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Alimentazione

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CIBI CRUDI CONTRO L'INTOSSICAZIONE DELL'ORGANISMO

venerdì 15 giugno 2007

fonte: www.greenplanet.net


Per disintossicarsi, niente di meglio di frutta e verdura crude. Assieme a tanto riposo

raw_food.thumbnailVivere in modo innaturale e stressante intossica l'organismo. Alle scorie che si accumulano nel sangue con il ricambio cellulare, si aggiungono quelle generate dall'inquinamento alimentare, atmosferico e farmacologico. «La tossiemia è all'origine di malattie come obesità, cardiopatie, diabete e invecchiamento precoce», spiega René Andreani, responsabile per la parte vegan dell'AVI (Associazione Vegetariana Italiana) e presidente della LEPAV (Lega per l'Alimentazione Viva e l'Igienismo) di Genova. «Se ci si alimenta, anche solo parzialmente, per un certo periodo di tempo con cibi crudi, il corpo innesca un processo automatico di depurazione». La dieta vede protagoniste frutta e verdura, anche sotto forma di succo fresco, che va bevuto entro 20 minuti dalla preparazione per non perderne le proprietà.

«Frutta e succhi vanno consumati lontano dai pasti, per non diluire i succhi gastrici e non provocare fermentazioni», raccomanda René Andreani, che aggiunge: «Ogni volta che mangiamo un vegetale crudo assimiliamo energia, necessaria alla pulizia delle cellule e alla costruzione di nuovi tessuti. Gli alimenti allo stato naturale conservano intatto il corredo di "fattori vitali", tra cui ormoni, oligoelementi, essenze volatili, antiossidanti, biostimoline e complessi antibiotici».

 

Per favorire l'eliminazione delle tossine, non si dovrebbero esporre gli ingredienti a una temperatura superiore ai 57 °C: «Essicando per esempio i semi di lino si ottengono ottime torte e pizze, che offrono nutrienti facilmente assimilabili. I cibi che rimangono "vivi" sono fonti di enzimi che vanno a rimpiazzare quelli dell'organismo, persi durante il processo di disintossicazione». Per depurarsi, oltre ai semi oleosi, i naturopati consigliano le alghe e i germogli, che apportano anche proteine già scisse in amminoacidi, tutte le vitamine e la clorofilla, preziosa per il sangue. «I germogli devono essere consumati ogni giorno, scegliendo tra 40 tipi diversi», afferma l'igienista.

«I virgulti di alfa-alfa sono energetici; quelli di lenticchie, ricchi di ferro, combattono l'anemia; quelli di fieno greco aiutano la circolazione e l'ossigenazione dei tessuti. L'alimentazione dovrebbe comprendere anche centrifugati di erba di grano (contiene vitamina B12, antianemia, e 20 amminoacidi, di cui otto essenziali) e di erba di orzo, che fornisce il potere antiossidante Sod (Super Ossido Dismutase)».

Nei primi giorni di disintossicazione, sarebbe opportuno riposare il più possibile, perché l'organismo può reagire con febbre, mal di testa, nausea e dolori articolari. Nel giro di settimane o di pochi mesi, in relazione al grado di intossicazione, il corpo ritorna sano. «In questa fase si deve dormire il più possibile, mangiare poco e semplice, masticare a lungo e bere molta acqua». René andreani propone un metodo in week-end dedicati, con il contributo di psicologi e medici.

L'autoguarigione è supportata da tecniche particolari, tra cui la terapia del riso, che, aumentando la produzione dell'ormone della crescita, riduce le tensioni; il Woi (Walking with oxigen injection), camminata veloce e ritmata che agisce sul nervo vago e abbassa la frequenza del battito cardiaco; e anche momenti di totale silenzio.

Vegetariani, 15 giugno 2007

 

 

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COME PROTEGGERE IL CUORE? CON L'ALIMENTAZIONE VEGAN E L'ATTIVITA' FISICA

venerdì 15 giugno 2007

fonte: www.greenplanet.net


Ecco cosa rivela un nuovo studio scientifico condotto tra Roma e Washington


Un nuovo studio condotto presso la Washington University School of Medicine e presso l'Istituto Superiore di sanita' italiano, mostra che l'adozione a lungo termine di una dieta vegana a basso contenuto di calorie e proteine e l'attivita' sportiva di resistenza sono associati con un basso rischio di malattie cardiache e metaboliche.

