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Image Creativi culturali. Ma chi sono? Cosa fanno? Dove sono? Cosa creano? E come? Cerchiamo di capire meglio… In Creativi Culturali (Xenia, 2009) si legge l’interessante profilo di questi soggetti. In Italia e negli Usa rappresentano circa il 35% della popolazione adulta. Hanno una visione del mondo che si oppone a quella dominante. Coltivano l’anima, la spiritualità. Hanno molta cura della qualità delle relazioni interpersonali. Credono nel beneficio di cure alternative come l’omeopatia, la cromoterapia, la pranoterapia. Sono disposti a spendere di più in cambio di reali vantaggi fisici e morali.

La pace è per loro la condicio sine qua non di ogni evoluzione positiva. L’ecologia e il benessere del pianeta interessa loro moltissimo. Prendono distanza dall’edonismo, dalla materialità dei beni, dal cinismo produttivo. Non si informano con mezzi tradizionali quali la televisione generalista. Creano la loro informazione, si nutrono di controinformazione, si orientano preferibilmente verso il consumo critico. Prediligono prodotti culturali ai prodotti materiali.

Per loro non è importante avere la macchina bella, il terzo cellulare del colore all’ultima moda. Gli occhiali dello stilista più in voga. La borsa griffata da portare sul gomito alto (posizione scomoda, innaturale per altro, e brutta a vedersi). Per loro ciò che conta realmente è la realizzazione dei sé. Si badi bene, non del sé isolato. Del sé collegato ad un tutto. Già, perché i creativi culturali sono anche profondamente olistici, credono in un tutto collegato armonicamente, dove il singolo ha sì importanza, ma ne ha ancora di più quando è connesso al tutto.

Creano una nuova cultura, un’originale energia. Perché si sono resi conto degli effetti negativi e delle conseguenze irreparabili del modello materialista sinora dominante. Quello che ha portato alla famigerata “crisi”. Crisi energetica, economica. Crisi personale, crisi sociale. Ma la crisi secondo l’etimologia greca è un momento di separazione. Un momento di svolta, che separa una maniera di essere da un’altra differente.

Vediamole così queste crisi. Come occasioni per creare una maniera differente di vivere. Occorre essere creativi per vivere meglio. Occorre essere creativi per trovare del bene anche nei momenti più difficili. Che i creativi culturali possano davvero unire le loro voci. Che possano aumentare. Che possano attuare il loro potenziale di cultura dominante. Che possano influenzare positivamente il sistema politico.

Dobbiamo cambiare per sopravvivere su questo pianeta. Cambiare in meglio. Cambiare in tempo.

a cura di Silvia Passini di LifeGate


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'Incubo tribunale' per i 6 mila chirurghi italiani impegnati in sala operatoria ogni giorno, per un totale di 4,5 milioni di operazioni l'anno. Nel 2008 le richieste di risarcimento nel nostro Paese sono state 30 mila, e 12 mila i processi penali

"L'80% dei professionisti del bisturi nel corso della propria carriera incappa in almeno una richiesta di risarcimento. Accuse di malpractice - spiega Enrico De Antoni, presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), presentando a Roma i temi del Congresso nazionale Sic al via il 25 ottobre a Rimini - che nell'80% dei casi si risolvono con un'assoluzione, dopo un iter processuale che dura anche 7-8 anni". Così, proprio "il timore di possibili conseguenze penali ha creato in questi anni la premessa della medicina difensiva: l'80% dei chirurghi prescrive esami inutili, e il 20% evita di operare se l'intervento è troppo a rischio di contenzioso". Con costi pesanti per la sanità. "Si calcola che gli esami e le visite inutili della medicina difensiva costino 2-3 miliardi l'anno", aggiunge Rocco Bellantone, segretario generale Sic. Ad alimentare questo meccanismo perverso è, secondo il presidente del Congresso, Gianfranco Francioni, "una cattiva comunicazione tra il medico e i pazienti, specie nei casi più difficili e negli interventi più rischiosi". Così è nata una sorta di "industria del risarcimento, che ad esempio a Roma vede pagine di pubblicità sui quotidiani locali per pubblicizzare il contenzioso medico legale", aggiunge Bellantone. "Non chiediamo la depenalizzazione degli errori medici - precisa il segretario generale della Sic - ma una giurisprudenza che disciplini gli atti medici". Occorre "costituire un sistema che faciliti la segnalazione degli errori - segnala De Antoni - e favorisca la possibilità di apprendere dai fallimenti. Ma anche norme specifiche per il settore medico-chirurgico, ancora oggi assenti. Basti pensare che il settore è regolato dal Codice Rocco del 1930, le proposte di legge sul rischio clinico e la responsabilità civile e penale sono invece ancora ferme".
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Limiti ed efficacia della farmacologia, ricordando il talidomide

Fonte: http://www.greenreport.it

GROSSETO. Le donne in stato di gravidanza oggi sanno bene che i farmaci durante il periodo di attesa e poi di allattamento è meglio non prenderli, se non se ne può proprio fare a meno. Ma non era questa una convinzione altrettanto diffusa negli anni cinquanta-sessanta, quando proprio alle donne in gravidanza veniva prescritto come antinausea o blando sedativo la talidomide, in quanto veniva presentato come un rimedio con un profilo tra rischi e benefici assolutamente a favore dei secondi e per questo motivo si preferiva ai barbiturici (che avevano effetti simili) proprio nei nove mesi di attesa.

Purtroppo i nati con malformazioni gravissime in quel periodo fecero ricredere su queste convinzioni e alla fine del 1961 la talidomide venne ritirata dal commercio, dopo che il suo uso sotto diverse denominazioni si era diffuso in ben 50 paesi diversi e dopo che aveva prodotto migliaia di deformazioni (si stima siano almeno 10mila in tutto il mondo) , tra cui la più diffusa è la focomelia, ovvero la totale o parziale assenza di arti o la loro malformazione.
La talidomide è stata poi reintrodotta dall'Aifa anche in Italia ma solo per intervenire in alcuni casi di tumore raro (come il mielosa multiplo) dove pare sia stata verificata l'efficacia, nonostante i gravi effetti collaterali che esso ha dimostrato avere.

E' notizia di questi giorni che ai circa 100 soggetti che hanno riportato queste conseguenze per l'uso della talidomide da parte delle loro madri quando erano in gravidanza, il ministero del Welfare riconoscerà un indennizzo di circa 4mila euro al mese.

Il caso della talidomide è ben noto, forse anche per il fatto che fu uno dei primi casi in cui emergevano gli effetti collaterali dovuti all'uso dei farmaci, e quindi si appannava l'aurea del potere salvifico che in quegli anni si attribuiva alle nuove molecole che uscivano dalle industrie farmaceutiche, infine perché il suo ritiro dal commercio venne sostenuto con una vasta e dura campagna condotta da medici, avvocati e giornalisti.

Ma il fatto che i farmaci sono sempre portatori di effetti collaterali non è certo né una novità né tantomeno un elemento sottaciuto.
Che «non esistono farmaci innocui» e che «tutti i farmaci a fronte di benefici danno luogo a reazioni tossiche» è lo stesso Sergio Garattini dell'autorevole Istituto Mario Negri a sostenerlo. E i più comuni effetti collaterali che si riscontrano per l'uso di farmaci«Sta allora alle autorità sanitarie,dice il direttore del Mario Negri «stabilire quando il rapporto benefici-rischi è troppo spostato verso i rischi e può rappresentare un pericolo per la salute pubblica».

Ma la maggior parte delle volte che i rischi per la salute siano maggiori dei benefici, emerge quando ormai gli effetti sono evidenti perché il farmaco è diffuso e usato da pazienti speranzosi di trarne giovamento per curare le loro patologie. Sino a contare diversi morti come nel caso del Vioxx, un antinfiammatorio che determinava gravi effetti all'apparato cardiaco.

