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unedì, 13 luglio 2009

IL DIGIUNO PUO' SALVARVI LA VITA

di Marcello Pamio - disinformazione.it

di.jpgPrima di spiegare cos’è il digiuno e perché è importante, è necessario comprendere cos’è la malattia.
A tal proposito e per completezza, vi invito a leggere l’articolo “La malattia: amica o nemica?” del dottor Sebastiano Magnano.
In estrema sintesi, dal punto di vista igienistico, il “sintomo” (ufficialmente chiamato “malattia”) è il tentativo ultimo della Natura, cioè dell’organismo, di eliminare tutte le tossine (alimentari, metaboliche, emozionali, ecc.) che hanno inquinato il corpo.

Il costante avvelenamento
Le tossine entrano nella circolazione sanguigna principalmente attraverso:
1)      Tossiemia esogena, cioè esterna, provocata da alimenti nocivi (combinazioni errate, fermentazioni, putrefazioni intestinali) o sostanze estranee all’organismo (microbi, batteri, ecc.)
2)      Tossiemia endogena, cioè interna, di origine cellulare per la ritenzione di metaboliti. In ogni momento i tessuti (cellule, ecc.) vengono distrutti nel processo chiamato “catabolismo”. Questi sono rifiuti tossici che devono essere espulsi quanto prima dal corpo.

L’avvelenamento, sia per opera di cibi tossici e/o combinazioni errate, sia nel caso dei tessuti distrutti, in un organismo sano, forte e in buona salute, viene ridotto ed eliminato dal sangue rapidamente. Quando invece l’energia nervosa non è sufficiente, il sistema di eliminazione non funziona correttamente provocando la ritenzione delle tossine e la costante intossicazione del sangue e dei tessuti. Nel momento in cui tale intossicazione supera una soglia di tolleranza, scatta immediatamente la malattia.


L’energia nervosa
Il troppo freddo o caldo, le preoccupazioni, i traumi, la digestione appesantita, gli sforzi mentali e fisici, la paura, gli eccessi emozionali, la rabbia, il non riposo, ecc. sono tutte condizioni che a lungo andare snervano l’essere umano e disperdono l’energia corporea.
Quando l’energia individuale si abbassa e raggiunge un certo livello (unico ed individuale per ogni persona), viene ritardata l’eliminazione delle tossine, dei rifiuti tossici, con conseguente deposito di scorie e tossine che causano autoavvelenamento.
La zona o l’organo dove avviene il maggior deposito di scorie dipende da persona a persona, dipende dalla costituzione, da eventuali predisposizioni (non certo genetiche, ma epigenetiche, quindi ambientali), dalla zona a “minor resistenza”, ecc.
Qualcuno potrà vedere interessate le articolazioni (artrosi, reumatismi, gotta, ecc.), qualcun altro un organo specifico (fegato --> cirrosi, polmoni --> polmonite, reni --> nefrite, stomaco --> gastrite, arterie --> ipertensione), ecc.

Malattia e sintomo
Nonostante queste differenze di locazione il concetto di malattia non cambia: si tratta sempre di una “eliminazione vicariante” operata dal corpo per espellere le tossine e diminuire la pericolosa saturazione tossica.
Sembrerà strano, ma tutti i fattori esterni a noi (freddo, caldo, microbi, virus, batteri, alimenti, ecc.) non possono causare di per sé la malattia, a meno che non provochino snervamento e indebolimento dell’energia vitale, la cui conseguenza è il ritardo nella espulsione delle tossine.
Se e solo se, il sangue si satura di tossine, interviene “l’eliminazione vicariante” detta malattia (o sintomo)!
Quindi in quest’ottica, la malattia altro non è che la Natura stessa che interviene di prepotenza, per liberare il carico tossico dal corpo, e segnalarci che siamo usciti dai binari di una vita sana e naturale.
Il nostro stile di vita globale (alimentazione, mondo dei sentimenti, mondo dei pensieri, le cose che diciamo e come le diciamo, ecc.) viene messo in discussione. Sta a noi comprenderlo e accettarlo, oppure possiamo sempre girare la testa dall’altra parte e prendere la medicina, il prodotto naturale, il farmaco omeopatico, ecc.
Tutte cose che nel bene (medicine naturali) e nel male (farmaci tossici) interferiscono con il meccanismo messo in atto dalla Natura.

STRESS AMBIENTALE – ABITUDINI QUOTIDIANE ERRATE

TRAUMI (FISICI-MENTALI-EMOZIONALI)

INDEBOLIMENTO

ELIMINAZIONE INSUFFICIENTE E RITENZIONE DI TOSSINE

TOSSIEMIA

MALATTIA
Irritazione > Infiammazione > Indurimento > Ulcerazione > Fungosità (cancro)

Qui sopra, dal diagramma codificato dal dottor J.H. Tilden (1851-1940) che esemplifica l’andamento della malattia, si può evincere che la malattia viene sempre dopo una tossiemia generalizzata, e la tossiemia viene sempre dopo un indebolimento energetico causato dallo stile di vita errato (alimenti tossici come le proteine animali, le combinazioni errate, una vita sregolata, poco riposo, ecc.)
Se tutto parte da un indebolimento generale e generalizzato, è logico che il riposo (mentale, fisico, emozionale) è basilare, e infatti in quest’ottica il digiuno è uno degli strumenti chiave.

Virus e batteri
Che ruolo hanno in tutto questo i batteri e virus? Sono esseri così tremendi da dover combattere con ogni strumento?
In questa visione, non sono certo da demonizzare, visto che il nostro corpo è praticamente colonizzato da miliardi di microrganismi, per non parlare dei virus (informazione ricoperta da una proteina) che sono all'ordine del giorno. 
Nonostante quello che viene insegnato nelle scuole di medicina, i pericoli non arrivano dall'esterno se il corpo è sano e forte. Un qualsiasi organismo in perfetta salute "resiste" a qualsiasi "entità estranea", mentre un corpo malato, indebolito da pratiche debilitanti (stress, traumi, alimentazione, ecc.) soccombe a qualsiasi cosa.
I microbi sono dei saprofiti, vale a dire che si nutrono delle materie organiche morte o morenti. In questa maniera se i tessuti si trovano in uno stato tossiemico tale da necessitare una pulizia, allora agiscono positivamente in favore della salute.
Se i tessuti sono sani, ossigenati e nutriti correttamente, il corpo ha numerosi sistemi (pelle, mucose, secrezioni battericide, globuli bianchi, proteine, fegato, milza, linfociti, ecc.) per distruggere i microrganismi che accidentalmente arrivano dall'esterno (cibo, acqua, respirazione, ferite, ecc.).
I microrganismi interni, quindi, vengono "attivati" e/o "disattivati" dal nostro terreno biologico e fungono da veri e propri "spazzini" che aiutano a "pulire" il corpo in determinate situazioni patologiche. Gli antibiotici ("anti-bios" = contro la vita, contro la Natura) per esempio, distruggono tutte le forme di vita, impedendo ai microbi di lavorare e alla Guarigione di manifestarsi.

