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Alimentazione

Carni rosse, e non i vegetali, a rischio tumore al colon

Fonte: www.corriere.it

Il Direttore del dipartimento di medicina preventiva dell'Istituto Tumori commenta lo studio dell'Università di Oxford.

Secondo il dott. Franco Berrino, direttore del dipartimento di Medicina preventiva dell'Istituto dei tumori di Milano, è da diverso tempo ormai che è stato accertato il collegamento tra una dieta ricca di carne, in particolare quelle rosse, con il tumore al colon-retto. Berrino si pone in contrasto con lo studio dell'Università di Oxford, commentando che secondo lui è sbagliato concludere che una dieta vegetariana possa aumentare il rischio di cancro al colon.
Nonostante lo studio confermasse il collegamento tra l'assunzione sistematica di carni rosse e il tumore all'intestino, evidenziava come dato 'a sorpresa' che tra le persone che seguono una dieta vegetariana si presentasse potenzialmente un rischio legato alla possibilità di sviluppare il cancro al colon-retto.
Il dott. Berrino, tuttavia, ricorda che lo studio dell'Università di Oxford è stato fatto su un campione poco rappresentativo – 57.000 persone – rispetto al più largo studio Epic, eseguito proprio sulla correlazione tra alimentazione e tumori, che è stato invece fatto su un campione di 500mila persone. Questo studio ha mostrato come una dieta che includa più fibre e meno carne diminuisca 'significativamente' l'incidenza di tumori all'intestino, ponendo l'accento tra la principale relazione proprio tra cancro dell'intestino e carni rosse, per le quali se ne consiglia un uso molto moderato.
Lo scienziato italiano ritiene che le probabili dubbie conclusioni tratte dallo studio inglese siano da ricondurre al fatto che bisogna valutare anche altri fattori di rischio che concorrono allo sviluppo del tumore all'intestino come l'età, il sesso, un eventuale vizio del fumo o, ancora, un'assunzione di zuccheri che, secondo alcune recenti ipotesi, potrebbero avere anch'esse una stretta relazione con il rischio di cancro all'intestino.
(Luigi Mondo e Stefania Del Principe)
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Vegetariani meno a rischio di sviluppare tumori

Curiosamente però chi rifiuta la carne ha un’aumentata incidenza di neoplasie dell’intestino

Fonte: www.corriere.it

MILANO - Chi mangia vegetariano ha meno tumori. In generale. Ma, c’è un «ma»: sorprendentemente hanno più tumori all’intestino rispetto agli onnivori. L’osservazione è curiosa perché si è sempre pensato che i mangiatori di carne, soprattutto rossa, avessero una probabilità più elevata di andare incontro a questo tipo di neoplasie. E gli esperti, d’altra parte, raccomandano, da anni, di mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di neoplasie e di altre malattie. Nonostante questo, però, mancavano studi che valutassero l’impatto reale di una dieta vegetariana sullo sviluppo di tumori. A colmare questa lacuna hanno pensato un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford che hanno seguito 52.700 uomini e donne dai 20 agli 89 anni a partire dagli anni Novanta.

 

QUATTRO GRUPPI - I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti alla ricerca in quattro gruppi: i mangiatori di carne, i mangiatori di pesce, i vegetariani (che mangiano anche prodotti derivati dagli animali come latte e uova) e i vegani (vegetariani stretti che non mangiano derivati animali). Tutti questi gruppi hanno mostrato un’incidenza di tumori inferiore a quella della popolazione generale, perché godevano, mediamente, di una salute migliore (forse il fatto stesso di partecipare allo studio li rendeva più attenti all’alimentazione e a un sano stile di vita). I mangiatori di pesce, i vegetariani e i vegani avevano, comunque, sviluppato meno tumori rispetto ai mangiatori di carne. Questa tendenza, però, si invertiva quando si analizzavano specificamente i tumori dell’intestino: i vegetariani ne avevano più degli altri.

RISULTATI CONTRASTANTI - «I dati sono interessanti – ha commentato Tim Key, epidemiologo all’Università di Oxford che ha firmato la ricerca appena pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition - proprio perché ci sono ancora pochi studi di questo tipo sui vegetariani, ma vanno guardati con cautela». Mettere in relazione il tipo di alimentazione con il rischio di andare incontro a malattie e soprattutto al cancro non è facile e le ricerche condotte finora hanno spesso dato risultati contrastanti. Probabilmente perché il cancro è una malattia complessa e, in ogni singolo individuo, i fattori di rischio possono giocare ruoli diversi. E’ indispensabile perciò non prendere come Vangelo i risultati di ogni singolo studio e continuare a indagare la questione. Anche perché i ricercatori non ci spiegano, e nemmeno avanzano ipotesi, sul perché i vegetariani dovrebbero avere più tumori all’intestino.

Adriana Bazzi
16 marzo 2009

 

 

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I DONI DELLA TERRA

fonte: http://www.muckrakers.it/index.php?option=com_content&task=view&id=673&Itemid=1


Alla fine del secondo conflitto mondiale, si poteva tranquillamente affermare che l'agricoltura Europea, e in special modo quella dell'Italia del sud, fossero molto simili per tecnologie e produttività a quelle di epoca medievale.

In Sicilia e Sardegna erano ancora presenti i latifondi, retaggio di un passato feudale, mentre su tutto il resto della Penisola la terra era frazionata in una miriade di piccole proprietà, alcune date a mezzadria, altre che producevano il minimo indispensabile per il sostentamento della famiglia del proprietario.

Nel 1958, i capi di Stato Europei dell'epoca decisero di attuare un'alleanza per le politiche agricole, embrione di quello che sarebbe poi divenuta l'attuale Unione Europea, con il compito di abolire i dazi tra Stato e Stato, fissare un prezzo equo per i prodotti, e sopratutto spingere le aziende del settore verso una tecnologia agricola che ne incrementasse in modo esponenziale la produzione. Nacquero così le prime coltivazioni intensive, di cereali, ortaggi, e legumi, necessari per sfamare ad un costo contenuto, una popolazione in rapida crescita demografica.

Si pensò, per ammortizzare al massimo i costi di produzione, di impiegare un'unica specie di prodotto, con caratteristiche il più possibili standard, e per aumentare al massimo la resa di quintale per ettaro, si fece un massiccio ricorso a fertilizzanti chimici, e diserbanti selettivi, che impedendo la crescita di piante infestanti ottimizzavano al massimo lo sfruttamento del suolo, anche l'irrigazione venne potenziata, con la perforazioni di nuovi pozzi e con l'impiego di potenti pompe. Per più di un ventennio questo tipo di coltivazione sembrava che fosse il rimedio contro il flagello della fame nel mondo, diventando sempre più efficiente, con le continue nuove scoperte di macchine agricole sempre più potenti e veloci, di concimi chimici e anticrittogamici sempre più efficaci, con l'ingegneria genetica che riusciva a creare degli ibridi, con caratteristiche organiche determinate in precedenza in laboratorio, i cosiddetti OGM, ma poi ci si accorse che non era proprio così.

unavoltainvece.gifCominciò a circolare da prima negli ambienti scientifici, e poi, sempre più anche tra la gente comune, una parola, un termine che solo a sentirlo faceva paura; desertificazione. In origine molti confondevano questa parola con un un'altra, molto simile, ma dal significato completamente diverso; desertizzazione, ma mentre quest'ultima che vuol significare l'espandersi del deserto, interessa solamente le regioni africane dove già esiste un deserto, le prima ha un significato molto più terribile, cioè la sterilità del terreno , che lo rende inadatto ad ogni forma di vita, a volte in modo irreversibile.

Lo sfruttamento eccessivo del suolo, il mancato rispetto dei tempi di rotazione e riposo dello stesso, l'impiego i dosi massicce di prodotti chimici, l'uso eccessivo di acqua per l'irrigazione, porta, oltre alla sterilità del suolo, anche ad una serie di problemi di non minor importanza, come l'inquinamento delle falde acquifere profonde, residui di sostanze chimiche nella catena alimentare umana ed animale, spreco delle risorse idriche con conseguente rischio di salificazione del terreno, distruzione della biodiversità vegetale della fauna entomologica, oltre all'aumento dei costi di produzione per l'ottenimento degli stessi risultati.

Alcuni produttori si ribellarono a questo scempio ambientale, nacque così un nuovo tipo di agricoltura, la cosiddetta biologica.

Questo sistema di coltivazione si differenzia da quello tradizionale, per il differente livello di energia ausiliaria, meccanica, chimica, e biologica che immette nell'agrosistema, inoltre si prefigge il fine di fornire dei prodotti privi di residui chimici, e sopratutto nel rispetto totale dell'ecosistema. L'Italia con circa il 6% della produzione di prodotti bio, è attualmente leader in Europa, un rigido disciplinare regola i sistemi di coltivazioni delle varie aziende Italiane, organi certificati e accreditati dal Ministero delle Politiche Agricole, possono fare controlli senza preavviso nelle aziende stesse, o nei punti vendita, dove eventuali analisi chimiche devono risultare negative a residui chimici, la lotta ai parassiti deve avvenire soltanto con l'impiego di insetti antagonisti, o con sostanze naturali consentite nei disciplinari, è vietato l'uso di diserbanti chimici, così come naturale deve essere la concimazione.

