi Kurokawa, Professor at the National Graduate Institute for Policy Studies, Tokyo, Member of the Science and Technology Policy Committee of the Cabinet Office, formerly President of the Science Council of Japan and the Pacific Science Association: "The WHO Commission addresses one of the major issues of our global world - health inequity. The report’s recommendations will be perceived, utilized and implemented as a major policy agenda at national and global levels. The issue will increase in importance as the general public become more engaged via civil society movements and multi-stakeholder involvement."

Alireza Marandi, Professor of Pediatrics at Shaheed Beheshti University, Islamic Republic of Iran, former two-term Minister of Health and Medical Education, former Deputy Minister and Advisor to the Minister and recently elected to be a member of the Iranian Parliament: "According to the Islamic ideology, social justice became a priority, when the Islamic revolution materialized in Iran. Establishing a solid Primary Health Care network in our country, not only improved our health statistics, but it was an excellent vehicle to move towards health equity. Now through the final report of the CSDH and implementing its recommendations we need to move much faster in our own country toward health equity."

Pascoal Mocumbi, High Representative of the European and Developing Countries Clinical Trials Partnership, former Prime Minister of the Republic of Mozambique, former head of the Ministry of Foreign Affairs and the Ministry of Health: "The Commission on Social Determinants of Health report will help African leaders adapt their national development strategies to address the challenges to health. These are derived from the current systemic changes taking place in the global economy that affects heavily on the poorest segments of Africa’s population."

Amartya Sen, Lamont University Professor and Professor of Economics and Philosophy at Harvard University, awarded the Nobel Prize in Economics in 1998: "The primary object of development - for any country and for the world as a whole - is the elimination of 'unfreedoms' that reduce and impoverish the lives of people. Central to human deprivation is the failure of the capability to live long and healthy lives. This is much more than a medical problem. It relates to handicaps that have deep social roots. Under Michael Marmot's leadership, this WHO Commission has concentrated on the badly neglected causal linkages that have to be adequately understood and remedied. A fuller understanding is also a call for action."

David Satcher, Director of the Center of Excellence on Health Disparities and the Satcher Health Leadership Institute Initiative, formerly the United States Surgeon General and Assistant Secretary for Health and also Director of the Centers for Disease Control and Prevention: "The United States of America spends more on health care than any other country in the world, yet it ranks 41st in terms of life expectancy. New Orleans and its experience with Hurricane Katrina illustrate why we need to target social determinants of health (SDH) — including housing, education, working and learning conditions, and whether people are exposed to toxins—better than any place I can think of right now. By targeting the SDH, we can rapidly move towards closing the gap that unfairly and avoidably separates the health status of groups of different socio-economic status, social exclusion experience, and educational background."

Anna Tibaijuka, Executive Director of UN-HABITAT and founding Chairperson of the independent Tanzanian National Women’s Council: "Health delivery is not possible for people living in squalor, in dehumanizing pathetic conditions prevailing in the ever growing slum settlements of cities and towns in developing countries. Investment in basic services such as water and education will always remain constrained if not wasted unless accompanied by requisite investment in decent housing with basic sanitation."

Denny Vågerö, Professor of Medical Sociology, Director of CHESS (Centre for Health Equity Studies) in Sweden, member of the Royal Swedish Academy of Sciences and of its Standing Committee on Health: "Countries of the world are presently growing apart in health terms. This is very worrying. In many countries in the world social differences in health are also growing, and this is true in Europe. We have been one-sidedly focused on economic growth, disregarding negative consequences for health and climate. We need to think differently about development."

Gail Wilensky, Senior Fellow at Project HOPE, an international health education foundation. Previously she directed the Medicare and Medicaid programmes in the United States and also chaired two commissions that advise the United States Congress on Medicare: "What this report makes clear is that improving health and health outcomes and reducing avoidable health differences—goals of all countries-- involves far more than just improving the health care system. Basic living conditions, employment, early childhood education, treatment of women and poverty all impact on health outcomes and incorporating their effects on health outcomes needs to become an important part of public policymaking. This is as true for wealthy countries like the United States as it is for many of the emerging countries of the world, where large numbers of people live on less than $2 per day."

