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Alimentazione

Ecco come gli «omega 3»
influenzano il cervello

fonte: www.corriere.it

Una ricerca fa il punto sull'importanza di alcune sostanze per le attività cerebrali

 

 

(Grazia Neri)

Gómez-Pinilla, professore di neurochirurgia e scienze fisiologiche allo UCLA, ha passato la vita a studiare gli effetti del cibo, del sonno e dell'esercizio fisico sul cervello. Ora ha deciso di pubblicare una sintesi delle ricerche più importanti a questo proposito, analizzando 160 studi d'eccellenza che trattano il ruolo dell'alimentazione nello sviluppo cognitivo. Il risultato dell'analisi, che verrà pubblicato sull'edizione di luglio di Nature Reviews Neuroscience, è già consultabile online e, soprattutto, rappresenta un vero e proprio elogio degli acidi grassi Omega-3.

OMEGA-3 – Nel riassunto ragionato degli studi più importanti emerge un effetto quasi miracoloso da parte di questi acidi grassi presenti nel pesce, nei crostacei, nelle mandorle, nelle noci, nei kiwi e in molte altri cibi. In sostanza gli Omega-3 agiscono sulla fluidità delle membrane cellulari, migliorando lo sviluppo cognitivo nei bambini e contrastando i processi degenerativi nelle persone anziane.

ALCUNI ESEMPI - Per esempio uno studio realizzato in Inghilterra ha dimostrato che le performance scolastiche di un gruppo di studenti «cresciuti» a Omega-3 erano più alte rispetto a quelle degli altri alunni. Analoghi risultati sono stati confermati da una ricerca australiana su 396 bambini tra i 6 e i 12 anni divisi in due gruppi a seconda delle sostanze assunte: il primo gruppo, cui erano stati somministrati acidi grassi Omega-3, ferro, acido folico, vitamine A, B6, B12 e C, mostrava un'intelligenza verbale e una facilità di apprendimento superiore al gruppo che non aveva ricevuto lo stesso apporto nutritivo. Infine anche una ricerca indonesiana su un campione di 394 bimbi conferma un legame direttamente proporzionale tra acidi grassi Omega-3 e sviluppo cerebrale, ma in questo caso mostra un'incidenza maggiore tra le bambine.

VARIABILI COLLEGATE – In sostanza gli acidi grassi Omega-3 influenzano soprattutto la memoria, l'orientamento spazio-temporale, l'attenzione, la fluidità di parola e la velocità di elaborazione cognitiva. Allo stesso modo la carenza di queste sostanze può aumentare il rischio di dislessia, di demenza, di depressione e di schizofrenia. L'isola giapponese Okinawa è uno degli esempi più calzanti della veridicità delle teorie illustrate: qui la gente mangia moltissimo pesce e fa molta attività fisica. Il risultato è che la popolazione dell'isola nipponica è una delle più longeve e il tasso di disordine mentale è a livelli minimi. Inutile specificare cosa pensi il Prof Gómez-Pinilla del cosiddetto junk food (cibo spazzatura) e dei fast food, considerato che i grassi saturi svolgono invece un ruolo esattamente opposto rispetto agli Omega-3. In tutti i casi, per sua stessa ammissione, da quando ha iniziato ad approfondire il ruolo dell'alimentazione nello sviluppo del cervello, il professor Pinella evita accuratamente certi cibi.

Emanuela Di Pasqua
10 luglio 2008

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Ogni anno migliaia di nuove sostanze chimiche vengono messe in commercio e solo una piccola parte di queste vengono studiate. Ci sono varie Agenzie Internazionali che hanno studiato i fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori. La più autorevole è l'International Agency for Research on Cancer (IARC) che propone la seguente classificazione: 

tossico

- Gruppo 1: Cancerogeni certi per l'uomo (es.: arsenico,
benzene, cromo, nichel, cloruro di vinile ecc.).


- Gruppo 2A: Cancerogeni probabili per l'uomo (formaldeide,
benzopirene ecc.).

- Gruppo 2B: Possibili cancerogeni (cancerogenicità
certa nell'animale; cancerogenicità non confermata da
indagini epidemiologiche).

- Gruppo 3: Sostanze in cui non si può dire nulla circa la
cancerogenicità (dati discordanti fra osservazioni sull'animale
e sull'uomo).

- Gruppo 4: sostanze probabilmente non cancerogene er l'uomo. Anche molti additivi alimentari rappresentano n rischio, come segnalato dal CRO di Aviano.

Riporto di seguito gli additivi considerati tossici: E102, E110, E120, E123, E124, E127, E220, E221, E230,
E239, E250, E251, E252, E311, E312, E320, E321, 407, E450, E330 (attenzione: quest'ultimo è il più pericoloso !).


Additivi sospetti: E125, E131, E141, E142, E150, 153, E210, E212, E213, E214, E215, E216, E217,
E221, E222, E223, E224, E226, E231, E233, E236, E240, E241, E338, E339, E340, E341, E460, E461,
E463, E465, E466, E467.

E gli altri ?caramelle

COLORANTI
Sono identificati dalle sigle da E600 a E640. Gli esaltatori di sapidità (da ricordare il glutammato di sodio, molto usato in insaccati e dadi per brodo) sono una vera frode per il consumatore, essendo usati in cibi che hanno perso l'originale sapore. Tra l'altro il glutammato è uno degli additivi da evitare per chi deve moderare il consumo di sodio.



La dieta italiana sconsiglia l'uso di alimenti che usano esaltatori di sapidità.


DOLCIFICANTI
Sono identificati dalle sigle da E950 a E967. La dieta italiana sconsiglia l'uso di alimenti dolcificati con ciclamato e suoi derivati (E952). Un prodotto con dolcificanti non può essere un prodotto eccellente, anche se può essere giudicato di ottima qualità: giudicato in un piano alimentare globale potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, se le classi di prodotti dolcificati sono troppe (si pensi per esempio a un soggetto che fa colazione con marmellata e yogurt dolcificati con caffè dolcificato, durante il giorno beva bevande dolcificate, a pranzo e cena assuma dessert dolcificati ecc.).
 

AMIDI MODIFICATI
Esiste poi una serie di sostanze come gli amidi modificati (E1404, E1410, E1412, E1413, E1414, E1420, E1422, E1440, E1442, E1450, E1451) che per legge spesso non devono essere indicati dalla sigla o dalla denominazione specifica, ma possono essere indicati con il termine generico della categoria (amido modificato).

Gli amidi modificati sono sostanze modificate chimicamente o fisicamente per consentire all'amido di tollerare i processi di lavorazione. Modificandolo, migliora l’ingrossamento al freddo, la resistenza alla cottura, la sterilizzabilità, la stabilità (ovviamente queste modifiche nulla hanno a che vedere con l'impiego di OGM). Sono sostanze che sono "ingredienti" che devono essere giudicati in base al prodotto in cui si trovano (dessert, salse ecc.): se vengono usati per migliorarne l'appetibilità, il loro impiego può declassare la qualità del prodotto.

NB: Un consiglio: stampate (usando i comandi in alto a destra) una copia di questo articolo e portatela con voi alla prossima spesa al supermercato per verificare che cosa realmente state per mangiare !!