 

 

 

E evidente che questo sistema di produzione dilata i costi che vengono scaricati sul consumatore finale, che ne è comunque consapevole, ed accetta di pagare di più un prodotto a fronte però, della sua sicurezza sanitaria, e qualità organolettica, qualche Associazione di Consumatori auspicherebbe però un sistema più sicuro per impedire l'immissione, durante la filiera di distribuzione, di partite di prodotti non biologici, in partite bio, per aumentare i guadagni di qualche distributore disonesto.

Questa nuova coscienza ecologica nei consumatori ha spalancato le porte ad un sistema di coltivazione ancora più rigoroso nei confronti dell'ecologia ambientale; l'agricoltura biodinamica. Nata da un'idea del filosofo esoterista austriaco Rudolf Steiner, questo sistema di coltivazione, va oltre il biologico, e si prefigge lo scopo di una produzione agricola con sistemi sostenibili dalla biosfera terrestre, inoltre considera come un tutt'uno, il suolo e la vita che si sviluppa su di esso.

Questo metodo mette in pratica metodi molto simili alla Omeopatia, in pratica si crede che ogni molecola d'acqua, trattata con particolari prodotti naturali aggiunti in piccolissima quantità “carichi” quelle vicine delle stesse proprietà, in una benefica catena di S. Antonio biologica. Sostanzialmente le sostanze usate in agricoltura biodinamica sono due, si chiamano preparati e si dividono in due categorie da “cumulo” e da “spruzzo”.

Quelli da cumulo sono composti principalmente di piante officinali, poste a macerare nei cumuli di letame in condizioni ambientali particolari per favorire al massimo la formazione di humus e terriccio, mentre quelli cosiddetti da spruzzo sono posti a macerare per lunghi periodi dentro contenitori di origine animale come le corna.

Questi ultimi sono di due tipi, il cornosilice ed il cornoletame. Il primo consiste in un corno di vacca svuotato e riempito di silice macinato e letame, viene posto a macerare sotto un cumulo di letame per sei mesi, il secondo invece pur avendo lo stesso contenitore viene riempito di solo letame di vacca, e subisce lo stesso tempo d'invecchiamento. Quando viene estratto il composto può durare molto a lungo, viene impiegato in piccolissime dosi in grossi quantitativi d'acqua, che dopo essere stata “dinamizzata” ossia mescolata per un certo tempo in un verso, e altrettanto nel verso opposto, viene utilizzata a spruzzo, quella ricavata dal cornosilice sulle piante per favorirne la fioritura, mentre quella ricavata dal cornoletame al suolo per accrescerne l'humus.

L'agricoltura biodinamica desta ancora molte perplessità nel mondo scientifico, non essendovi al momento certezza sulla sua efficacia, ad esclusione di uno studio durato oltre 25 anni di un prestigioso Istituto di ricerca Elvetico che ha riscontrato la validità della tesi biodinamica, senza tuttavia spiegarne le cause.

E' comunque certo, che qualunque sia il metodo scelto, il problema dell'agricoltura debba essere affrontato a livello mondiale, ne va della stessa sopravvivenza del genere umano, visto anche la scelta scellerata effettuata da alcuni Paesi produttori di cereali, di destinare la maggior parte del raccolto alla fabbricazione del bio-diesel, risultata economicamente più redditizia, anziché la sua destinazione all'alimentazione umana.

 

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Le nostre scelte alimentari

 

alimentazione_1

Uno dei più gravi problemi del nostro tempo è certamente la scarsità dell’acqua, specialmente se vista in una prospettiva futura. All’eccessivo sfruttamento delle falde acquifere si aggiunge il loro inquinamento, è vero, ma nessuno di noi tiene nel dovuto conto il potere d’azione individuale che abbiamo nell’ambito delle nostre scelte di vita. Non si tratta solamente della capacità di limitare il consumo diretto evitando gli sprechi, ma limitarlo anche facendo delle scelte alimentari precise. Il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione - un comitato scientifico interdisciplinare preposto allo studio degli impatti ambientali e sociali delle scelte alimentari - pone in particolare l’accento su un aspetto ancora troppo sconosciuto: l’eccessivo ricorso, nella nostra alimentazione, alle proteine animali. La premessa da fare riguarda il fatto che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”, perché gli animali consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come “macchine” che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Il rapporto di conversione da mangimi vegetali a cibo per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale allevata.
In organizzazioni come l’OMS e la FAO aumenta sempre di più la preoccupazione per l’impatto dell’allevamento industriale sull’utilizzo delle terre coltivabili e sulla possibilità di nutrire il mondo. Esse affermano: “L’aumento del consumo di prodotti animali in paesi come il Brasile e la Cina (anche se tali consumi sono ancora ben al di sotto dei livelli del Nord America e della maggior parte degli altri paesi industrializzati) ha anche considerevoli ripercussioni ambientali. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da 22 per le patate, a 19 per il riso fino a solo 1 e 2 persone rispettivamente per il manzo e l’agnello. Allo stesso modo, la richiesta d’acqua diventerà probabilmente uno dei maggiori problemi di questo secolo. Anche in questo caso, i prodotti animali usano una quantità molto maggiore di questa risorsa rispetto ai vegetali” [WHO/FAO2002].
L’allevamento degli animali a pascolo e anche di quelli che vengono nutriti con i cereali richiede molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano o altri alimenti vegetali. Ma noi assistiamo ad un fenomeno di un aumento continuo della richiesta di consumo di carne nei paesi sviluppati che si sta allargando anche a quelli in via di sviluppo. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America. La prima cosa da fare, per risparmiare davvero acqua, è pensare di diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta). Per il singolo cittadino questa sarebbe la più potente azione da compiere in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione tendente al risparmio individuale: si risparmia più acqua con qualche bistecca in meno che rinunciando a farsi la doccia per un anno!

 

 

 

Attraverso il cibo che noi scegliamo di mangiare, possiamo avere un impatto potente sul risparmio di energia, di acqua, di emissioni di gas serra, di sostanze chimiche, di terreni, di risorse alimentari... Le nostre scelte a tavola contano più delle nostre scelte in altri settori (trasporti, consumi domestici di energia). La conferenza, con Marina Berati (responsabile ufficio stampa e portavoce del NEIC - Nutrition Ecology International Center - http://www.nutritionecology.org/it ), chiarisce i motivi di questa situazione, presenta gli studi più recenti e consiglia le soluzioni da applicare a livello individuale. La conferenza fa parte del progetto SaicosamangiTV, un progetto di videoconferenze in streaming via web in diretta: http://tv.saicosamangi.info . Per sapere come mangiare nel rispetto dell'ambiente visita http://www.vegfacile.info . Per maggiori informazioni sui vari aspetti legati al consumo di carne visita http://www.saicosamangi.info

 

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L’impossibile coesistenza con gli OGM e il nuovo Regolamento Europeo sull’Agricoltura Biologica
Mentre la Corte Europea di Giustizia si pronuncia contro il segreto sulle piantagioni di OGM (perchè... forse qualcuno intende autorizzarle?) rimane ancora "segreta" la presenza di OGM negli alimenti, addirittura anche in quelli Biologici, nascosti attraverso le soglie di "tolleranza" senza etichettature. E’ urgente un "atto d’ufficio" da parte dei governi, italiano ed europeo, nel rispetto del Principio di Precauzione e dei Diritti Costituzionali inviolabili (Art. 32 e 9), per il pericolo attuale di danno grave per la persona e il rischio di irreversibile contaminazione dell’ambiente, accertati da numerose e recenti ricerche scientifiche indipendenti: applicare la Tolleranza zero OGM nei prodotti biologici e in tutti i prodotti alimentari, come previsto dal nuovo regolamento Ue 834/2007 sul Biologico, altrimenti palesemente illegittimo per "occultamento di OGM".

Le piantagioni di OGM inoltre non possono essere autorizzate in Europa in quanto contaminerebbero irreversibilmente le produzioni Biologiche e Tradizionali, violando i "Diritti precedenti di esistenza".

Nel momento in cui il protezionismo USA annuncia forti ince ntivi al consumo dei prodotti nazionali, perchè mai in Italia dovremmo coltivare e mangiare OGM, rinunciando alla tradizione Agroalimentare più imitata al mondo? Le armi del Diritto, insieme ai Pagamenti Agroambientali Europei (oltre 100 miliardi di € stanziati per i PSR Regionali 2007-2013) che devono compensare per legge i mancati ricavi e i maggiori costi, più un 20% di "transazione" per l’acquisto di servizi utili forniti alla società dagli agricoltori e allevatori biologici, consentono oggi un’occasione unica ed irripetibile per la riconversione Agroecologica generale Europea, messa a rischio da un piano di invasione barbarica degli OGM e conseguente distruzione irreversibie dell’Agricoltura Biologica e delle tradizioni agroalimentari.

E’ necessario introdurre responsabilità penali per chi contamina i prodotti biologici e tradizionali italiani e le sementi di qualsiasi natura, ovvero i detentori dei brevetti, concessionari e commercianti di OGM, con pagamento dei danni e delle bonifiche. Altrimenti agli agricoltori ed ai consumatori non rimmarrà che la "legittima difesa" di cercar di distruggere le coltivazioni OGM, come è già accaduto in altri paesi.