 

For more information or interviews, please contact:

Sharad Agarwal
Communications Officer
WHO, Geneva
Tel.: +41 22 791 1905
Mob.: +41 79 621 5286
E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Felicity Porritt
Head, Communications
CSDH, UCL Secretariat
London
Mob.: +44 773 941 9219
E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Share/Save/Bookmark
Share
comments
Il Presidente FnOMCeO di Palermo ha presentato una proposta di programma per le prossime elezioni della Federazione. Un programma articolato in 13 punti che si propone come "alternativo" ad un'ipotesi di continuità con l'attuale guida FNOMCeO.

PROGRAMMA per la FNOMCeO del Presidente OMCeO di Palermo TOTI AMATO


Riteniamo che nessuno di noi abbia alcun dubbio sul fatto che la professione medica, isolata ed accerchiata, sia in una situazione di enorme difficoltà per cause in gran parte esterne ad essa.

La stragrande maggioranza dei medici italiani, date le frustranti condizioni in cui sono molto spesso costretti ad operare, pratica una medicina difensiva che, nella migliore delle ipotesi, produce danni economici ingenti per l’intera collettività e per i singoli cittadini.

Non ci sembra che, a fronte dell’eccessiva invadenza della politica, della scarsissima attenzione alla meritocrazia, dei media che spesso fanno sensazionalismo e scandalismo, delle facili denuncie, delle invadenze di campo di altri profili professionali etc. la Professione abbia saputo reagire, con orgoglio, in maniera appropriata, con terapie e strumenti adeguati a tali difficili situazioni.


Occorrerà pertanto


1) Tutelare l’autonomia e l’indipendenza della professione, comunque e dovunque esercitata, vigilando che il valore deontologico e l’appropriatezza nell’uso delle risorse venga realmente promosso ed esercitato solo a tutela del cittadino. L’attività professionale deve basarsi su principi irrinunciabili della difesa della vita umana e della libertà in scienza e coscienza.


2) Prevedere la presenza degli Ordini in tutti gli Organismi deputati alla promozione e tutela della salute dei Cittadini, se si vuole realmente considerarLi “organi ausiliari dello Stato e delle Regioni”.
Per garantire la qualità dell’assistenza non si dovrà più sopportare, ad esempio, che su tematiche fondamentali quali l’ECM essi non vengano coinvolti, a tutti i livelli e su tematiche non esclusivamente deontologiche, come protagonisti primari. Infine la necessità del finanziamento da parte del Sistema pubblico per i liberi professionisti, dipendenti e convenzionati su tutto il territorio nazionale.


3) Richiedere con forza interventi legislativi che prevedono l’istituzionalizzazione e l’incremento delle attività di conciliazione tra pazienti e medici e/o strutture sanitarie con conseguente deflazione delle cause penali e civili nei casi di lesioni colpose ed omicidio colposo.

Sensibilizzare la magistratura ad una maggiore applicazione dell’istituto della lite temeraria nei casi di manifesta infondatezza del procedimento giudiziario.


4) Regolamentare l’affidamento di incarichi ai Responsabili di Dipartimenti o Unità Operative Complesse nelle strutture ospedaliere e/o territoriali. E’ dilagante al riguardo la pratica di affidare tali incarichi ad operatori non medici anche con sottoposti medici. Nel pieno rispetto di tutti gli operatori della Sanità va chiarito che, proprio a tutela della salute dei cittadini, per assicurare la migliore organizzazione sanitaria delle diverse strutture di diagnosi e cura, è indispensabile l’affidamento della responsabilità di vertice ad una elevata professionalità tecnico scientifica e terapeutica che solo il medico può assicurare, individuando ed utilizzando al meglio la collaborazione delle altre figure professionali presenti.


5) Pretendere una seria pianificazione delle scuole di specializzazione e del triennio di formazione in medicina generale commisurandole alle reali esigenze.


6) Istituire l’Autorità Garante della salute dei cittadini con potere di comminare sanzioni e che abbia compiti, da definire con legge, di verifica e garanzia dell’assistenza sanitaria pubblica e privata, e di vigilanza sulla corretta informazione da parte dei media .


7) Riaffermare le caratteristiche di atto medico delle medicine non convenzionali, favorendo anche per esse un’intensa attività di ricerca.


