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Ambiente

Il più importante studio sui rischi
del telefonino continua a ritardare

I dati emersi rimangono misteriosamente in attesa
di pubblicazione

 

 

(Lapresse)

Le informazioni contenute nello studio Interphone – un progetto internazionale da 15 milioni di euro coordinato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) per identificare possibili relazioni tra tumori di testa e collo e utilizzo dei telefoni cellulari – avrebbero dovuto essere rese pubbliche più o meno tre anni fa, ma i ricercatori coinvolti nel progetto continuano a tergiversare e non si decidono a rivelare i risultati della ricerca. Come mai?

SOSPETTI – Secondo indiscrezioni, il motivo di tale ritardo risiederebbe nel fatto che le informazioni raccolte negli ultimi 10 anni nei 13 Paesi interessati dall'indagine confermerebbero la pericolosità del dispositivo portatile più popolare del mondo. Ma la spiegazione ufficiale di tale ritardo è un'altra. A quanto pare, infatti, gli scienziati sono divisi: stanno discutendo dell'attendibilità dei dati forniti dai pazienti e non riescono ad accordarsi sull'interpretazione degli stessi in rapporto alle emissioni elettromagnetiche. Come ha spiegato l'oncologo svedese Lennart Hardell, la «memoria fallibile» di chi è malato di tumore al cervello è il motivo principe del disaccordo tra gli specialisti: secondo alcuni, le informazioni fornite dai pazienti che hanno partecipato alla ricerca potrebbero non essere attendibili, e questo vizierebbe di fatto i risultati del rapporto Interphone. Quindi pubblicare i dati così come sono «non sarebbe onesto nei confronti dei consumatori: lo studio è stato pagato con soldi pubblici e gli scienziati hanno una responsabilità», ha sottolineato Hardell.

PUBBLICAZIONI E CAUTELA – Tuttavia, alcune delle nazioni coinvolte nel progetto hanno già pubblicato parte dei risultati, rivelando dati poco rassicuranti. Come per esempio che il rischio di ammalarsi di tumore è più elevato per i cosiddetti heavy users, ossia coloro che hanno utilizzato il cellulare sempre dallo stesso lato della testa per un periodo di tempo superiore ai 10 anni, Ma la World Health Organization la Commissione europea hanno provveduto ad avvertire che fino a quando lo studio Interphone non sarà ufficialmente reso pubblico, qualsiasi conclusione sui rischi derivanti dall'uso del telefonino non potrà essere considerata attendibile. E a quanti seguitano a chiedere quando saranno finalmente diffusi i dati di Interphone, i responsabili rifilano sempre la solita risposta standard: «Se tutto va bene, presto».

Alessandra Carboni
30 giugno 2008(ultima modifica: 01 luglio 2008)

Link all'articolo originale

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Una malattia su tre è colpa dell'ambiente

Secondo la stima dei medici circa il 75 per cento delle malattie è colpa dello smog e di stili di vita sbagliati

Tutelare l'ambiente per salvaguardare la salute. Una necessità non più rinviabile come dimostrano i 'numeri': il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Ne sono convinti i medici italiani che a Padova vareranno la 'Carta per la tutela della Salute e dell'Ambiente', nel corso di un convegno sul tema. L'incontro è organizzato dall'Ordine dei medici e degli odontoiatri di Padova, insieme alla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), con il contributo dell'Associazione nazionale dei medici per l'Ambiente (Isde) e si svolge presso l'Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti di Padova. Obiettivo del convegno, spiega una nota della Fnomceo, "individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività". A Padova, dunque, i medici italiani, dopo aver fatto la 'diagnosi' e individuato gli strumenti terapeutici detteranno la loro ricetta per uno sviluppo sostenibile in grado tutelare la salute 'curando' l'ambiente. "Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all'inquinamento atmosferico - dicono i medici - sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute. Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza". La 'Carta per la tutela della salute e dell'ambiente' è frutto di un anno di lavoro comune tra Fnomceo e Isde Italia, e metterà, nero su bianco, i principi per una corretta analisi e gestione dei problemi ambientali. Una sorta di vademecum che stabilirà il percorso da seguire. "La Carta di Padova - dice Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, che del convegno padovano è ospite e promotore - stabilisce l'approccio metodologico attraverso il quale attuare la prevenzione". Dello stesso parere il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco. "La tutela della salute e dell'ambiente - conclude - è un dovere per il medico e una sfida per la medicina".


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L'allarme viene dalla Gran Bretagna: "Il mondo rischia guerre per l'acqua"

fonte: http://qn.quotidiano.net/

Il sottosegretario Thomas: "Le forniture idriche rischiano di diventare la causa di conflitti internazionali". E 2,6 miliardi di persone, tra cui 980 milioni di bambini, non hanno ancora accesso ai servizi igienici

Roma, 22 marzo 2008 - Il mondo rischia un futuro di "guerre per l'acqua" se la comunità internazionale non adotterà misure adeguate per scongiurare carenze di risorse idriche e servizi sanitari. "Se non interveniamo - dice all'Independent il Sottosegretario britannico per lo sviluppo internazionale, Gareth Thomas - la verità è che le forniture idriche rischiano di diventare la causa di conflitti internazionali negli anni a venire. Dobbiamo investire ora per evitare di pagarne il prezzo in futuro".

Oggi cade la Giornata mondiale dell'Acqua, dedicata quest'anno al tema dell'Importanza dei servizi igienici, a cui non hanno ancora accesso 2,6 miliardi di persone, esposte a diversi rischi sanitari. Di questi, 980 milioni sono bambini.