 

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Nutrizione

La dieta vegetariana


"Neppure l’alimentazione vegetariana di tipo "vegano" (che esclude anche i prodotti lattiero-caseari) produce carenze accertate per quanto riguarda proteine e sali minerali essenziali. Le diete vegetariane in genere sono poi assolutamente complete, sia per quanto riguarda gli amminoacidi essenziali ( assicurati dalla presenza di cereali e legumi, del pesce, dei formaggi e delle uova), sia per minerali e vitamine". Così si è espresso nel marzo del ’98, quindi in tempi non sospetti, Giuseppe Rotilio, allora presidente dell’Istituto Nazionale di Nutrizione, a proposito di dieta vegetariana. Le persone che seguono un’alimentazione vegetariana sono, a dispetto dell’opinione generale, tante. Può essere utile perciò cercare di capire qualcosa di più su questo tipo di alimentazione.
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I vari tipi di dieta
È necessario innanzitutto distinguere i differenti tipi di dieta vegetariana, si parla infatti di:

Dieta Vegetariana:
elimina dall’alimentazione ogni tipo di carne animale, compresi i pesci e i crostacei, ma si continuano a mangiare i sottoprodotti animali, quali latte, uova, formaggio e miele. Molto spesso questa scelta non violenta di vita viene fatta dai cosiddetti animalisti contrari all’uccisione degli animali. Chi applica questa filosofia spesso continua ingurgitare però prodotti ben poco salutari per l’organismo umano come, ad esempio, tutti i prodotti industriali, surgelati, alterati con conservanti e coloranti, o di dubbia provenienza.

Dieta vegetaliana:
È un salto di qualità rispetto alla precedente. Il vegetaliano rinuncia a tutti i prodotti di origine animale (uova, latte, miele e formaggio), nella convinzione che il corpo umano sia adatto ad assumere e digerire prodotti vegetali e che sia l’unico modo per scongiurare forti danni. Il termine deriva appunto dal latino Vegetalis, ossia "appartenente al regno vegetale".

Dieta crudista:
Il crudista pone come condizione necessaria l’assunzione di cibi crudi, soprattutto per motivi salutisti. Lo scopo è quello di evitare l’impoverimento dei cibi dalle componenti fondamentali per una buona e corretta nutrizione come vitamine e sali minerali. Inoltre tra i vantaggi segnalati questa dieta stimola la digestione, pulisce l’intestino e disintossica, fa dimagrire, idrata, è ipoproteica, economica e veloce.

Dieta fruttarista:
Rappresenta un ultimo estremo e si realizza praticando una scelta pressoché impossibile ai nostri giorni. Il fruttarista si nutre infatti di frutta fresca, biologica e matura, e nient’altro!


Le ragioni della scelta vegetariana
Le radici della filosofia vegetariana, perché di filosofia si deve parlare, si perdono nella notte dei tempi e attraversano in qualche modo le varie epoche storiche. C’è ne è traccia nei Veda indiani, si ritrovano nell’antico Egitto, nell’antica Grecia, ne parlano i primi concili cristiani, se ne parla durante il medioevo e nel periodo dell’umanesimo, se ne parla infine anche nell’Illuminismo, fino ad arrivare ai nostri giorni e alla forma di vegetarianesimo attualmente nota. Ma perché si intraprende una dieta vegetariana? Le motivazioni possono essere tante; prescindendo da quelle legate all’osservanza di particolari riti o dogmi religiosi, le più comuni si dividono in: etiche, salutiste, ecologiche e economiche.

Motivazioni etiche:
Il vegetarismo è la più pratica e coerente applicazione di un’etica del rispetto della vita e di giustizia intese nel senso più ampio del termine. Il vegetariano si adopera così per non danneggiare o produrre sofferenze agli altri viventi, nei limiti di una concreta compatibilità con le proprie esigenze vitali. La convinzione dei vegetariani infatti è che mangiando carne si partecipa materialmente e personalmente al "massacro" di animali, che invece di essere nostri compagni di vita, diventano vittime di violenza.

Motivazioni salutiste:
Secondo i vegetariani rappresenta il modo di alimentarsi più confacente alle esigenze anatomo-fisiologiche dell’organismo umano. Alcune pubblicazioni attestano infatti che i vegetariani per l’abbondante introduzione di fibre, carboidrati, vitamine e minerali riducano l’incidenza di malattie cardiovascolari, cancri, ipertensione, diabete e obesità. Inoltre si riduce il sovraccarico proteico a carico di reni e fegato e si riduce la produzione di radicali liberi.

Motivazioni ecologiste:
Per coltivare cereali e semi proteici della produzione agricola destinati al nutrimento degli animali "da carne" si usano ingenti quantità di concimi e pesticidi pericolosi, che danneggiano i terreni contaminando in profondità falde acquifere e corsi d’acqua ,senza risparmiare l’aria. Queste sostanze si concentrano poi lungo la catena alimentare fino ad intossicare l’uomo. Ancora più grave è la situazione del Terzo Mondo, come in Amazzonia, dove negli ultimi anni il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di animali ha distrutto circa 10.000.000 di ettari di foresta pluviale. Il ricorso a metodologie biologiche di coltivazione forse potrebbe arginare tali fenomeni, ma a costo di rese inferiori e costi maggiori.

Motivazioni economiche:
Il rendimento dell’alimentazione carnea è molto basso, bisogna cioè investire in media 7 calorie vegetali nella produzione di 1 caloria di carne. Un terreno adibito a pascolo fornisce in media 1 tonnellata di carne, ma potrebbe fornirne 20 di legumi. Non solo. Se si analizza il bilancio energetico delle colture si evidenzia che il 20% dell’energia totale è impiegata per la produzione dei vegetali direttamente consumati dall’uomo mentre il restante 80% è destinato al nutrimento degli animali, ne consegue dispendio di energia e carico di imposte e inquinamento causati dalla produzione di carne su larga scala.


Le possibili carenze di una dieta vegetariana
Le carenze di un vegetariano o di un vegano sono tipicamente: ferro (anemie), proteine (rara), e vitamina B12, calcio e vitamina D (nei vegani soprattutto). Per quel che riguarda il ferro la carne ne è sicuramente una buona fonte e una dieta vegetariana deve essere correttamente bilanciata per fornire quantità adeguate di questi minerali. Per prevenire questa carenza si può aggiungere limone alle verdure o utilizzare pentole di ferro. Un fattore da considerare sono anche le eventuali perdite di sangue attraverso le mestruazioni per cui si possono sviluppare nelle donne carenze di ferro difficilmente sopperibili con una dieta esclusivamente vegetariana. Le proteine possono essere compensate con legumi e frutta secca oleosa, senza aumentare però la frutta che non può sostituire la fonte proteica. L’utilizzo della soia e la contemporanea assunzione di legumi e carboidrati complessi aumenta il valore biologico delle proteine. Per quel che riguarda la carenza di vitamina B12 è particolarmente significativa nella dieta vegana. Le fonti di questa vitamina infatti sono solo animali, i primi sintomi di una carenza sono l’anemia perniciosa (caratterizzata dalla formazione di globuli rossi di dimensioni anormali), vertigini, difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, debolezza. Per via delle scorte che il nostro organismo ha di questa vitamina i sintomi di carenza compaiono non prima di 2/3 anni di dieta del tutto priva. Una modalità per affrontare la ridotta assunzione di vitamina B12 può essere quella di utilizzare latte di soia integrato da B12. Il calcio è un minerale abbondante nei latticini ed essenziale per la formazione dello scheletro, per cui ne sono richieste quantità pari almeno ad 800 mg al giorno. Il problema però anche in questo caso è particolarmente rilevante per i vegani che ne assumono sicuramente meno della dose giornaliera raccomandata. La vitamina D infine, anch’essa fondamentale soprattutto per i tessuti ossei è sintetizzata nel nostro corpo in presenza di luce solare. I vegani devono introdurla nella dieta tramite alimenti vegetali fortificati, per esempio latte di soia arricchito con vitamina D, mentre i vegetariani la introducono con le uova. In generale comunque non è possibile improvvisare una dieta vegetariana. Fondamentale contattare un esperto medico o dietista per calibrarla in modo adeguato.