8) Riconoscere e normare, in una Sanità totalmente “governata” dalle Regioni, le Federazioni Regionali degli Ordini


9) Promuovere iniziative concrete e non semplici declaratorie, per una profonda riforma dell’Istituzione Ordinistica anche finalizzata alla più ampia rappresentatività dei professionisti.


10) Rilanciare l’immagine della professione medica attraverso una forte, concreta e strutturale campagna di comunicazione rivolta ai cittadini sull’importanza, soprattutto per loro, del Codice Deontologico, per averli alleati in battaglie comuni.


11) Programmare un concreto sostegno ai piccoli Ordini che, proprio per le dimensioni territoriali ridotte, sono più inseriti nel contesto sociale e quindi più in grado di “avvicinare” i cittadini e le Istituzioni alla Professione. Occorre mettere in campo tutte le iniziative per garantire una uniforme applicazione di livelli essenziali ordinistici a favore di tutti i medici ed odontoiatri italiani (servizi legali, informatici, previdenziali, aggiornamento etc.) e prevedere per i piccoli Ordini una minore contribuzione, visto anche il consistente avanzo di bilancio della Federazione.


Agire affinché il Comitato Centrale e il Consiglio
Nazionale pongano più attenzione, nei confronti dell’Onaosi, che svolge assistenza in favore dei figli e delle famiglie dei sanitari coniugando, il valore irrinunciabile della solidarietà di categoria, con contributi estremamente contenuti rispetto ai benefici previsti.


13) Promuovere una riorganizzazione della scelta e della verifica dei consulenti tecnici di ufficio la cui speciale competenza dovrà essere certificata sulla base di una reale e comprovata esperienza professionale


Toti Amato
Roma, 20 febbraio 2009


Fonte Ufficio Stampa FNOMCeO

Commento di Luca Puccetti

E' un bel programma che si prefigge di ridare fiducia ed autonomia ai medici ed un ruolo fattivo agli Ordini, al fine di tutelare veramente i cittadini, evitando strumentalizzazioni e distorsioni. Un programma che si promette di ridare un ruolo terzo ed indipendente all'Ordine nei confronti della Politica e dei Centri decisionali e di superare quelli che sono dei chiari limiti all'azione attuale della Federazione che si caratterizza per un'incapacità a rappresentare tutte le istanze provenienti dai vari comparti della professione e che ha portato a compimento solo nella gestione dell'immagine e della presenza mediatica quell'azione di rilancio del ruolo degli Ordini che è ineludibile e che trova oggi una grande chance per contrastare la deriva mercantilistica della concezione della professione. L'attuale crisi mondiale sembra infatti ridare fiato e gambe a concetti che apparivano solo pochi mesi or sono autentici residuati di un'ideologia apparentemente sconfitta dalla storia e dalla forza della finanza e dei commerci.

Secondo gli esponenti dei potentati economico finanziari ed i loro vessilliferi dell'informazione il sistema italiano degli Ordini contrasterebbe con i Trattati Cee che vietano ogni intesa tra le imprese che abbia effetti restrittivi della concorrenza e del mercato. Tutto questo, secondo il compatto fronte dei nemici degli Ordini, impedirebbe la formazione di un prezzo di mercato, l'informazione del consumatore con i consueti canali pubblicitari ed, infine, il libero esercizio della professione.

Occorre tuttavia riflettere sul fatto che le attività raccolte negli ordini (mediche, giudiziarie, ingegneristiche ecc.) si svolgono di regola in settori assai delicati dove le regole del mercato non possono essere l'unico criterio di giudizio. Appare evidente che nei settori regolati dagli ordini esiste una fortissima asimmetria di conoscenze tra il cliente ed il professionista che presta la sua opera. In settori come quello della salute e della giustizia, ad esempio, il cliente non ha affatto la capacità di giudicare, come quando sceglie una lavatrice, chi possa fornirgli servizi appropriati e neppure di valutare se le tariffe richieste possano valere la prestazione offerta.

Pertanto non possiamo concordare con chi auspica che dalla medicina si passi alla post-medicina ossia ad una sorta di medicina in cui i giudizi del cliente siano fatti assurgere al ruolo di indice principe delle performances, come si trattasse di un rapporto tra consumatore e produttore di beni di largo consumo.