Per l'occasione, una coalizione di 27 organizzazioni internazionali ha inviato una lettera al premier britannico Gordon Brown per sollecitare un intervento a favore delle persone che non hanno accesso alle risorse idriche. "E' fondamentale affrontare la crisi dell'acqua e dei servizi sanitari se si vuole che l'azione dei Millennium Goal abbia successo, perchè questa rischia di minare i passi avanti fatti nel settore della salute, dell'istruzione e dell'ambiente - si legge nella missiva - ogni anno 443 giorni scolastici vengono persi a livello mondiale a causa della diarrea e 1,8 milioni di bambini muoiono di queste malattie che possono essere prevenute".

La strategia di sicurezza nazionale messa a punto da Downing Street riconosce nell'acqua uno dei fattori che potrebbe portare "instabilità, fallimento di stati o conflitti". Nel documento, si afferma che "l'aumento delle temperature, unito a rigidità atmosferiche, determinerà una maggiore richiesta di risorse idriche".

"Non c'è dubbio che i cambiamenti climatici sono potenzialmente la causa principale di uno stress idrico - ha sottolineato un esperto di Greepeace, Charlie Kronick - se la media della temperatura globale aumenterà di oltre due gradi rispetto ai livelli pre-industriali, ci saranno dai 2 ai 3 miliardi di persone potenzialmente senza accesso all'acqua. E' una questione molto seria".

Cade oggi la Giornata mondiale dell'Acqua, anche se le celebrazioni ufficiali si sono svolte due giorni fa a Ginevra. L'Assemblea generale dell'Onu scelse la data del 22 marzo dopo la Conferenza su Ambiente e sviluppo svoltasi nel 1992 a Rio de Janeiro. Quest'anno la Giornata è dedicata al tema dell'Importanza dei servizi igienici, a cui non hanno ancora accesso 2,6 miliardi di persone, esposte a diversi rischi sanitari. Di questi, 980 milioni sono bambini.

 

 

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Un nuovo studio scientifico ufficiale conferma il rischio aumentato di tumori intorno alle antenne della telefonia mobile

(Ndlr de Next-up: Lo studio epidemiologico completo 111 pagine in tedesco )

Il Ministero della Sanità Austriaco esamina i risultati della sintesi della alta concentrazione di tumori nella periferia a 200 metri di una stazione base di antenne di telefonia mobile situata in prossimità della stazione di Graz.

Graz- Agenzia di Stampa Austriaca (APA) - E' stato trovato un « aumento significativo del rischio di cancro dovuto alle radiazioni delle Radiofrequenze nel raggio di 200 metri dalle antenne di una stazione base di telefonia mobile » questo è ciò che ha dichiarato il dr. Gerd Oberfeld, medico del servizio di salute ambientale di Salisburgo, nel quadro di uno studio commissionato nel 2005 dal dipartimento di salute della regione di Steiermark.

I dati sull'incidenza dei tumori sono stati raccolti nelle zone di Vasoldsberg/Hausmannstaetten (distretto di Graz) dove si trovava un'antenna di telefonia mobile per C-net (telefonia analogica a 450 MHZ) rimasta in funzione dal 1984 al 1997.

Punto di partenza di questo studio era un sospetto riguardante il numero elevato di patologie cancerogene nella popolazione locale. Il sospetto è stato confermato dal gruppo del dr. Gerd Oberfeld autore dello studio.

 

 

 


Nell'elaborazione dello studio, si è supposto che le antenne della telefonia mobile potessero essere il fattore determinante. Di conseguenza la zona dello studio è una zona circolare avente un raggio di circa 1200 metri intorno al trasmettitore telefonico. Parallelamente e in associazione, uno studio comparativo di casi di testimonianze è stato realizzato utilizzando 3 gruppi di popolazioni diverse per zone concentriche.

Una delle condizioni era che le persone dovevano risiedere almeno 5 anni nelle zone studiate.

Il risultato più significativo si è avuto su un campione di 67 persone su un totale di 1247 persone del gruppo di controllo, che avevano sviluppato ed erano decedute a causa di un cancro.

Un ulteriore verifica è stata effettuata con un antenna posizionata a solo 25 m dalla precedente, misurando le radiofrequenze generate e le conseguenze nella zona notte di 84 partecipanti allo studio.

Inoltre, un programma informatico ha aiutato a calcolare i livelli delle radiazioni. Il risultato del paragone tra i calcoli automatici del programma e la verifica effettuata è ottimo secondo il dr. Gerd Oberfeld: "Questo significa che i risultati di questi calcoli possono ugualmente essere utilizzati e confrontati per valutare un campione più esteso.

Le antenne di Vasoldsberg/Hausmannstaetten erano "casi eccezionali, perché l'altezza delle antenne raggiungeva solamente all'incirca gli 8 metri, nel bel mezzo di un quartiere residenziale", ha dichiarato l'autore dello studio nella sua intervista all'agenzia di Stampa APA.
Normalmente, le antennne di C-net sono omnidirezinali, hanno un'altezza di circa due metri e sono installate su piloni più elevati.

La distanza tra due stazioni base è varia abitualmente tra i 30 ai 50 km. Il dr. G. Oberfeld ha aggiunto:"Sarebbe giudizioso realizzare un altro studio in un diverso luogo avente carattristiche similari al fine di confermare il risultato dello studio di Hausmannstaetten."

La C.net era ugualmente conosciuta per essere installata come "telefono mobile in macchina", le sue antenne sono state spente alla fine del 1997, dopo 13 anni di attività.



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21 Febbraio 2008

Non pagate la tassa CIP6 nella bolletta dell'ENEL

Ho pensato di inserire questo articolo tratto dal blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it) perchè il tema è assai importante e scottante. Credo che certi argomenti vadano approfonditi a dovere soprattutto quando si tratta della salute dei cittadini e della salvaguardia dell'ambiente.