Fonte: Dica 33

Fonti originali:

Vegetarian diet: panacea for modern lifestyle diseases?"; M. Segasothy , P.A. Philips, QJM 1999 sep;92(9): 531-44
"Is a vegetarian diet adequate for children"; Hackett A.; Nathan I. Burgess L.; Nutr Health 1998; 12(3): 189-95

Approfondimenti

 

 
 
 
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 Cari amici di omeopatianet,

Avete notato i rialzi dei prezzi degli alimentari facendo la spesa? Ecco perche'--stiamo precipitando in una crisi mondiale di cibo. Prezzi in rialzo forsennato stanno mettendo in difficolta' miliardi di persone e causano rivolte per il cibo dal Bangladesh al Sud Africa. Le Agenzie per gli aiuti dicono che oggi 100 milioni di persone in piu' sono a rischio di morire di fame. In Sierra Leone il prezzo di un sacchetto di riso e' raddoppiato, ed il 90% dei cittadini non se lo puo' piu' permettere. Timori di inflazione attanagliano il mondo intero, ed il peggio potrebbe dover ancora venire.

 Dobbiamo agire subito--prima che sia troppo tardi. Mentre Ban Ki-Moon tiene un incontro ad alto livello su questa crisi all'ONU, stiamo lanciando una campagna urgente insieme al Ministro degli Esteri ed attivista per i diritti umani Africano Zainab Bangura. Clicca sotto per vedere il video di Zainab ed aggiungi il tuo nome alla petizione per la crisi alimentare--abbiamo bisogno di raccogliere 200,000 firme entro la fine della settimana per far sentire un potente grido globale ai leader dell'ONU, del G8 e dell'Europa:

Clicca qui per firmare la petizione online:  

http://www.avaaz.org/it/global_food_crisis/23.php

I prezzi di alimenti di base come grano, mais e riso sono praticamente raddoppiati, e la crisi sta sfuggendo al controllo -- quindi chiediamo azioni immediate sulle derrate alimentari di emergenza, sulla speculazione e le politiche dei biocarburanti, mentre chiediamo che i prossimi summit affrontino i problemi piu' gravi di investimenti e commercio.

La crisi globale del cibo tocca ed unisce tutti, creando uno tsunami di fame per i poveri, danneggiando le economie e mettendo in difficolta' molte persone anche nei paesi ricchi. Ma le soluzioni possibili se i leader si muoveranno rapidamente--firma subito la petizione dal link qui sotto, e poi gira questa mail e chiedi ai tuoi amici e familiari di farlo anche loro:

Clicca qui per firmare la petizione online:  

http://www.avaaz.org/it/global_food_crisis/23.php

 

 

Fonti:
http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=1683
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_69820557.html
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/04/Onu-piano-emergenza-cibo.shtml?uuid=77ad221a-1604-11dd-ac6f-00000e25108c&DocRulesView=Libero
http://www.corriere.it/economia/08_aprile_29/onu_bancamondiale_cibo_9d67d09e-15ce-11dd-acde-00144f02aabc.shtml

 

 

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Alimentazione: è la vera crisi dei prossimi anni. Ma c'è una soluzione...

Oramai è certo: si sta verificando una vera a propria crisi alimentare che fa apparire quella finanziaria una cosa da poco. In effetti se pensiamo alle conseguenze del solo prezzo del riso cui prezzo è cresciuto di quasi tre quarti rispetto allo scorso anno e quello del grano è aumentato del 130 per cento non possiamo non pensare alle gravi conseguenze che tutto ciò andrà a provocare sul breve e lungo periodo in quei 37 paesi del mondo che, secondo Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti.

Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?

carne_moscheIl punto su cui dobbiamo iniziare a concentrare la nostra attenzione è uno: c ’è abbondanza di cibo. Ma il fatto è che non raggiunge gli stomaci delle persone. Secondo la stima fatta dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura) dei circa 2,13 miliardi di tonnellate di p rodotti agricoli che dovrebbero essere consumati quest’anno, soltanto 1,01 miliardi di tonnellate verranno mangiati dalla gente. Ma allora vi chiederete dove vanno a finire i rimanenti 1,12 miliardi di tonnellate? La risposta è qui: in produzione di carne e biocarburanti.
  • La produzione di carne

Il 2008 sarà ricordato per la prima crisi alimentare mondiale determinata dall'andamento del costo dell'energia. La trasformazione vegetale-animale è un non-senso che non ci possiamo più permettere: gli animali d'allevamento sono "fabbriche di proteine alla rovescia", basti pensare che per produrre un kg di carne bovina, per esempio, servono mediamente 15 kg di vegetali. Fino a che solo pochi paesi ricchi hanno contribuito a questo spreco enorme, la situazione poteva essere a malapena "sostenibile", ma ora che anche i molto piu' numerosi abitanti dei paesi in via di sviluppo vogliono salire qualche gradino della "scala alimentare" e' ovvio che la sostenibilità non può più esistere. E che quella di prima esisteva solo perchè pochi predavano le risorse di tutti.


E poi domandiamoci: è poi così necessario (ed etico) cibarsi di carne animale? E soprattutto è poi così necessario farlo così spesso da costringere milioni di animali a vivere in condizioni pessime e morire in veri e propri campi di sterminio (chiamati mattatoi)? E con quali conseguenze per la nostra salute? Queste domande, credetemi, non tardano spesso a provocare polemiche anche nel mio stesso settore, quello della medicina omeopatica, dove si dovrebbe avere una naturale propensione a trattare e a sensibilizzare le persone verso questi temi così importanti per la nostra salute (e spesso così trascurati a favore del medicinale o granulo miracoloso).
Qualcuno sostiene che il vero problema della carenza di prodotti agricoli sia la mancanza di terra coltivabile. Ma questa è scarsa proprio perché ne viene sprecata una quantità immensa per coltivare mangimi per animali. Se i vegetali (cereali, legumi, ecc.) venissero usati per il consumo diretto umano, si risparmierebbe fino al 90% del raccolto, dell'acqua utilizzata, delle sostanze chimiche, dell'energia... bisogna invertire la tendenza e tornare, tutti, a consumare meno carne (o meglio non consumarne proprio).
I paesi sviluppati detengono comunque la maggiore responsabilità in questo spreco di risorse, come maggiori consumatori di cibo animale. Se i paesi ricchi riducessero del 10% il loro consumo di prodotti animali ricavati da bestiame nutrito a cereali, potrebbero "liberare" 64 milioni di tonnellate di grano per il diretto consumo umano. Questo coprirebbe il fabbisogno derivante dall'aumento di popolazione per altri 26 mesi. Una diminuzione del 20% coprirebbe il fabbisogno per più di quattro anni. E i benefici per la salute farebbero diminuire di molto i costi delle cure sanitarie.