Un problema che si potrebbe attribuire all'approccio utilizzato per calcolare il bilancio rischi-benefici, ovvero l'assunzione che su tutti gli individui si manifesti la stessa relazione farmaco-recettore; quando poi - e non è una ipotesi peregrina- sono le stesse aziende farmaceutiche a falsare le informazioni scientifiche come è accaduto alla Pfizer che si è vista multare per 2,3 miliardi di dollari per frode e informazioni falsificate.

Detto questo è innegabile che la farmacologia abbia determinato notevoli benefici alla salute umana e alla speranza di vita degli individui, ma quello che appare poco plausibile è che ancora vi siano attacchi all'arma bianca (l'ultimo è dello scorso mese di agosto) all'uso dell'omeopatia o alle altre medicine spesso denominate non convenzionali, ma che sempre più spesso invece proprio da chi le pratica sono usate in maniera complementare. Perché ne conoscono bene limiti ed efficacia.


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Fonte: www.lastampa.it

ANNA MASERA
L’omeopatia italiana è sul piede di guerra, perchè non è ancora riconosciuta come scelta terapeutica non convenzionale, alternativa o quantomeno complementare alla medicina tradizionale, nonostante una precisa direttiva europea del 1992.

«L’Italia sta vivendo un paradosso che lede il diritto alla libertà di scelta terapeutica sancito dalla nostra Costituzione» denuncia un comunicato battagliero sottoscritto dalla Fiamo (Federazione italiana delle associazioni e medici omeopati), l’Aiot (Associazione Italiana Omotossicologia), la Sima (Società Italiana di Medicina Antroposofica) e la Siomi (Società Italiana Omeopatia e Medicina Integrata): «Siamo stanchi della situazione di stallo che ancora vige in Italia» spiega il dottor Pindaro Mattoli, segretario nazionale della Fiamo. «Le omeoterapie sono ostacolate da una burocrazia tipica della pigrizia italica, ma soprattutto da una mentalità contraria alla medicina non convenzionale». In effetti, al contrario degli altri Paesi europei, in Italia dal 1995 non è ancora possibile immettere sul mercato nuovi farmaci omeopatici, non è possibile fare pubblicità al farmaco omeopatico e non è possibile inserire le indicazioni terapeutiche. Eppure l’Italia è il terzo in Europa dopo Francia e Germania nell'utilizzo di farmaci omeopatici: secondo l’ultima indagine del Censis (pubblicata nel gennaio 2009), oltre il 23% degli italiani nel 2008 ha fatto ricorso a medicine non convenzionali o complementari e alternative; oltre dieci milioni di cittadini che, convinti dell'efficacia delle cure non convenzionali, le utilizzano pur sapendo che sono interamente a loro carico. E la federazione degli Ordini dei medici già nel 2002 ha riconosciuto Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Antroposofica insieme ad altre sei medicine complementari e alternative come atto medico, mentre alcune facoltà di Medicina e Chirurgia dedicano corsi e master all’omeopatia e alla medicina antroposofica.

«Migliaia di medici italiani - si legge nel documento di protesta - esprimono profonda preoccupazione per la mancata attuazione della Direttiva Europea sui Farmaci, recepita ben tre anni fa. Tutto ciò crea un danno al cittadino, alle aziende, che vedono limitate le proprie risorse per gli investimenti in ricerca medico-scientifica e soprattutto agli oltre 20 mila medici che scelgono di usare i medicinali omeopatici e che, per l'impossibilità di disporre di nuove armi terapeutiche, vedono limitate le proprie possibilità di cura». I rischi? «Che si lasci spazio all’operato di guaritori e ciarlatani, senza garantire l’uguaglianza dei cittadini che scelgono di curarsi con l’omeopatia, l’omotossicologia e la medicina antroposofica» rispondono le associazioni mediche di categoria, che - nonostante ci tengano a sottolineare le rispettive diversità - hanno deciso di comune accordo di lanciare una campagna perché la legge sulle medicine complementari e alternative che le racchiude venga finalmente licenziata in Commissione Sanità e proposta al voto in Parlamento. E invitano i medici prescrittori di medicinali omeopatici a sensibilizzare i loro pazienti sul pericolo che molti dei preparati oggi in commercio non possano più essere disponibili in farmacia.

«In Italia aspettiamo da anni, ma come sempre le priorità sono altre e la discussione in Parlamento slitta da un mandato all’altro» osserva il dottor Alberto Magnetti, medico omeopatico dell’Istituto Omiopatico Italiano a Torino, secondo cui «la realtà della medicina non convenzionale in Italia è un po’ contorta, ma forse rappresenta bene il nostro “stile” nazionale». Poichè in Svizzera lo scorso maggio grazie a una forte pressione popolare è stata modificata la costituzione federale per inserire il principio di libertà di cura con le medicine complementari e alternative, gli addetti ai lavori in Italia sperano di ottenere lo stesso risultato. Ma l’Italia, si sa, non assomiglia gran che alla Svizzera.

Per approfondire e dire la vostra : www.lastampa.it/omeopatia e www.lastampa.it/omotossicologia

QUATTRO DOMANDE A GIOVANNI GORGA
Esperto di omeoterapie e portavoce di Guna, che gestisce il blog www.lastampa.it/omotossicologia
1. Qual è la ragione primaria della protesta?
La Direttiva Europea 219/2006 recepita dal nostro Paese e che deve regolamentare il medicinale omeopatico consentendone appunto la pubblicità, l'introduzione delle indicazioni terapeutiche e la possibilità di registrare nuovi farmaci e farmaci già presenti sul mercato , ancora manca di attuazione effettiva. La mancata attuazione lede i diritti di medici e cittadini utilizzatori dell'omeopatia e imbavaglia l'intero settore produttivo che vede sempre meno risorse per investimenti di ricerca medico-scientifica e per l'occupazione.

2. Quindi il problema è doppio?
Sì. Da una parte la definizione rapida di una legge che regolamenti la professione e la formazione ( attualmente la Commissione Sanità del Senato sta lavorando proprio a questo progetto di Legge) e dall'altra, l'attuazione piena e concreta senza ritardi ulteriori della Direttiva Europea sui Farmaci che regolamenta il "medicinale omeopatico" e che già consentirebbe un grande passo avanti per il nostro Paese. Tra l'altro questo sforzo ci viene proprio chiesto dalla Comunità Europea.

3. Chi è che ostacola il riconoscimento dell'omeopatia come medicina non convenzionale?
E' un problema soprattutto culturale e di ritardi burocratici tipici nostrani, non di lobby contrarie: Farmindustria, che rappresenta la medicina convenzionale, non risente certo della concorrenza.

4. Perchè, quanto fatturano le omeoterapie in Italia?
Trecento milioni di euro l'anno, cioè neanche il 2 per cento del mercato globale farmaceutico italiano.
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Articolo a cura del dott. Gianfranco Trapani http://portale.trapanigianfranco.it/
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Influenza stagionale ed Influenza A/H1N1v

detta erroneamente influenza suina

Tratto e modificato: da Trapani Gianfranco: Collana Curarsi con l’omeopatia

“ Influenza e malattie da raffreddamento” Red edizioni Milano

 

L’Influenza A/H1N1v ovvero Influenza A causata da un virus variante dell’H1N1 è una delle tante forme influenzali che ogni anno si verificano in tutto il mondo. Come tutti gli anni la malattia interesserà milioni di persone e nel nostro paese, in Italia, ne moriranno alcune migliaia. L’influenza stagionale ogni anno muoino circa 5.00 persone, per l’ Influenza A/H1N1v si stima che il tasso di mortalità sarà inferiore, ovvero i decessi dovrebbero essere meno della metà ovvero tra i 1.550 ed i 2.500. le previsioni sono teoriche ed è sempre terribile, per un medico pensare ai propri pazienti che muoiono. Un aiuto contro questa malattia viene dalla conoscenza, avere le idee chiare su che cosa è esattamente un virus e cosa si può fare per combatterlo è lo scopo di tutti questi articoli che leggerete in questa pagina

Che cosa provoca un virus

I virus sono dei parassiti,  non possono vivere da soli ma hanno bisogno di una cellula ospite per poter sopravvivere e riprodursi.