Per visionare l'articolo dal sito originale cliccate qui: http://www.beppegrillo.it/2008/02/non_pagate_la_t/index.html?s=n2008-02-21


Ascolta queste voci


dott.ssa Gentilini
Pallante
Maurizio Pallante
Connet
Paul Connet

L'incentivazione alle fonti di energia rinnovabili è stata introdotta dalla legge n. 9 del 1991 e dalla successiva delibera n. 6 emessa dal Cip nel 1992 che ha aggiunto le parole "ed assimilate".
Tali normative hanno previsto che i finanziamenti, in parte, gravino (indirettamente) sul singolo utente finale, quale parte del sovrapprezzo del costo della energia.
Non esiste, peraltro, una specifica norma che stabilisca un obbligo per il singolo di provvedere al pagamento di una data somma a titolo di finanziamento delle fonti di energia: la normativa in materia, infatti, come sopra accennato, stabilisce che il costo della energia per il pubblico applicato dall'Enel sia costituito da un sovrapprezzo in parte destinato a tale scopo.
La "quota" CIP6 viene corrisposta dal singolo utente all'Enel che, a sua volta, la versa allo Stato.
Dal momento che questa quota è "annegata" nel prezzo del chilowatt e non esiste una norma che specificamente impone all'utente di pagare quella somma a quel titolo, l'eventuale mancato pagamento da parte del singolo di questa parte dell'intero corrispettivo della fornitura costituisce un inadempimento contrattuale.

Il Cip6 è un tassa sui tumori. Serve a costruire inceneritori che ti termovalorizzano le cellule.
Non la vogliono capire con le buone di smettere e di passare alla raccolta differenziata e a forme di smaltimento non nocive per la salute.
L'uso criminoso dei NOSTRI soldi per avvelenare le NOSTRE FAMIGLIE deve finire.
Vogliamo energie rinnovabili, non respirare diossina e nano particelle.
Non pagate più la tassa CIP6 all'ENEL. Io ho già iniziato.
L'ENEL ha tolto dalla bolletta la voce A3 con il contributo per gli inceneritori.
Calcolare l'importo esatto è quasi impossibile, vale circa il 7%.
L'ENEL deve reintrodurre la voce A3 per consentirci di dedurlo correttamente.
Nel frattempo:
- notificate l'autoriduzione all'ENEL nella form all'indirizzo: Enel/Informazioni con la causale: Detrazione CIP6 per gli inceneritori
- togliete il 7% forfettario dall'importo senza IVA esposto in bolletta.

diffondi

Postato da Beppe Grillo il 21.02.08 15:23 |



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La carne è morte, anche per l'ambiente
di nutritionecology.org


26 luglio 2007

"La carne  morte: anche per l'ambiente"; cos si intitola un articolo del 18 luglio del New Scientist, che riporta i risultati di uno studio di un gruppo di scienziati giapponesi sugli effetti della produzione di carne sull'ambiente.

Tra i risultati dello studio, viene riportato il fatto che la produzione di un kg di manzo causa una emissione di gas serra e altri inquinanti equivalente a quella che si ottiene guidando per tre ore lasciando nel frattempo accese tutte le luci di casa.

Ma questo solo per quanto riguarda l'emissione di gas serra e altri inquinanti. In realt, l'impatto globale sull'ambiente  molto maggiore, se si prendono in considerazione anche il consumo di risorse - terreno fertile, cibo, acqua.

o studio, che verr pubblicato nel numero di agosto della rivista "Animal Science Journal" ma  gi disponibile nella versione on-line,  a cura di Akifumi Ogino e colleghi, del National Institute of Livestock and Grassland Science (Istituto Nazionale delle Scienze dei Pascoli e del Bestiame) di Tsukuba, Giappone. Gli scienziati hanno preso in considerazione gli effetti della produzione di carne bovina sul riscaldamento globale, sull'acidificazione ed eutrofizzazione dell'acqua e sul consumo di energia.

La situazione studiata  stata quella dell'allevamento di vitelli, e si  tenuto conto della gestione dell'allevamento, della coltivazione dei mangimi per gli animali, e del loro trasporto.

Secondo quanto riportato dallo studio, la maggior parte delle emissioni dei gas serra sono in forma di metano, prodotto dal sistema digerente dei bovini, mentre le sostanze acidificanti ed eutrofizzanti provengono soprattutto dalle deiezioni degli animali. La maggior parte dell'energia (oltre il 66%) viene usata, com' logico, per la produzione e il trasporto dei mangimi.

Questo studio  uno dei tanti che in continuazione vengono pubblicati su riviste scientifiche, piuttosto che in dossier di organismi sovranazionali (come la FAO, ad esmepio), che denunciano la pesante  "tassa" che l'ambiente deve pagare per la produzione di carne, pesce o altri alimenti di derivazione animale.

Sul sito del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) - un comitato scientifico interdisciplinare - sono pubblicati dei "panel" scientifici che riportano le conclusioni principali per quanto concerne lo studio dell'impatto ambientale (ma anche sociale ed economico, etico e salustico) della produzione di cibo, nonch una bibliografia sempre aggiornata con le pi interessanti fonti. Coloro che vogliono approfondire questo aspetto e fare scelte consapevoli possono visitare il sito www.nutritionecology.org disponibile anche nella versione italiana.