Cos’è il digiuno?
Diciamo subito che il digiuno non è una cura e nemmeno una terapia: è “semplicemente” il riposo fisiologico dell’organismo!
Parlare di “digiuno-terapia”, in termini odierni, non sarebbe molto corretto, a meno ché non s’intenda per terapia il complesso processo di autoguarigione (che però vedremo tra poco).

L’economica della Natura
La Natura si sa, non spreca nulla.
L’organismo umano normale è fornito di una scorta di materiali nutritivi messi da parte sotto forma di grasso, midollo osseo, glicogeno, estratti muscolari, latte, minerali, vitamine, ecc.
Sembrerà impossibile, ma un corpo in buona salute possiede immagazzinata una scorta nutritiva appropriata e sufficiente per superare giorni, settimane e anche alcuni mesi senza cibo.
Se non ci si alimenta, il corpo si avvale di queste riserve per nutrire i tessuti, e quando queste si esauriscono sopravviene il vero e proprio dimagrimento.
Nel sangue, linfa, ossa, specialmente nel midollo osseo, nel grasso, nel fegato e nelle altre ghiandole, persino nelle cellule vi sono riserve di proteine, grassi, zuccheri, minerali e vitamine da utilizzare nei momenti di scarsezza.
Quindi l’organismo a digiuno non verrà danneggiato dall’astinenza se e solo se le riserve saranno sufficienti a soddisfare i bisogni nutritivi dei tessuti e/o organi primari (cervello, polmoni, cuore, sistema nervoso, ecc.).

Per esempio, il glicogeno (amido animale), immagazzinato nel fegato, a bisogno viene trasformato in zucchero e distribuito ai tessuti a seconda le necessità.
Migliaia di esperimenti su persone hanno stabilito che durante il digiuno i tessuti si consumano in ordine inverso alla loro importanza: il grasso è il primo tessuto a scomparire (scompare il grasso dai muscoli, ma il muscolo mantiene la sua integrità ed una forza sorprendente).
Certamente l’organismo a digiuno cala di peso, ma tale perdita, anche se per un periodo prolungato, coinvolge le riserve e non i tessuti organici.
Infine, la perdita di peso varia a seconda del carattere e della qualità dei tessuti, dell’attività fisica ed emotiva svolta, della temperatura esterna, ecc.
Gli stress emotivi, l’attività fisica, il freddo e i tessuti scadenti accelerano il processo del calo di peso.
La regola importante è “in salute o in malattia, mai forzare del cibo nello stomaco”

Nelle malattie acute
Nelle malattie acute (infiammazioni, dolori, febbre, ecc.) la fame non si presenta perché le energie devono essere indirizzate verso altre direzioni piuttosto che “sprecate” per la digestione.
L’energia viene deviata dagli organi digestivi verso il lavoro più urgente, e anche il sangue fa la stessa cosa: viene dirottato verso quelle zone che ne richiedono in quantità.
Vi è assenza di succhi gastrici e le pareti del sistema digestivo secernono muco in quantità; i movimenti muscolari dello stomaco vengono sospesi e viene quindi meno la capacità di digerire il cibo.
Non si deve mangiare durante una crisi acuta, sia perché non si digerirebbe correttamente provocando fermentazioni e/o putrefazioni, ma anche perché il digiuno allevia il dolore e alleggerisce il carico di organi come reni e cuore.
Negli stati febbrili, i medici napoletani di 150 anni fa, facevano digiunare! Oggi? Il medico prescrive tachipirina, novalgina, aspirina, e altri veleni tossici per l’organismo.
Saltare qualche pasto, quando si presentano i primi sintomi, spesso è sufficiente a prevenire lo sviluppo di malattie più serie.

Nelle malattie croniche
Nelle malattie croniche una persona tende a credere di aver fame, ma le sue sensazioni sono solo irritazioni del tratto digestivo. Questi sintomi scompaiono quando si digiuna.
Durante il digiuno si accelerano i processi escretori che liberano velocemente il corpo dalle scorie e tossine che sono causa del disturbo
Nell’anemia e nel diabete, non si può intraprendere il digiuno da soli, ma serve la guida di un esperto igienista

Quattro buone ragioni per digiunare

1- Dimagrimento. Il digiuno è la strada più veloce, sicura ed efficiente per dimagrire.

2- Compensazione fisiologica. Quando si deve digerire un cibo una grande quantità di sangue deve affluire agli organi digestivi e l’organismo conseguentemente tende ad essere pigro, ad addormentarsi. Se si svolge un lavoro pesante, il processo digestivo è praticamente sospeso. Digiunare, conservando le energie digestive, permette di deviarle verso altri canali e quindi di svolgere altri lavori.

3- Riposo fisiologico. Il digiuno permette il riposo del sistema digestivo, ghiandolare, circolatorio, respiratorio, nervoso. Più cibo viene ingerito, maggiore è il lavoro che deve essere svolto dagli organi che formano tali sistemi; in presenza di un digiuno questi organi si riposano. Le ghiandole della bocca e dello stomaco, il tubo digestivo, il fegato e il pancreas non devono lavorare. Il cuore, le arterie si alleggeriscono e riposano. Le ghiandole, all’infuori di quelle che scernono succhi digestivi, riducono la loro attività secretrice. La respirazione rallenta e il sistema nervoso lavora di meno.

4- Eliminazione. Il dottor J. H. Tilden: “Dopo 55 anni trascorsi nel selvaggio mondo delle terapie mediche, sono costretto a dichiarare, senza paura di essere smentito, che il digiuno rappresenta l’unico evacuatore terapeutico sicuro per l’uomo

Il dottor Felix L. Oswald: “Il digiuno rappresenta il migliore sistema rinnovatore. Tre giorni di digiuno all’anno purificano il sangue ed eliminano i veleni più efficacemente di cento bottiglie di soluzioni purgative”.
Non esiste niente altro che al pari del digiuno che sia in grado di aumentare l’eliminazione delle sostanze di rifiuto dal sangue e dai tessuti.
Le secrezioni represse o i rifiuti trattenuti vengono espulsi dall’organismo ed il sistema risulta purificato. Servono pochi giorni per liberare il sangue e la linfa dalle tossine, ma il digiuno prosegue nella sua azione e provoca l’espulsione delle tossine che da molto tempo erano depositate nei tessuti meno importanti (grasso, organi, ecc.)
Il digiuno costringe il corpo a consumare (autolisi) tutti i tessuti superflui e le scorte nutritive utilizzandole per sostenere i tessuti principali. In questo senso le tossine immesse in circolazione potranno essere espulse dagli organi escretori.