La loro forma e le loro dimensioni sono variabili. Hanno un involucro esterno detto capside, costituito da proteine ed uno solo dei due acidi nucleici presenti nelle proteine (il DNA o l’RNA).

I virus necessitano di un ospite vivo per potersi riprodurre.

Per replicarsi un virus deve

aderire alla parete della cellula ospite saldandosi alla sua membrana esterna.

penetrare dentro la cellula, e questo avviene grazie a degli enzimi detti lisine, che digeriscono il materiale della parete cellulare.

Per permettere al virus di replicare, la cellula ospite subisce delle modificazioni della sua struttura metabolica. Producendo le proteine che gli servono. Questa fase viene definita pre-replicazione. A questo punto la cellula ospite inizia  a produrre il genoma virale, quindi parliamo di replicazione.

Sintesi, vengono prodotte nel citoplasma le proteine della parete virale attraverso le informazioni contenute nei geni virali, quindi queste vengono montate per costruire il capsomero attorno a del materiale genetico del virus nuovo, in pratica si assemblano le strutture prodotte per formare nuovi virus infettanti.

Questi verranno rilasciati all’esterno della cellula ospite, e quando usciranno danneggeranno al cellula stessa facendola soffrire, ed in ogni caso, una volta nel sangue, i virus nuovi saranno pronti ad attaccare la nuova cellula ospite

Che cosa sono i virus dell’influenza

I virus dell’influenza appartengono alla  famiglia degli Ortomixovirus, e posseggono del materiale genetico di tipo RNA

La loro struttura assomiglia ad una sfera che ha all’esterno dei bastoncelli costituiti da glicoproteine e sono essenzialmente due, l’emoagglutinina (proteina H) e la Neuraminidasi (proteina N), ovvero gli antigeni dell’influenza.

ANTIGENI H N

ANTIGENI H se ne conoscono 16 tipi H1, H2, H3, ……..H16

ANTIGENI N se ne conoscono 9 tipi  N1, N2, N3, ……..N9

Il mantello esterno contiene una matrice interna nella quale c’è il materiale formato da filamenti di RNA.

Il virus dell’influenza penetra nella cellula attraverso un vacuolo (endosoma), quando è dentro  libera suoi filamenti di RNA che migrano nel nucleo della cellula ospite e daranno origine a nuovi filamenti di RNA. Intanto nel citoplasma sono state prodotte nuove proteine virali per costruire  la parte esterna del virus. Così vengono costruiti nuovi virus influenzali.

Quando i virus escono dalla cellula la distruggono e  provocano i sintomi dell’infiammazione cioè i disturbi tipici delle malattie virali.

I virus conosciuti e responsabili delle epidemie di influenza sono  il tipo A, il tipo B ed il tipo C.

I primi due tipi, quello A  quello B sono i responsabili della classica influenza, mentre il tipo C provoca un comune raffreddore. A sua volta il virus A è più pericoloso del virus B, ed è quello che causa le pandemie.

I virus influenzali di tipo A (24 sottotipi) colpiscono in prevalenza l’uomo e sono capaci di infettare anche altre specie animali e di “saltare” da una specie all’atra (anche se non è semplice).

I virus di tipo B colpiscono solo l’uomo e non se ne conoscono sottotipi.

Il problema più  importante del virus dell’influenza è che due virus diversi possono infettare la stessa cellula provocando una ricombinazione virale o la mutazione virale. Questa provoca un cambiamento delle proteine di superficie del virus e questo gli permette di eludere la sorveglianza del sistema immunitario dell’uomo, ovvero l a sua produzione di anticorpi, che è già stato infettato da un virus simile o che è stato vaccinato.

Queste ricombinazioni o mutazioni avvengono in due modi diversi:

la deriva antigenica o antigenic drift,: graduale e progressiva mutazione delle proteine di superficie del virus. I virus A sono molto soggetti a questo fenomeno e  per questo sono i responsabili delle infezioni stagionali, le nuove strutture antigeniche non sono riconosciute dal sistema immunitario e le persone si ammalano.

Lo spostamento antigenico o antigenic shift,. Due virus A diversi infettano contemporaneamente la stessa cellula, il loro materiale genetico e le loro strutture proteiche si mescolano a caso. Il risultato è di un virus totalmente diverso dai due di partenza.

QUESTO, ovvero la comparsa di un virus nuovo, con potenzialità aggressive sconosciute e diverse dai virus di origine, È L’UNICO REALE PERICOLO DELL’INFLUENZA  A/H1N1V VERSO IL QUALE IL VACCINO È INUTILE, L’UNICA STRATEGIA POSSIBILE È QUELLA DI POTENZIARE LA CAPACITÀ DEL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO DI REAGIRE ALLE MALATTIE INFLUENZALI

Questo spostamento determina la comparsa di un nuovo tipo di ceppo virale con una proteina di superficie sconosciuta al sistema immunitario dell’uomo.

Lo spostamento antigenico si verifica tra virus umani ed animali o per la trasmissione di virus non umani all’uomo.

I vari gruppi di popolazione del mondo abitato, non conoscono questi virus nuovi,  e non hanno capacità  di risposta antigenica verso queste infezioni.

Le malattie provocate sono improvvise ed invasive, coinvolgono tutti i gruppi di età e tutte le popolazioni del mondo. I viaggi facilitano al loro diffusione, in poco tempo ci possiamo trovare di fronte ad una pandemia.

Come si trasmette il virus  ed  i segni clinici dell’influenza stagionale e dell’influenza A/H1N1v

L’influenza è una malattia infettiva acuta, di origine virale, che interessa tutte le vie respiratorie, dalla gola ai bronchi ai polmoni,  generalmente benigna, può avere gravi complicazioni.

La malattia è molto contagiosa perché si trasmette facilmente

attraverso le goccioline di muco e di saliva che la persona infetta sparge nelle sue vicinanze con la tosse e gli starnuti (goccioline di Flugge),

attraverso il bacio

bevendo alla stessa bottiglia allo stesso bicchiere

prendendo in mano un oggetto subito dopo che lo ha toccato una persona malata e toccandosi subito gli occhi, la bocca ed il naso.

Il periodo di incubazione dura da 1 a 4 giorni (in media 2 giorni), la persona inizia ad ammalarsi ed è  già contagiosa.

Il periodo del contagio inizia quindi 3 o 4 giorni pria della malattia e continua per 5 o 6 giorni dopo che la persona si è ammalata.

Il contagio, in situazioni di bassa temperatura ed umidità e si diffonde facilmente in ambienti chiusi ed affollati.

Nell’organismo, provoca un fenomeno infiammatorio con

raffreddore,

lacrimazione,

mal di gola e tosse;

questi sintomi sono più violenti che in  qualsiasi altro virus respiratorio.

La febbre compare fino a 40 °C, specialmente nei bambini, e si associa a:

sensazione di malessere generale con perdita dell’appetito

dolori ossei e muscolari

tutti questi sintomi si associano a quelli respiratori,

tosse,

mal di gola,

congestione nasale

congiuntivite.

La diagnosi è clinica.

Nel linguaggio comune, l’influenza viene spesso confusa con altre malattie meno gravi in particolare tutte le malattie da raffreddamento, in particolare i sintomi del raffreddore vengono  confusi spesso con quelli dell’influenza.


DIFFERENTI MANIFESTAZIONI CLINICHE DELL’INFLUENZA

NEGLI ADULTI E NEI BAMBINI.

ADULTI BAMBINI
Febbre Abbastanza frequente Molto frequente
Dolori muscolari Molto frequente Scarsi
Senso di sofferenza generale Scarso Molto frequente
Disturbi allo stomaco ed all’intestino Quasi inesistenti Abbastanza frequenti
Otiti, Sinusiti, Tonsilliti Scarsi Abbastanza frequente
Broncopolmoniti, polmoniti Abbastanza frequenti Scarsi


Le complicanze dell’influenza stagionale e dell’influenza A/H1N1v

Le malattie respiratorie causate o aggravate dall’influenza

Se l’influenza colpisce persone sane, ha un andamento benigno.