Non può infatti essere inoltre sottaciuto il fatto che in molte attività professionali non vi è obbligo di risultato, ma di corretto impiego di mezzi secondo protocolli validati scientificamente. Il "cliente" non ha in sostanza, tranne casi particolari, il diritto ad essere guarito, ma ben curato secondo i migliori standard adottabili nella realtà del paese, non ha il diritto ad essere assolto, se sottoposto a giudizio, ma ad essere ben difeso. L'impossibilità a ricorrere al giudizio sull'esito positivo o meno del servizio richiesto rende ancor più difficile per il cliente comprendere se il servizio ricevuto sia stato adeguato all'obbligo del corretto impiego di mezzi oppure se ci siano state omissioni, manchevolezze od errori. E' solo tramite la mediazione culturale e professionale di organi ausiliari dello Stato, quali sono gli Ordini che si può evitare che siano offerti servizi apparentemente allettanti, ma in realtà tecnicamente e professionalmente scadenti.

Con la proposta Amato si intende proporre un sistema che limiti il ricorso alle liti temerarie, ossia a quelle richieste di risarcimento palesemente infondate che sono all'origine di un terribile costo per la collettività che limitatamente all'ambito sanitario, deve farsi carico degli ingenti oneri della cosiddetta "medicina difensiva".

Pur con tutti i loro limiti, gli Ordini rappresentano ancora uno degli ultimi ed apprezzabili residui di struttura corporativa della società dal momento che garantiscono la libera iniziativa e la concorrenza dei singoli professionisti assicurando nel contempo che il mercato non sia il sovrano assoluto.

Non è dunque un caso che gli Ordini professionali siano stati aboliti dalla Rivoluzione francese (come tutte le corporazioni di arti e mestieri): gli avvocati furono addirittura soppressi da chi, evidentemente, riteneva che i processi dovessero essere solo popolari. In Italia, essi seguirono più o meno la stessa sorte con l'avanzare delle armate napoleoniche e furono poi ripristinati solo nel 1874. Erano, del resto, gli anni in cui anche nel mondo cattolico, si assisteva ad una notevole ripresa di interesse per le vecchie corporazioni viste come valida alternativa sia al laissez faire liberale -che aveva causato fenomeni come la giornata lavorativa anche di 16 ore, il lavoro minorile e l'assenza di ogni tutela sociale- che al nascente sindacalismo socialista.

Chi sono gli avversari degli Ordini professionali?

- i tecnocrati per i quali non c'è posto che per l'homo oeconomicus. Essi detestano pertanto l'esistenza di corpi intermedi che, come la famiglia e le associazioni di categoria, si frappongono tra l'individuo e lo Stato difendendo l'esistenza di tutto ciò che non è mercificabile;

- il mondo che fa capo ai poteri forti economico, finanziari, assicurativi che vorrebbe lucrare anche sul lavoro di un milione e mezzo di persone (tanti sono i professionisti in Italia). Aboliti gli Ordini, gli avvocati, i commercialisti, gli architetti, gli ingegneri, i medici diverrebbero infatti facile preda di quelle società multifunzionali dove il professionista, oggi lavoratore autonomo, si trasformerebbe a poco a poco in un dipendente: né più né meno di come i supermercati hanno fatto sparire o fagocitato i piccoli commercianti;

- chi ha interesse a far confluire le ricche casse pensionistiche di molti ordini professionali (sostenute con il denaro degli iscritti e senza oneri per lo Stato) nel marasma dei fondi pensionistici pubblici.

Sparito infatti il mondo delle professioni, un altro non insignificante passo sarebbe compiuto verso uno stato di cose livellato, tecnocratico, globalizzato cui proporre i servizi in modo massificato e programmato come avviene oggi per le merci, che vengono propinate su scala di massa, con pochissime variazioni, da Pechino a New York. Si perderebbe tutta la tradizione e la peculiarità, sedimentata nei secoli nelle professioni, essenza della cultura e della storia dei popoli. La mercificazione dei servizi professionali trasformerà tanti intellettuali indipendenti in garzoni di catene dispensatrici di servizi standardizzati di massa che faranno lucrare gli azionisti ed i dirigenti. Il cittadino non avrebbe più davanti a sé un professionista indipendente con cui intrattenere un rapporto peculiare e per il quale egli è un significativo cliente, ma un funzionario fornito da una holding rispetto alla quale egli ha la stessa importanza di quando passa con il carrello della spesa davanti alla cassa del supermercato.