L’escrezione
L’escrezione è una delle funzioni fondamentali della vita ed è essenziale per l’esistenza stessa. L’organismo per mantenersi in vita deve: ASSIMILARE, CRESCERE, ESCRETARE
Abbiamo visto prima che vi è un continuo sforzo da parte dell’organismo di espellere le tossine accumulate, i rifiuti organici e inorganici (metabolismo: anabolismo e catabolismo).
Tutto quello che il corpo non può utilizzare come cibo deve essere espulso dal corpo.
Le energie dell’uomo sono divise sempre tra ASSIMILAZIONE ed ELIMINAZIONE.
Durante il digiuno (sospensione dell’alimentazione) l’eliminazione degli scarti, delle tossine raggiunge livelli unici.
Il riposo da solo aumenta l’eliminazione, anche se non agli stessi livelli.

Tutto ciò che diminuisce il lavoro dell’organismo aumenta quello dell’eliminazione

Forza ed energia durante il digiuno
Per quanto paradossale possa apparire, le persone deboli traggono i maggiori benefici da periodi di astinenza dal cibo, anche perché, la debolezza di solito, non è dovuta a mancanza di cibo ma ad una condizione di intossicazione dell’organismo e da una cattiva assimilazione.

Forza ed energia durante il digiuno
Per quanto paradossale possa apparire, le persone deboli traggono i maggiori benefici da periodi di astinenza dal cibo, anche perché, la debolezza di solito, non è dovuta a mancanza di cibo ma ad una condizione di intossicazione dell’organismo e da una cattiva assimilazione.

Il digiuno può curare?
Il termine “cura” deriva dal latino che significava “attenzione”, “cautela”.
Oggi ovviamente ha un altro significato.
Il digiuno non “cura” nulla: è un periodo di riposo fisiologico, l’interruzione di ogni fatica.
Il riposo fornisce all’organismo l’opportunità di fare da solo quello che non riesce a fare in completa attività.

Solo quando le cause vengono eliminate e/o bloccate, il corpo, DA SOLO, può iniziare a guarire. Rimuovere le cause NON significa guarire, significa rendere possibile che i processi ristoratori, rigeneratori, perfezionino il loro operato.
Questo operato si chiama AUTOGUARIGIONE

Guarire, a differenza di curare, è un processo biologico, NON è un’arte.
Un chirurgo può cucire una ferita ma non può guarirla, può mettere insieme le estremità di un osso rotto ma non può unire o saldare le due parti. SOLO l’organismo può fare questo.

Guarire è un processo naturale

Ogni GUARIGIONE è in realtà solo AUTOGUARIGIONE e per tanto il digiuno non è una cura.
In quanto riposo fisiologico, il digiuno permette all’organismo di autoguarirsi, fornendo al corpo l’opportunità di lavorare con meno sforzi.

Alcune cosa da sapere nel digiuno
1- Quando si inizia a digiunare quasi inevitabilmente si presentano sviluppi fisici che non devono allarmare: lingua bianca, bocca e alito cattivo, denti impastati, mal di testa, ecc.
Sono tutte condizioni che rappresentano il processo purificatore. Appena il corpo scarica il suo fardello tossico, inizia il processo di purificazione della lingua, prima la punta e poi sui lati e alla fine bocca e lingua puliti.
2- L’urina può diventare scura, quasi nera, dall’odore forte, anche se si beve solo acqua. Indice del lavoro renale di eliminazione.
3- La perdita di peso è dovuta all’utilizzazione delle riserve organiche
4- La debolezza è dovuta all’inattività funzionale. Si è molto rilassati, il cuore e la respirazione rallenta, la circolazione si calma. La debolezza iniziale è dovuta all’assenza della “solita stimolazione”: caffè, ecc.
5- L’aspetto più noioso forse è rappresentato da nausee e vomito, che però sono importanti crisi purificatorie.
6- Il riposo (fisico e mentale) è fondamentale.
7- L’esercizio fisico all’aria aperta moderato è molto importante
8- Il raffreddamento inibisce l’eliminazione, per cui bisogna stare al caldo.
9- Bere acqua fresca pura, non fredda.
10- I bagni di sole sono un fattore nutritivo di grande aiuto nel digiuno, basta non abusarne.
11- Niente purganti durante il digiuno

L’interruzione del digiuno
Il momento ideale per interrompere il digiuno è quando si manifesta il ritorno della fame.
La lingua è pulita e l’alito è sano.
L’interruzione e la ripresa alimentare è fondamentale per non vanificare il tutto.
Si può riprendere mangiando cibi leggeri come frutta e verdure. Tre pasti al giorno, semplici e non ricchi, formati da cibi freschi.

 

Bibliografia:
"Il digiuno può salvarvi la vita", dottor Herbert Shelton, ed. Manca
"La Tossiemia causa primaria di malattia" dottor J.H. Tilden, ed. Manca 
"Tossiemia e la disintossicazione" di Emanuele Dimauro, tratto da "Igiene Naturale e Salute", nr.78-79-80, aprile 2009

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La nuova Posizione Ufficiale sulle Diete Vegetariane

E' da pochi giorni uscita la nuova versione della "Posizione Ufficiale" dell'American Dietetic Association e dei Dietitians of Canada sulle "Diete Vegetariane", pubblicata sul numero di luglio del Journal of the American Dietetic Association.

Si tratta di un aggiornamento della precedente posizione del 2003 sottoscritta dalle associazioni di nutrizionisti American Dietetic Association (ADA) e Dietitians of Canada. L'ADA a partire dal 1987 rinnova ed aggiorna periodicamente la propria posizione favorevole alle diete vegetariane, in funzione della crescente massa di studi scientifici sull'argomento.

Rispetto al precedente "position paper", l'attuale riafferma l'adeguatezza nutrizionale delle diete vegetariane in tutti gli stadi del ciclo vitale, e fornisce una ancora maggiore evidenza della validità di questo tipo di alimentazione nella prevenzione e nel trattamento delle più importanti malattie croniche.

Le differenze sostanziali sono nel differente approccio alla letteratura, che porta a delle conclusioni "quantificabili" in termini di evidenza. Questo è possibile anche perché in questi sei anni sono usciti nuovi lavori che ovviamente sono stati presi in considerazione nel nuovo position paper e che non c'erano nel precedente.

L'affermazione di apertura di questo importante documento recita:
E' posizione dell'American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.

Un altro passo importante dell'introduzione afferma:
I risultati di una rassegna basata sull'evidenza hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro. Le caratteritiche di una dieta vegetariana che possono ridurre il rischio di malattie croniche includono ridotte assunzioni di acidi grassi saturi e colesterolo, e più elevate assunzioni di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, prodotti della soia, fibre e fitocomposti.

L'intero articolo, di facile lettura anche per i non addetti ai lavori, è un testo completo ed efficace, corredato da 204 voci bibliografiche di articoli pubblicati su riviste scientifiche di alto livello. E' disponibile in inglese sul sito dell'American Dietetic Association alla pagina Vegetarian Diets:
http://www.eatright.org/cps/rde/xchg/ada/hs.xsl/advocacy_933_ENU_HTML.htm

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana sta curando la traduzione in italiano, che sarà a breve disponibile sul sito http://www.scienzavegetariana.it

 

Otto valide alternative alla carne

bisteccaGreenme.it è  nato anche per sfatare miti. Uno di questi è l'essenzialità della carne in ogni alimentazione che si rispetti. 'Bugia' istituzionalizzata dal nostro stile di vita. Le proteine necessarie per il fabbisogno - in quanto costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali - sono fonti di energia che troviamo in tanti altri cibi. Noi ve ne suggeriamo otto.