Nelle persone con problemi del sistema immunitario, nei bambini con malattie croniche, nelle persone anziane può dare origine a malattie definite complicazioni dell’influenza.

  • Nei bambini sono particolarmente frequenti le otiti, le sinusiti ed i focolai broncopolmonari.
  • Negli anziani sono frequenti le polmoniti batteriche e l’aggravamento improvviso di malattie croniche dell’apparato cardiocircolatorio e del diabete.
  • La polmonite virale causata dal virus dell’influenza, colpisce di solito gli adulti giovani oltre i 40 anni. Questi non presentano particolari fattori di rischio nel 40% dei casi mentre per il 60% dei casi sono affetti da malattie che deprimono il sistema immunitario come infezione da HIV  o altre malattie croniche.

I sintomi sono caratteristici perché  oltre alla febbre, alla tosse, ed allo scadimento delle condizioni generali, compare la difficoltà respiratoria grave che si associa ad una abbondante emissione di catarro attraverso la bocca, a volte associata a sangue..

Le polmoniti batteriche secondarie (il germe più frequentemente in causa è lo Streptococcus pneumoniae, seguito dallo Staphylococcus aureus, più raramente l'Haemophilus influenzae e i bacilli Gram-negativico), colpiscono di solito gli adulti e compaiono dopo che l’influenza inizia a migliorare.

Le altre complicanze sono la sinusite e l’otite.

La sindrome di Reye invece caratterizzata da encefalite (infiammazione con versamento di liquido nelle strutture cerebrali), epatite (infiammazione del fegato) ed ipoglicemia (riduzione degli zuccheri nel sangue), si verifica più spesso nei bambini che hanno assunto per far abbassare la febbre o per curare i sintomi del dolore acido acetilsalicilico (aspirina).

Il cuore, può essere colpito dal virus dell’influenza (in particolare dopo le epidemie di influenza di tipo A), ed essere colpito da una miocardite, cioè l’infiammazione delle strutture muscolari del cuore.

Le donne in gravidanza possono andare incontro a complicanze a carico del sistema cardiorespiratorio con conseguenti danni a carico del feto per mancanza di ossigeno.

    • MALATTIE CHE COMPAIONO INSIEME INFLUENZA
      • Polmonite virale primaria
      • Polmonite batterica secondaria
      • Aggravamento di stati di malattie preesistenti come asma o malattie polmonari croniche ostruttive.
      • Rinofaringiti
      • otiti
      • sinusiti
      • Convulsioni
      • Encefalite
      • Sindrome di Reye


Come proteggersi dall’influenza stagionale e dall’influenza A/H1N1v

Per contrastare il contagio dell’influenza non basta e secondo molti studiosi non serve il vaccino antinfluenzale, ma bisogna utilizzare suna serie di norme igieniche e di comportamento, modificando anche il proprio stile di vita.

Sono pochi i consigli igienici, ma se ben seguiti sono veramente efficaci.

  • Seguire uno stile di vita più sano, non fumare, dormire a sufficienza, mangiare in modo corretto, fare attività fisica.
  • Lavarsi sempre le mani con acqua e sapone, in particolare appena si ritorna a casa, o quando si arriva al lavoro dop essere stati sulla metropolitana o sulle corriere.
  • Lavarsi le mani dopo aver starnutito o tossito.
  • Coprire il naso e la bocca con un fazzoletto di carta, quando si starnutisce e poi gettarlo via.
  • Non toccarsi la bocca e gli occhi o il naso con le mani sporche o quando si è per strada  o sui mezzi pubblici.
  • Le mascherine chirurgiche sono utili solo se vengono cambiate frequentemente, mediamente ogni ora, altrimenti diventano un covo di germi, sia virus che batteri, il respiro rende umida la mascherina che diventa un buon terreno di coltura.
  • Lavare spesso il naso con soluzioni saline ovvero pulire con notevole frequenza le coane nasali anche nei bambini piccoli, il naso è la porta di ingresso dei batteri e dei virus che attaccano l’apparato respiratorio.
  • Restare a casa quando si è malati, almeno per quattro sei giorni.

Tratto e modificato: da Trapani Gianfranco: Collana Curarsi con l’omeopatia

“ Influenza e malattie da raffreddamento” Red edizioni Milano


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l'esperta,: «la situazione in italia probabilmente replica quella in spagna»

I medici, sempre più sotto stress,
si rifugiano in droga e alcol

Dati spagnoli e americani sottolineano la vulnerabilità, dei professionisti, specie dei più «dedicati»


ROMA - Medici sempre più stressati. La dedizione al lavoro e ai pazienti, la paura di commettere errori, i turni a volte massacranti li rendono vulnerabili. Fragili, cercano rifugio nell'alcol e nella droga. Si chiama dipendenza patologica professionale, una malattia pericolosa che, se non curata, può portare anche a soluzioni estreme. E spesso proprio i dottori non cercano aiuto e non si curano. Non è un caso che, in tutto il mondo, il tasso di suicidi tra i camici bianchi è due volte superiore a quello della popolazione generale tra gli uomini e addirittura quattro volte tra le donne. Numeri da brividi, che hanno origine proprio dalle dipendenze legate alla professione. «Secondo quanto registrato in Spagna, Paese molto simile a noi anche nel sistema sanitario, i medici che trovano rifugio nell'alcol, nelle droghe e nel gioco d'azzardo, sono circa il 12%. Di questi, l'8% ha problemi con l'alcol». A riferirlo all'agenzia Adnkronos è l'allergologa dell'ospedale Sant'Anna di Torino Paola Mora, responsabile del Centro studi Albert Schweitzer, che ha organizzato un congresso nazionale sul tema dal titolo «Ardere, non bruciarsi», in programma sabato alle Molinette di Torino.

DATI SPAGNOLI - Un appuntamento che porrà l'accento proprio su quanto poco si è fatto e si sta facendo in Italia per affrontare questa emergenza. «Nel nostro Paese - spiega Mora - non si è fatto alcun tipo di indagine in questo senso. Non a caso i dati che abbiamo ci arrivano da oltreconfine. In Spagna, tanto per fare un esempio, da 10 anni il loro Ordine dei medici ha iniziato un programma specifico che si chiama «El Paime». Un programma che da cui è emerso che circa il 12% dei 165 mila camici bianchi spagnoli soffrirà almeno una volta in carriera di queste dipendenze. Stiamo parlando di circa ventimila professionisti». Adottando questa formula anche in Italia, sarebbero circa 40 mila i camici bianchi italiani alle prese con questi problemi.

VULNERABILI I PIÙ BRAVI - A finire nel tunnel della dipendenza sono soprattutto i medici più bravi e stakanovisti. «A cadere nella trappola - spiega Mora - sono proprio i camici bianchi che dedicano tutta la lora vita al lavoro. Sempre pronti a correre in ospedale e sostenere turni massacranti». Professionisti «scoppiati» che iniziano a essere depressi e a rifugiarsi nell'alcol o nella droga o in entrambi. Per far fronte a questo tipo di problemi ci si dovrebbe rivolgere a strutture assistenziali pubbliche «alle quali il medico non può rivolgersi, perchè - spiega l'esperta - si ha paura di essere riconosciuti e di avere ripercussioni sulla carriera». Una vera emergenza che da noi sembra ignorata, ma non lo negli altri Paesi.