La Banca Mondiale ha reso noto che “il grano necessario per riempire il serbatoio di un SUV (sports utility vehicle) con etanolo…..potrebbe nutrire una persona per un anno”. Quest’anno le riserve mondiali di cereali diminuiranno di circa 53 milioni di tonnellate; questo vi dà un’idea approssimativa della dimensione della crisi alimentare mondiale. La produzione di carburanti biologici consumerà circa 100

milioni di tonnellate di cereali, ciò fa capire come tutto ciò sia direttamente responsabile della crisi in atto. Dal summit di Berna Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto all’alimentazione, ha lanciato il suo grido di protesta contro i biocarburanti definendoli addirittura “un crimine contro l’umanità”. Rei di competere con le produzioni alimentari per l’uso di scarsi terreni agricoli e di far esplodere i prezzi delle materie prime, affamando intere popolazioni, sono oramai una questione di primaria importanza. “Il bioetanolo è una delle ragioni per cui il prezzo del cibo è aumentato in questo modo. Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno bruciato 138 milioni di tonnellate di mais per trasformarlo in biodiesel – ha dichiarato Ziegler – e oggi bruciare cibo per facilitare la mobilità dei paesi ricchi è un crimine contro l’umanità”. Ma quanto i fatti supportano queste accuse? A tutt’oggi la richiesta di beni alimentari per uso energetico rappresenta, sulla domanda complessiva di materie prime agricole, una percentuale in crescita ma ancora molto modesta, rispetto a quella destinata ad alimentari e mangimi. Inoltre va operata una distinzione tra le tipologie di biocarburanti, come sottolinea Sir David King, ex consulente scientifico del Governo britannico. I biocombustibili di seconda generazione di origine cellulosica che utilizzano per esempio scarti della lavorazione del legno o paglia, si presentano come un’alternativa maggiormente sostenibile a quelli ricavati dalla canna da zucchero.
Oltretutto, se si vuole parlare del problema dei combustibili, e' proprio la trasformazione vegetale-animale a causare un enorme spreco di energia: la quantità media di combustibile fossile necessaria a produrre 1 kcal di proteine dalla carne è di 25 kcal, vale a dire 11 volte tanto rispetto a quello necessario per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. Il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale, 10:1 per il tacchino, 4:1 per il pollo.

 

  • La soluzione c'è!
images%5Cverdura

 

Quindi che fare? L'unica soluzione razionale, e a questo punto ormai obbligata, è una diminuzione dei consumi di carne. Questo porterebbe a molti effetti collaterali positivi: una dieta più sana, migliore qualità dell'aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell'uso dell'energia e della produzione di cibo anche (e soprattutto) per i paesi più poveri del mondo. E poi ricordiamoci pensare bene a ciò che mangiamo ancora prima di pensare con cosa curarci...

 

Fulvio Toso

Amministratore sito

www.omeopatianet.it

 

 

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Gli omega-3 non servono al Crohn

Tra i tanti benefici attribuiti agli omega-3, gli acidi grassi contenuti in pesci come il salmone e le sardine, c’è il loro effetto antinfiammatorio. Per questo una dieta ricca di questi principi è consigliata in genere a chi soffre del morbo di Crohn, la malattia infiammatoria intestinale cronica, accompagnata generalmente da dolori addominali, diarrea e perdita di sangue con le feci. Come sostiene un ricercatore statunitense Brian Feagan “Una significativa quantità di tempo e denaro è spesa ogni anno per terapie alternative a quelle classiche come quella a base di acidi grassi omega-3 senza che ci sia una forte evidenza che porti benefici ai soggetti con malattia infiammatoria intestinale”. Lo studio condotto dallo stesso Feagan ridimensiona questa ipotesi, avvallata tra l’altro per la prima volta da un piccolo studio italiano, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio suggeriva un ruolo degli omega-3 in particolare nelle ricadute da Crohn. Ora stando alla nuova ricerca pubblicata su Jama, sembra il momento di fare marcia indietro.

Studio italiano in discussione
Una terapia efficace per mantenere l’infiammazione in remissione ed evitare le ricadute, spiegano i ricercatori, di fatto non è ancora stata trovata. Molti i tentativi, dal più usato l’acido 5-aminosalicilico sul quale mancano ancora forti evidenze, ad agenti immunosoppressivi come gli antimetaboliti della purina, il metotrexato e gli antagonisti del TNF alfa, moderatamente efficaci nel mantenere la remissione, il cui uso però è associato a un aumentato rischio di infezione. L’individuazione di un trattamento sicuro, poco costoso ed efficace somministrato per via orale è perciò una priorità della ricerca. Gli acidi grassi omega-3 sembravano una possibile soluzione, in virtù della loro azione antinfiammatoria e del loro ruolo nella gestione di malattie come l’artrite reumatoide. In più si tratta di composti con un ruolo riconosciuto nel ridurre la trigliceridemia in pazienti dislipidemici e il rischio di morte per arresto cardiaco. Eppure i trial ad oggi condotti sulla materia hanno dato risultati inconsistenti, sostengono i ricercatori canadesi guidati da Feagan. Uno studio italiano aveva dimostrato una riduzione assoluta del 33% del rischio di remissione a un anno dopo trattamento con 2,7 grammi giornalieri di acidi grassi omega-3. Un secondo studio a dosaggi superiori, però, non aveva confermato l’ipotesi. Il nuovo studio ha cercato così di dare una risposta ai dubbi attraverso due trial su larga scala che hanno valutato l’effetto degli omega-3 ad alto dosaggio in pazienti con il morbo di Crohn quiescente.

La dieta non basta
I due studi, EPIC 1 ed EPIC 2, condotti tra gennaio 2003 e febbraio 2007 in 98 centri sparsi tra Canada, Europa, Israele e Stati Uniti, hanno dato risultati analoghi. Nessun effetto benefico degli omega-3 ad alte dosi per la prevenzione delle ricadute nell’anno di follow up. La percentuale di ricadute in EPIC 1 era del 31,6% in pazienti che hanno ricevuto gli acidi grassi, contro il 35,7% in quelli trattati a placebo. Percentuali analoghe per EPIC 2, senza che siano stati evidenziati effetti avversi se non riconducibili al Crohn. In chiaro contrasto con lo studio italiano, ma su un campione superiore di pazienti, come rivendicano gli autori. Le ragioni delle differenze? Gli autori fanno tre ipotesi. La prima è che lo studio italiano abbia valutato soggetti a più alto rischio di ricadute, ipotesi che tiene solo rispetto a EPIC 1, però. La seconda spiegazione sta nelle differenti formulazioni utilizzate: una capsula di gelatina dura nello studio italiano contro una capsula molle negli EPIC, con le differenze farmacocinetiche che ne conseguono. Ma l’ipotesi più credibile, secondo gli autori, resta il ristretto campione dello studio tricolore, più facilmente soggetto a bias e meno rigoroso metodologicamente. Nonostante la pressoché totale assenza di effetti collaterali, concludono gli autori, meglio prendere farmaci di provata efficacia.