Fonte:
Akifumi OGINO, Hideki ORITO, Kazuhiro SHIMADA, Hiroyuki HIROOKA (2007)
Evaluating environmental impacts of the Japanese beef cow-calf system by the life cycle assessment method
Animal Science Journal 78 (4), 424-432.
doi:10.1111/j.1740-0929.2007.00457.x


Comunicazione del NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


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Vietato l'uso di mercurio per uso dentistico in Norvegia, Svezia e Danimarca, poiché può essere adeguatamente sostituito con altri composti

La Norvegia ha recentemente annunciato un divieto di impiego di mercurio, comprese le amalgame dentali, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2008.
La Svezia ha annunciato un analogo divieto e ai dentisti in Danimarca non sarà più consentito utilizzare il mercurio nelle otturazioni dopo il 1° aprile 2008.

Questi divieti indicano chiaramente che l'amalgama non è più necessaria. Ci sono validi sostituti del mercurio per le otturazioni che vengono usati ogni giorno negli Stati Uniti, ha detto Michael Bender, direttore del Mercury Policy Project.

Al fine di eliminare l'uso di amalgama, che è costituita per il 50% di mercurio, siamo in grado di ridurre l'inquinamento da mercurio in modo molto più efficace rispetto a soluzioni (end-of-the-pipeline) .

In un comunicato ufficiale, il ministro norvegese dell'ambiente Erik Solheim ha detto che il motivo del divieto è il rischio di inquinamento che i prodotti contenenti mercurio possono costituire per l'ambiente.

 

Il mercurio è tra le più pericolose tossine ambientali.
Solheim ha detto: ''Attualmente sono disponibili soddisfacenti alternative al mercurio nei vari prodotti, e quindi è opportuno introdurre un divieto''.

Il divieto svedese per le amalgame riguarda sia la questione ambientale che la salute, secondo le autorità.

I funzionari Danesi indicano che uno dei motivi per vietare le amalgame è il fatto che oggi i preparati ( i composti) per otturazioni sono migliorati, e possono ora essere utilizzati in molte più situazioni rispetto a pochi anni fa.

I denti dovranno essere otturati ad esempio con plastica o ceramica.

Eccezioni nell'utilizzo di amalgama potranno essere concesse per un certo periodo di tempo dopo il divieto, se i dentisti saranno d'accordo
il ministro danese della Salute Axel Jakob Nielsen ha detto alla Tv Avisen: ''I nuovi componenti (composti) per otturazioni sono così resistenti che il Consiglio Nazionale Danese della Salute sostiene che siamo in grado di estendere il divieto anche alle otturazioni in amalgama'' (in pratica significa: dato che oggi esistono nuovi materiali per otturazioni molto resistenti in ceramica e plastica, le amalgame non serviranno più e perciò saranno abolite e vietate )

Le Autorità avvisano che in Danimarca, 4 mesi dopo l'entrata in vigore del divieto, l'attuale sussidio sanitario previsto per le amalgame verrà modificato in modo che servirà a coprire le spese per le otturazioni dentali di materiale composito (plastica e ceramica).

In Svezia, dato che l'assicurazione sanitaria dal 1999 ha smesso di coprire le spese per le otturazioni in amalgama, il ricorso a tali amalgame è diminuito notevolmente ed è ora stimato al 2-5% di tutte le otturazioni.

 

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Commissione definisce progetti per affrontare i cambiamenti climatici

Fonte: Cordis (28/01/2008)

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La Commissione europea ha adottato un ambizioso pacchetto di proposte inteso ad aiutare l"Unione europea a mantenere gli impegni assunti in materia di cambiamenti climatici e ad affrontare le questioni relative alla sicurezza energetica.

I documenti illustrano in termini concreti il modo in cui l"Unione europea raggiungerà i suoi obiettivi «20-20-20 entro il 2020», concordati dai leader dell"UE lo scorso anno. Tali obiettivi prevedono la riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, rispetto ai livelli del 1990, l"incremento dell"efficienza energetica del 20%, e la garanzia del 20% di energia rinnovabile sul consumo energetico complessivo, e tutto questo entro il 2020.

Il pacchetto contiene un sistema aggiornato di scambio delle quote di emissione; obiettivi nazionali specifici e vincolanti intesi alla riduzione delle emissioni di gas serra in ogni Stato membro; un nuovo approccio al fine di adattare gli obiettivi in materia di energia rinnovabile, sempre seguendo un"impostazione paese per paese; un piano inteso a promuovere le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio; nuove norme in materia di aiuti di Stato per le misure di protezione ambientale.

«La lotta ai cambiamenti climatici è la grande sfida politica che la nostra generazione deve affrontare», ha dichiarato il Presidente della Commissione José Manuel Barroso. «La nostra missione, o meglio il nostro dovere, è definire un quadro politico che consenta di trasformare l"economia europea in un"economia più attenta all"ambiente e continuare a guidare l"azione internazionale volta a proteggere il nostro pianeta.»

La Commissione sottolinea con forza le opportunità commerciali offerte dal cambiamento in un"economia a basse emissioni di carbonio.

«Il pacchetto di proposte, basato sull"avveniristico sistema comunitario di scambio delle quote di emissione, dimostra ai nostri partner internazionali che un intervento deciso contro i cambiamenti climatici è compatibile con il mantenimento della crescita economica e della prosperità», ha dichiarato il commissario per l"Ambiente Stavros Dimas. «Grazie ad esso l"Europa parte avvantaggiata nella corsa verso un"economia globale a basse emissioni di carbonio, che porterà un"ondata di innovazione e favorirà la creazione di nuovi posti di lavoro nel campo delle tecnologie pulite.»