PROGRAMMI DI RECUPERO - «Negli Usa - spiega - esiste un programma federale che dà ottimi risultati. Il 75% dei medici riesce infatti a risolvere i propri problemi». In Italia, secondo l'esperta, buio fitto o quasi. «In Piemonte - sottolinea Moro - il Centro torinese di solidarietà, L'Adimed (Associazione difesa del medico) e lo Schweitzer hanno elaborato il primo progetto destinato al personale sanitario in difficoltà». Un progetto ancora rimasto sulla carta. «Per renderlo operativo - conclude - chiediamo aiuto alle Istituzioni e alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici. E anche all'Istat, affinchè si cominci a fare delle rilevazioni anche da noi».

fonte: http://www.corriere.it/salute/
21 settembre 2009


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Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Latina


Testamento, burrasca in Fnomceo - Il comunicato stampa pubblicato dall'Ordine dei Medici di Roma - Comunicato del Segretario della FNOMCeO - Dichiarazione del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella
Mar, 21/07/2009

Tensione tra gli Ordini dei medici sul testamento biologico. Diciotto presidenti di Ordini provinciali hanno infatti firmato una lettera che suona come una dura critica ai vertici della Federazione nazionale degli Ordini (Fnomceo) e al documento, votato a maggioranza, sulle dichiarazioni anticipate di trattamento.
Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: se l'etica non e' condivisa da tutti i medici ("etica mite") allora deve esserci un "diritto forte"
A far scoccare la scintilla l'incontro di ieri organizzato a Roma dai senatori del Pdl sul tema per un confronto con gli Ordini dei medici, e durante il quale si è posto l'accento sul recente documento votato dalla Fnomceo a Terni, che già aveva evidenziato posizioni differenti tra i camici bianchi, tanto da essere stato votato a maggioranza e non all'unanimità. Un appuntamento, a cui il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, non ha potuto partecipare - assenza sottolineata anche dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi - ma sul quale ha inviato una mail ai diversi presidenti provinciale definendo "irrituale" la convocazione, da parte di un gruppo parlamentare, in presenza del ministro Sacconi, per discutere di un documento "già votato dal Consiglio nazionale della Fnomceo".
Ma per i presidenti che hanno partecipato l'incontro è stata l'occasione per ribadire la loro contrarietà al documento di Terni sul testamento biologico, o meglio sul metodo con il quale è stato varato. "Sui temi etici - ha spiegato Mario Falconi, presidente dell'Ordine di Roma che ha ospitato la riunione dei 'dissidenti' - non è possibile decidere a maggioranza. Non si possono imporre principi morali. I dettami del Codice deontologico, valido per tutti i medici, sono decisi all'unanimità. Non potrebbe essere altrimenti". "I pronunciamenti etico-deontologici - si legge nella lettera dei 18 presidenti - sono sempre stati espressione della unanime volontà dei Presidenti degli Ordini. Si auspica che ciò, contrariamente a quanto avvenuto a Terni, ritorni ad essere la norma".

A firmare la lettera i presidenti degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri delle Province di Aosta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Trapani, Trieste. Tutti hanno ringraziato il presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini, per l'invito all'approfondimento del disegno di legge Calabrò sugli stati vegetativi di ieri a cui hanno partecipato il ministro Maurizio Sacconi e il sottosegretario Eugenia Roccella.
"La compiuta ed esauriente illustrazione del testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento fatta da Raffaele Calabrò, seguita dalle discussioni, chiarimenti e valutazioni dei presidenti di più Ordini ha permesso ai sottoscritti di approfondire ulteriormente l'intero impianto di legge proposto e già approvato in Senato", si legge nella lettera. "Come richiesto dai parlamentari promotori dell'incontro, i presidenti di Ordine hanno offerto contributi considerati possibilmente migliorativi della legge in itinere", concludono.

da: VitadidonnaNews, 21 luglio 2009

COMUNICATO STAMPA PUBBLICATO SUL SITO DELL'ORDINE DEI MEDICI DI ROMA

DDL CALABRO’ SU DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO

INCONTRO PRESIDENTI DI ORDINE, PARLAMENTARI E RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO
I Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri delle Province di Aosta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Trapani, Trieste, ringraziano il Presidente della Commissione Sanità del Senato della Repubblica Sen. Antonio Tomassini, per l’invito all’approfondimento del disegno di legge Calabrò sugli stati vegetativi, avvenuto in data odierna, alla presenza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Sen. Maurizio Sacconi, del Sottosegretario di Stato On.le Eugenia Roccella e dei Presidenti Quagliariello e Gasparri.

La compiuta ed esauriente illustrazione effettuata dal Sen. Raffaele Calabrò, seguita dalle discussioni, chiarimenti e valutazioni dei Presidenti di più Ordini ha permesso ai sottoscritti di approfondire ulteriormente l’intero impianto di legge proposto e già approvato in Senato.

Come richiesto dai Parlamentari promotori dell’incontro, i Presidenti di Ordine hanno offerto contributi considerati possibilmente migliorativi della legge in itinere.

I pronunciamenti etico-deontologici sono sempre stati espressione della unanime volontà dei Presidenti degli Ordini. Si auspica che ciò, contrariamente a quanto avvenuto a Terni, ritorni ad essere la norma.

  1. Cerruti Antonio, Presidente OMCeO di Aosta
  2. Giancarlo Pizza, Presidente OMCeO di Bologna
  3. Antonio Manzi, Presidente OMCeO di Caserta
  4. Salvatore Sciacchitano, Vice Presidente OMCeO di Catania
  5. Bruno Di Lascio, Presidente OMCeO di Ferrara
  6. Umberto Quiriconi, Presidente OMCeO di Lucca
  7. Massimo Vajani, Presidente OMCeO di Lodi
  8. Marco Collini, Presidente OMCeO di Mantova
  9. Nunzio Romeo, Presidente OMCeO di Messina
  10. Ugo Garbarini, Presidente OMCeO di Milano
  11. Antoni Sulis, Presidente di Oristano
  12. Salvatore Amato, Presidente OMCeO di Palermo
  13. Giovanni Belloni, Presidente OMCeO di Pavia
  14. Enrico Mazzeo-Cicchetti, Presidente OMCeO di Potenza
  15. Mario Falconi, Presidente OMCeO di Roma
  16. Francesco Noce, Presidente OMCeO di Rovigo
  17. Giuseppe Morfino, Presidente OMCeO di Trapani
  18. Claudio Pandullo, Presidente OMCeO di Trieste

 

BIOTESTAMENTO: FNOMCEO, NO SCONTRI MA DEONTOLOGIA E' PER TUTTI
(AGI) - Roma, 21 lug. - No a scontri pregiudiziali sul testamento biologico, fermo restando che il codice deontologico dei medici deve essere "unitario" e "indivisibile" per tutta la professione medica. Cosi' il Segretario Nazionale della FNOMCeO, Gabriele Peperoni, sull'incontro di oggi con il Pdl nel quale si e' affrontato anche il nodo di alimentazione e idratazione, che gli ordini dei medici in un documento approvato a maggioranza hanno stabilito di considerare trattamenti terapeutici, contrariamente a quanto prevede il testo Calabro'. "Vorrei innanzitutto ringraziare il Ministro Sacconi e il Sottosegretario Roccella - sottolinea Peperoni - e gli illustri senatori del PDL che hanno promosso l'incontro in data odierna presso la Sala degli Atti Parlamentari a Roma per aprire un confronto approfondito sul testo Calabro' e sul documento FNOMCeO sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Terremo nel dovuto conto tutte le osservazioni o critiche che sono emerse perche' il nostro obiettivo era ed e' l'incontro e non lo scontro tra culture etiche e civili".
Peperoni, che ha partecipato all'incontro in rappresentanza del Comitato Centrale della FNOMCeO, aggiunge tuttavia di "interpretare il pensiero del Presidente Amedeo Bianco, del Comitato Centrale e degli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri nel ribadire con forza che il nostro Codice di Deontologia Medica, approvato all'unanimita' nel 2006, costituisce un patrimonio unitario, indivisibile di tutta la Professione medica e odontoiatrica; i suoi principi ispiratori hanno, infatti, vigore e trasparenza per guidare l'esercizio professionale nel rispetto delle leggi, della moderna etica e bioetica nella tutela della salute e della vita. Ribadisco altresi' - continua il Segretario Nazionale della Federazione - che, su materie delicate quali le DAT, il diritto giusto e' quello mite che lascia spazio a quell'alleanza terapeutica che deve saldare l'autodeterminazione del paziente e l'autonomia e responsabilita' della professione".