Dal 1 gennaio 2009, il Regolamento UE 834/2007 consentirebbe anche nei prodotti Biologici contaminazioni "accidentali" di OGM fino allo 0,9%, addirittura senza obbligo di segnalazione in etichetta ! Superata la "soglia di tolleranza dei consumatori" che in questi anni hanno scelto in massa l’alimentazione biologica proprio per evitare di ingerire OGM e pesticidi, la Commissione Europea, non soddisfatta di aver "violato la purezza vergine del Bio", in perfetto sincronismo ha avviato la procedura che potrebbe autorizzare le semine di due varietà di Mais OGM.

 

Mentre le Regioni stan preparando piani di "commistione" di coltivazioni (definiti impropriamente di coesistenza), basati su presunte distanze di semina degli OGM dalle coltivazioni tradizionali, atte a contenere (non si sa in base a quale teoria), le conseguenti "naturali" (non accidentali) e soprattutto irreversibili contaminazioni entro le ipotizzate soglie di "tolleranza". Predisponendo l’Agricultura italiana (dichiarata patrimonio dell’UNESCO) alla definitiva scomparsa delle coltivazioni libere da OGM.

Nonostante nel 2005 la Corte Costituzionale abbia legittimato le Regioni OGM free per salvaguardare il "diritto precedente" delle produzioni tradizionali, oggi ancora libere da OGM, ed abbia abrogato la Legge 5 di "Coesistenza" impossibile con le coltivazioni di OGM, rimandandola alle Regioni stesse. Le quali dovrebbero garantire semmai solo l’eventuale "coesistenza sugli scaffali" con cibi OGM importati, se proprio qualcuno volesse mangiarli, e al fine di garantire la "libera circolazione delle merci" (anche se pericolose? ndr); in ogni caso ben etichettati... come sceglierli altrimenti? Perchè nascondere gli OGM negli alimenti... forse i consumatori non intendono mangiarli? Allora è proprio per questo motivo che bisogna etichettare qualsiasi presenza di OGM, se vogl iamo tutelare il diritto di informazione e la libertà di scelta, sanciti dalle Corti di Giustizia.

Fin quando non era possibile contaminare le produzioni biologiche, non si potevano nemmeno ipotizzare le semine di OGM In Italia o in Europa, ma se si autorizzassero coltivazioni di OGM, non sarebbe più possibile ottenere per quella specie, in un’area vastissima, coltivazioni 100% libere da OGM, in contrasto con i diritti di (Co)Esistenza e Libertà dei produttori biologici e dei consumatori, che non possono essere obbligati a tollerare o mangiare OGM.

Pericolose "tolleranze" e "manipolazioni delle norme" Stupisce l’immobilismo delle associazioni di settore che sembrano rassegnate alla illegittima "tolleranza" di ogm nel biologico. La soglia allo 0,1% (1 grammo per chilo) richiesta dal Presidente AIAB, da Carlo Petrini e dalla cosiddetta "coalizione liberi da OGM", capitanata da Mario Capanna, non rappresenta infatti il limite di rilevabilità degli OGM e quindi non garantisce i consumatori sull’assenza di OGM. Le tecniche di analisi (PCR Real Time) possono infatti rilevare anche la singola particella di DNA transgenico (OGM) presente in un campione di analisi, attraverso la sua replicazione con enzimi sensibilissimi per un tempo sufficiente.

Quindi, il limite di rilevabilità della presenza o assenza di OGM in teoria corrisponde sempre al rapporto tra il peso del singolo DNA transgenico eventualmente presente in un campione di analisi e il peso totale del DNA della stessa specie, estratto dal campione stesso (valori prossimi a 0,0026 % e anche meno, secondo l’Ente europeo ISPRA). 0,1% è solo il limite di precisione sulla "quantità" di OGM presente in un campione d’analisi (LOQ) e le presenze inferiori sono segnalate "al di sotto di 0,1%" entro il limite di determinazione di presenza/assenza o "qualitativo" (LOD).

In ogni caso, non è possibile certificare "l’assenza" di OGM, attraverso una “presenza rilevata” al di sotto di un valore arbitrario predefinito quale limite di “rilevabilità” ...che evidentemente non è quello vero, dal momento che l’OGM è stato "rilevato". Altrimenti, dopo esser sfuggiti alla Politica, alla Scienza ed Ecoetica delle leggi Naturali della Vita, gli OGM sfuggirebbero anche alla logica e matematica. Ma non all’intelligenza della coscienza umana e al diritto, che svelano il goffo tentativo di “manipolazione delle norme" per nascondere inquinamenti da OGM in tutti gli alimenti, tutt’altro che accidentali, bensì frutto di precise volontà .

False informazioni a mezzo stampa e "manipolazione psicologica" Le dichiarazioni pubblicate su presunte contaminazioni da OGM nei prodotti biologici "già accettate in passato", sono molto gravi e creano sconcerto, danneggiando l’immagine dell’Agricoltura Biologica. In realtà (come ci conferma qualsiasi Istituto Zooprofilattico), il Reg. 1829 del 2003 che introdusse soglie di "tolleranza" di OGM senza etichettatura allo 0,9% non riguardava i prodotti biologici, i quali osservavano un Regolamento precedente (2092/91) che escludeva contaminazioni da OGM, seppur accidentali, abrogato solo dal 1 gennaio 2009, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento UE.

Precedentemente, se un ente di certificazione avesse tollerato contaminazioni "accidentali" da OGM nei Prodotti Biologici, lo avrebbe fatto in maniera arbitraria ed illegittima, violando il patto con i consumatori, in quanto non sarebbero state attuate tutte le procedure atte ad evitare le contaminazioni di OGM, previste dal Reg. 2092/91 e confermate nel nuovo regolamento UE 834/2007 che riafferma il "divieto di qualsiasi impiego di ogm e derivato nelle produzioni biologiche (Art.9)". E’ falsa inoltre l’affermazione della Bonino, secondo cui "gli OGM sono già in circolazione nei nostri campi", poichè in Italia vige il divieto assoluto di rilascio ambientale, con Tolleranza ZerOGM in qualsiasi semente.

Tutti ricordiamo la distruzione dei campi di mais contaminati, scoperti dalle nostre autorità attraverso rigorosi controlli su tutti i lotti di importazione di semente. Norme e controlli che sino ad oggi hanno garantito la gestione degli eventuali inquinamenti colposi o dolosi nell’unico modo possibile: la tolleranza ZEROGM. Qualsiasi livello consentito di OGM, nel Biologico come nelle sementi, renderebbe impossibili i controlli e le bonifiche delle eventuali contaminazioni, che si diffonderebbero irreversibilmente nell’ambiente. La falsa propaganda sulle contaminazioni inevitabili cerca di creare la condizione psicologica per far accettare tolleranze di OGM anche nei prodotti biologici, come se l’Italia fosse già irreversibilmente inquinata.

Cavilli di Troia e Dossier di "insicurezza" per l’invasione Barbarica degli OGM (e non solo)

Come per i residui "tollerati" di Pesticidi, Diossine e tanti altri inquinanti pericolosi per la salute umana e l’ambiente, siamo di fronte al solito "Cavillo di Troia" della "soglia di tolleranza", per vanificare i controlli e sfuggire alle responsabilità verso i diritti dei cittadini e produttori biologici e tradizionali, in caso di contaminazioni delle coltivazioni e dei prodotti alimentari e/o danni alla salute e all’ambiente. Cavillo necessario per poter autorizzare la successiva “invasione barbarica” delle coltivazioni di OGM, le quali in mancanza di una norma specifica di salvaguardia nazionale, dal 1 gennaio 2009 sono "libere di contaminare" anche i prodotti biologici (ma non di violare i diritti Costituzionali). Coltivazioni transgeniche che, guarda caso, proprio oggi ottengono un "parere" positivo dell’EFSA di Parma, l’Ente europeo che dovrebbe garantirne la sicurezza alimentare, basandosi solo sui dossier forniti dalle Multinazionali produttrici di OGM e non sulle ricerche indipendenti che attestano proprio il contrario. Addirittura Veronesi annuncia in pompa magna un pomodorOGM che "previene" il cancro solo perchè produce un pò più di vitamine (invece di consigliare il consumo di frutta biologica), nel momento in cui una lettera del Dr. Samorindo Peci del Consorzio Interuniversitario Cerifos, chiede al Ministro della Sanità urgenti ricerche sui Virus "Promoters" (35 S e V 40), patogeni inseriti "artificialmente" nel DNA degli OGM e che portano con se il pezzo di DNA estraneo (transgene), ritrovati nel DNA di Virus associati a Linfomi e Leucemie di alcuni pazienti. Cinque anni di ricerche della Dr.ssa Manuela Malatesta, hanno dimostrato nei ratti alimentati con OGM, anomalie al fegato, ai reni, ai testicoli, confermando i gravi pericoli per la salute evidenziati da altri ricercatori, sempre ignorati (si legga il libro di Arpad Putzstay: "La sicurezza degli OGM" EDILIBRI, Milano 2008). Di recente, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), ha riscontrato anomalie al sistema immunitario derivate dall’alimentazione con Mais OGM, il quale produce ben 43 proteine alterate, tra cui una allergenica e il Prof. Jurgen Zentek ha dimostrato che alimentando cavie con Mais OGM per generazioni successive, queste perdono la capacità di riprodursi in maniera significativa, diventando sterili. Ma a Bruxelles la "Commistione" Europea da anni approva importazioni di cibi OGM, senza maggioranze qualificate di Ministri, i quali evidentemente non si assumono la diretta responsabilità di mettere a rischio la salute dei propri cittadini, scaricandola sui pareri "scientifici" dell’EFSA, basati solo sui dossier "manipolati" dalle Multinazionali AgrochimicofarmaceuticOGM. Le stesse che in palese conflitto di interesse ci avvelenano da decenni, presentando dossier e soglie di "In"tolleranza di Pesticidi, Diserbanti e altre sostanze chimiche tossiche e non biodegradabili, spesso mutagene e cancerogene, che si accumulano nelle catene alimentari con effetti drammatici, sotto gli occhi di tutti. Lo stesso accade con tantissimi farmaci chimici, puntualmente revocati dal commercio per danni gravi e disastri sulla popolazione, dovuti agli "effetti collaterali" e "controindicazioni". In base al principio di precauzione è necessario tener conto delle ricerche indipendenti, piuttosto che di quelle di chi vuol vendere un prodotto, imponendo addirittura l’eliminazione della concorrenza "naturale".