1) Innanzitutto la soia in tutte le sue forme. Dai fagioli semplici al burger, al tempeh, al tofu, conosciuto come "formaggio vegetale". Compreso il latte di soia. Spesso il sapore ci inganna, tuttavia cucinate in modo fantasioso e saporito sono un piatto stuzzicante e nutriente.

 

 

2) Fondamentali sono ovviamente i legumi. Fagioli, ceci, piselli, soprattutto lenticchie. Con il loro apporto di ferro e fibre sono una fonte importante di valori nutrizionali che se accostati ai cereali rappresentano un piatto completo paragonabile ad una bistecca, con tutti gli amminoacidi necessari al fabbisogno umano. Grazie alla facilità di cottura possono rappresentare una risorsa per piatti variegati, dal sugo all'insalata. Da non sottovalutare anche l'hummus, gustoso antipasto tipico del Medio Oriente, fatto con ceci secchi, cotti e frullati, insaporiti con succo di limone e aglio. Sulla stessa scia, ottime anche le falafel,  sifziose polpettine di ceci fritte.

cibo_vegetariano

3) Importante è  tutta la famiglia dei cavoli. Ricchi di fibre, hanno fatto 'convertire' anche la medicina allopatica sulla propria importanza nutrizionale. Non a caso le medicine cinese, fitoterapica e omeopatica già da tempo propugnano le virtù antitumorali di questa preziosa verdura utile anche a combattere l'ipertensione.

4) Da tenere in considerazione anche i formaggi e i latticini in generale. Grande apporto di proteine lo donano le mozzarelle e i formaggi a pasta dura (dal Bra al Cheddar fino al Gouda, passando per la Fontina e l'Emmenthaler). Ovviamente è consigliato propendere per quelli freschi in estate e quelli stagionati (più grassi) d'inverno. Importante e nutriente è pure lo yogurt, che si può adattare a pasti diversi come colazione e cena.

5) Da non sottovalutare è tutta la gamma di cereali: a partire da grano, avena e riso, per giungere a 'sfizi' come il mais (ad esempio tostato), il sorgo, il miglio e la quinoa, alimento base degli andini, molto dotato di proprietà nutritive perché contiene fibre e minerali quali magnesio, zinco, fosforo e ferro. Particolarmente ricco di proteine è il seitan, cioè il glutine ottenuto con un procedimento meccanico che lo separa dall'amido. Privo di grassi saturi e di colestterolo, lo si può acquistre anche precotto, a fettine semplici. Cucinato con vari aromi, acquista un caratteristico sapore.

seitan

Seitan in salsa di soia

6) Essenziale è  pure la frutta. Poiché facile da digerire - specie in estate -, ricca di vitamine e fibre e senza dubbio migliore in un periodo in cui il caldo torrido causa disidratazione. Particolare rilievo merita anche la frutta secca glucidica, che ha molti zuccheri e pochi grassi. Tra quella lipidica, consigliamo (in quantità modica) la mandorla: riserva di magnesio e fosforo, è una miniera di proteine e calcio.

7) Delle alghe abbiamo già avuto modo di tessere le lodi, in quanto alimento ricco di preziose sostanze (aminoacidi, carboidrati, grassi insaturi, sali minerali e vitamine. Si prestano a diversi tipi di utilizzo e possono essere aggiunte a zuppe o minestre (alghe Kombu), come pure alle insalate (alghe Wakame, Hijlki, Arame) oppure tostate (alghe Nori).

8) Infine, per chi non è vegano, ci sono sempre le uova. Semplici da preparare e utilizzabili in mille aspetti: agglomerate, dolci, salate, sode o fritte.

Insomma che sia per un giorno come suggerito da Paul McCartney e come istituito a Gand (Gent) oppure una scelta di vita, senza carne si può stare, trovando con un pizzico di fantasia, soluzioni alternative altrettanto nutrienti, gustose e dal minor impatto ambientale.

 

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La dieta vegetariana protegge da alcuni tumori

Le persone che seguono una dieta vegetariana, rispetto a chi mangia spesso carne, hanno una protezione maggiore verso alcune forme di tumori. Anche se non è la prima volta che si esaminano gli effetti della dieta vegetariana sui tumori, i risultati ottenuti sono particolarmente interessanti perché frutto di uno studio durato ben 12 anni e condotto su circa 61 mila inglesi. La ricerca è stata seguita dalla dottoressa Naomi Allen, epidemiologa presso la Oxford University, in collaborazione con altri ricercatori Inglesi e della Nuova Zelanda. I risultati sono stati pubblicati sul British Journal of Cancer (Br J Cancer, Giugno 2009).

In base ai dati raccolti, i vegetariani presentano una probabilità inferiore, intorno al 12 per cento, di ammalarsi di qualsiasi forma di cancro. La differenza risulta ancora più marcata se si prendono in considerazione solo i tumori del sangue (leucemia, mieloma, linfoma, ecc.), in questo caso l'incidenza delle neoplasie diminuisce del 45 per cento.

Studi precedenti avevano già dimostrato che un elevato consumo di carni rosse era connesso ad un maggior rischio di sviluppare alcuni tumori, come per esempio quello allo stomaco. Anche se non si conoscono ancora i motivi per i quali il cancro del sangue ha un'incidenza più bassa nei vegetariani, i ricercatori evidenziano che i dati rafforzano in ogni modo i risultati raccolti in precedenza. La dottoressa Naomi Allen invita comunque alla cautela, non bisogna scordarsi che questo è il primo ampio studio di questo tipo, prima di avere la piena certezza bisognerà condurre ulteriori ricerche per comprenderne i processi.

Vediamo qualche dato su questo nuovo studio. Il campione, composto da uomini e donne, era di ben 61.566 inglesi, del totale, 32.403 mangiavano prevalentemente carne, 8.562 non mangiavano carne ma integravano nella propria dieta il pesce, infine, 20.601 seguivano una dieta vegetariana (persone che non mangiano ne carne ne pesce). Nel corso del follow-up è stato diagnosticato un tumore a 3.350 pazienti, 2.204 tra i mangiatori di carne, 317 tra i mangiatori di pesce e 829 tra i vegetariani.