Marco Malagutti
(dica33)
Fonti
Feagan BG et al. Omega-3 Free Fatty Acids for the Maintenance of Remission in Crohn Disease. JAMA. 2008;299(14):1690-1697.
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LA CRISI ALIMENTARE

L'allarme prezzi del Fmi:
"Rischio catastrofe umanitaria"

Il direttore Strauss-Kahn: "I rincari alimentari significano fame per centinaia di migliaia di persone". Problemi anche per le economie forti. Draghi: "Più difficile la lotta alla povertà"

Fonte: http://qn.quotidiano.net

pane

WASHINGTON, 14 aprile 2008 - LA CRESCITA senza controllo dei prezzi dei generi alimentari nei Paesi in via di sviluppo potrebbe provocare una vera e propria «catastrofe umanitaria». A lanciare l’allarme è il presidente del Fondo montario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn. Secondo il numero uno dell'Fmi, se la tendenza non dovesse arrestarsi «migliaia, centinaia di migliaia di persone morirebbero di fame».

Nel corso di una conferenza stampa a Washington, Strauss-Kahn ha sottolineato come la deriva inflazionistica alimentata dai prezzi dei generi alimentari non sia «solo una questione umanitaria». Secondo il dirigente dell'Fmi, infatti, deficit nella bilancia commerciale penalizzerebbero anche le economie dei Paesi più sviluppati. Strauss-Kahn ha parlato al termine di una riunione di un comitato del Fondo, riunione nella quale sono stati analizzati i pericoli del caro vita mondiale.

"Un certo numero di Paesi — si legge in una nota diffusa al termine dell'incontro — sperimentano una crescita sostenuta dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia che ha un impatto molto forte sui segmenti più poveri della popolazione». E non a caso dall’inizio dell’anno si sono registrati numerosi casi di manifestazioni, anche violente, in diversi Paesi in via di sviluppo. Un insieme di fattori, dal rincaro del petrolio al mutamento nelle diete alimentari di Paesi popolosi come la Cina e l'India, sta contribuendo a una vera e propria impennata dei prezzi di beni essenziali come riso, grano e mais.

Anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi si è unito all’allarme. «Alti e più volatili prezzi delle materie prime — ha denunciato — mettono sotto ulteriore tensione il processo di sviluppo e hanno un drammatico impatto sulla riduzione della povertà». Draghi ha constatato come la corsa dei prezzi delle materie prime rappresenta «una nuova minaccia alla lotta alla povertà».

"Mentre i recenti aumenti delle commodity offrono ai paesi esportatori l'opportunità unica di accelerare il processo di riforme diversificando l'economia e rafforzando la sostenibilità finanziaria — afferma Draghi —, i paesi più poveri, in particolare quelli dell'Africa sub-Sahariana, rischiano di vedere la loro crescita ridotta dall'aumento dei prezzi dell'energia e degli alimentari, che rappresentano più del 70% del paniere consumi dei poveri".

"I recenti aumenti del petrolio e degli alimentari sono legati — ha spiegato il governatore della Banca d'Italia —, in quanto elevati prezzi dell'energia fanno crescere i costi dei trasporti, mettendo addizionale pressione sui prezzi alimentari».

"IN QUESTO contesto, il problema della sicurezza alimentare si fa più serio per i paesi con una larga fascia della popolazione che vive vicino ai livelli di sussistenza. Appoggiamo la chiamata del presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, a fare della lottà alla povertà, alla fame e alla malnutrizione una priorità globale", ha aggiunto Draghi, invitando "Banca Mondiale e Fmi a lavorare insieme per alleggerire gli effetti degli choc dei prezzi sui poveri, orientando meglio i programmi di assistenza ed esplorando appropriate forme di sostegno finanziario".

 

 

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Il diabete vien bevendo

Le donne che consumano ogni giorno buone quantità di ortaggi in foglia e frutta fresca hanno minori probabilità d'insorgenza di diabete mellito, mentre l'incidenza del diabete aumenta in donne che la frutta la bevono in succo.


Questo è quanto risulta da una ricerca condotta negli USA nell'ambito di un'ampia indagine sulla popolazione femminile ospedaliera, in particolare su 71346 infermiere di età compresa tra 38 e 63 anni. Le donne sono state seguite per 18 anni e periodicamente (ogni 4 anni) sono state testate le loro abitudini alimentari utilizzando un diario alimentare. Nel corso dell'osservazione venivano riportati 4529 nuovi casi di diabete mellito con un'incidenza complessiva del 7,4%. Nella sostanza si è evidenziato che il consumo riferito di frutta fresca e verdura in foglia superiore a 3 porzioni al giorno era associato ad una diminuzione del rischio d'insorgenza di diabete mellito, mentre l'aumento del consumo di succhi di frutta aumentava il tasso d'incidenza.

Diabetes Care. 2008 Apr 4 [Epub ahead of print]
Intake of Fruit, Vegetables, and Fruit Juices and Risk of Diabetes in Women.
Bazzano LA et al.

 

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Malati di benessere


Meglio nota come "sindrome dell’intestino irritabile" (SII), il colon irritabile è un disturbo molto diffuso, soprattutto nelle donne (con un rapporto di 3:1 rispetto agli uomini).

Rispetto a 15 anni fa, oggi le persone che soffrono di questo disturbo sono più del doppio; si stima, infatti, che oltre 1/3 della popolazione lamenti sintomi da colon irritabile almeno una volta nella vita. Responsabile il variare dell’alimentazione (oggi più grassa e abbondante), la vita sedentaria e lo stress: tipici aspetti della società “del benessere”. 
Ma in questo caso certo di benessere non si tratta: la SII, infatti, causa non pochi sintomi dolorosi e spiacevoli imbarazzi.
Nel dettaglio…

I sintomi
Senso di fastidio addominale, frequenza variabile dell’attività intestinale e alterazione nella consistenza delle feci: questi i principali segni che possono portare alla diagnosi di SII. I disturbi addominali, in particolare, possono riguardare: meteorismo (aria nell’intestino), flatulenza e tensione addominale, molto spesso associati a nausea, cefalea, depressione, ansia, senso di stanchezza e/o difficoltà a concentrarsi. In base ai sintomi avvertiti, esistono due tipi di sindrome: quella “colon spastico” e quella “da diarrea non dolorosa”. La prima è una forma di colite in cui i movimenti intestinali sono molto variabili; la maggior parte dei pazienti avverte un forte dolore (tipo colica) in corrispondenza di una o più aree del colon, associato a stitichezza o a periodi di forte diarrea (in alcuni pazienti si alternano entrambi gli eventi). Molto spesso è presente anche la fuoriuscita di muco dal retto, associato ad una sensazione di evacuazione incompleta dopo la defecazione. La maggior parte dei pazienti affetti da colon spastico lamenta un dolore colico occasionale, ma possono anche esserci casi di dolore cronico al basso ventre. Il dolore, in genere, si risolve con l’evacuazione e viene innescato dall’ingestione di cibo (anche se non c’è un alimento in particolare implicato nella sindrome). Il tipo di colon irritabile “da diarrea non dolorosa”, invece, presenta sintomi da diarrea urgente, che si verifica durante o appena dopo i pasti. A volte può presentarsi anche incontinenza e, raramente, diarrea notturna. 