Le diete occidentali, che sono caratterizzate da elevate assunzioni di cibi trasformati ad elevata densita' calorica, nonche' la sedentarieta', sono associati con un aumentato rischio per il cuore.

Uno studio trasversale, condotto dal dr. Luigi Fontana e collaboratori, della Washington University School of Medicine e dell'Istituto Superiore di sanita' italiano ha valutato gli effetti di una dieta vegana (100% vegetale) a basso contenuto di calorie e proteine e la pratica di regolare attivita' sportiva di resistenza sui fattori di rischio cardiometabolico di 21 soggetti sedentari vegani crudisti, 21 corridori di resistenza a dieta occidentale dal BMI (indice di massa corporea) sovrapponibile, e 21 soggetti sedentari a dieta occidentale.

 

Lo studio e' durato piu' di 4 anni, e nei primi 2 gruppi i ricercatori hanno riscontrato piu' bassi valori di BMI e migliori livelli plasmatici di lipidi, glucosio, insulina, proteina C-reattiva. Anche i valori di pressione arteriosa sono risultati inferiori, soprattutto nel gruppo vegano: maggiore e' il consumo di potassio e fibre, minore risulta la pressione arteriosa.

I ricercatori concludono pertanto che l'adozione a lungo termine di una dieta vegana a basso contenuto di proteine e calorie, o la pratica regolare di attivita' fisica di resistenza risultano associati con un minor rischio di malattie cardiache e metaboliche. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che specifiche componenti della dieta vegana siano in grado di esercitare ulteriori effetti positivi sulla pressione arteriosa.

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, 15 giugno 2007


 

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MENO VITAMINE PER TUTTI

Processo agli integratori. Nel mondo se ne abusa. Per un business miliardario. Ora la scienza lancia l'allarme. E documenta tutti i gravi rischi

vitaminePillole, capsule, granulati a base di frutta di ogni genere, verdura, estratti vegetali, tè, radici, sali minerali e quant'altro. Non c'è quasi limite a ciò che i pingui cittadini occidentali sono disposti a ingurgitare con un unico obiettivo: sconfiggere il nemico per eccellenza, i radicali liberi, allungare la propria vita e scongiurare il rischio di malattie quali l'infarto, l'ictus, il cancro, il diabete.

Quello dei supplementi vitaminici è ormai un business colossale che, secondo i National Institutes of Health, alimenta solo negli Stati Uniti un mercato da 23 miliardi di dollari all'anno, cresciuto nell'ultimo anno del 18 per cento e grazie al quale un americano su due non esce di casa la mattina se non ha saccheggiato la sua farmacia vitaminica casalinga. L'Italia non è da meno: nel 2005 sono stati venduti integratori per 163 milioni di euro (con un calo del 4,6 per cento rispetto al 2004), e questi prodotti rappresentano ormai l'1,3 per cento dell'intero mercato farmaceutico (in Francia lo 0,7, in Gran Bretagna lo 0,6).

Ma quanto è fondata questa passione per le vitamine? Da anni studi di vario tipo ammoniscono che persone sane e prive di carenze specifiche di vitamine non hanno bisogno; che è il medico a stabilire se le carenze ci sono, in seguito a trattamenti farmacologici, in presenza di specifiche patologie o per le più diverse ragioni. Ma, insieme, fioriscono ricerche sugli effetti protettivi di questa o quella vitamina. Oppure, eccone altri che allarmano: addirittura, secondo l'ultima grande analisi pubblicata sulla rivista 'Jama', l'uso di beta carotene e vitamina E (due vitamine ad attività antiossidante) potrebbe esporre a rischi assai gravi. Insomma, è una vera Babele. Che fare? Proviamo a capirci qualcosa.

Lo studio e' durato piu' di 4 anni, e nei primi 2 gruppi i ricercatori hanno riscontrato piu' bassi valori di BMI e migliori livelli plasmatici di lipidi, glucosio, insulina, proteina C-reattiva. Anche i valori di pressione arteriosa sono risultati inferiori, soprattutto nel gruppo vegano: maggiore e' il consumo di potassio e fibre, minore risulta la pressione arteriosa. I ricercatori concludono pertanto che l'adozione a lungo termine di una dieta vegana a basso contenuto di proteine e calorie, o la pratica regolare di attivita' fisica di resistenza risultano associati con un minor rischio di malattie cardiache e metaboliche. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che specifiche componenti della dieta vegana siano in grado di esercitare ulteriori effetti positivi sulla pressione arteriosa. Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, 15 giugno 2007
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Olio di oliva quasi un elisir!