I mezzi Istituzionali e il Diritto Costituzionale per una Moratoria immediata sugli OGM. Tolleranza zero e responsabilità per chi contamina In realtà , il nuovo Regolamento sul biologico garantisce la possibilità di marchi privati "100% liberi da OGM" (impossibili nel caso di coltivazioni OGM in Italia) e consente in ogni caso agli Stati europei di mantenere l’assenza di OGM nei prodotti biologici nazionali e contestualmente in quelli convenzionali, per la Sicurezza Sanitaria (Principio di Precauzione), Corretta Informazione e Libertà di scelta dei cittadini. Inoltre, nel considerando 30 si legge: "A fini di chiarezza e di coerenza, occorre precludere la possibilità di etichettare come biologico un prodotto che deve essere etichettato come contenente OGM, costituito da OGM o derivato da OGM". Com’è possibile, nel contempo, prevedere la possibilità di "nascondere" gli OGM estendendo la tolleranza senza etichettatura ai prodotti biologici? Può un tale “regolamento” essere legittimo, in mancanza di una norma nazionale di salvaguardia? Emma Bonino su Repubblica afferma: "La norma UE garantisce i consumatori" ...sulla "sicurezza" di mangiare un pò di OGM nascosti in tutti gli alimenti. Che sia questa la "sicurezza" che vorrebbe garantirci l’EFSA? Se vogliamo salvaguardare i prodotti Biologici e, con essi, tutta l’agricoltura italiana, dobbiamo mantenerli in assenza di OGM, istituendo se necessario il marchio Biologico Nazionale previsto dal nuovo regolamento europeo, con assoluto divieto di Coltivazioni OGM sul territorio nazionale. Introducendo responsabilità penali per chi contamina i prodotti biologici e tradizionali italiani e le sementi di qualsiasi natura, da parte dei proprietari dei brevetti, concessionari e commercianti di OGM, per il principio europeo di "chi inquina paga", a tutela dei consumatori e produttori italiani. Sono gli OGM ad inquinare il "naturale" e non viceversa. E’ urgente inoltre una Civile Moratoria, con immediata sospensione delle importazioni e produzioni di qualsiasi OGM o derivato, che applichi la Clausola di Salvaguardia Nazionale, sulla base dei risultati delle recenti ricerche indipendenti sui gravi pericoli per la salute e l’ambiente, diritti inviolabile ai sensi degli Art. 32 e 9 della Costituzione, non delegati ai trattati internazionali. E in attesa del Decreto del Ministro Zaia, dal 1 gennaio chiediamo ai produttori biologici una garanzia aggiuntiva: l’etichetta di prodotto 100% libero da OGM, se possibile "coltivato in Italia".

Prima che sia troppo tardi anche in Europa Invece di proporre altri esperimenti di coltivazioni OGM inutili, i cui risultati sono già ampiamente disponibili nella letteratura scientifica e che rischiano solo di contaminare l’ambiente, illudendo i contadini "di qualche quintale in più, mentre i contratti che firmano impegnano anche figli e nipoti a pagare i diritti sugli OGM, perchè non si attivano semmai altre ricerche indipendenti sui reali ed attuali pericoli per la Salute dell’alimentazione con OGM? Insieme agli eventuali volontari umani, che siano in primis i produttori di OGM, sulla base dei propri dossier di presunta innocuità e alto valore nutrizionale e preventivo contro il cancro, gli "scienziati” e i politici che ci rassicurano, ad alimentarsi per 10 anni con OGM... Noi intanto, per "precauzione", in Italia coltiveremo e ci alimenteremo dei nostri prodotti biologici, in modo che la Scienza possa confrontare gli effetti a lungo termine tra l’alimentazione Biologica, convenzionale ed OGM. Anche se la conoscenza delle Leggi della Natura e l’Ecoetica ci consentono oggi di chiedere il Bando Mondiale della produzione di OGM, quale minaccia suprema per la vita e la libertà sulla Terra, con immediata abolizione dei Brevetti sulla materia vivente, patrimonio della Natura e dell’Umanità. Sulla base del riduzionismo antiscientifico della tecnologia sugli OGM, le multinazionali stanno "creando esseri viventi" in un modo mai accaduto durante tutta la storia evolutiva del Pianeta, violando le leggi della Natura e della Vita, propagandando la "sostanziale equivalenza" degli OGM, quando da trent’anni la Scienza ha dimostrato che modificando artificialmente un tratto del DNA di un organismo, viene a modificarsi tutto l’equilibrio della sua fisiologia, con conseguenze pericolose ed impossibili da prevedere, come la produzione di nuove sostanze sconosciute. L’avvocato Druker dell’Alliance for Bio-Integrity una coalizione di scienziati, leaders religiosi e consumatori, che ha fatto causa alla Food and Drug Administration per ottenere test obbligatori di sicurezza e l’etichettatura dei cibi geneticamente modificati nel 1998, ha affermato che... "Se fosse stata detta la verità su ciò che è emerso dalle analisi degli scienziati, nessun cibo manipolato geneticamente sarebbe potuto entrare negli anni ’92/’95 nel mercato americano che poi li ha esportati in Europa e in tutto il mondo e la popolazione mondiale non sarebbe stata esposta a questo grave rischio. Si può quindi parlare di genocidio legalizzato". Sono a rischio Diritti Costituzionali Inviolabili (Salute, Ambiente, Libertà) e le leggi stesse della Natura. Dobbiamo essere quindi estremamente cauti e mantenere la Purezza dell’Italia dall’inquinamento di OGM. Forze oscure e “non decisioni”, approfittando di qualche cavillo o vuoto tecnico-normativo (manca ad esempio la definizione delle corrette procedure atte ad evitare contaminazioni accidentali da OGM di provenienza extraeuropea), nell’illegittimità rispetto alle norme europee e costituzionali, stanno cercando di creare uno stato di fatto irreversibile, da cui in futuro non si potrebbe più tornare indietro, per cui saremmo costretti ad accettare contaminazioni da OGM in tutti gli alimenti, con definitiva rinuncia alle tradizioni dei nostri antenati. Ma trattandosi di una decisione con conseguenze irreversibili sulle sovranità nazionali agroalimentari, la Direttiva CE 2001/18 prevede l’obbligo di referendum popolare consultivo prima dell’eventuale decisione di liberare OGM nell’ambiente. Speriamo che il Ministro Luca Zaia non si faccia sfuggire l’occasione di chiamare il popolo a decidere di chiudere l’Italia agli OGM, toglienido dall’’ambasce la politica europea paralizzata. Anche se appare quantomeno strano sottoporre a referendum il diritto inviolabile alla Salute e il Principio di Precauzione, trattandosi di Consultazione e non di Abrogazione, perchè non ascoltare la voce del popolo costituzionalmente sovrano? L’80% dei cittadini Italiani non ne vuol sapere di mangiare OGM ... il che non significa che vuole mangiarli senza saperlo !

Fermiamo gli OGM per il futuro dei nostri figli, che rischiano di veder trasformati i campi coltivati in "campi di sterminio della vita"...per di più brevettati.

"Gutta caves lapidem" (Orazio)... Con la Santa Pazienza, finchè siamo in tempo... e, nell’attesa delle azioni istituzionali, prepariamo i ricorsi di legittimità nelle sedi competenti.

"Non osiamo perchè le cose sono difficili... ma le cose sono difficili perchè non osiamo" (Seneca)

Prof. Giuseppe Altieri

fonte: http://www.agoramagazine.it/

 

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Industrial Farm Animal Production Linked to Increased Human Disease

(NaturalNews) Many health conscious people have made the decision not to eat meat, viewing the consumption of animal flesh as having negative consequences on the body, the spirit, and even the personality. Animal rights activists have been quite vocal in pointing out the deplorable conditions under which animals destined to become part of the traditional food chain are raised. Tough economic times have given rise to a chorus of budget minded columnists reminding people that giving up animal protein will make their food dollars stretch farther. Today, there is one more aspect to consider about the consumption of animal protein: the connection between industrialized animal farming and human disease.