Tra le proposte figura un piano per rafforzare il mercato unico del carbonio a livello comunitario, che si estenderà a un numero di gas serra e riguarderà tutti i grandi impianti industriali responsabili delle emissioni. Secondo la Commissione, le entrate provenienti dal sistema comunitario di scambio delle quote di emissione, che potrebbero essere di circa 50 Mrd EUR all"anno fino al 2020, potrebbero essere reinvestite nel settore energetico al fine di sostenere ricerca e innovazione in campi quali le energie rinnovabili e la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

 

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Eurodeputati chiedono di sospendere gli esperimenti sui primati nell'UE

Fonte: Cordis (12/09/2007)

La Commissione europea ha risposto a una dichiarazione scritta del Parlamento europeo sull'impiego di primati negli esperimenti ponendo l'accento sulle procedure di revisione etica che sono entrate in vigore per la ricerca finanziata con fondi comunitari e che hanno già portato al divieto della ricerca che coinvolge i primati.

La dichiarazione, sottoscritta da più di 400 europarlamentari, esorta la Commissione, il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo a cogliere l'opportunità offerta dalla direttiva sugli animali utilizzati a fini scientifici e altri fini sperimentali quale occasione per:

- accordare urgente priorità alla cessazione dell'impiego di primati e scimmie catturati allo stato selvatico negli esperimenti scientifici;

- definire uno scadenziario relativo alla sostituzione di tutti i primati impiegati negli esperimenti scientifici con metodi alternativi.


La Commissione dichiara di essere al momento impegnata in una revisione della direttiva e aggiunge che «tutte le attività di ricerca condotte nell'ambito del programma quadro devono essere svolte in conformità dei principi etici fondamentali».

La Commissione sollecita una revisione etica di tutte le proposte di ricerca che sollevano questioni etiche sensibili. «La ricerca che comporta l'impiego di primati è sempre oggetto di revisione etica. Di fatto, l'unico progetto a titolo del Sesto programma quadro che è stato respinto per motivi etici implicava l'utilizzo di primati, a dimostrazione del fatto che la revisione etica della Commissione europea è in grado di limitare l'impiego dei primati nella ricerca», si legge in una dichiarazione della Commissione.

 

«Inoltre, il ricorso ad alternative disponibili è sempre obbligatorio, in conformità dell'applicazione del principio delle 3 R (reduction, refinement e replacement, ossia riduzione, perfezionamento e infine sostituzione definitiva degli animali nella ricerca) quale parte della revisione scientifica ed etica.»

Secondo il Parlamento, ogni anno nei laboratori dell'UE sono utilizzati in esperimenti oltre 10 000 primati. Tuttavia, l'opinione pubblica è ampiamente contraria a tali pratiche: la dichiarazione precisa che più dell'80% degli intervistati nell'ambito di un sondaggio pubblico condotto nel 2006 ha ritenuto inaccettabile l'impiego dei primati negli esperimenti.

Le principali argomentazioni contro l'utilizzo dei primati negli esperimenti sono: le prove che confermano che i primati patiscono grandi sofferenze in cattività, il fatto che il 26% delle specie di primati è a rischio di estinzione e che continuano a essere impiegati nei laboratori primati catturati allo stato selvatico, il fatto che sarà difficile proteggere i primati da ulteriori minacce quali il consumo umano se l'Occidente continuerà contemporaneamente a utilizzare tali specie negli esperimenti, il fatto che esistono differenze importanti tra gli esseri umani e altri primati, il che significa che i risultati degli studi che utilizzano i primati non sono sempre applicabili agli umani e infine la considerazione che le tecnologie e le tecniche avanzate offrono attualmente metodi alternativi che si dimostrano più efficaci e affidabili rispetto alla sperimentazione sui primati.

L'eurodeputato britannico, uno dei sostenitori della dichiarazione, ha accolto con favore la sua adozione da parte del Parlamento, affermando: «I progressi in campo tecnologico hanno fornito metodi di test alternativi che si stanno dimostrando più efficaci e affidabili degli esperimenti sui primati; porre fine all'uso dei primati e delle scimmie nelle sperimentazioni scientifiche deve ora diventare prioritario.»

Il suo collega, l'eurodeputato britannico David Martin, ha aggiunto: «I primati sono così simili agli umani nelle loro funzioni sociali, mentali ed emotive che sottoporli al trauma estremo dei test scientifici dovrebbe essere impensabile. A parte tale considerazione, spesso i test scientifici sui primati sono cattiva scienza e molte delle specie che vengono utilizzate sono in pericolo nel loro habitat naturale.»

Il direttore di Eurogroup for Animals ha accolto con favore la dichiarazione e ha esortato la Commissione a mettere a punto una strategia e ad approntare risorse adeguate per abolire gradualmente gli esperimenti sui primati quale questione urgente.

 

Motore di Ricerca



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La corsa all'oro del secolo ventuno