I ricercatori hanno poi confrontato i dati con le medie nazionali, le statistiche parlano di un'incidenza del cancro del 33 per cento. Una persona su tre contrae quindi qualche forma di neoplasia nel corso della propria vita. Nella popolazione che non ha mai mangiato carne l'incidenza scende al 29 per cento. In base ai dati raccolti, la dieta vegetariana sembrerebbe avere un maggior effetto protettivo nei confronti dei tumori del sangue e dei linfonodi. Per esempio, nel caso del mieloma multiplo i vegetariani hanno il 75 per cento di probabilità in meno di sviluppare la malattia rispetto a chi mangia carne frequentemente. De benefici, che si traducono in una riduzione di un terzo, si sono registrati anche nei confronti del tumore allo stomaco, benefici riscontrati non soltanto tra i vegetariani ma anche tra le persone che mangiavano soltanto pesce. Lo studio mete però in evidenza ancora una volta un tumore che viene invece favorito, anche se in maniera non significativa, dalla dieta vegetariana, il tumore dell'intestino.

Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di scoprire quali fattori di una dieta a base di verdura, frutta e pesce proteggono dal cancro. Dovranno poi stabilire quanto influisce positivamente una dieta vegetariana e quanto negativamente una a base di carne.

Data pubblicazione 01/07/2009 0.00.00
Data ultima modifica 01/07/2009 16.24.00

 

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Salutari chicchi di caffè



Valutare i rapporti tra alimentazione e malattie croniche degenerative è oggetto di interesse crescente, ma non certo semplice. A volerne fare un messaggio univoco che abbia un valore anche a livello di salute pubblica, non ci si può basare su aneddotica o su un’osservazione generalizzata: serve una sintesi condivisa che dia indicazioni chiare e fattibili. Ne sono convinti gli esperti dell’istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) che hanno presentato i risultati di numerose ricerche e revisioni della letteratura sul ruolo del caffè nella salute, con particolare riferimento ai tumori.

Una miscela di sostanze preziose
Che si tratti di un ruolo positivo, con effetti a volte neutri è storia recente: il caffè è stato per lungo tempo additato come bevanda da evitare, in parecchie circostanze dalla gravidanza ai problemi cardiocircolatori, a causa della caffeina, alcaloide psicoattivo stimolante del sistema nervoso centrale. Studi più recenti hanno valutato con uno sguardo nuovo questa sostanza e preso in considerazione le molte altre sostanze presenti nel caffè: teofillina (l’altra metilxantina), vitamina E, niacina, composti fenolici, magnesio, potassio, melanoidine, diterpeni. L’attività biologica supposta di questo pool di sostanze potrebbero promuovere il caffè a functional food, vale a dire alimento in grado di esercitare un azione positiva sull’organismo. Per ora alcune di queste azioni protettive sono state rilevate, quanto meno a livello epidemiologico. E’ stata, infatti, evidenziata una forte correlazione in termini di prevenzione e protezione tra consumo moderato di caffè e diabete, malattia di Parkinson e ridotto rischio di mortalità. Recenti lavori condotti presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno potuto stabilire una correlazione vantaggiosa rispetto al rischio di tumori che interessano l’apparato gastrointestinale e l’endometrio.

Riduzione del rischio tumori
Le metanalisi realizzate per valutare il rischio relativo nei bevitori di caffè, rispetto alle quantità inferiori di caffè bevute, hanno rilevato per il tumore del cavo orale, della faringe e dell’esofago una riduzione a 0,6 se le tazze al giorno consumate sono tre. Per il tumore allo stomaco sembra non esserci nessuna correlazione, nel bene e nel male; per il tumore del colon-retto c’è, anche se debole, un effetto protettivo (0,91) che tende a scomparire considerando solo il tumore al retto (0,98) mentre rimane tale per il tumore al colon (0,90) e aumenta nella popolazione femminile (0,79). Il rischio relativo di tumore del colon-retto, rispetto a chi non beve caffè, è stato valutato in 30 studi di caso-controllo, ed è risultato ridotto a 0,72. L’effetto protettivo è stato rilevato anche rispetto al tumore epatico: 0,59 per i bevitori rispetto ai non bevitori (0,70 per bevitori moderati, 0,45 per i forti bevitori). A rinforzare l’associazione causale c’è anche la dimostrazione che il consumo di caffè è inversamente associato al rischio di cirrosi epatica, in studi che hanno trovato una relazione inversa tra il consumo ed elevati livelli di transaminasi. E’ stato inoltre evidenziato che il caffè ha effetti favorevoli sul metabolismo degli estrogeni, sui livelli di insulina e sui fattori di crescita legati all’insulina. Evidenze che hanno fatto ipotizzare un’attività biologica anche rispetto al rischio di tumore dell’endometrio di cui diabete e elevati livelli di estrogeni sono fattori favorenti. Uno studio caso-controllo di 450 casi e 900 controlli ha evidenziato nelle forti consumatrici di caffè un rischio relativo dimezzato (0,50). Il caffè è una parte integrante della dieta e delle abitudini di molte persone, scoprirne a valutarne gli effetti, in modo scientifico esattamente come si è fatto e si continua a fare per altri alimenti e bevande, offrirà strumenti utili per i singoli cittadini ma anche per la salute pubblica.


Simona Zazzetta

Fonti


http://www.dica33.it

Conferenza stampa, Milano, 16 giugno 2009

 

 

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Il vino: un alleato per chi lotta contro il cancro

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Bere vino potrebbe migliorare le chance di sopravvivere al linfoma non-Hodgkin, un tumore del sangue, secondo quanto afferma una ricerca condotta da Xuesong Han della Yale School of Public Health, in Connecticut.

L'effetto benefico è stato osservato però solo bevendo vino, non altri alcolici, come birra o liquori.

"In linea con precedenti studi condotti sia sull'uomo che sugli animali, il nostro conferma i benefici di un'assunzione moderata di vino per i pazienti malati di cancro", afferma la Han. La sua equipe ha valutato se l'uso di alcol prima della diagnosi avesse un impatto sulla prognosi e sopravvivenza di 546 donne con linfoma non-Hodgkin seguite per 8-12 anni.

Dopo 5 anni, il 76% delle donne che beveva regolarmente vino era ancora vivo contro il 68% di quelle che non ne beveva. Inoltre, il 70% delle donne che beveva vino era guarito dalla malattia, contro il 65% di chi non assumeva mai vino.

I ricercatori hanno anche scoperto che le pazienti che bevevano vino da sempre (almeno 25 anni prima della diagnosi) avevano un rischio ridotto del 33% di morire e un rischio ridotto del 26% di recidiva o di ammalarsi di un secondo tumore e morire, rispetto alle donne che non avevano mai bevuto vino. Nessun effetto positivo è stato osservato, invece, relativamente al consumo di birra o liquori.

"E' chiaro che fattori legati allo stile di vita, come bere vino, possono influire sulla guarigione", secondo la Han. "Studi condotti sugli animali e su cellule in laboratorio hanno mostrato che gli antiossidanti nell'uva inibiscono lo sviluppo dei tumori e diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che il consumo di alcol potrebbe associarsi a un rischio ridotto di linfoma, perciò i risultati della nostra ricerca non mi sorprendono", ha aggiunto.

Ovviamente l'equipe della Han ricorda che ulteriori studi sono necessari per confermare questa associazione e che bere in eccesso è sempre dannoso.