New infectious diseases are linked to the rise of factory animal farming

Factory farms are breeding grounds for virulent disease and disease resistant strains of antibiotics, according to the 2008 report from the Pew Commission on Industrial Farm Animal Production, in conjunction with the Pew Charitable Trusts and Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health. The commission's report highlights the risks to the public resulting from the growth of the industrialization of farm animal production. It is the result of two and one half years of investigation centered in four areas: public health, environmental impact, effects on farm communities, and animal health and welfare.

Fifteen commissioners, each with impressive credentials, concluded that while factory animal farming and production is increasing worldwide at an exponential rate, the rates of new forms of infectious diseases have been concurrently on the increase. There is clearly a link between factory farming and human illness.

Although the number of farms producing animals for food has declined dramatically in the past five decades as small independent farmers have been pushed out of the way by the giant food conglomerates, the number of food animals produced has stayed fairly constant. It is this concentration of farm animals in larger and larger numbers in ever closer proximity to one another, along with some of the feed and animal management methods used in the industrial system that has increased the risks of pathogens and created more opportunities for disease transmission to humans. Of particular concern is the increase in antibiotic use, needed to keep animals alive under such deplorable conditions. Excessive use of antibiotics has given rise to antibiotic-resistant microbes that pose a threat to the health of humans as well as animals.

The risks fall into three categories: prolonged worker contact with animals, increased pathogen transmission within a herd or flock, and the increased opportunities for the generation of antimicrobial resistant bacteria as the result of imprudent use of antibiotics, or new strains of viruses.

Communities near industrial farms animal production facilities are seen as particularly at risk, with children, the elderly, and individuals with chronic health conditions in the greatest danger of the health threats posed by such methods of farming.

Government officials ignore threat of antibiotic-resistant infections

These warnings are nothing new. Several organizations have raised questions about the effects of antibiotic use in factory farming on land and water raised animals. The Infectious Disease Society of American has declared antibiotic-resistant infections to be an epidemic sweeping through the U.S. The Food and Agriculture Organization has recommended that agricultural use of antibiotics be restricted. They claim that the health of the world's population is threatened by the globalization of industrial animal farms and concentrated animal feeding operations.

Zoonotic pathogens are on the increase

Prior to the 20th century, many humans lived short life spans relative to their potential. Many died at young ages as the result of infections. With the implementation of better hygiene and sanitation systems people began to live longer. But it wasn't until the discovery of penicillin that the life span increased dramatically. During the golden age of America that began in the early 1950s, penicillin and its derivatives kept most Americans in the picture of health. When polio was finally conquered in the 1960s, everyone believed the threat of infectious disease was history.

That golden age was short lived. New diseases began to show up at a pace previously unknown in history of medicine. A new pathogen has sprung up almost every year for the past three decades. Most of these pathogens are zoonotic, meaning they can jump the gap from animals to infection of humans. Of the documented human pathogens, about 64 percent are zoonotic.

People have turned their backs on nature in the interest of greed

According to reporter Laura Sayre in an article for Mother Earth News, the total U.S. hog population numbered 53 million in 1965. This number was spread over more than 1 million pig farms in the United States, many of which were small family operations. Today, 65 million hogs are raised on just over 65,000 farms across the nation. Many of these factory farms are raising 5,000 hogs at any given time.

Sayer notes that broiler chicken production has risen from 366 million in 1945 to 8,400 million in 2001. Most industrialized chicken raising facilities house tens of thousands of birds together. Fifty-five billion chickens are raised each year on a worldwide basis. The global pig industry is close to 1 billion, half of which are raised in confinement. Some countries house as many as 50,000 animals together.

Raising animals in such a fashion violates the principles of animal husbandry accepted as good practice by people for thousands of years and practiced on family farms. Intensive confinement often severely restricts movement and natural behaviors, such as the ability to walk or lie on natural materials, having enough floor space to move with some freedom, and rooting behaviors in pigs. The most intensive confinement systems, such as restrictive veal crates, hog gestation pens, restrictive furrowing crates, and battery cages for poultry all prevent animals from normal range of movement and are particularly inhumane treatments.

The outcome is animals in severe distress. Animals cannot be cared for by tried and true traditional methods when they are crammed together in factory farms in confined conditions. Animals raised under the industrial model experience no quality of life and live in constant stress as the result of overcrowding. This results in weakened immune systems and susceptibility to infection. Lack of sunlight and fresh air guarantees any disease will spread like wildfire.

Good animal husbandry helps protect the safety of the food supply. Scientists have recognized that food safety is linked to the health of animals that produce meat, dairy and egg products. They know that intensive confinement production systems produce increased pathogen shedding in animals.

To prevent and treat the diseases that arise from such conditions, the lords of factory animal farms have relied on antibiotics to the point of injecting chicken eggs with them. Animal feed is laced with antibiotics and so are the tissues and organs of these animals when they appear in the butcher's case. Producers of 'natural' chickens that are claimed to be free of antibiotics can get by with that claim because the chicken embryos are soaked in antibiotics while they are inside the eggs. Today, the majority of antibiotic use is preventative.

Overuse of antibiotics in people is insignificant compared to that in animals

Some members of the medical establishment and many critics outside of the medical profession have been concerned for many years about the excessive prescribing of antibiotics for diseases that offer inconvenience as their major threat. These warnings have generally fallen on deaf ears within both the medical profession and government regulatory agencies. Antibiotics are now often the first choice treatments for diseases that are not even affected by them, like the common cold.

This excessive use of antibiotics pales in comparison with their use in the industrialized raising of animals for food. According to Sayers, "it's a simple fact that the more antibiotics are used, especially prolonged use at low doses as in factory farms, the more antibiotic-resistant microbes will become. Bacteria and viruses are also notoriously promiscuous, swapping genes across species and even across genera, creating what the Johns Hopkins researchers call reservoirs of resistance. In some pathogens, selection for resistance also results in increased virulence...In other cases, otherwise harmless microbes can transfer resistance genes to pathogenic species."

Bio-containment procedures are geared toward protecting livestock from disease outbreaks. There appears to be little concern about preventing human pathogens from escaping into the wider environment through the many routes available that include the food itself, water, and air. A worker in such facilities can carry pathogens home on his body or clothing without being aware of it, allowing microbes to be released in towns or cities miles away from the factory farm where he works. Globalization means that pathogens can be spread anywhere.

Waste systems are inadequate to neutralize pathogens

Human health is further threatened by the likelihood of animals to excrete pathogenic microbes. The tremendous quantities of waste that concentrate on the premises of industrial animal producers may exceed the capacity of the landscape to absorb the nutrients and neutralize the pathogens. The annual production of manure produced by animal confinement facilities exceeds that produced by the human population of the country by at least three times. And unlike human sewage, the majority of waste from factory farms is spread upon the ground untreated.

Such large quantities of manure carry excess nutrients and chemicals including antibiotics, hormones and heavy metals into waterways, lakes, groundwater, soils and airways. Land application of untreated animal waste on cropland contributes to excessive nutrient loading, and ultimately to plant growth so dense around water that aquatic animal life is suffocated.

Greenhouse gas emissions from livestock operations account for 18% of all anthropogenic greenhouse gas emissions, exceeding emissions from the transportation sector. Air quality degradation is also a problem near industrial farm animal production because of the localized release of toxic gases, and particulates and bioaerosols that contain microorganisms including human pathogens. Livestock emission of ammonia from factory farms adds to the acidification of soil and water, while species diversity is threatened by nutrient overload.

Factory animal farms shown to be linked with food borne illness

"When dioxin-contaminated chicken feed led to the removal from the market of all chicken and eggs in Belgium for several weeks in June of 1999, doctors there noted a 40 percent decline in the number of human Campylobacter infections," according to Sayer. Most chickens sold in the U.S. are contaminated with this bacterium. Eggs from factory farm chickens contaminated with salmonella caused 2,000 hospitalizations and 60 deaths in the year 2000. A host of infections not thought of as food-related may be the result of overuse of antibiotics at factory farms.

The MRSA bacterium, responsible for difficult or impossible to treat infections in humans, seemed to come out of nowhere when it was first seen in hospitals. Now the Veterinary Microbiology study has showed that industrialized North American pig farms and farmers commonly carry MRSA, including a strain that infects humans. Around nine million Canadian raised hogs are imported into the U.S. every year.

Healthy people are developing MRSA infections. Medical, agricultural, and environmental experts have called for Congress to compel the FDA to study whether use of antibiotics in animal agriculture is contributing to the surge in MRSA deaths in the U.S., which now exceed the number of deaths from HIV/AIDS. Since the government is not systematically testing U.S. livestock for MRSA, it is not known whether farms in the U.S. are also sources.

The excessive use of antibiotics in factory farms can select for resistant bacteria, such as MRSA. A European study has documented that industrial pig farms routinely using antibiotics were more likely to have MRSA than farms with limited antibiotic use.