Le cause

Ad oggi non sono ancora stati chiariti i fattori che possono provocare la sindrome del colon irritabile. Dai risultati di molte ricerche scientifiche, però, sembra ormai certa una correlazione diretta tra la malattia e le situazioni di stress psicologico, di ansia e di agitazione. Al riguardo, infatti, un recente studio della Divisione di epatologia e gastroenterologia dell’Università di Berlino, ha evidenziato come lo stress possa alterare la motilità del tratto gastro-intestinale e, in particolare, del colon. Secondo le indagini dell’équipe di studio, la regolazione dei movimenti dell’alto e basso intestino dipenderebbero, tra le altre cose, dal CRF (Corticotropin-Releasing Factor), fattore che svolge un significativo ruolo di mediazione del sistema nervoso centrale; tramite l’attivazione dei suoi recettori, infatti, il CRF regola le funzioni intestinali, inibendo lo stress a carico della parte alta dell’intestino e stimolando la parte bassa dell’intestino (colon). In particolare, il recettore CRF-2 interviene nell’inibizione dello svuotamento gastrico, mentre il recettore CRF-1 è coinvolto nella reazione allo stress e all’ansia. Nelle situazioni di stress, però, anche un aumento di serotonina endogena (di norma liberata marginalmente in risposta a situazioni di intenso sforzo e stress) sembra poter stimolare il CRF, incoraggiando così la motilità intestinale più del dovuto. Dalla ricerca, quindi, sembra evidente che lo stress (sia per l’aumento di serotonina, sia per le alterazioni del fattore CRF) possa influenzare notevolmente le motilità dell’apparato intestinale, dando origine a svariati disturbi e, nella maggior parte dei casi, proprio alla sindrome del colon irritabile. 

La diagnosi
Come per la maggior parte delle malattie i cui sintomi possono essere molto diversi da persona a persona, anche nella SII la diagnosi non è sempre facile; gli stessi sintomi, infatti, potrebbero essere causati da altre malattie, quali il Morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la diverticolite o il malassorbimento. In caso di presenza dei sintomi sopra descritti, comunque, il primo passo da fare è uguale per tutti: recarsi da uno specialista (gastroenterologo). In seguito, potranno essere prescritti un esame delle feci (per accertare l’eventuale presenza di sangue, parassiti o batteri), un esame del sangue (per effettuare il dosaggio degli ormoni tiroidei), una rettosigmoscopia (per visionare soprattutto l’ultimo tratto del colon), una Rx clisma opaco a doppio contrasto e la prova di tolleranza al lattosio (per escludere un particolare difetto enzimatico, che impedisce la corretta digestione del latte e dei suoi derivati). 

La terapia
Il trattamento è principalmente rivolto alla cura dei sintomi. Può avvalersi di tre approcci differenti, in cui nessuno esclude l’altro: l’educazione del paziente, l’impiego di farmaci e la dieta. 
Educazione del paziente: per affrontare una corretta linea terapeutica personalizzata, infatti, sia il medico sia il paziente devono essere certi dell’assenza di una qualche malattia organica. Il medico da parte sua deve spiegare in modo esauriente al paziente la natura della condizione di base e deve dimostrare in modo convincente che non è presente alcuna affezione organica. Il paziente, invece, deve aprirsi completamente, esprimendo le proprie abitudini alimentari, le sensazioni di stress durante la giornata, lo stile di vita,… Da qui, l’importanza di un rapporto di fiducia tra medico e paziente. 
Farmaci: nella terapia della SII il medico può avvalersi di antispastici, di antidiarroici o di agenti che aumentano la massa fecale. La risposta ai prodotti, in genere, è buona, ma l’uso di questi farmaci non può essere protratto troppo a lungo. Un abuso di lassativi, infatti, al momento può alleviare un periodo di stitichezza ostinata, ma alla lunga può dare assuefazione, causando l’effetto contrario (stitichezza, con aggravamento dei sintomi). In alcuni casi, visto il ruolo dello stress nell’insorgenza della malattia, può essere d’aiuto anche l’ausilio momentaneo di blandi sedativi. 
Dieta: in genere, i pazienti con irritazione cronica al colon dovrebbero seguire una dieta normale. In alcuni casi, però, sarebbe meglio evitare l’assunzione di alcuni cibi. Nei pazienti con distensione addominale e un aumento della flatulenza, ad esempio, andrebbe evitata l’ingestione di cavoli, fagioli, ceci e altri alimenti con elevate quantità di carboidrati fermentabili. Per la flatulenza andrebbe evitata soprattutto l’eccessiva assunzione di succo di mele, di succo d’uva, di banane, di noci e di uva passa. I soggetti con dolore addominale postprandiale (che insorge subito dopo il pasto), invece, dovrebbero seguire una dieta a basso contenuto di grassi e con un maggior apporto proteico. Infine, i soggetti intolleranti al lattosio dovrebbero naturalmente ridurre l’assunzione di latte e di prodotti caseari. 

La parola ai ricercatori

Può colpire anche l’utero
Dismenorrea (mestruazioni dolorose) e sindrome del colon irritabile: due patologie molto diverse, ma forse collegate tra loro. E’ quanto emerge da uno studio statunitense condotto da MM Heitkemper e dalla sua équipe. In particolare, gli studiosi hanno osservato una maggiore prevalenza di dolori addominali, nausea e diarrea durante il periodo mestruale nelle pazienti affette da sindrome del colon irritabile, rispetto alle ragazze che non ne soffrono, pur non essendo state registrate significative difformità a livello ormonale tra il gruppo delle donne con dismenorrea e quello delle donne prive di dolori mestruali.

Fonte: Heitkemper MM; Pattern of gastrointestinal and somatic symptoms across the mestrual cycle; Gastroenterology 1992;102:505.


A conferma di questa ipotesi è anche l’esito di un’altra indagine, svolta da alcuni ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimore (Maryland). La ricerca è stata condotta su 383 donne tra i 20 e i 40 anni d’età, alle quali è stata misurata nel primo giorno di mestruazione la concentrazione di prostaglandine, sostanze che agiscono su numerose funzioni dell'organismo (come la contrazione della muscolatura liscia e la secrezione gastrica), che, se presenti in quantità eccessive, sembrano poter causare le contrazioni spastiche e dolorose, tipiche di chi soffre di dolori mestruali. La diagnosi di dismenorrea è stata posta nel 20% circa del campione, che presentava anche un’elevata produzione di prostaglandine. Dalle risposte delle donne è emerso che oltre il 61% di quelle con dismenorrea soffriva anche di disordini funzionali dell’intestino, contro il 20% del gruppo di controllo.

Fonte: Crowell MD; Functional bowel disorders in women with dysmenorrhea. American Journal of Gastroenterology 1994;89(11):1973-1977

L’origine del gonfiore

La maggior parte dei pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile avverte un fastidioso gonfiore addominale. La causa, secondo le ipotesi sollevate sino ad oggi, sarebbe l'aumentata produzione, ritenzione o percezione del gas contenuto nelle viscere intestinali. Secondo un recente studio del CURE/Digestive Disease Research Center della University of California, la causa più diffusa del gonfiore addominale risiederebbe, invece, in un aumento del riflesso visceromotore, che si riflette direttamente sulle pareti addominali, le quali risultano più rilassate e visibilmente tese. Lo studio ha coinvolto 714 pazienti affetti da SII (Sindrome dell’Intestino Irritabile), classificati in due gruppi: quelli che avvertivano solo il gonfiore addominale (gruppo B) e quelli che avvertivano gonfiore e distensione addominale (gruppo B+D), selezionati in base alle risposte di un questionario sui sintomi intestinali. A terminare lo studio sono stati in 542 (76% del totale), di cui: 132 pazienti del gruppo B e 410 pazienti del gruppo B+D. In entrambi i gruppi, la sensazione di gonfiore addominale peggiorava quando a peggiorare erano anche gli altri sintomi della SII. In particolare, nella maggior parte dei pazienti di entrambi i gruppi il gonfiore addominale si scatenava principalmente in concomitanza al peggiorare dei sintomi più seri (come la diarrea o la stipsi) e meno durante l’assunzione di cibo. In definitiva, i ricercatori credono che il senso di gonfiore addominale nei pazienti con SII non dipenda solo da una soggettiva aumentata sensibilità intestinale, ma anche da una più diffusa alterazione della capacità di contrazione dei muscoli delle pareti enteriche.