L'acqua dolce è fra l'1 e il 2.5% del totale. E il 25% è in America latina. Ogni giorno 30 mila morti nel mondo per mancanza d'acqua: come 10 Torri gemelle e nel 2025 la domanda sarà del 56% superiore alla disponibilità
27 novembre 2007 - Maurizio Matteuzzi
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Secondo l'Unesco nel 2000 sono morte 2.2 milioni di persone per mancanza d'acqua o infermità ad essa legate e fra 1.1 e 1.3 miliardi non avevanowater-drops l'accesso all'acqua potabile. A Firenze, nel 2003, il Forum alternativo mondiale dell'acqua, le cifre erano ancora peggiori: 2.4 miliardi di persone senza l'accesso all'acqua potabile né ai servizi sanitari minimi, 30 mila morti ogni giorno per le stesse ragioni. Come dieci 11 settembre ogni giorno. Nel 2025, l'Unesco sostiene, nel suo scenario più ottimista, che 3.5 miliardi di persone soffriranno scarsità d'acqua. Quelli più pessimisti parlano di 7 miliardi su una popolazione mondiale di 8 miliardi. Per la Red Agroforestal Chaco Argentina, la domanda totale di acqua raddoppia nel mondo ogni 20 anni, due volte più rapidamente dell'incremento della popolazione: nel 2025 la domanda di acqua fresca sarà del 56% superiore alla sua disponibilità.
Forse catastrofismo eccessivo. Ma di certo nessuno potrà negare l'importanza strategica dell'acqua. Che fa capire l'interesse dei paesi forti a garantirsi il controllo delle fonti, delle grandi compagnie transnazionali a farne una mercanzia come le altre, dei popoli e (certi) governi a impedire che venga gettata sulla roulette del mercato globalizzato.
Non è un caso che nella svolta dell'America latina di questo inizio di secolo, a fianco dei tradizionali petrolio e gas - «recuperati» dall'azione decisa dei Chávez, Morales, Correa -, un ruolo da protagonista l'abbia avuto l'acqua. Il processo di cambio nei rapporti fra Stati, movimenti sociali, organismi multilaterali di credito e imprese private cominciò con la «guerra dell'acqua» nel 2000 a Cochabamba, in Bolivia, dove le lotte popolari costrinsero a battere in ritirata il colosso Usa Bechtel e il consorzio internazionale Aguas del Lunari. Da allora le transnazionali del settore nel Cono sud non hanno avuto più vita così facile ed è ricominciato un processo di re-statizzazione dell'acqua. La californiana Bechtel, la francese Suez, la catalana Aguas de Barcelona (AgBar), la basca Aguas de Bilbao e su scala minore le italiane Edison e Aem (azienda municipalizzata di Milano) hanno perso concessioni e contratti.
In Bolivia nel 2005 fu rescisso il contratto con Aguas del Illimani (Suez e... Banca mondiale) che aveva l'esclusiva delle forniture d'acqua a El Alto e La Paz. In Argentina nel 2006 il governo Kirchner annullò il contratto con Aguas Argentinas (Suez, AgBar e ancora Banca mondiale). In Uruguay, dove il presiedente conservatore Jorge Batlle aveva portato avanti i programmi di privatizzazione voluti dall'Fmi, nell'ottobre 2004, in concomitanza con le elezioni che portarono al potere il socialista Tabaré Vázquez, fu votato (e vinto) anche - caso forse unico al mondo - un referendum che dichiarava l'acqua «un diritto umano fondamentale» e il suo «carattere pubblico». Poi, dato che Vázquez aveva confermato le concessioni alle compagnie private, le lotte popolari obbligarono il governo del Frente Amplio a ricomprare le azioni di Aguas de la Costa (Suez e Agbar) e di Uragua (Aguas de Bilbao).

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy)





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Beni comuni Noi e il mondo, gli obiettivi sull'acqua. Quarta puntata

Oro bianco, la fonte del potere

siccit

Bisogna sottrarre il potere sulla vita al capitale privato, partendo dal governo dell'acqua come bene comune pubblico. Perché negli ultimi trenta anni il capitale privato si è impadronito del governo di questa risorsa assolutamente primaria un po' dappertutto nel mondo. A partire dalla fine degli anni '70, approfittando delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal Fmi e dalla Banca Mondiale ai paesi «in via di sviluppo», fino alla presenza delle grandi aziende private nel sistema idrico i
3 settembre 2006 - Riccardo Petrella
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Negli ultimi trenta anni, il capitale privato si è impadronito del governo dell'acqua un po' dappertutto attraverso il mondo. A brevi schizzi, eccone le tappe principali.
A partire dalla fine degli anni '70, ha approfittato delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale ai paesi "in via di sviluppo" bisognosi di ingenti risorse finanziarie per i loro investimenti in infrastrutture. L'aggiustamento strutturale implicava, per la concessione dei prestiti, la condizione dell'apertura dei mercati dei paesi beneficiari alla concorrenza via gare di appalto internazionali. Le imprese idriche francesi - fortemente spalleggiate dallo Stato francese - cosi come quelle statunitensi, inglesi, svizzere, tedesche, sono riuscite ad accaparrarsi della stragrande maggioranza dei lavori di costruzione di dighe, acquedotti, serbatoi, pozzi e dei servizi di gestione corrispondenti. Alla fine (1991) del Decennio Internazionale dell'Acqua promosso dalle Nazioni Unite (1981-1991), le imprese private del mondo occidentale sono emerse come i soggetti più diffusi ed influenti in materia di utilizzo delle risorse idriche dei paesi d'Africa, dell'America latina e di parte dell'Asia.