For more information:

http://www.pewtrusts.org/news_room_...

http://www.ens-newswire.com/ens/apr...

http://www.motherearthnews.com/Natu...

http://www.news-medical.net/?id=32320

 

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Antiossidanti? Meglio senza latte

Nuovo suggerimento per assorbire meglio le sostanze presenti nei cibi che combattono i radicali liberi

fonte: www.corriere.it

 

 
Volete fare il pieno di antiossidanti? Allora fareste meglio a non assumerli insieme al latte. Lo suggerisce un nuovo studio dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, che ha riscontrato come i mirtilli, frutti dotati di un’elevata potenzialità antiossidante, vedano drasticamente ridotta questa facoltà dall’associazione con il latte. I risultati della ricerca, condotta su alcuni volontari, sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Free Radical Biology and Medicine.

COMBINAZIONI NEGATIVE – I composti antiossidanti, contenuti soprattutto in frutta e verdura, hanno ormai assodati effetti protettivi sulla salute per cui il suggerimento degli esperti è quello di consumarne in abbondanza. Ma qual è il modo migliore per garantirsi questi effetti benefici? Meglio assumerli insieme ad altri alimenti, come avviene nei pasti di ogni giorno, o da soli? A queste domande hanno cercato di dare una risposta i ricercatori del Laboratorio di ricerca sugli antiossidanti dell’Inran, usando come modello il mirtillo. Nello studio sono stati coinvolti undici volontari sani (6 uomini e 5 donne) a cui è stato chiesto di consumare 200 g di mirtilli più 200 ml di acqua e, a distanza di una settimana, 200 g di mirtilli più 200 ml di latte intero. Tutti i partecipanti sono stati quindi sottoposti a prelievi di sangue sia prima sia 1, 2 e 5 ore dopo l’ingestione. I risultati hanno evidenziato che i mirtilli da soli inducono un potenziamento significativo delle difese antiossidanti. Quando, invece, vengono ingeriti con il latte, non si verifica alcun potenziamento delle difese antiossidanti. I nuovi dati raccolti sul mirtillo sono in linea con studi precedenti condotti dagli stessi ricercatori su altri alimenti ricchi di antiossidanti, per esempio il tè e il cioccolato. Gli esperti dell’Inran avevano infatti già potuto appurare che se questi alimenti vengono associati con il latte diminuisce la loro attività antiossidante rispetto all’ingestione in assenza di latte. Il tutto, probabilmente, a causa dell’interazione tra le proteine del latte e i composti fenolici antiossidanti presenti in questi alimenti: in pratica le proteine del latte limiterebbero l’assorbimento delle molecole antiossidanti.

BIODISPONIBILITÀ – «I composti ad azione antiossidante sono caratterizzati da una scarsa biodisponibilità – afferma Mauro Serafini, coordinatore dello studio – solo tra l’1 ed il 5% della quantità ingerita viene assorbita nel tratto gastrointestinale. Diventa allora importante comprendere come l’associazione tra alimenti diversi possa modificarne sostanzialmente le proprietà antiossidanti. Tanto più che, in una normale alimentazione, i cibi vengono associati tra loro con effetti che potrebbero essere molto diversi da quelli che ci aspetteremmo e che avremmo se gli alimenti fossero consumati da soli. Capire come funziona questo meccanismo può aiutare a valutare correttamente il ruolo degli antiossidanti di origine vegetale nella prevenzione dello stress ossidativo e fornire preziose indicazioni sulle migliori modalità di consumo per ottimizzare l’apporto di molecole benefiche, come appunto gli antiossidanti». Per ora sappiamo che è meglio evitare di associare mirtilli, tè, cioccolato e forse, generalizzando, gli alimenti ricchi di composti fenolici antiossidanti, con il latte. Ancora da chiarire altre associazioni che potrebbero, però, anche riservare belle sorprese: così come alcuni «mix» limitano gli effetti antiossidanti degli alimenti, altri potrebbero fare l’opposto.

 

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Aspartame e glutammato.Eccitotossine: il gusto dolce della morte


Introducendo glutammato attraverso l’alimentazione (lo zucchero sintetico aspartame, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate, ecc.), i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! In pratica vengono stimolati tutti i ricettori: ecco perché alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Altri possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi.
La cosa comune a tutti questi casi è un livello basso di magnesio. Quando il magnesio è basso, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone – specie gli atleti – possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.
Additivi che contengono sempre Glutammato: Glutammato monosodico; Proteine vegetali idrolizzate; Proteine idrolizzate; Piante proteiche idrolizzate; Estratti di piante proteiche; Sodio caseinato; Calcio caseinato; Estratto di Lievito; Proteine strutturate; Avena idrolizzata.
Alimenti che contengono spesso Glutammato: Estratto di Malto; Condimento al malto; Brodo; Condimenti; Condimenti naturali; Spezie.
Alimenti che non contengono Glutammato: Enzimi; Proteina concentrata di soja;
- Aspartato o acido aspartico è un amminoacido usato dal cervello come neurotrasmettitore: è una eccitotossina. Ad alte dosi può provocare la morte dei neuroni.
- Glutammato è un amminoacido eccitante usato nel cervello come neurotrasmettitore. Ad alte dosi è considerato una eccitotossina. Quando gli è concesso di accumularsi a concentrazioni elevate, può diventare un veleno potente per i neuroni del Sistema nervoso.
- Glutammato monosodico (MSG) è il sale sodico del glutammato. Ha le stesse proprietà eccitanti del glutammato.
- L’Aspartame, lo zucchero sintetico, è composto da: Acido aspartico (40%), Fenilalanina (50%), metanolo (10%).

 



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English Video



 

 



Eccitotossine (aspartame e glutammato): il gusto che uccide
Traduzione per www.disinformazione.it a cura di Stefano Pravato
Dottor Russel Blaylock

Nell’introduzione (del libro, nota del traduttore) ho dichiarato che lo scopo di questo libro era di indicare al lettore alcuni dei pericoli delle eccitotossine, particolarmente quelle aggiunte ai nostri cibi e bevande come esaltatori di gusto e dolcificanti. Abbiamo visto che le eccitotossine possono avere un effetto devastante sul sistema nervoso durante ognuna delle fasi del suo sviluppo, dall’embrione all’adulto. Ma la preoccupazione primaria è l’effetto che questi potenti stimolanti delle cellule cerebrali hanno sullo sviluppo del cervello nel neonato e nel bambino e sullo sviluppo successivo, nell’adulto, delle malattie neurodegenerative quali la malattia di Parkinson, la demenza di Alzheimer, il morbo di Huntington e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il cervello, non solo utilizza gli aminoacidi eccitatori come normali neurotrasmettitori, ma esiste un fragile equilibrio dei prodotti chimici eccitatori ed inibitori nel cervello e quando questo equilibrio è turbato, ne possono conseguire seri disordini del sistema nervoso.

Quando il MSG (Glutammato monosodico) era stato inizialmente aggiunto agli alimenti come sostanza per esaltarne il gusto, i recettori del glutammato non erano ancora stati scoperti e nessuno sapeva che il glutammato poteva causare la morte delle cellule cerebrali.

L’industria alimentare ha investito milioni di dollari nello sviluppo dell’uso del MSG e delle proteine idrolizzate. E’ stato solo dopo che tonnellate di questi “esaltatori di sapidità” sono state aggiunte ai nostri cibi e bevande che gli scienziati hanno avuto le prime indicazioni che le eccitotossine comportavano seri effetti collaterali. Purtroppo, questa scoperta è rimasta sepolta nella letteratura della ricerca medica per più di un decennio prima che qualcuno riconoscesse questo pericolo. E, come abbiamo visto, nel frattempo questo composto tossico era aggiunto in grandi dosi ai cibi per neonati e bambini piccoli, malgrado il fatto che fosse stato dimostrato che il cervello in sviluppo era il più vulnerabile agli effetti tossici degli aminoacidi eccitatori. Erano talmente tossici, infatti, che i ricercatori li hanno rinominati eccitotossine.

Un’abbondante ricerca aveva dimostrato che queste eccitotossine non solo danneggiavano le cellule della retina dell’occhio, ma anche che erano estremamente tossiche per le cellule nervose dell’ipotalamo ed in altre zone vitali del cervello. È importante rilevare che molti degli effetti tossici delle eccitotossine avvengono in un momento in cui nessun sintomo esterno si sviluppa. Il bambino non si ammala, non vomita o evidenzia altri comportamenti che possano allarmare i genitori che c’è qualcosa che va male. Quando dosi tossiche di MSG sono somministrate ai cuccioli di animali, essi continuano a comportarsi in maniera del tutto normale. Ma se i loro cervelli sono esaminati al microscopio, si trovano gruppi vitali di neuroni permanentemente distrutti nell’ipotalamo. A questa situazione ci si riferisce come “lesione cerebrale asintomatica”.

Lesioni di questo tipo si vedono di frequente nella pratica di neurochirurgia e di neurologia. È inoltre importante ricordarsi che dopo l’ingestione di MSG, negli esseri umani le concentrazioni sanguigne di glutammato sono venti volte più elevate delle scimmie e cinque volte dei topi. Gli esseri umani possono essere cinque volte più vulnerabili alla tossicità del MSG del topo, l’animale noto più sensibile a questo tipo di ingiuria cerebrale. Non solo gli esseri umani concentrano il glutammato in misura molto più elevata, ma esso persiste nel sangue ad un livello elevato per periodi di tempo molto più lunghi, esponendo le parti non protette del cervello a livelli molto tossici.