Sembra che l'oleuropeina, una proteina estratta dalle foglie d ell'ulivo europeo, dalle olive, e quindi un comune componente dell'olio d'oliva, possa prolungare la "vita media" dei fibroblasti umani.

 

Ne hanno fornito le prove, un gruppo di ricercatori della National Hellenic Research Foundation, Institute of Biological Research and Biotechnology, Laboratory of Molecular and Cellular Aging di Atene (Grecia). Incubando dei fibroblasti embrionali umani in vitro con oleuropeina si è evidenziata una stimolazione delle attività antiossidanti del proteasoma fibroblastico, una proteasi multicatalitica non lisosomiale. In pratica, i fibroblasti embrionali che sono stati più volte trattati con oleuropeina diventavano più resistenti all'invecchiamento fisiologico che viene, invece, normalmente accelerato da fattori genetici, ambientali e da un aumento di molecole altamente reattive come i radicali liberi dell'ossigeno.
Queste evidenze sono importanti per l'identificazione di molteplici sostanze naturali e normalmente presenti nella dieta, specie quella mediterranea, che possiedono funzioni di attivazione dei meccanismi antiossidanti contrastando gli effetti degenerativi inesorabili dell'invecchiamento cellulare.

Katsiki M et al. Rejuvenation Res. 2007 May 18; [Epub ahead of print]

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Stato Nutrizionale

L'UE contro l'obesità

"L'obesità un vero e proprio problema medico e sanitario che l'Europa deve affrontare", ha dichiarato Wim H.M. Saris, coordinatore di un ampio progetto d'intervento e ricerca sull'obesità.

Il progetto DiOGenes (Dieta, Obesità e Geni), finanziato dall'Unione Europea, il cui obbiettivo primario è quello di analizzare i fattori dietetici, genetici, fisiologici e psicologici sottesi alla patologia, con l'intento di riuscire ad invertire la tendenza dell'obesità, che attualmente colpisce il 10% della popolazione europea.
Genetica a parte, l'attuale e preoccupante diffusione dell'obesità dipende anche da fattori relativi allo stile di vita, tra cui una dieta troppo ricca di grassi e una inamovibile sedenteriatà. Dunque, quando intervenire non sarà possibile, come avviene di fatto per i fattori genetici, si potranno comunque promuovere abitudini alimentari e stile di vita più salutari.
Diogenes-eu.org

 

Gli elevati costi energetici che sono necessari per un'ampia massa cerebrale sono in parte soddisfatti anche dall'evoluzione della nostra dieta abituale, che è attualmente molto ricca. Tuttavia, la relazione tra la qualità della dieta e l'ampiezza del cervello è in un certo senso positiva nei primati, ma non è stato così per la specie umana. Gli umani, infatti, sempre rispetto ai primati, sono effettivamente meno muscolosi e più ricchi in massa grassa. E questo, in parte, si giustifica con l'aumento delle richieste energetiche del cervello degli umani. Le evidenze paleontologiche indicano, dunque, che è avvenuta una rapida evoluzione cerebrale nell'emergenza quando circa 1,8 milioni di anni fa il comportamento alimentare dell'Homo Erectus ha dovuto necessariamente cambiare. In pratica, si è passati da un comportamento sostanzialmente erbivoro a quello onnivoro, a vantaggio della massa cerebrale e di quella grassa, ma a scapito della massa muscolare.


Leonard WR et al Annu Rev Nutr. 2007 Apr 17; [Epub ahead of print]

 

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normal_emergenza-caldo-00

L'Italia soffoca sotto il peso del caldo desertico, particolarmente marcato al Sud e nelle grandi metropoli. L'afa record potrebbe tradursi in cifre drammatiche. Nella calda estate del 2003 furono registrati 7.600 decessi in Italia, 35 mila in tutta Europa. Per ogni grado di temperatura si calcola la crescita della mortalità del 3%. Queste cifre sono contenute nel rapporto "Cambiamento climatico e salute in Italia" presentato dall'Oms (Organizzazione Mondiale di Sanità) e Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici).