TESTAMENTO BIOLOGICO: ROCCELLA, MEDICI DIVISI. SERVE LEGGE FORTE
postato

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''Se sulle questioni che riguardano la deontologia ci sono tra gli ordini divisioni e incertezze il legislatore sara' caricato di una responsabilita' maggiore; in altre parole solo se la deontologia e' forte il diritto puo' essere mite, ma se sui criteri deontologici si verificano spaccature la legge dovra' piu' che mai dare indicazioni forti e chiare''. Cosi' il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella interviene sul testamento biologico e si dice ''molto soddisfatta dell'incontro promosso oggi dal gruppo Pdl al Senato con i rappresentanti degli ordini dei medici e della Federazione, la Fnomceo''. Il dialogo con i medici, spiega in una nota, ''e' aperto ed e' fondamentale che prosegua, in particolare su punti essenziali e caratterizzanti del testo di legge Calabro' come idratazione e alimentazione. Ricordiamo che il documento votato a Terni a maggioranza dalla Fnomceo considerava l'alimentazione come atto medico, addirittura 'in grado di modificare la storia naturale della malattia', mentre le societa' scientifiche non si sono mai espresse in modo certo e unanime su questo punto. Al contrario le associazioni dei malati in stato vegetativo, con la carta di San Pellegrino, hanno chiesto compattamente che alimentazione e idratazione fossero considerati atti dovuti''. ''La richiesta avanzata nel documento votato da una parte della Fnomceo, di una legge espressione di un 'diritto mite' - evidenzia il sottosegretario - si scontra con l'esigenza di garantire criteri deontologici unanimemente condivisi, certi e omogenei. Non e' casuale che finora nella storia della Federazione non sia mai verificato il caso di una decisione su questioni deontologiche presa attraverso una spaccatura tra maggioranza e minoranza''. ''Ricordiamo - conclude Roccella - che i 60 voti segreti effettuati al Senato hanno spesso coagulato sui punti piu' discussi del Ddl Calabro' una maggioranza piu' ampia di quella disponibile sulla carta, e mi auguro che anche alla Camera questo possa accadere''.


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Big Pharma: truffe e bugie sulla nostra salute

fonte: http://urlarenelsilenzio.splinder.com

Le battaglie dei singoli possono nascere anche da questi argomenti, liberarsi dalla schiavitù delle opinioni, liberarsi dalle catene che legano tutti noi consumatori ai grandi “poteri”.
La gestione consapevole della propria salute, della propria indipendenza mentale rinunciando alla informazione classica (carta stampata, tv, radio…) che ci incanala verso le nostre decisioni e scelte, rendendoci schiavi e vacche da mungere.

In parole povere, vi spiego come si sviluppa un farmaco:
1- test per individuare molecole “curativa”
2- sperimentazione su animali…e già qui, i veri animalisti dovrebbero agitarsi e rinunciare a prescindere ai farmaci tradizionali ed industriali…
3- sperimentazione su volontari umani per la tossicità…vi immaginate le persone sane di mente che vogliono sperimentare sulla propria pelle un farmaco appena testato solo su animali?????
4- Test su malati veri, confrontandole col placebo (qui si potrebbe aprire un forum intero su questo aspetto…considerate che ogni sintomo di malattia può essere debellato con acqua e zucchero…è la mente che vuole guarire, non un prodotto chimico che guarisce!!!!!!!!!!!!!)
5- Fase dell’approvazione: la documentazione viene presentata all’EMEA (agenzia europea per valutazione farmaci)…che…badate bene…non dipende dalla sanità, ma dall’industria e d è finanziata al 70% dalle ditte farmaceutiche!!

6- Se la documentazione è considerata corretta(e ci mancherebbe…), l’AIFA (agenzia del farmaco) fissa il prezzo ed il rimborso del servizio sanitario pubblico (noi, con le nostre tasse!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)…
7- Il ministro emana decreto…ma non finisce qui la commedia…
8- Si organizzano convegni e congressi medici, con relatori finanziati dalle multinazionali che devono “convincere” i medici a prescrivere il farmaco…(famose le battute sui congressi medici e su come si allietano le serate…per convincerli oltre che con generose offerte…).
9- I relatori non sono persone studiose neutre, sono pagati dalle società per evidenziare i benefici del farmaco e enfatizzare i rischi della malattia (a volte costruita ad hoc…).
10- Il farmaco entra nella fase di vendita, gli informatori farmaceutici, “visitano” i medici di base…per aumentarne le prescrizioni…
11- Dopo tanti anni, arrivano i farmaci generici (non di marca…), di solito a fine brevetto (20 anni, in italia…38!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). ad esempio il brevetto della paroxentina è scaduto negli usa nel 1992, in europa nel 1999…in italia nel 2009…ed ecco perché il tesoro di poggiolini, de Lorenzo e compagnia bella era incalcolabile…

La prossima volta che sarete sul punto di ingoiare una pillola colorata, una polverina per il mal di testa o il raffreddore…pensateci su mille volte, sconsigliatela ad amici e parenti, megl
io un giorno malato che drogarsi ed ammalarsi con chissà quale sostanza chimica (senza considerare il giro economico vorticoso che si aziona…)

 

Per qualsiasi informazione, i testi di riferimento sono:
farma & co di M. Angell
big pharma di J.law
farmaci che ammalano di Moynihan e Cassels

http://www.worstpills.org/

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le “nuove malattie”…disforia mestruale, sonnolenza diurna eccessiva, disfunzioni sessuali, disturbi sociali ansiogeni, sindrome di deficit di attenzione, colesterolo alto, disfunzioni erettili…e spesso alle malattie coincidevano “nuovi farmaci” miracolosi!

La strategia delle aziende farmaceutiche porta alla creazione di 2 tipi di farmaci; uno difficile da scoprire, innovativo (che di solito ottiene il prezzo alto dagli enti e dallo stato…) ed uno facilmente smerciabile che concerne uno stile di vita e non una “malattia” (spesso inventata…sfrittando gli effetti collaterali dei primi farmaci…).
Esempio? L’ipertensione!
Iperteso era considerato l’individuo con pressione a 140/90.
Ma visto il basso target di “malati”, l’american society di hypertension “inventò” la pre-ipertensione che interessa chi ha una pressione tra 120/80.
Peccato che il new york times, scoprì (li avessimo anche noi in italia dei media realmente attenti…ci affidiamo a striscia la notizia e alle iene per avere un po’ di contro informazione…) che le grandi multinazionali Novartis, Merck e Sankyo produttrici di anti ipertensivi, avevano “unto” gli ingranaggi dei 7 “scopritori” della nuova patologia…6 erano a libro paga e d il settimo…era azionista!!!!!!!

Con “attenti studi” avevano allargato il mercato degli ipertesi, solo negli usa, di 6 milioni di persone…
E non finisce qui, negli ultimi tempi, sono stati ritoccati i tassi di colesterolo, glicemia, peso corporeo e persino la definizione delle malattie mentali…

Vogliamo poi parlare di disturbi naturali?
La calvizie per gli uomini è un fattore naturale, così come per le donne è normale avere calo del desiderio e vampate durante la menopausa.
Nel 1997, 19 urologi riuniti a congresso (sponsorizzato dalle aziende) hanno “inventato” le disfunzioni sessuali femminili.
I tanto criticati americani, con la loro FDA (organismo di controllo e approvazione dei farmaci) ha negato l’autorizzazione a curare queste malattie con creme e cerotti al testosterone, perché il testosterone è sospetto cancerogeno…ma nella civile europa, l’EMEA, l’ha fatto e questi “farmaci” sono nelle farmacie..

Vogliamo parlare del colesterolo alto?
Negli anni ’90 si “inventò” questa sindrome, che in effetti è semplicemente un fattore di rischio (abbinato ad una vita sedentaria, ad una scorretta alimentazione, al fumo può rappresentare un rischio alla salute) interessando 13 milioni di americani.
Ma era poco, per loro, così nel 2001, un comitato di esperti (vi devo dire da chi erano finanziati?da aziende produttrici di statina, molecole che riducono il colesterolo…) ha “ritoccato” il tasso, aumentando il mercato a 36 milioni di pazienti (solo negli usa…), ma non contenti nel 2004 altro ritocco et voilà: mercato salito a 40 milioni di pazienti!