Nel caso delle piccole creature, la cosa è ancor più grave perchè i danni subiti nel momento dell’esposizione iniziale non producono effetti esterni evidenti. Quando poi l’animale (o l’essere umano) raggiunge una successiva fase di sviluppo (adolescenza o età adulta) i danni possono presentarsi come un disordine endocrino o persino, possibilmente, un disordine dell’apprendimento (autismo, sindrome da deficit di attenzione, dislessia) o un disordine del controllo emotivo (episodi di violenza, schizofrenia, paranoia). Centinaia di milioni di neonati e di bambini piccoli sono esposti ad un grave rischio ed i loro genitori non ne sono neppure informati. E’ stato soltanto grazie agli sforzi diligenti del Dott. John Olney se l’industria alimentare è stata costretta ad arrendersi all’evidenza; l’uso di additivi eccitotossici per alimenti anche nelle pappe per bambini. Ma, come abbiamo visto, nessuno ha nemmeno avvisato le madri incinte che i cibi intrisi di MSG che mangiavano potevano mettere in pericolo i bambini in sviluppo nel loro grembo.

E sempre più eccitotossine “esaltatori di sapidità” erano continuamente aggiunti negli alimenti per adulti e perfino negli alimenti per bambini piccoli. Di nuovo, ciò succedeva malgrado il rapido accumulo di dati di ricerca che confermano i pericoli precedentemente conosciuti e perfino nuovi pericoli connessi all’uso delle eccitotossine per alimenti. Ma, nel frattempo, non solo il MSG è aggiunto a virtualmente ogni alimento processato, esso viene propagandato anche nei libri di ricette. Negli anni sessanta era venduto nei supermercati, in forma granulare, proprio a tale scopo. Un’intera generazione è stata esposta a dosi elevate di eccitotossine. E continua ad esserlo.

Nel 1969 James Schlatter, un biochimico che lavorava con un composto, detto aspartame, alla ricerca di una possibile cura per le ulcere dello stomaco, sembra si sia leccato il pollice per girare la pagina di un suo taccuino. Fu colpito dall’intensa dolcezza del prodotto chimico che aveva inavvertitamente ricoperto il suo pollice. Da questa scoperta fortuita scaturì un affare che avrebbe portato 736 milioni di dollari di vendite per la NutraSweet Company nel solo 1988. Entro il 1989, la G.D. Searle & Company, possessore del marchio NutraSweet, aveva raggiunto un profitto che la classificava al nono posto nella lista Fortune 500.

Malgrado le preoccupazioni sulla sicurezza di questo nuovo dolcificante, compresa l’induzione di tumori cerebrali in animali da laboratorio, attacchi epilettici, aumento delle emicranie e un effetto avverso allo sviluppo cerebrale, la FDA ne approvò l’uso come dolcificante artificiale. Le vendite cominciarono a salire immediatamente. L’azienda NutraSweet spese oltre 60 milioni di dollari in pubblicità solo durante i suoi primi tre anni.

NutraSweet entrò nel mercato proprio al momento giusto. Gli Americani erano divenuti coscienti del problema peso corporeo e stavano cercando un sostituto dello zucchero, e l’aspartame sostituiva il ciclamato, recentemente proscritto. Rapidamente, sorpassò la saccarina nelle vendite. Difatti, NutraSweet ha sostenuto un ruolo primario nel rendere il commercio di bibite analcoliche uno degli affari a crescita maggiore in quello che era diventato un settore stagnante. Gli Americani stavano tracannando diet cola nell’erronea credenza che il consumo di zucchero fosse la causa primaria dell’obesità. Ma erano ignari dei seri effetti sulla salute di un eccessivo consumo di aspartato.

Il MSG è stato periodicamente esposto a critica da vari membri della professione medica, dalla comunità dei ricercatori e dai rappresentanti dei consumatori. Ma nel frattempo l’affare delle eccitotossine, “esaltatori di sapidità” aveva raggiunto un giro da miliardi di dollari. L’azienda Ajinomoto, il maggior fornitore di MSG e di proteine vegetali idrolizzate, assieme a una dozzina di produttori alimentari americani, decisero di proteggere i loro interessi creando una potente azienda di pubbliche relazioni nota come la “Glutamate Association”. Il finanziatore numero uno di questa “gruppo d’attacco” era la Ajinomoto Company del Giappone.

Lo scopo di questo gruppo non era solo quello di difendere e promuovere l’uso del MSG e di altri “esaltatori del gusto”, ma di attaccare chiunque osasse puntualizzare gli effetti avversi alla salute del MSG. Lo hanno fatto introducendo i loro propri scienziati in qualsiasi settore in cui fosse stato sollevato un problema serio sulla sicurezza. Nella maggior parte dei casi i rappresentanti dei consumatori sono persone informate ma che difettano della preparazione scientifica necessaria per sostenere l’assalto di uno scienziato aduso al gergo del chimico puro ed applicato. Questi attacchi possono essere crudeli e soverchianti e soltanto quelli con la pelle dura e con la massima determinazione possono sostenere l’assalto. Ma si sono spinti anche al di là, assumendo i loro propri scienziati per svolgere degli studi che sembrassero confermare la sicurezza dei prodotti in questione.

 

 

 

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Mais Ogm innocuo per la salute?

mais-ogm

Comunicato Stampa Agernova - Accademia Mediterranea per l’Agroecologia e la Vita (AMA la Vita)

Francia: Mais Ogm innocuo per la salute?

La Verità da una Ricerca italiana dell’INRAN: alterazioni del sistema immunitario e 43 proteine modificate tra cui la Gamma-Zeina allergenica, nel mais Mon 810. Le alterazioni sono più marcate durante la crescita e l’invecchiamento dei topi di laboratorio, il che fa supporre maggiori pericoli degli OGM per le categorie più deboli (bambini ed anziani). Mentre la FDA americana ha tenuto nascosto le prove della pericolosità dei cibi transgenici, la Francia dichiara che rispetterà la decisione della Commissione europea, in caso di autorizzazione alle coltivazioni di OGM… e gli ambientalisti fanno un pò di “confusione”.
A cura di Giuseppe Altieri, con la collaborazione di Marina Mariani
L’avvocato Druker dell’Alliance for Bio-Integrity una coalizione di scienziati, leaders religiosi e consumatori, che ha fatto causa alla Food and Drug Administration USA per ottenere test obbligatori di sicurezza e l’etichettatura dei cibi modificati geneticamente nel 1998, ha affermato che… “se fosse stata detta la verità, cioè ciò che è emerso dalle analisi degli scienziati, nessun cibo manipolato geneticamente sarebbe potuto entrare negli anni ‘92/’95 nel mercato americano che poi li ha esportati in Europa e in tutto il mondo e la popolazione mondiale non sarebbe stata esposta a questo grave rischio. Si può quindi parlare di genocidio legalizzato”.
Gli alimenti e le coltivazioni transgeniche oggi ottengono parere positivo dell’EFSA di Parma, l’Ente europeo che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare… basandosi solo su dossier e risposte forniti dalle Multinazionali produttrici di OGM e non sulle ricerche indipendenti che attestano proprio il contrario. E mentre Veronesi annuncia in pompa magna  un pomodorOGM che “previene” il cancro solo perchè produce un pò più di vitamine (invece di consigliare la frutta biologica), una lettera del Dr. Samorindo Peci del Consorzio Interuniversitario Cerifos, chiede al Ministro della Sanità urgenti ricerche sui Virus “Promoters” (35 S e V 40), patogeni inseriti “artificialmente” nel DNA degli OGM per introdurre il gene estraneo (transgene), ritrovati nel DNA di Virus associati a Linfomi e Leucemie di alcuni pazienti. Cinque anni di ricerche della Dr.ssa Manuela Malatesta, hanno dimostrato nei ratti alimentati con OGM, anomalie al fegato, ai reni, ai testicoli, confermando i gravi pericoli per la salute evidenziati da altri ricercatori, sempre ignorati (si legga il libro di Arpad Putzstay: “La sicurezza degli OGM” EDILIBRI, Milano 2008). Di recente, il Prof. Jurgen Zentek ha dimostrato che alimentando cavie con Mais OGM per generazioni successive, queste perdono la capacità di riprodursi in maniera significativa, diventando sterili.
Ma a Bruxelles la “Commistione” Europea da anni approva importazioni di cibi OGM, senza maggioranze qualificate di Ministri che evidentemente non si assumono la diretta responsabilità di mettere a rischio la salute dei propri cittadini, scaricandola sui pareri dell’EFSA, basati sui dossier “manipolati” dalle Multinazionali AgrochimicofarmaceuticoGM. Le stesse che in palese conflitto di interesse ci avvelenano da decenni attraverso i dossier sulle soglie di “In”tolleranza di Pesticidi.

E’ urgente una Civile Moratoria Europea, con immediata sospensione delle importazioni e produzioni di qualsiasi OGM o derivato, se necessario in applicazione della Clausola di Salvaguardia Nazionale, sulla base dei risultati delle recenti ricerche indipendenti sui gravi pericoli per la salute e l’ambiente, diritti inviolabili ai sensi degli Art. 32 e 9 della Costituzione Italiana, non delegati ai trattati internazionali.