Le tappe dell'aggressione
1992, Dublino, Conferenza internazionale dell'Onu in preparazione del primo Vertice Mondiale sull'Ambiente a Rio di Janeiro: per la prima volta il capitale privato riesce a fare accettare dai poteri pubblici il principio che l'acqua deve essere considerata come «bene economico», e non più principalmente come un «bene sociale», e quindi sottomessa alle regole del mercato.
1993: confermando il principio di Dublino, la Banca Mondiale pubblica il manuale di testo, ad uso degli Stati beneficiari degli «aiuti» dei paesi occidentali, su cosa debba essere una politica integrata delle risorse idriche e come gestirla a livello nazionale. La Banca riconosce esplicitamente di essersi ispirata ai principi promossi dalla «scuola francese dell'acqua», cioè dalle grandi imprese multinazionali idriche francesi.
1994: approvazione in Italia della legge sull'acqua (la legge Galli) la quale riprende largamente i principi francesi e della Banca Mondiale.
1995: il capitale privato riesce a far inserire i servizi idrici nelle discussioni sulle trattative sui servizi nel quadro del Gats (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi) proposto nell'ambito del Wto. Fra i più convinti ed accaniti sostenitori dell'inclusione figura l'Unione Europea. Su pressione del fortissimo lobby delle imprese idriche europee (9 sulle 10 principali imprese idriche al mondo sono europee, cioè francesi, inglesi e tedesche), l'Unione europea ha in questi anni mantenuto, fino al recente fallimento dei negoziati di Doha, la richiesta di liberalizzazione dei servizi idrici indirizzata a 102 paesi del mondo di cui 72 fra i più poveri.
1996: le imprese private creano il Consiglio Mondiale dell'Acqua con il sostegno entusiasta della Banca Mondiale, di molte organizzazioni specializzate dell'Onu e di governi quali quello francese, canadese, svedese, giapponese, egiziano. olandese, marocchino. In questo contesto lanciano nel 1997 il primo Forum Mondiale dell'Acqua a scadenza triennale. In 10 anni sono riuscite a far credere anche a molti dirigenti politici ed ai media del mondo che il Consiglio Mondiale dell'Acqua rappresenta un'iniziativa internazionale pubblica legata alle Nazioni Unite. Il che è falso. In realtà essa è un' organizzazione privata di diritto francese con sede a Marsiglia, presieduta dal presidente di una filiale congiunta delle due principali imprese idriche mondiali (le francesi Ondeo e Veolia). Non solo, ma grazie al successo delle varie edizioni del Forum Mondiale dell'Acqua, sono pervenute a diffondere e fare accettare come cultura mondiale dell'acqua oggi dominante i loro principi, cioè: l'acqua deve essere trattata come un bene economico il cui prezzo deve coprire i costi totali ivi inclusi il profitto e la remunerazione del rischio; la gestione privata dei servizi è più efficiente, efficace ed economica di quella pubblica; i servizi idrici devono essere liberalizzati; il capitale privato deve essere il principale finanziatore dei costi di gestione dei servizi, nel mentre gli investimenti nelle infrastrutture devono seguire il Ppp (partenariato pubblico-privato, di cui il Project Financing dovrebbe essere lo strumento privilegiato).
2000: la banca svizzera privata Pictet, lancia il primo Fondo internazionale d'investimento sull'acqua. Oggi il Fondo Pictet vale 3,9 miliardi di dollari. Altri fondi sono stati creati nel frattempo Secondo il Bloomberg World Water Index pubblicato fine maggio 2006, il livello dei profitti degli investimenti nelle imprese idriche negli ultimi tre anni è stato superiore a quello nelle imprese petrolifere e meccaniche.
2005, ottobre: su iniziativa ancora una volta delle imprese francesi, nasce AquaFed, la federazione internazionale delle imprese idriche private, il cui scopo esplicito è di operare a tutti i livelli nazionali ed internazionali per la difesa e la promozione degli interessi delle imprese associate (più di 200, fra le quali l'italiana Acque Toscane).
Il capitale privato è sempre più corposamente presente nel settore idrico italiano, ivi compreso il servizio idrico integrato. Al maggio del 2006, più della metà delle Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale (Ato) hanno assegnato il servizio ad imprese aperte al capitale privato fino al 49%., a seguito di una gara pubblica internazionale. Il capitale privato non è costituito solo da banche ma anche da grandi imprese di costruzioni come Caltagirone, Impregilo...Importante é anche la presenza di imprese idriche francesi, tedesche, inglesi e di fondi d'investimento europei e nordamericani. L'internazionalizzazione finanziaria del settore idrico ha cessato di essere uno spauracchio annunciato dagli oppositori alla globalizzazione attuale. Che fare, a partire dal piccolo segno di speranza dato dal governo Prodi con l'esclusione del settore idrico dai decreti Bersani e Lanzillotta?

Che cosa vuol dire «gestione pubblica»Due cose, rapidamente e a breve termine. La prima consiste nel precisare cosa si deve intendere per gestione pubblica dei servizi idrici. Se con essa il governo Prodi intende anche una gestione assicurata da un'impresa SpA con capitale misto pubblico e privato, operante in zone al di fuori della propria area di origine e titolata ad acquistare partecipazioni di capitale in altre imprese idriche vuoi in altri settori in Italia ed altrove nel mondo, questo significa che l'esclusione dei servizi idrici dalle liberalizzazioni è, come minimo, una presa in giro dei cittadini. Nel caso citato, l'impresa non è pubblica, per cui tocca al governo di precisare come conta, rapidamente, mettere a norma dell'impegno preso nel Progamma dell'Unione, e confermato in occasione dei decreti Bersani e Lanzillotta, le imprese non pubbliche di gestione dei servizi idrici che non solo sono numerose ma anche importanti (vedi Hera, Acea...)
Per quanto riguarda il caso di un'impresa SpA a capitale interamente pubblico e vincolata ad agire unicamente nel settore del servizio idrico integrato e sul territorio del suo Ato, si tratta di una situazione anomala (cosa c'entra in queste condizioni una SpA?) da considerare provvisoria e da trasformare in un'azienda pubblica /ente economico pubblico ( a statuto regionale; speciale....) con una nuova legge quadro nazionale e nuove leggi regionali conformi alla legge quadro.
Il caso in esame permette anche di illustrare l'utilità della costituzione immediata del Segretariato di Coordinamento Nazionale dei Beni Comuni .Il Segretariato dovrebbe elaborare una proposta precisa in materia, a seguito di uno spedito tavolo di lavoro nazionale.
La seconda cosa da fare è l'adozione di una nuova legge quadro nazionale sull'acqua. Alcuni percorsi possibili per realizzare tale obiettivo sono già stati aperti: Mi riferisco all'iniziativa in corso del Forum Italiano dell'Acqua per una proposta di legge di iniziativa popolare sull'acqua. Penso anche all'intenzione espressa dall'associazione «AcquaPubblica» di lavorare su una proposta di legge che tenga conto delle esperienze e delle prospettive delle imprese pubbliche di gestione dell'acqua potabile e delle AATO che hanno optato per un governo pubblico dell'acqua. Infine, riferimento va fatto alle intenzioni del Ministro dell'Ambiente di lavorare su un progetto di legge sulla tutela delle acque in Italia alla luce anche delle direttive europee. E'evidente che la saggezza vuole che queste iniziative trovino il più presto possibile l'alveo idoneo per un percorso in comune.