Tutti siamo a rischio. Il mix inquinamento e caldo può pertanto costituire un'ondata mortale non solo per i soggetti più deboli, come anziani e bambini, ma anche per giovani e adulti che in condizioni normali ignorano d'avere patologie cardio-circolatorie. Occorre tener presente che l'innalzamento delle temperature incide indirettamente anche sulla crescita delle malattie infettive e alimentari, causate dalle punture degli insetti o dal cibo avariato dal caldo. Ad esempio, ogni grado in più sulla temperatura aumenta del 5-10% i casi di salmonella. Il rischio è serio e ignorarlo sarebbe irresponsabile.

Cosa fare? Prevenire è meglio che curare. E' uno slogano datato ma sempre valido. L'estate scorsa il governo francese ha calcolato di aver salvato 4 mila vite umane grazie alle misure di prevenzione.

I consigli contro il caldo. Quest'articolo di servizio vuole contribuire alla divulgazione di alcuni consigli pratici per evitare malori.

 

  • Bere due litri e mezzo di acqua al giorno

  • Mangiare cibi leggeri, frutta e verdura

  • Evitare di uscire nelle ore più calde, dalle 11:00 alle 18:00

  • Vestirsi con abiti leggeri

  • Avere a portata di mano il telefono e i numeri del pronto emergenza, del proprio medico curante, di amici e conoscenti per chiedere aiuto

  • Evitare i parchi urbani dove si registrano alti valori di ozono

  • Evitare l'attività fisica e gli sforzi

  • Ventilazione e riparo dal sole (centri commerciali con aria condizionata)
  • Applicare retine contro gli insetti a porte e finestre, sono efficaci ed economiche, evitando il ricorso a prodotti chimici

  • Attivare il climatizzatore ma con moderazione, non creare eccessivi sbalzi di temperatura negli ambienti diversi della casa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quali sono i sintomi del caldo sullo stato di salute? I primi sintomi del malore da caldo sono l'insorgere del mal di desta e di un senso di debolezza, quasi di svenimento, nausea e sete intensa. Possono presentarsi anche crampi, tachicardia e dolori al torace. Il ministero della Salute ha attivato dal 1 giugno un call center 1500, tutti i giorni dalle 8 alle 20, per chiedere consigli e informazioni.

Al primo sintomo di malore contattare il proprio medico curante.

 

 

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Cancro del seno e consumi di carne rossa

Una dieta troppo abbondante in carni rosse raddoppia il rischio di cancro al seno del tipo ormono-sensibile. Lo rivela uno studio su 90mila donne americane in pre-menopausa. Sì, ma il campione d'osservazione era composto da donne eccessivamente "carnivore".

L'associazione tra questo stile alimentare e il carcinoma mammario era già stato evidenziata, ma i suoi contorni erano ambigui. Lo studio mostra oggi che il consumo di carne rossa determina un aumento della frequenza dei tumori positivi per i recettori di estrogeni o progesterone (ER+/PR+) ma non di quelli negativi.
Risultati allarmanti che potrebbero essere attribuiti al forte impiego di sostanze ormonali negli animali da macello, che non riguarda per fortuna gli allevamenti europei. Dall'indagine emerge che assumere una porzione e mezza di carne rossa al giorno invece di un massimo di tre alla settimana moltiplica per due la probabilità di sviluppo di questo tipo di carcinoma mammario. Tuttavia, allarme a parte, quante donne in Europa e soprattutto in Italia (a prevalente dieta mediterranea) consumano così tanta carne rossa ogni giorno? Probabilmente nessuna, se si tengono in conto le continue raccomandazioni e le nuove tendenze dei consumi femminili in Italia. 

Arch Intern Med. 2006;166:2253-2259


 

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Alcol nel mirino della prevenzione

E' già diventato da pochi giorni operativo il "Piano nazionale alcol e salute", voluto dal Ministro della Salute Livia Turco, che ha l'obiettivo di coordinare tutte le attività di prevenzione e controllo dei problemi correlati all'abuso di alcol tra la popolazione.