Per passare all’Agricoltura Biologica, prima che sia troppo tardi. Approfittando dei Programmi Europei di Sviluppo Rurale (oltre 100 miliardi di €) con Pagamenti Agroambientali atti a coprire tutti i mancati ricavi e maggiori costi, più in 20% di transazione per gli agricoltori Biologici.

Ma se vogliamo salvare i prodotti Biologici e, con essi, tutta l’agricoltura italiana, dobbiamo mantenere l’assenza di OGM, senza soglie di “tolleranza”, istituendo se necessario il marchio Biologico Nazionale previsto dal nuovo regolamento europeo, con assoluto divieto di Coltivazioni OGM sul territorio nazionale. Introducendo responsabilità penali per chi contamina i prodotti biologici e tradizionali italiani e le sementi di qualsiasi natura, da parte dei proprietari dei brevetti, concessionari e commercianti di OGM, per il principio europeo di “chi inquina paga”, a tutela dei consumatori e produttori italiani. Nel momento in cui il protezionismo USA annuncia forti incentivi al consumo dei prodotti nazionali, perchè mai in Italia dovremmo coltivare e mangiare OGM, rinunciando alla tradizione Agroalimentare più imitata al mondo?

E in attesa del Decreto del Ministro Zaia, dal 1 gennaio chiediamo ai produttori biologici una garanzia aggiuntiva: l’etichetta di prodotto 100% libero da OGM, se possibile “coltivato in Italia”.

 

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Il pesce Pangasio: …il veleno è servito !!

pangasius_pangasius2 Fonte: http://alex321.splinder.com/post/18811170/.%3A+Buon+appetito+%3A.

Questo, nonostante il titolo, non è un post che parla di ricette di cucina.

O meglio, ne parla, ma non al fine di farvi gustare qualcosa di buono.

Prima di tutto, vediamo cosa ci racconta bofrost, uno dei più grandi distributori di surgelati nel nostro Paese, circa i filetti di Pangasio:

Filetti dalla carne chiara e tenera, puliti con cura per dare spazio alla tua fantasia in cucina. Allevato nelle acque correnti dei fiumi, il Pangasio ha un gusto dolce e delicato. Per un tocco da veri Chef, lascialo marinare per qualche minuto prima della cottura. (Peso netto sgocciolato: 675 g - 1000 g sgocciolati = € 20,37).

Poi ci racconta quanti grassi e quanti caroboidrati contiene, e tutto il resto, potete leggerlo qui

Ora lasciamo stare bofrost, che è uno dei pochi che in Italia lavora seriamente, e andiamo a vedere cosa c’è a monte.

Esistono altri modi di cucinare questi filetti di Pangasio, basta fare una veloce ricerca con google. Alcune ricette si possono trovare su un noto forum che ha anche una bella sezione di cucina.

A noi interessa capire invece qualcosa di diverso. Che il Pangasio non sia un pesce mediterraneo, lo intuiamo dal fatto che fino a pochi anni fa non sapevamo neanche cosa fosse, e molta gente non sa neanche ora cosa sia.

Cerchiamo di fare un po’ di luce.



Prima di tutto, il Pangasio vive solo in un paio di fiumi: nel Chao Phraya e soprattutto nel Mekong, dove è diffusissimo. Pertanto è un pesce d’acqua dolce. Viene allevato soprattutto in Vietnam, nel bacino del delta del Mekong. Poi viene spedito in Europa. Nei discount. Dove viene venduto surgelato o decongelato; nell’etichetta è dichiarata l’aggiunta di E451 cioè tripolifosfato di Sodio, ma non è quasi mai precisata la presenza di conservanti.



No, non è questo il problema.

La prima cosa che mi infastidisce, e lo dico sinceramente, è che il Pangasio è presente nei menu di vari ristoranti, perchè come pesce costa poco, nonostante arrivi per via aerea dal Vietnam, ma viene presentato come pesce di mare, quando in realtà di mare non è. Perchè in realtà non voglio parlare del Pangasio, se non in modo indiretto. Infatti, se volete saperne di più di questo pesce del Mekong, vi rinvio alla voce wikipedia che lo riguarda.

Già, è un pesce del Mekong. E allora forse vorrei proprio parlare del Mekong, il fiume più lungo e importante dell’Indocina.

Sorge nell’altopiano del Tibet, poi attraversa la provincia cinese dello Yunnan, poi il Myanmar, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam.

Il vero problema del fiume è che se diamo uno sguardo alla lista dei dieci fiumi più inquinati al mondo, il Mekong c’è sempre, da decenni.

Contrariamente a quanto spesso si afferma, la pesca abbondante e l’attività di acquacultura svolta nel delta del Mekong non sono indici di salubrità delle sue acque.

 



La Cina ha già costruito sul fiume 3 dighe, ed altre 8 sono in costruzione. Lungo il fiume ci sono 203 aree industriali nel tratto cinese, altre 7 più a valle, per un totale di 210 aree industriali che scaricano i loro reflui nel fiume. Il 70% di queste aree industriali, infatti, non ha un sistema di smaltimento centrale ed anche il 90% di tutte le fattorie scaricano le loro acque senza alcun trattamento.

La cosenguenza è che il livello di Arsenico, metallo pesante estremamente tossico e responsabile della breve durata di vita del popolo vietnamita, è sempre altissimo: una media di 39 microgrammi al litro, ed un valore massimo di 845 microgrammi al litro.

E tutto questo Arsenico, va a finire dove? Nel delta del fiume, nelle province Vietnamite di An Giant, Can Tho e Dong Thap, che usano proprio le acque del delta del Mekong… per far cosa?

Per allevare il Pangasio.

Che poi viene congelato, e spedito in Italia con aggiunta di E451, nei nostri centri commerciali. Nonostante sia uno dei pesci più avvelentati (non solo da Arsenico ma anche da metalli pesanti) del pianeta.

Capito ora perchè costa meno degli altri tipi di pesce?

Buon appetito!


 

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Primato italiano contro le frodi alimentari


Dal 19 al 22 gennaio, con l'operazione Setaccio i carabinieri dei NAS hanno effettuato oltre 700 ispezioni in tutta Italia, sequestrando più di un milione e 200 confezioni e chiudendo 36 depositi di alimenti; dai funghi cinesi alla carne in scatola, dai latticini al pane e perfino l'acqua minerale, per un valore complessivo di 8 milioni di euro. È iniziato così un nuovo anno di tolleranza zero sulle frodi alimentari, a tutela dei consumatori, della salute pubblica e della reputazione della filiera italiana.

Primi in Europa
Nel corso dell’operazione, svolta su tutto il territorio nazionale, sono state effettuate 717 ispezioni in depositi di alimenti che hanno portato ai seguenti risultati:

 

  • 499 infrazioni di cui 61 a carattere penale e 438 a carattere amministrativo,
  • 315 persone segnalate alle competenti autorità giudiziarie, sanitarie e amministrative,
  • 1.200.000 confezioni sequestrate, pari a 998 tonnellate di merci per un valore di 8 milioni di euro,
  • 36 depositi di alimenti sequestrati o chiusi per un valore di 10 milioni di euro.

I NAS hanno rilevato negli stabilimenti controllati: carenti condizioni igienico sanitarie; alimenti in cattivo stato di conservazione, con data di scadenza superata, privi di etichettatura; depositi di alimenti privi di autorizzazione; ricettazione di prodotti cosmetici; omessa attuazione del piano di autocontrollo. E la Commissione europea ha promosso a pieni voti la sicurezza dell'agroalimentare italiano, designando l’Italia come il Paese più scrupoloso nel fare i controlli. Merito non solo della recente maxioperazione, ma anche del rapporto “Vigilanza e controllo degli alimenti e delle bevande in Italia – Anno 2007”, realizzato dalla Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione. Il documento dettaglia le azioni e i riscontri delle attività condotte dalle ASL, dal Comando Carabinieri per la tutela della Salute (NAS), dai Laboratori pubblici. Di particolare importanza, inoltre, il sistema di allerta rapido Comunitario che consente di conoscere in tempo reale, in ambito europeo, le contaminazioni degli alimenti e mangimi e la loro incidenza. Nel 2007 ha registrato 2.933 notifiche di alimenti contaminati successivamente a controlli, di cui soltanto 70 su prodotti italiani. Il nostro sistema di allerta ha effettuato ben 501 notifiche di cui 481 per prodotti irregolari provenienti da altri Paesi di tutto il mondo e 20 su prodotti italiani risultando, come nel 2006, il primo Paese membro per numero di segnalazioni inviate. Dopo l’Italia, per numero di notifiche vi sono Germania e Gran Bretagna seguite da Spagna, Olanda, Danimarca, Polonia e Francia. La tipologia delle infrazioni è risultata comunque abbastanza eterogenea, comprendendo contaminazioni di natura microbiologica (salmonella, listeria), chimica (micotossine, in particolare fumonisine, residui di antiparassitari) e fisica (presenza di corpi estranei). Si può concludere che in tema di alimenti l’Italia continua a rappresentare l’esempio da seguire anche se, ha dichiarato il sottosegretario Francesca Martini “occorre poi investire per rendere più efficienti i sistemi di tracciabilità messi in atto dalle ditte al fine di garantire in tempo reale il ritiro o richiamo dei prodotti che possono costituire un rischio per la salute pubblica”.

 

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