Diffidate dai medici di famiglia e di base, vi è mai capitato che rivolgendovi a loro, vi “riempiano” di “consigli” sui farmaci da prendere?
Sapete perché?
L’aggiornamento e le informazioni dei medici avviene tramite gli informatori scientifici (pagati dalle aziende multinazionali dei farmaci…) che visitano i medici e “sponsorizzano” i prodotti da consigliare ai pazienti.
In italia da 5 anni sono obbligatori dei corsi di aggiornamento (finanziati dalle aziende private!), una delle domande poste e se nel corso sono evidenti dei conflitti di interesse…e sapete che se la risposta è si…il corso non viene accreditato?
Lo stato obbliga i medici a farsi aggiornare dall’industria farmaceutica!

Altri dati?
L’elezione di bush nel 2000 venne finanziata con 80 milioni di dollari dalle pharma firm…
L’EMEA (ente europeo di controllo sui farmaci) è finanziato al 70% dall’industria farmaceutica…
I test e le comparazioni per l’efficacia dei nuovi farmaci si fanno con il placebo (acqua zuccherata…)
Tutti i dati tossicologici, farmacologici e clinici sono segreti

Conseguenze?
L’EMEA non ha mai ritirato dei farmaci dal mercato…anche in caso di morte dei pazienti!
Esempi? La terapia sostituyiva della menopausa provocava cancro al seno, una statina (per il colesterolo) faceva morire d’infarto, il Vioxx antinfiammatorio ritirato nel 2004 (causa di circa 140mila infarti negli usa…).

Farmaci realmente innovativi sono pochi!
Le aziende spendono il 34.3% nel marketing e solo il 12.4% per lo sviluppo e ricerca, con ottimi risultati, visto che solo in italia le dosi prescritte sono aumentate del 7.2% in un anno!!!!

Sapete da dove viene il vero miglioramento della salute di ognuno di voi?
Dall’igiene!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nel 5° secolo a.C. il famoso ippocrate, simbolo dei medici, non credeva ai farmaci!
Bisognava lasciare tutto alla natura ed al corso della vita, i farmaci sono solo dannosi!
I veri successi della farmacologia?
L’invenzione della rete fognaria con la separazione delle acque bianche da quelle nere
Nel 129 d.C. i gladiatori romani usavano la corteccia di salice (antenato dell’aspirina!)
Come anestetico il laudano (tintura di oppio).
L’etere fu scoperto nel 1500 da Paracelo e utilizzato solo 300 anni dopo…
I grandi progressi sono dovuti a persone “semplici” e non finanziate…
Semmelwaiss era un chirurgo che scoprì che lavandosi le mani si riduceva il tasso di mortalità per infezione, Pasteur si occupava di fermentazione del vino e scoprì come attenuare la vurlenza dei batteri, Fleming notò che una muffa impediva la crescita di batteri, creando il primo antibiotico…



Link di approfondimento:


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Ecco cosa sono gli ambulatori di medicina naturale

Attualità : Sanità

del 25/06/2009 di La Redazione

VIAREGGIO (Lucca) - Ritenendo che l’informazione e l’educazione sanitaria siano fondamentali per la tutela della salute del cittadino, ci corre l’obbligo di spiegare bene ai nostri utenti, la realtà del mondo della Medicina Manuale. I termini di Osteopata, Chiropratico, Posturologo sono sicuramente più diffusi nel lessico comune rispetto a quello di Medico di Medicina Manuale. E’ molto facile per il cittadino confonderli perché alla fine sono comunque figure che operano “mettendo le mani addosso alle persone”. La figura del Medico di Medicina Manuale è l’unica che la Regione Toscana riconosce come abilitata all’esercizio di questa disciplina, inserita in quelle definite con il termine di Medicine Complementari insieme all’Agopuntura, all’Omeopatia e alla Fitoterapia

Recenti fatti di cronaca hanno creato una certa attenzione sul caso di un giovane Paziente che si era sottoposto a dei trattamenti presso un Chiropratico. Ritenendo che l’informazione e l’educazione sanitaria siano fondamentali per la tutela della salute del cittadino, ci corre l’obbligo di spiegare bene ai nostri utenti, la realtà del mondo della Medicina Manuale. I termini di Osteopata, Chiropratico, Posturologo sono sicuramente più diffusi nel lessico comune rispetto a quello di Medico di Medicina Manuale. E’ molto facile per il cittadino confonderli perché alla fine sono comunque figure che operano “mettendo le mani addosso alle persone”.

Cerchiamo invece di chiarire bene. I termini di Osteopata e Posturologo in Italia non hanno nessun riconoscimento legale. Sono stati oggetto di una denuncia nel 2006, su tutto il territorio nazionale, da parte del sindacato dei Medici Specialisti in Fisiatria. Si tratta quasi sempre di non medici, per cui non hanno alcun titolo per eseguire qualunque prestazione di carattere sanitario. Se ciò accade vanno denunciati e non gli è dovuto alcun compenso.

Il Chiropratico ha un riconoscimento che gli permette di lavorare, però sotto la diretta responsabilità di un Medico, salvo che noi sia lui stesso laureato in Medicina e Chirurgia (caso rarissimo). Pertanto può lavorare su indicazione del Medico. Non può e non sa fare una diagnosi che è alla base di qualsiasi atto medico ben eseguito.

La figura del Medico di Medicina Manuale è l’unica che la Regione Toscana riconosce come abilitata all’esercizio di questa disciplina, inserita in quelle definite con il termine di Medicine Complementari insieme all’Agopuntura, all’Omeopatia e alla Fitoterapia.

Pertanto si sottolinea l’assoluta necessità di ricorrere o al proprio Medico di Medicina Generale (Medico di famiglia) o al Medico specialista in Medicina Manuale al fine di avere prima la corretta diagnosi e solo successivamente l’indicazione ad un trattamento manipolativo, che come abbiamo letto può anche avere delle conseguenze pesantissime se non eseguito da mani esperte. La Medicina Manuale trova la sua espressione prevalente nel trattamento delle più comuni patologie funzionali della colonna vertebrale (stiamo parlando del mal di schiena, mal di collo ecc.).

L’Ausl12 di Viareggio ha attivato da oltre un anno tutti e quattro gli ambulatori relativi alle suddette Medicine Complementari con eccellenti risultati, affidando il ruolo di responsabile al Prof. Guglielmo Gagnesi.

 

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COMUNICATO STAMPA DEL 18/06/09

MORTI IMPROVVISE DI BAMBINI IN USA PER PSICOFARMACI: C'E' CORRELAZIONE

Pubblicati i risultati di un nuovo studio in USA finanziato dalla FDA: c’è correlazione tra l’uso di psicofarmaci per i bambini iperattivi (usati anche in Italia) e morti “improvvise ed inspiegabili”.
Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Nulla di inspiegabile, questi psicofarmaci sono metanfetamine, ovvero droghe: quindi in caso di assunzione prolungata uccidono”.
Bianchi di Castelbianco (psicoterapeuta dell’età evolutiva): “Questi bambini sono esposti a rischi di morte per curare una sindrome fantasma che probabilmente neppure esiste. Effetti avversi rari, solo 1 bimbo su 10.000? Non sono loro figli, perché allora ragionerebbero diversamente”