Fonte: Am J Gastroenterol 2001 Dec;96(12):3341-3347

Curare anche la mente!

I medici che hanno in cura i pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile spesso non hanno vita facile. Questo a causa dei numerosi disturbi che possono essere associati alla malattia, come l’ansia e la depressione. Sono molte, infatti, le ricerche che dimostrano una maggior probabilità di successo quando, alla normale terapia del colon irritato, si aggiunge anche una mirata psicoterapia, al fine di ridurre quei disturbi psicologici, che abbiamo visto essere possibili cause di insorgenza della patologia stessa. Tra i vari approcci psicologici, può essere utile l’ipnoterapia, la psicoanalisi, la terapia cognitivo comportamentale. Prima di iniziare una terapia da SII, quindi, è bene valutare l’esigenza di una terapia multidiscipli
nare, che coinvolga anche la psiche del paziente.
Fonte: Acta Gastroenterol Latinoam 2001 Oct;31(4):339-50

Annapaola Medina


Fonti

Dig Dis 2001;19(3):201-211.

Lega Tumori di Roma – Linee guida per il controllo dell’intestino

Manuale Merck di diagnosi e terapia – Merck Sharp & Dohme; pp.894-897.

Br Med J (Clin Res Ed) 1986 Jun 21;292(6536): pp.1633-1635

Schweiz Med Wochenschr 1982 Feb 27;112(9): pp.314-319

Can J Gastroenterol 1999 Mar;13 Suppl A:32A-36A

NUTRIZIONE FUNGINA

Utilita’ della somministrazione di particolari funghi nella sindrome da Intestino Permeabile
(LGS – Sindrome Intestino Permeabile -  di cui uno degli scopritori e’ stato il medico belga dott. Kenny De Meirleir).
Questa patologia nell’altro e’ che il “proseguo” la conseguenza, della malattia chiamata Sindrome dell’Intestino Irritabile.

LGS (Sindrome da Intestino Permeabile) è il nome dato ad una patologia molto comune, in cui il difetto basilare è una parete intestinale che è più permeabile del normale.
Gli spazi anormalmente grandi fra le cellule della parete permettono l’entrata di materiale tossico nel flusso di sangue, che in condizioni normali sarebbero respinte ed eliminate.
L’intestino diventa permeabile nel senso che batteri, funghi, parassiti e le loro tossine, proteine indigeste, grasso e materiali di rifiuto passano attraverso un intestino alterato, “iper-permeabile”.
Ciò può essere verificato con appositi test sulle urine, esami microscopici, contrasto di fase o microscopia a campo oscuro.
La LGS è frequentemente associata a problemi autoimmuni, e il miglioramento spesso è subordinato alla guarigione del rivestimento del tratto gastrointestinale. Finché non si fa questo, ogni altro provvedimento risulta soltanto sintomatico.

Malattie di questa categoria comprendono lupus, alopecia aerata, artrite reumatoide, polimialgia reumatica, sclerosi multipla, fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica, sindrome di Sjogren, vitiligo, tiroidite, vasculopatie, malattia di Crohn, colite ulcerativa, orticaria, diabete e sindrome di Raynaud. La comprensione della LGS ci porta non solo a capire perché si sviluppano allergie e patologie autoimmuni, ma ci aiuta anche a formulare terapie sicure ed efficaci.

Negli ultimi anni, l’”immunonutrizione”, nella forma dell’integrazione alimentare con funghi, è stata introdotta in Occidente da clinici quali Kenyon e Monro, come pure attraverso le ricerche nelle aree sia della attività enzimatica che dell’attività “superossido-dismutase” (SOD) nella nutrizione con funghi.
Nessun altro gruppo di sostanze naturali mostra un così profondo effetto sulla salute e sull’equilibrio del sistema immunitario, e quindi sulla capacità dell’organismo di mantenere l’omeostasi a dispetto di svariati attacchi.

L’azione immunomodulante è forse meglio compresa in termini dell’impatto della nutrizione con funghi sul bilanciamento fra la risposta cellulare e quella umorale.
Poiché queste due armi del sistema immunitario si inibiscono a vicenda, attraverso l’azione delle citochine prodotte dalle cellule TH1 e TH2, una forte risposta TH2 (pro-infiammatoria) come quella indotta da stress o azioni chimiche, sopprime la produzione di citochina TH1, la quale gioca un ruolo essenziale nel rafforzare la riposta cellulare, e quindi la capacità del corpo di difendersi contro molteplici agenti quali batteri, virus, funghi e fattori carcenogenetici.

Tratto da: www.mycologyresearch.com +  vedi Idro colon terapia Protocollo della Salute

Piante medicinali e Sindrome dell'Intestino Irritabile

Presso la School of Chinese Medicine -University of Hong Kong - è stata realizzata una revisione sistematica della letteratura esistente nelle banche dati digitalizzate (1) al fine di valutare l’efficacia terapeutica delle piante medicinali e la loro sicurezza nel trattamento della Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS). Sono stati selezionati 22 studi (randomized controlled trials) che rispondevano ai criteri di inclusione: quattro di questi studi sono risultati di buona qualità, mentre gli altri 18 studi sono stati considerati di scarsa qualità. Su un totale di 1279 pazienti, sono stati registrati 15 eventi avversi in 47 persone. Non sono stati riportate comunque reazioni avverse serie o anomalie nei test di laboratorio. L'incidenza degli eventi avversi è risultata bassa (2.97%). Le piante medicinali, tipiche della Medicina Tradizionale Cinese e impiegate in diverse formulazioni, individualizzate o standardizzate, hanno dimostrato di poter arrecare un beneficio terapeutico nel trattamento dell’IBS. Gli autori auspicano uno sviluppo della ricerca, in particolare tramite studi clinici rigorosi che siano in grado di delineare la reale efficacia e sicurezza delle piante medicinali nel trattamento dell’IBS. Il test integrale del report può essere visionato sul sito della rivista che lo ha pubblicato (World J Gastroenterolog)
(1)Shi J, Tong Y, Shen JG, Li HX. Effectiveness and safety of herbal medicines in the treatment of irritable bowel syndrome: A systematic review. World J Gastroenterol 2008 January;14(3):454-462

 

LIBRI ONLINE



 

 

 

 

 




Gli elevati costi energetici che sono necessari per un'ampia massa cerebrale sono in parte soddisfatti anche dall'evoluzione della nostra dieta abituale, che è attualmente molto ricca. Tuttavia, la relazione tra la qualità della dieta e l'ampiezza del cervello è in un certo senso positiva nei primati, ma non è stato così per la specie umana. Gli umani, infatti, sempre rispetto ai primati, sono effettivamente meno muscolosi e più ricchi in massa grassa. E questo, in parte, si giustifica con l'aumento delle richieste energetiche del cervello degli umani. Le evidenze paleontologiche indicano, dunque, che è avvenuta una rapida evoluzione cerebrale nell'emergenza quando circa 1,8 milioni di anni fa il comportamento alimentare dell'Homo Erectus ha dovuto necessariamente cambiare. In pratica, si è passati da un comportamento sostanzialmente erbivoro a quello onnivoro, a vantaggio della massa cerebrale e di quella grassa, ma a scapito della massa muscolare.