Fonte:

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Curarla con le erbe

Spesso chi soffre d'insonnia sottovaluta il problema e continua a trascurarlo. Ma quando non è curata da subito rischia di diventar cronica. Può essere curata con i farmaci, ma anche con la medicina alternativa come l'agopuntura, l'omeopatia e la fitoterapia...

Le erbe più usate nella cura di questo disturbo sono:

La Passiflora incarnata, calmante e antispasmodica, raccomandata a quelle persone ipersensibili inclini agli stessi pensieri, ma soprattutto che si lasciano facilmente influenzare dai cambiamenti di stagione e di vita. In caso di insonnia, l'infuso deve essere assunto prima di coricarsi. Per altri impieghi, la dose massima è di tre tazze al giorno. Modalità di preparazione: versate 1 cucchiaino da tè di foglie secche di passiflora in una tazza di acqua bollente, lasciate in infusione per 15 minuti e poi bevete l'infuso, dopo averlo filtrato.La passiflora può essere utilizzata anche sotto forma di tintura madre: ne basta 1 cucchiaino da tè fino a tre volte al giorno. Non va somministrata a bambini di età inferiore a 2-3 anni.

Il Biancospino, facilita il rilassamento dei muscoli e regolarizza il battito cardiaco. E' associata con la Passiflora, soprattutto per chi soffre di risvegli notturni. Modalità di preparazione dell'infuso: due cucchiaini da tè di foglie o frutti sbriciolati da versare in una tazza d'acqua bollente, il tutto va lasciato in infusione per 20 minuti. La dose massima è di due tazze al giorno. Può essere prescritto anche come tintura madre ed estratto fluido. Dosi: un cucchiaino da tè di tintura di biancospino prima di coricarsi. Il biancospino non ha un sapore gradevole, perciò, aggiungete zucchero, miele o limone alla tisana prima di berla.

La Valeriana officinalis, utilizzata per i suoi effetti sedativi e ansiolitici. La tisana di radice, essiccata ad una temperatura inferiore a 40° C, è particolarmente indicata in caso di insonnia, ma anche negli stati di agitazione e in caso di dolori addominali di natura nervosa. Abitualmente l'infuso sedativo è preparato con 2 cucchiaini da tè di radice polverizzata versati in una tazza di acqua bollente, lasciando in macerazione per 10-15 minuti. La dose giusta è di una tazza prima di coricarsi. La valeriana ha un sapore amarognolo, pertanto, si consiglia l'aggiunta di zucchero, miele e limone per migliorarne il sapore. Può essere assunta sotto forma di estratto secco vaporizzato e titolato. Dosi: 1 o 2 capsule, trenta minuti prima di coricarsi. Oppure come tintura, la dose è di mezzo cucchiaino da tè prima di mettersi a letto. Si raccomanda di non somministrarla a bambini di età inferiore a 2 anni.

Il Tiglio, è consigliata alle persone predisposte all'ipertensione arteriosa o solite svegliarsi di notte prese dai morsi della fame. Poi la Camomilla, serve ai soggetti irritabili e di umore variabile. Attenzione, però! Perché l'uso smodato di camomilla crea una sorta di intossicazione che può provocare ipereccitabilità accrescendo l'insonnia. Infine l'Escoltzia, è il cosiddetto papavero californiano, un'erba che porta il sonno riducendo i risvegli anticipati mattutini. Dosi: 30 a 50 gocce di TM, 30 minuti prima di mettersi a letto. Utile anche l'estratto secco vaporizzato, posologia: 1-3 cps, 30 minuti prima di coricarsi.

Tutte le piante vengono utilizzate sotto forma di infusi, assunte prima di andare a letto da sole o in associazione con altre erbe. I rimedi naturali vanno sempre consigliati dopo un'attenta valutazione. Le erbe si trovano in tutte le farmacie ed erboristerie.?La durata della terapia fitoterapica dipende dal tipo d'insonnia di cui soffre il paziente. In caso d'insonnia temporanea, la durata è breve, sempre fino alla guarigione del disturbo. Attenzione! Per dosi e modalità di assunzione potete sempre farvi consigliare dal vostro farmacista di fiducia.

 

 

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Febbre suina: unica soluzione diminuire i consumi di carne

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"E' una patologia da maltrattamento", afferma il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione.

L'attuale epidemia a rischio pandemia causata dalla "febbre suina", che la si voglia chiamare "nuova influenza" o altro, fa parte delle "patologie da maltrattamento", come vengono definite dal NEIC, il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, in quanto si tratta di una malattia dovuta ai metodi usati negli allevamenti industriali, che hanno come scopo solo l'altissimo livello produttivo e il profitto ed ignorano il benessere degli animali.

Secondo la FAO, la causa di questi problemi è la sempre maggiore commercializzazione e intensificazione degli allevamenti. Le condizioni di affollamento e scarsa igiene degli allevamenti intensivi e la mancanza di pratiche adeguate per lo smaltimento delle deiezioni causano malattie negli animali, e ne facilitano la rapida diffusione. [1]

Negli ultimi vent'anni sono state varie le epidemie a livello nazionale e internazionale, tutte nate negli allevamenti industriali e tutte a rischio di pandemia. Ci sono già stati focolai di febbre suina in Asia e in Europa, influenza aviaria in Asia, Europa e in tutto il mondo, la Sars, epidemie di BSE e di Foot and mouth disease, tutte hanno avuto ampia pubblicità e creato ansia e paura nei consumatori. In tutti questi casi, un numero enorme di animali è stato macellato - nella maggior parte dei casi in modo cruento.

I mercati del bestiame sono un ambiente perfetto per la diffusione delle epidemie. Animali che spesso sono già stressati ed esausti per il lungo viaggio, si ritrovano a dover affrontare condizioni disagevoli e un trattamento crudele. Questo abbassa ancora di più la loro già minima resistenza alle infezioni.

Anche in questo caso, "l'influenza e' strettamente correlata alla densita' dei maiali allevati" afferma un ricercatore appartenente ad una Commissione europea di studio sulla situazione in Europa. La rapida intensificazione nell'allevamento dei suini in Europa è stata descritta su Science come "una ricetta per il disastro." [2]. La direzione della Commissione Europea per l'Agricoltura avverte che "la concentrazione della produzione ha dato luogo ad un crescente rischio di epidemie di malattie." [3]

La situazione è quindi di rischio quotidiano, in tutto il mondo, e la soluzione possibile non è che una: diminuire il numero di animali allevati, e quindi diminuire i consumi. Ben lungi dal "rassicurare" i cittadini dicendo loro che possono tranquillamente continuare a mangiarsi prosciutti e salami, bisognerebbe invece dir loro che la responsabilità di questo stato di cose è l'abnorme aumento dei consumi di carne (di ogni specie) di questi ultimi decenni. E' impossibile continuare con questi livelli di consumi e allo stesso tempo chiedere "sicurezza" sanitaria. Non ci sono controlli che tengano, regole e leggi da applicare: se non si diminuisce la produzione e quindi il numero di animali allevati nulla potrà cambiare, nulla si potrà risolvere, qualsiasi legge o accordo internazionale sarà solo di forma, vuoto di sostanza.