TORINO - La Food and Drug Administration (FDA) ed il National Institute of Mental Health hanno finanziato un nuovo studio sugli effetti avversi derivanti dalla somministrazione ai bambini degli psicofarmaci utilizzati per sedare l'iperattività. I risultati sono stati resi noti in questi giorni in America: la ricerca, coordinata da Madelyn Gould, Professore di epidemiologia e Psichiatria pediatrica alla Columbia University, ha analizzato 564 casi di decessi di minori trattati per l'ADHD nel decennio tra il 1985 e il 1996, e l'esito è quello di un possibile legame esistente tra l'assunzione di medicinali contro la Sindrome da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD, ovvero bambini troppo agitati e distratti) ed il rischio di "morte improvvisa". “Gli eventi rilevati sono ancora da approfondire e comunque rari”, ha dichiarato il coordinatore della ricerca, “meno di un bambino ogni 10.000”, e peraltro attualmente la Food and Drug Administration (l’FDA, il massimo organismo di controllo sanitario in USA) non prevede di modificare le linee guida sull'impiego di questi prodotti, autorizzati all’uso anche in Italia. Questo studio rileva una significativa associazione, o un segnale di correlazione, tra decessi improvvisi ed inspiegabili e l’assunzione di farmaci per l’ADHD - sottolineano gli autori della ricerca - in particolare per quanto riguarda la terapia a base di metilfenidato” (Ritalin® e prodotti simili). Ed aggiungono: “I risultati di questa ricerca invitano a puntare l'attenzione sui possibili rischi per bambini e adolescenti derivanti dall’assunzione di medicinali stimolanti”. L'invito degli specialisti ai genitori preoccupati è di discutere delle eventuali perplessità con il medico, evitando di sospendere di propria iniziativa la terapia ai loro figli, anche per evitare gli effetti avversi tipici della repentina interruzione dell'assunzione di queste droghe. Luca Poma - giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini®, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica - ha dichiarato: “è l'ennesimo campanello d'allarme sui pericoli derivanti dall'assunzione di questi psicofarmaci in tenera età. È sconcertante poi l'ipocrisia: qui di ‘inspiegabile’ non c'è proprio nulla, questi bambini muoiono in diretta relazione con l'assunzione di queste metanfetamine, ma i poteri forti influenzano l'FDA in USA, che trae sostentamento finanziario dalle multinazionali farmaceutiche che dovrebbe controllare, ed anche l'Agenzia del Farmaco e l'Istituto Superiore di Sanità, che seguono le ‘mode’ prescrittive americane: questi enti che dovrebbero vegliare sulla sicurezza dei nostri figli fanno come gli struzzi e nascondono la testa sotto la sabbia. D'altra parte, se ci sono gravi complicazioni solo per 1 bambino ogni 10.000 non c'è mica da preoccuparsi, dicono loro, perchè mai applicare restrizioni più prudenti?" Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha dichiarato al riguardo: “Il problema è che gli psicofarmaci hanno pregi e difetti, ma perché esporre a pericolo di morte dei bambini che non avrebbero alcun bisogno di esporsi a questo rischio? Questi farmaci sono proprio necessari, dato che molti mettono addirittura in dubbio l’esistenza stessa della sindrome ‘ADHD’, che è considerata sempre più una ‘sindrome fantasma’, una moda prescrittiva del XX° secolo com’era all’epoca l’isteria femminile?”

 

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MEDICINA MANUALE DENUNCIA DELL' ASSOCIAZIONE ITALIANA SULL' ABUSIVISMO
Per ogni chiropratico vero ce n' è un altro fasullo
Le regole per essere certi di mettersi in «buone mani»

Fonte: Corriere della Sera > Archivio > Per ogni chiropratico vero ce n' è un altro fasullo
http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/07/Per_ogni_chiropratico_vero_altro_co_9_090607146.shtml

Prima di farvi mettere le "mani addosso" da qualcuno, assicuratevi che abbia le competenze necessarie.
Almeno quando si tratta di cure chiropratiche. «In Italia i chiropratici riconosciuti dall' European Council of Chiropratic Education sono meno di 300, ma sono almeno il doppio, e probabilmente molti di più, gli abusivi che esercitano la professione senza averne le competenze» puntualizza John Williams, presidente dell' Aic, Associazione italiana chiropratici.
Negli Stati Uniti per diventare dottori in chiropratica sono previsti 8 anni di studio dopo il diploma: tre di studi scientifici, comuni a diverse facoltà, e cinque di specializzazione in chiropratica.
In Europa sono richiesti cinque anni.
In Italia a tutt' oggi non esistono corsi riconosciuti e quindi chi vuole laurearsi in chiropratica deve rivolgersi a una scuola straniera
.
Ma come si fa a sapere se ci si sta affidando a un "vero" chiropratico? «Bisogna verificare che l' operatore sia laureato in una scuola riconosciuta dall' European Council of Chiropratic Education - spiega Williams -. A questo scopo si può consultare il sito www.chiropratica.it, o contattare il numero verde 800017806. Nel sito sono segnalati i nomi e gli indirizzi dei chiropratici associati, quasi 250 (sono una cinquantina i "veri" chiropratici che operano in Italia non iscritti all' associazione). L' auspicio, però, è che venga presto costituito un registro dei "dottori in chiropratica", come previsto dalla Finanziaria 2008».
L' articolo 335 della scorsa Finanziaria, riconoscendo la chiropratica come professione sanitaria primaria, prevedeva infatti la creazione, presso il Ministero della salute, di questo registro. «Peccato che si sia ancora in attesa di un decreto di attuazione per definire l' esatto profilo professionale del chiropratico» riferisce Williams.
Negli ultimi 30 anni, in Europa, si è assistito a un boom della medicina manuale e si calcola che siano almeno 2 milioni gli italiani che si affidano alle cure chiropratiche.
La chiropratica è utilizzata soprattutto nel trattamento delle patologie neuro-muscolo-scheletriche. Tra chi può averne beneficio anche le donne incinte, come segnala una recente rassegna pubblicata sulla rivista Obstetrical & Gynecological Survey. «Verso il quarto mese di gravidanza ci sono modificazioni a livello del bacino che possono favorire l' insorgere del mal di schiena - spiega Williams -. In questi casi un chiropratico esperto, in genere, riesce con poche manipolazioni a trattare il problema, che non va assolutamente affrontato con il riposo e l' immobilizzazione a volte controproducenti».
La chiropratica si basa sull' assunto che i problemi strutturali del corpo, in particolare quelli che coinvolgono la colonna vertebrale, possono generare disfunzioni all' organismo, specialmente al sistema nervoso. Un problema a livello della colonna può interferire con i nervi che fuoriescono dal midollo spinale: tale disallineamento è chiamato sublussazione e può creare vari sintomi. «Gli interventi del chiropratico, a livello del sistema muscolo-scheletrico, hanno l' obiettivo di indurre della variazioni a livello del sistema nervoso centrale che controlla le funzioni dell' organismo» spiega l' esperto. E pare che questo sia proprio quello che succede, come suggerisce uno studio pubblicato su Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics.
In Abruzzo Per aiutare chi aiuta i terremotati In Abruzzo, dopo il terremoto, sono scesi in campo anche i chiropratici dell' Aic, per offrire le loro cure ai soccorritori della Protezione civile, dei Vigili del fuoco e della Croce rossa. Tra due settimane verrà istituita all' Aquila, alla presenza del presidente della Federazione mondiale della chiropratica, una tenda dotata di tutte le attrezzature di un vero studio. «Saremo così in grado di fare diagnosi più precise e interventi più mirati per ristabilire l' equilibrio psicofisico di chi si sta dando tanto da fare per aiutare le vittime del terremoto» conclude John Williams, presidente dell' Aic. Indicazioni Non solo mal di schiena La chiropratica è utilizzata soprattutto nel trattamento delle patologie neuro- muscolo-scheletriche. Le indicazioni più consolidate riguardano: mal di schiena, sciatica, mal di collo, dolori articolari, mal di testa, traumi a caviglie, spalle, polsi e, più in generale, sindromi dolorose. Tra chi può trarne beneficio ci sarebbero anche le donne in gravidanza colpite da mal di schiena. 2 milioni Gli italiani che si affidano alla chiropratica: questo metodo negli ultimi anni ha conosciuto un autentico boom

Sparvoli Antonella

Pagina 48
(7 giugno 2009) - Corriere della Sera



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