Allora ecco che fare. SubitoCome precisato, si tratta di cose urgenti da fare. Esse non possono essere eluse e/o procrastinate anche perché da esse dipende il resto, cioé:
a) il riconoscimento effettivo come diritto umano - universale, indivisibile ed imprescrittibile - dell'accesso all'acqua potabile nella quantità e qualità considerate necessarie ed indispensabili per la vita da parte dell'Organizzazione Mondiale della Salute. L'Oms fa riferimento a 50 litri al giorno per persona. I governi svizzeri e tedeschi hanno tentato nel passato di prendere un'iniziativa in questo senso, A mio parere, il governo Prodi potrebbe riprendere la proposta fatta dal Parlamento europeo nel marzo 2006 di riconoscere il diritto umano all'acqua. L'approvazione a scadenza ravvicinata della nuova legge sull'acqua e, entro il 2008, della legge quadro sui beni comuni, come prima indicato, darebbe forte legittimità e credibilità all'iniziativa italiana;
b) l'adozione del principio che i costi relativi all'accesso all'acqua potabile come diritto umano debbono essere presi a carico della fiscalità generale e specifica. L'adozione di tariffe speciali per certe fasce disavvantaggiate della popolazione deve essere considerata una soluzione parziale e provvisoria;
c) il governo pubblico dell'acqua significa il governo di tutte le acque. Si tratta cioè di mettere fine alla persistente separazione e frammentazione, in termini di assetti legislativi, regolamenti, istituzioni responsabili, soggetti gestori, sistemi di finanziamento, organi di controllo e di valutazione, coinvolgimento dei cittadini (se praticato). Non propongo, evidentemente, di eliminare le diversità tra gli usi idropotabili (incluse le acque minerali in bottiglia), usi irrigui, usi energetici, usi industriali ed altri usi vari (esempio delle acque termali, usi turistici..) e, quindi, le differenze intrinseche a livello delle funzioni, dei ruoli, delle condizioni locali. Si tratta di pervenire, su basi precise e rigorose, ad un governo pubblico integrato delle acque e delle differenti attività corrispondenti secondo principi ed obiettivi comuni e coerenti.
d) nel contesto delineato sotto c) dare la priorità ad una politica di risparmio, di uso sostenibile e di riuso delle acque, mirando a promuovere una cultura della gestione delle acque centrata sulla manutenzione e l'ammodernamento permanente graduale, anziché continuare sulla via delle grandi opere idriche, dei grandi sistemi idrici e, quindi, dei grandi investimenti che hanno largamente dimostrato finora di essere soprattutto fonte inevitabile di sprechi, di ritardi, di corruzione, di inefficienze dovute al gigantismo dei sistemi, di trasferimento di potere alle imprese costruttrici ed al capitale privato
e) la valorizzazione efficace a medio e lungo termine, in una prospettiva nazionale ed europea, a livello italiano, della tenuta degli Stati Generali delle Acque delle Regioni Meridionali (fine settembre/inizio ottobre 2006) e degli Stati Generali delle Acque delle Regioni del Po (primavera 2007)

La sete dei continenti da noi depredatif) infine, last but not least, concretizzare nella nuova politica della Cooperazione in fase di approvazione e di messa in opera, i principi di solidarietà e di pace ponendo fra le 3-4 priorità dell'Italia il contributo alla soluzione della drammaticità dell'acqua per le popolazioni africane, asiatiche e dell'America del Sud. E' certamente un fatto positivo che tutte le forze dell'Unione, e del Polo, abbiano aderito rapidamente e massicciamente alla presenza di truppe italiane nel Libano Mi domando, tuttavia, perché queste stesse forze non hanno finora messo, né danno l'impressione di volerlo fare, altrettanto entusiasmo ed energia in favore di un'iniziativa italiana per l'accesso all'acqua di milioni di Africani? Propongo che la prossima finanziaria, nel confermare le risorse finanziarie per i militari italiani in Libano, decida di allocare una somma addizionale pari al quarto di quanto destinato all'intervento nel Libano, per l'azione che chiamerei «Un Acquedotto per l'Africa...» E' mai possibile che una rapp-star americana Jat-Z rischia, in questo campo, di far meglio del governo italiano di centro-sinistra? In effetti Jay-Z ha annunciato che il tour di concerti in Africa che inizierà il 9 settembre prossimo si chiamerà « The Diary of Jay-Z Water for Life» e destinerà una buona parte dei milioni di dollari di profitto attesi al finanziamento di 1000 centri di pompaggio d'acqua.
Partendo dall'acqua, è il governo del diritto alla vita ed alla salute di tutti i cittadini e del patrimonio eco-ambientale del Paese, nell'interesse anche delle generazioni future, che è in causa. Partendo dall'acqua, è altresì il governo giusto ed efficace del denaro della collettività e del funzionamento partecipato delle istituzioni rappresentative e dirette che è in gioco. Partendo dall'acqua è il governo dei processi culturali di visione e percezione del valore della vita e della correlata dimensione della sua sacralità, nelle espressioni le più emblematiche come quella dell'acqua, che si comincia a costruire.
In breve, partendo dall'acqua - e dalla conoscenza - bene comune pubblico, un'altra Italia è possibile.

 

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