La responsabilità, oltre che delle istituzioni, è di ciascuno di noi. I consumi di carne vanno diminuiti, in modo drastico, da subito, se vogliamo arginare i pericoli sanitari, oltre che quelli ambientali.

Nessuno ancora sa se l'influenza suina l'influenza suina diventerà una pandemia globale, tuttavia è sempre più chiara la sua origine – quasi certamente da una grande azienda suinicolagestita da una multinazionale statunitense a Veracruz, in Messico.

Queste aziende agricole sono deplorevoli e pericolose, e si stanno moltiplicando a vista d'occhio. Migliaia di suini sono brutalmente stipati in sudicie porcilaie in cui vengono spruzzati cocktail di farmaci - il che rappresenta un rischio sanitario non solo per il nostro cibo -- i maiali stessi e i loro letamai costituiscono l'ambiente ideale per lo sviluppo di nuovi virus come quello dell'influenza suina. L'OMS e la FAO hanno il dovere di indagare e regolamentare queste aziende agricole per proteggere la salute pubblica.

Macellazione dei maiali

Come vengono uccisi i maiali nei macelli europei e di tutto il mondo

Per i ns. lettori: Scusate le immagini un pò forti ma...serve per capire che cosa mangiamo !

(Clicca l'immagine qui sotto)

 

E qui invece due Maiali "fortunati" ....
Proprio come il nostro animale da compagnia ....Lo mangereste?

Macellazione dei maiali

FIRMA LA PETIZIONE !
Le grandi imprese del settore agroindustriale faranno di tutto per opporsi a tentativi di riforma, perciò abbiamo bisogno di una protesta massiccia che non possa essere ignorata dalle autorità sanitarie.Firma la petizione qui sotto e spargi la voce tra i tuoi amici e familiari noi la consegneremo alle agenzie dell'ONU. Se raggiungiamo 200.000 firme la consegneremo all'OMS a Ginevra con una mandria di maiali di cartone. Ogni mille firme aggiungeremo un maiale di cartone alla mandria:

 

CLICCA QUI --> http://www.avaaz.org/it/swine_flu_pandemic

La scorsa settimana non abbiamo parlato d'altro oltre l'influenza -- il Messico si è quasi paralizzato, e in tutto il mondo i leader di molti paesi hanno fermato i voli aerei, sono state bandite le importazioni di carni suine, e sono state prese misure drastiche col fine di mitigare la diffusione del virus. Ora che la minaccia sembra placarsi, rimane da scoprire dove si è originata e come poterla fermare nel caso si ripresenti.

La Smithfield Corporation, la più grande azienda suinicola del mondo, ora indagata come possibile origine della diffusione dell'H1N1 , nega qualsiasi collegamento tra i propri suini e l'influenza; inoltre le grandi imprese del settore agroindustriale investono ingenti somme di denaro nella ricerca per poter affermare che la sicurezza ambientale è garantita nella produzione industriale dei suini. Tuttavia sono anni che l'OMS dichiara che una nuova pandemia sarà inevitabile e gli esperti della Commissione Europea e della FAO hanno anticipato che il rapido passaggio dalle piccole aziende alle grandi industrie suinicole ha incrementato il rischio di sviluppo e trasmissione delle malattie epidemiche. Gli scienziati dei centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie dichiarano di non conoscere al momento gli effetti che queste aree infette potrebbero avere sulla salute umana.

Sono numerosi gli studi circa le condizioni raccapriccianti nelle quali versano i suini allevati in larga scala, e circa il devastante impatto economico che ciò provoca sui piccoli allevatori. La stessa Smithfield è stata precedentemente multata per 12.6 milioni di dollari e attualmente si trova sotto inchiesta federalenegli USA per danni ambientali derivanti dai liquami degli escrementi suini.

Nonostante queste prove schiaccianti, la combinazione tra l'incremento nel consumo di carne e una potente industria alimentata dal profitto scapito della salute umana fa sì che invece di essere chiuse - queste disgustose aziende agricole si stanno spargendo nel mondo senza che nessuno le fermi. Sulla scia della minaccia dell'influenza suina, facciamo in modo che le grandi industrie suinicole si prendano le proprie responsabilità. Firma la petizione in favore delle indagini e della regolamentazione:

http://www.avaaz.org/it/swine_flu_pandemic

Se fermiamo strenuamente questa crisi sanitaria globale ristabilendo il consumo e la produzione del cibo e richiediamo urgentemente un'inchiesta circa l'impatto delle aziende agricole sulla salute umana, potremmo regolamentare seriamente le pratiche agricole col fine di salvare la popolazione mondiale da potenziali pandemie originate dagli animali.

http://www.avaaz.org/it/swine_flu_pandemic

Con speranza,

Alice, Pascal, Graziela, Paul, Brett, Ben, Ricken, Iain, Paula, Luis, Raj, Margaret, Taren e tutto il team di Avaaz

Fonti:
http://titolando.wordpress.com/2009/04/27/febbre-suina-i-giornali-parlavano-di-pandemia-gia-dal-1999/

http://www.nutritionecology.org/it/panel3/intro.html

Impatto economico dell'influenza suina:
http://www.internazionale.it/valigia/articolo.php?id=22399

Una potenziale pandemia:
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/nazionale/news-dettaglio/3656540

Inglese:

WHO pandemic information
http://www.euro.who.int/influenza/20080618_19

FAO, EC and CDC reports on the risks of industrial farming on public health
FAO and CIWF and http://www.cdc.gov/cafos/about.htm

CIWF and PETA video reports of the disgusting conditions for animals in factory farms and the disease ridden manure swamps:
CIWF and PETA

peta-nude-traci-bingham-advertisement-vegetarian

Fonti:

[1] Nierenberg D., Factory Farming in the Developing World, World Watch May/June 2003

[2] Webster RG and Hulse DJ. 2004. Microbial adaptation and change: avian influenza. Revue Scientifique et Technique 23(2):453-65

[3] USDA. 2009. Chickens and Eggs 2008 Summary.
http://usda.mannlib.cornell.edu/usda/current/ChickEgg/ChickEgg-02-26-2009.pdf

 

Siti di approfondimento:

Incontra gli Animali

www.peta.org

www.vegfacile.info

www.agireora.org

www.vegetariani.it

www.veganhome.it

www.vegetarianioggi.net



A Cuba curano (e bloccano) un epidemia con L'omeopatia (Video-english)


AgireOra. Campagna passo a veg



 

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Meno sani con le carni rosse

La carne rossa è troppo ricca di nutrienti, grassi e sostanze cancerogene. Ecco perché, secondo uno studio statunitense, andrebbe consumata con moderazione, a favore di alimenti più leggeri e salutari