Per fortuna che il modello mercantilistico basato sulla totemizzazione della finanza, del guadagno, delle performances sta implodendo lasciando spazio al recupero degli antichi valori.

In tal senso va la proposta qualificante di Istituire un'Authority che vigili anche sull'informazione al pubblico. Attraverso le mentite spoglie dell'empowerment del cittadino si sta infatti celando il tentativo di introdurre la pubblicità diretta mediante un'azione diffusa e capillare di persuasione del pubblico sulla necessità di effettuare esami, di assumemre farmaci, di sottoporsi a screening "preventivi". Oltre all'informazione palesemente falsa od esagerata, che è la meno pericolosa, in quanto si rivela nella sua enormità e nella sua esagerazione anche agli spiriti semplici, esiste infatti un'informazione molto più pericolosa, giocata sui chiaroscuri, sull'enfasi di questo e non di quello, sui passaggi mediatici degli opinion leaders dagli enormi conflitti di ineteresse e dei loro accattivanti slogan: prevenire è meglio che curare" abbassare il colesterolo allunga la vita.... E' questa l'informazione più pericolosa e distorsiva, quella che induce al consumismo sanitario, che sta uccidendo i sistemi sanitari pubblici e che incita ad inseguire il raggiungimento ed il superamento di nuovi limiti, con una promessa faustiana di salute tanto sfacciata quanto impossibile.
Share
comments
Farmaci omeopatici introvabili in Italia

fonte: www.lastampa.it
Il nostro Paese è in ritardo ad attuare la direttiva europea del 2006
Eppure 9 milioni gli italiani che si curano con l'omeopatia
DANIELA DANIELE
ROMA
Sono circa 9 milioni gli italiani che si curano con l’omeopatia. Ma, a meno di emigrare in Francia, Germania o Svizzera per procurarseli, non possono accedere ai ritrovati più recenti. «Dal 1995, infatti, nel nostro Paese non è consentito immettere in commercio nuovi prodotti», riferisce Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna Spa, azienda italiana leader per le medicine non convenzionali.

Tutto questo perchè nel nostro Paese non s’è ancora data attuazione alla direttiva europea del 2006 che prevede l'allineamento tra l'Italia e tutti i Paesi dell'Unione in tema di regolamentazione e commercializzazione di nuove categorie di farmaci, tra i quali gli omeopatici. A stabilire le procedure di registrazione e immissione in commercio, un ruolo di fondamentale importanza è svolto da Aifa, l’Agenzia Italiana del farmaco che, dopo aver provveduto a una prima fase di regolarizzazione, adesso è ferma da oltre un anno. E finché le disposizioni non saranno pubblicate sulla gazzetta ufficiale, tutto resterà come prima.

Oltre a sottrarre opportunità di cura a milioni di cittadini, la situazione si sta risolvendo in un danno economico non indifferente per le 30 aziende che operano sul territorio nazionale, con un fatturato di 300 milioni di euro all’anno che producono, nelle casse dello stato, 50 milioni di euro di contributi. E in un a perdita di posti di lavoro. Proprio Guna, che aveva programmato di assumere da 100 a 150 persone in due anni, ora si trova in difficoltà.

Non solo: è probabile, da parte della Comunità Europea, anche una sanzione economica che colpirà direttamente tutti i contribuenti.

Nel frattempo, diverse interrogazioni sono arrivate al ministero competente. «Vi è effettivamente una situazione di stallo da parte dell'Aifa per quanto riguarda le procedure di registrazione semplificata dei farmaci omeopatici come da direttiva europea», ossera il senatore Daniele Bosone, esponente della Commissione Sanità del Senato. Annuncia che presenterà al più presto un’ interrogazione parlamentare al ministro della Salute e a quello delle Attività Produttive per fare luce sulla vicenda. E aggiunge: «Sarà mia cura sollecitare il governo affinché si faccia carico del problema».
Share
comments
Link Exchange With Omeopatianet - Omeopatia