Leonard WR et al Annu Rev Nutr. 2007 Apr 17; [Epub ahead of print]

 

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Cosa sono gli OGM ?

Gli OGM - Organismi Geneticamente Manipolati - sono organismi artificiali, spesso brevettati e dunque di proprietà privata di una azienda. Sono ottenuti inserendo nel patrimonio genetico dell'organismo "ospite" pezzi di DNA di organismi diversi.

Cosa hanno gli OGM di diverso rispetto ai normali incroci ?

La tecnica di incrocio, tuttora utilizzata in agricoltura nel miglioramento delle varietà vegetali e delle razze animali, si adotta per riprodurre piante e animali migliorandone le caratteristiche attraverso accoppiamenti selettivi fra individui tra loro fertili, generalmente appartenenti alla stessa specie. Al contrario, la manipolazione genetica "combina" organismi che in natura non possono fecondarsi: batteri con cereali, pesci con fragole, scorpioni con piante, ecc.

Ma non abbiamo sempre ottenuto OGM con gli incroci delle piante ?

L'agricoltura è di per sè un'attività in cui l'uomo interagisce con gli ecosistemi e molte colture attuali sono il risultato di incroci tesi a concentrare le caratteristiche positive di varietà diverse. Per fare ciò è però necessario che le piante che si incrociano siano compatibili, altrimenti entrano in gioco le barriere naturali che impediscono, nella maggior parte dei casi, la fecondazione tra individui di specie diverse. Al contrario, gli OGM sono il frutto di ricombinazioni artificiali del materiale ereditario ottenute mediante l'inclusione di frammenti di DNA di un organismo donatore in un organismo ospite che in natura non potrebbero in alcun modo scambiarsi il materiale ereditario. L'inclusione della caratteristica di resistenza al freddo indotta nelle fragole attraverso l'inclusione della sequenza di DNA che nei pesci artici determina una maggior tolleranza alle basse temperature non sarebbe mai stata possibile con le tecniche di incrocio finora utilizzate in agricoltura. Per questo motivo sostenere che gli OGM sono sempre stati creati non ha alcun fondamento.

Perchè Greenpeace è contro gli OGM ?

Il rilascio in natura di OGM tramite coltivazione e allevamento o contaminazione accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente da un inquinante chimico, gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, estendendo la propria presenza sia nello spazio che nel tempo, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Greenpeace è contro ogni forma di ingegneria o di manipolazione genetica ?

No. Greenpeace è contraria al rilascio nell'ambiente degli OGM, ma non esiste un'opposizione preconcetta di Greenpeace contro l'intero spettro di manipolazioni genetiche; in special modo non è contraria alle applicazioni bio-mediche esenti da rischi sanitari e ambientali a breve e a lungo termine. In ogni caso, Greenpeace si oppone ad ogni forma di brevettabilità degli esseri viventi.

Greenpeace è contro il progresso ?

Gli OGM in campo agroalimentare non sono in alcun modo un "progresso", così come non lo è lo sviluppo di centrali nucleari per produrre energia. Un reale progresso è quello orientato verso un'agricoltura e produzione alimentare in armonia con l'ambiente e privi di residui chimici. Con gli OGM non si hanno né vantaggi ambientali né sanitari, al contrario si orienta la ricerca verso la direzione opposta adattando gli organismi viventi alle esigenze della chimica (per esempio, rendendo alcune colture agrarie tolleranti a particolari erbicidi).

 

 

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Dubbi e prove della tossicità degli Ogm

Fonte: http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=2734

Scienziati indipendenti hanno lanciato e documentato l'allarme: alimentazioni prolungate di ratti con cibo geneticamente modificato hanno causato sterilità, malformazioni ed elevata mortalità

 Scienziati indipendenti di sei Paesi hanno unito le loro forze per proporre un'Europa libera da colture geneticamente modificate (GM) nel corso di uno speciale incontro al Parlamento Europeo.
L'incontro, organizzato dall'Istituto per la Scienza e la Società (ISIS) di Londra, UK, la Rete del Terzo Mondo (TWN) e la Rete Verde (GN), ospitati dal vicepresidente della Commissione per l'Agricoltura e Sviluppo Rurale per l'Unione Europea, è coinciso con la pubblicazione di lavori scientifici chiave.
“Rivelanti Segni di Tossicità Epatorenale (CRII-GEN)”, ha messo in evidenza come i responsabili nazionali ed internazionali hanno ignorato le prove schiaccianti contro la sicurezza di alimenti GM e di come colludono con l'industria per manipolare la ricerca scientifica e promuovere colture GM.
Le pubblicazioni sono state presentate all'incontro insieme ad un dossier complessivo di oltre 160 articoli ampiamente citati dalla rivista scientifica “Science in Society”, i quali documentano rischi, frode scientifica, falsità dei responsabili e violazione dei diritti degli agricoltori.
La Dr. Irina Ermakova dell'Accademia Russa delle Scienze, invece, ha riferito che rimase scioccata nell'apprendere che geni estranei erano presenti nelle cellule di diversi organi di mammiferi ai quali erano stati dati alimenti GM e che le colture GM erano dannose per i mammiferi così come lo erano per farfalle ed insetti impollinatori.
Per questo, Ermakova decise di fare degli esperimenti sui mammiferi per indagare sugli effetti che la soia GM poteva avere sulla salute dei ratti e dei discendenti per cinque generazioni.
La differenza significativa tra i suoi esperimenti e quelli delle compagnie biotech fu che lei alimentò femmine di ratti, prima, durante e dopo la gravidanza per più di cinque generazioni.
Per Ermakova: “molte cose andarono male per ratti alimentati con soie geneticamente modificate.
Le ratte divennero più ansiose e aggressive, ci fu un'alta mortalità di cuccioli nella prima generazione, disturbi di funzioni riproduttive e cambiamenti patologici negli organi interni di maschi e femmine.
Si annotò ancora la mancanza di cuccioli nella seconda generazione di ratti alimentati con soia GM, poiché all'accoppiamento risultarono completamente sterili.”
Ermakova mostrò ai partecipanti l'evidenza fotografica abbastanza sconvolgente di varie malformazioni, di forme nane e striminzite, di malattie (incluse alcune lesioni cancerose) e cuccioli morti le cui madri erano state tutte alimentate con soie Monsanto's Roundup Ready.
Gli scienziati del CRII-GEN hanno trovato sintomi di tossicità nel fegato e nel rene di ratti alimentati con mais GM che sono stati ignorati sia dalla compagnia produttrice e sia dall'EFSA.
I risultati contenevano 40 differenze significative tra ratti alimentati con mais GM e mais non GM per 90 giorni.

 

 

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