Il consumo di carne è un indicatore di benessere e progresso socioeconomico, dalla scarsità si è passati in molti casi però agli eccessi, specie per la carne rossa il cui consumo in quantità elevata è stato messo in relazione a danni per la salute. Aumentando il rischio di malattie croniche aumenterebbe anche la mortalità, anche se non è ben chiaro di quanto, e non è facile stabilirlo. Ci prova un trial prospettico statunitense, che ha seguito per 10 anni oltre mezzo milione di pensionati, con età iniziale tra 50 e 71 anni. E in effetti dimostra che un rapporto con la mortalità esiste. Gli autori hanno analizzato la relazione tra i consumi (classificati in quintili) di carne rossa (bovino e suino), di preparazioni di carne rossa o bianca (quali salumi, insaccati, hamburger, ripieni, precotti, sughi per pasta o pizza), di carne bianca (pollame e pesce), e la mortalità totale e specifica per cancro, malattie cardiovascolari e altre cause. Nel decennio considerato sono morti circa 48.000 uomini e 23.000 donne. Per uomini e donne nel quintile più alto di carne rossa e preparazioni è risultato un aumento di rischio di mortalità totale del 36% rispetto al quintile più basso; un incremento c'era sia per i tumori che per le malattie cardiovascolari. Per la carne bianca invece c'era una relazione inversa per il quintile più alto in confronto al più basso rispetto alla mortalità totale, per cancro o altra causa. In che modo troppa carne non è salutare? I meccanismi sono vari; per i tumori per esempio va considerato l'apporto di cancerogeni, quali ammine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici, specie per carni cotte ad alta temperatura, o nitroso-composti; il ferro della carne rossa può aumentare lo stress ossidativo; la carne è la maggior fonte di grassi saturi, associati a tumori come quello mammario e del colon-retto. Per le malattie cardiovascolari sono in causa l'aumento della pressione e della lipidemia con troppa carne rossa o preparazioni, senza contare che questa è a scapito di benefici cereali, frutta e verdura.

 

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Folato dei ceci abbassa colesterolo "cattivo"

ceci

Pasta e ceci, una tradizione della cucina italiana da riscoprire per la salute delle arterie. Questo legume ha infatti preziose proprietà anti-colesterolo, secondo quanto risulta da uno studio pubblicato dagli Annals of Nutrition and Metabolism.

La ricerca, diretta da Madeleine J. Ball della School of Human Life Sciences, University of Tasmania (Australia), sostiene che includere i ceci nell'alimentazione abbassa notevolmente i livelli di colesterolo "cattivo" (Ldl) nel sangue.

Allo studio hanno preso parte 47 adulti cui sono state assegnate due diete diverse da seguire per almeno 5 settimane. Si trattava in entrambi i casi di diete di mantenimento, ma solo una delle due includeva i ceci. Dopo 5 settimane, i pazienti che hanno seguito il piano alimentare con i ceci hanno visto scendere del 3,9% il colesterolo totale e del 4,6% quello Ldl.

Il beneficio apportato dai ceci alla salute del cuore è dovuto, spiegano i ricercatori, non solo al contenuto di fibre ma soprattutto a quello di folato e magnesio. Il folato aiuta ad abbassare i livelli di omocisteina, un amminoacido che, se in quantità eccessiva nel sangue, può costituire un fattore di rischio per infarto, ictus o malattia arteriosa periferica.

Si stima che consumare la razione giornaliera di folato ridurrebbe del 10% gli infarti che si verificano ogni anno negli Stati Uniti.

Un piatto di ceci da solo fornisce il 70,5% della razione giornaliera di folato. Quanto al contenuto di magnesio dei ceci, gli studi hanno dimostrato che la presenza di adeguato magnesio nell'organismo migliora la circolazione sanguigna e il flusso di ossigeno e sostanze nutritive, mentre un deficit di magnesio è associato a infarto.

 

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Probiotico favorisce la protezione nei confronti delle infezioni sistemiche e limita il danno proinfiammatorio del sistema immunitario innato

Il Bifidobacterium infantis 35624, un ceppo batterico probiotico di origine umana, può potenziare la risposta immunitaria dell’intero organismo.

La risposta infiammatoria è un elemento importante nella risposta del sistema immunitario naturale nei confronti di elementi invasori

Occasionalmente la risposta può causare infiammazione e danno ai tessuti sani.

L’infiammazione è associata a condizioni croniche, come malattia infiammatoria intestinale, artrite, diabete mellito di tipo 1.

Bifidobacterium infantis 35624 è stato in grado di modulare la risposta infiammatoria in uno studio clinico di pazienti con sindrome dell’intestino irritabile.

In uno studio sperimentale, compiuto da Ricercatori dell’University College Cork in Irlanda, è stato osservato che la somministrazione per os di Bifodobacterium infantis 35624 di origine umana in forma di polvere liofilizzata prima dell’infezione con Salmonella typhimurium, provoca l’aumento delle cellule immunitarie in grado di contrastare la Salmonella.

Inoltre, Bifidobacterium infantis 35624 aumenta il numero di cellule T-regolatorie ( Treg ), che sopprimono la malattia infiammatoria in diverse malattie autoimmuni.

Fonte: PLOS Pathogens, 2008

 

 

 

 

 

 

 

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Meno carne rossa, più salute

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La carne rossa di nuovo sul banco degli imputati. Questa volta uno studio condotto dal National Cancer Institute statunitense ha messo in luce come l’eccessivo consumo di carne rossa aumenti il rischio di svariate malattie e, su un periodo di dieci anni, aumenti il rischio generale di morte. I ricercatori hanno esaminato quasi 500.000 persone tenendo conto del tasso di mortalità e delle cause nonché delle abitudini alimentari, con particolare riferimento al consumo di carne rossa.

Come spiegato sulle pagine degli Archives of Internal Medicine, le persone che erano solite mangiare ogni giorno 160 grammi di carne rossa processata vedevano salire il loro rischio di morire a causa di un problema cardiovascolare o di tumore rispetto a quelli che ne mangiavano 25 grammi al giorno. Chi preferiva la carne bianca a quella rossa risultava essere meno esposto a rischio-decesso per ogni causa e, per questi soggetti, le probabilità di essere colpiti da un problema cardiaco o neoplastico mortale era ancora minore rispetto a quelli che mangiavano le minime quantità di carne rossa. Secondo quanto riferito dai ricercatori, l’11% dei decessi tra gli uomini e il 16% di quelli tra le donne potrebbero essere evitati se si diminuisse la quantità di carne rossa consumata abitualmente.

Ma perché la carne rossa può rappresentare un rischio per la salute? Gran parte dei problemi sono causati dalla cottura eccessiva. Il barbecue, ad esempio, sprigiona molti composti cancerogeni che finiscono inevitabilmente nel piatto e nello stomaco. Ma in generale, la carne rossa è ricca di grassi saturi che sono associati da tempo al cancro al colon e al seno, ma anche all’ipercolesterolemia e all’ipertensione, due fattori di rischio cardiaco.

 

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