Il Piano ha valenza triennale (2007-2009) e si prefigge 10 obiettivi da raggiungere attraverso azioni strategiche in collaborazione con le Regioni e con il coinvolgimento di: dipartimenti delle dipendenze, servizi alcologici regionali, dipartimenti salute mentale, medici di famiglia, associazioni di mutuo soccorso e volontariato, asl e ospedali. E in questo progetto, che è il primo intervento nazionale in proposito, non saranno trascurati, anzi, assumeranno ruoli speciali e importanti anche il mondo della scuola e dello sport, i sindacati, i centri ricreativi per gli anziani, le Forze dell'Ordine e tutte le imprese del settore.

Ministerosalute.it

 

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Anoressia nervosa da reintegrare

E' possibile reintegrare in qualche modo il deterioramento cellulare metabolico e funzionale osservabile a livello del SNC in corso di una grave anoressia nervosa?

Forse sì, almeno negli animali da esperimento. Ne sono convinti i ricercatori tedeschi che hanno simulato uno stato di malnutrizione grave su femmine di ratto dell'età di 11 - 13 settimane circa (quasi equivalenti a ragazzine di 11-13 anni ). Agli animali veniva proposta una dieta ipocalorica fortemente restrittiva e con ridotta quantità di colina e questi mostrarono una perdita di peso del 30-40% rispetto al peso iniziale nel periodo tra la 12esima e la 20esima settimana di osservazione. Il periodo della perdita di peso era caratterizzato da un grave sconvolgimento catabolico e da una ridotta fluidità di membrana a livello del SNC. Per contro, quando gli stessi animali venivano nuovamente nutriti con una dieta ricca di colina, il bilancio proteico dei ratti migliorava insieme alla fluidità di membrana.

Wockel L, et al Fortschr Neurol Psychiatr. Jan 2007; [Epub ahead of print]

 

 

 

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Lo sviluppo di una massa cerebrale più grande ha influenzato l'evoluzione metabolica e nutrizionale della specie umana.

E' stato dimostrato che un cervello di grandi dimensioni è energicamente molto dispendioso e così, gli umani spendono una grossa proporzione del loro budget energetico per soddisfare il metabolismo cerebrale rispetto agli altri primati.


Gli elevati costi energetici che sono necessari per un'ampia massa cerebrale sono in parte soddisfatti anche dall'evoluzione della nostra dieta abituale, che è attualmente molto ricca. Tuttavia, la relazione tra la qualità della dieta e l'ampiezza del cervello è in un certo senso positiva nei primati, ma non è stato così per la specie umana. Gli umani, infatti, sempre rispetto ai primati, sono effettivamente meno muscolosi e più ricchi in massa grassa. E questo, in parte, si giustifica con l'aumento delle richieste energetiche del cervello degli umani. Le evidenze paleontologiche indicano, dunque, che è avvenuta una rapida evoluzione cerebrale nell'emergenza quando circa 1,8 milioni di anni fa il comportamento alimentare dell'Homo Erectus ha dovuto necessariamente cambiare. In pratica, si è passati da un comportamento sostanzialmente erbivoro a quello onnivoro, a vantaggio della massa cerebrale e di quella grassa, ma a scapito della massa muscolare.

Leonard WR et al Annu Rev Nutr. 2007 Apr 17; [Epub ahead of print]

 

 

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Nutrizione & Patologia

L'asma, la rinite e la dieta mediterranea

Sembrerebbe che la salutare dieta mediterranea, ricca di frutta fresca e ortaggi, possa costituire una vera dietoterapia preventiva per l'asma e le riniti allergiche.

Ad affermarlo sono i risultati di uno studio condotto su 690 ragazzi greci residenti nella rurale isola di Creta e di età compresa tra i 7 e i 18 anni. Nell'ambito di un programma di sorveglianza della popolazione sono stati distribuiti dei questionari che indagavano con precisione le abitudini alimentari.
Dall'analisi delle risposte, che in parte venivano date dai genitori e in parte dai ragazzi stessi, si è potuto evidenziare che i ragazzi che mangiavano più frutta e verdura incorrevano raramente in disturbi allergici. E i casi di asma o di rinite miglioravano quanto più i ragazzi che ne soffrivano erano sollecitati a rispettare una dieta prettamente mediterranea, cioè ricca in agrumi, pomodori freschi, mele e uva. Inoltre, tutte le manifestazioni allergiche erano abbastanza ridotte in questa popolazione.

Chatzi L, et al Thorax. 2007 Apr 5; [Epub ahead of print]

 

LIBRI ONLINE (clicca qui sotto):

 





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