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Alimentazione

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Si è portati a credere che l’Aspartame sia solamente nelle bustine di dolcificante al bar e che quindi basta evitare di usarle per non introdurre tale sostanza tossica nell’organismo. Purtroppo non è così: l’aspartame si trova indicato con tale nome o altri in molti prodotti di consumo quotidiano come i prodotti Light e ad esempio: Coca Cola Light, Yogurt magri in generale, Yogurt Vitasnella, Probiotici, Bibite Gassate, Chewingum, Patatine, Gelati e Cioccolatini senza zucchero e molti altri, soprattutto nei cosiddetti cibi spazzatura.

Ecco gli Ingredienti dello Yogurt Vitasnella: yogurt magro, preparazione di frutta 13 % (purea concentrata di fragole 16,7 % sul prodotto finito, oligofruttosio 15 %, sciroppo di fruttosio 12%, addensanti: E1422, pectina, gomma di guar,colorante:E120, aromi, edulcoranti: aspartame 0,1 %, acesulfame K 0,06 %.
Contiene una fonte di fenilalanina.

Inoltre hanno inculcato l’idea che consumando edulcoranti artificiali come l’aspartame si dimagrisce perché non contengono calorie e dolcificano più dello zucchero. La verità è che chiunque consumi prodotti che contengono aspartame INGRASSA, poi­ché questa sostanza fa aumentare la voglia di carboidrati, sopprimendo la produzione di seratonina! Siamo vittime di un colossale raggiro.

Per dimagrire basta mangiare meno (e eseguire attività fisica per tonificare il corpo).

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Scatoletta di tonnoClicca qui per scaricare il report "I segreti del tonno" di GreenPeace
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Siamo ricuri che in una scatoletta di tonno ci sia veramente del tonno?
Quando apriamo una scatoletta di tonno, siamo davvero sicuri di ciò che stiamo per mangiare? È la domanda che si è posta l'associazione ambientalista Greenpeace che nel suo nuovo rapporto "I segreti del tonno”.
Secondo Greenpeace, infatti, una prima pecca delle scatolette è la scarsa trasparenza. Dopo aver condotto un monitoraggio in 173 punti vendita, la scorsa estate, sulle etichette di oltre 2mila lattine di tonno, l'associazione ha chiarito un punto: i consumatori sanno poco o nulla riguardo a quello che si apprestano a comprare (e a mangiare).
Fate la prova. Aprite la dispensa e provate a leggere cosa c'è scritto sulla scatoletta. Noi ci abbiamo provato. Nella scatoletta di tonno all'olio di oliva, a parte gli ingredienti (tonno, olio d'oliva e sale) non troviamo altro. Anche su quella del tonno al naturale troviamo gli ingredienti (tonno, acqua, sale, estratto di lievito) ma null'altro.
Ed ecco i dati di Greenpeace. Nella metà dei casi esaminati, non sappiamo assolutamente che specie di tonno abbiamo acquistato e solo il 7 per cento delle scatolette indica la provenienza. Silenzio assoluto sulla tecnica di pesca utilizzata, nel 97 per cento delle scatolette esaminate.

E volete sapere quali sono i marchi meno trasparenti secondo Greenpeace? MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare, inoltre, non specifica mai area e metodo di pesca. Il sospetto degli ambientalisti, in quest'ultimo caso è che l'azienda voglia nascondere il fatto che usa metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti. Ma non si salva neanche Mareblu, che secondo Greenpeace è impegnata nella pesca sistemi FAD (Fish Aggregating Device - sistemi di aggregazione per pesci) sul mercato inglese.
Ma è così difficile garantire la trasparenza? Assolutamente no, se alcune aziende come AsdoMar, hanno iniziato a riportare il nome della specie, l'area di pesca e il metodo utilizzato.
Sappiamo tutti che la pesca del tonno, attualmente, è allo stremo, indiscriminata e molto spesso illegale, al punto da mettere a rischio l'ecosistema marino. Basti pensare che cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia.
Siete curiosi di conoscere le tecniche con cui viene più spesso pescato il tonno in Italia? Con metodi distruttivi come i palamiti, le reti a circuizione con FAD, che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, tartarughe, squali, mante. Significativo il video di Greenpeace che documenta le conseguenze distruttive della pesca con i FAD. Il filmato è stato girato da un informatore dell'industria del tonno su un peschereccio coreano nell'Oceano Pacifico.

"Sono trascorsi due anni dal lancio della campagna "Tonno in trappola" e la situazione non è migliorata – ha ribadito Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - Se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato. Tutto fa pensare che le aziende produttrici stiano cercando di nascondere qualcosa".
Continua: "Oggi i consumatori italiani sono complici senza saperlo della distruzione dei mari. In Inghilterra tutti i più importanti marchi hanno deciso di utilizzare solo tonno pescato in modo sostenibile, mentre in Italia non esiste ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile. Cosa stiamo aspettando?".
Già, cosa aspettiamo a salvare il tonno, sempre meno presente nei nostri mari?
6 buone ragioni per eliminare dalla propria dieta il tonno
1) Innanzitutto, si sa che la quasi totalità della fauna ittica assorbe mercurio, ma questo è maggiormente preoccupante nel caso di pesci di grossa taglia e più longevi, per il semplice fatto che hanno più tempo per accumulare la sostanza nel proprio corpo. Ora, il mercurio è notoriamente tossico e negli uomini questo può causare disturbi neurologici di vario genere: dalla perdita di memoria, ai danni cerebrali, agli aborti spontanei e chi più ne ha più ne metta. Certamente un consumo ridotto non si traduce automaticamente in problemi di questo tipo, ma disturbi quali l’affaticamento e la perdita di memoria legati al consumo di pesce sono così comuni che esiste addirittura un termine medico specifico per indicarli: si parla infatti di “fish fog”, di “annebbiamento”.
2) La pesca intensiva del tonno impoverisce anche la fauna circostante: molto spesso nelle reti incappano accidentalmente anche balene e delfini, il cui destino non è quello di essere rimessi in libertà, bensì quello ben più triste di venire massacrati in quanto specie predatrici di tonni.
3) Nella stragrande maggioranza dei casi, il tonno non viene consumato nel luogo in cui viene catturato: il pescato viene dapprima congelato, poi venduto, trattato e poi spedito in ogni angolo del mondo. A causa di tutti questi passaggi il consumo di tonno accresce a dismisura la nostra impronta ecologica ogni volta che decidiamo di consumarlo: per metterci in pari - in termini meramente economici - dovremmo pagare non solo per la nostra piccola scatoletta, ma anche per tutta l’energia sprecata, per l’inquinamento prodotto, per i trasporti, per il depauperamento della fauna marina, nonché per l’indiscutibile preziosità biologica del prodotto.
4) In Italia la pesca del tonno rosso (bluefin) è diffusa soprattutto al largo di Sicilia, Sardegna, Calabria e Liguria. Buona parte del tonno consumato a livello mondiale viene però pescato molto lontano dal nostro Mediterraneo e commercializzato a prezzi concorrenziali dall’Australia o dal Giappone (dove viene utilizzato in quantità enormi per la preparazione del sushi). L’impatto della pesca “legale” – comunque troppo intensiva – è inoltre aggravato da quella illegale: è pratica diffusa infatti allungare la stagione di pesca fino a 4 mesi rispetto ai tempi naturali di cattura (in Maggio e Giugno), un’abitudine che stravolge i tempi di crescita e riproduzione dei pesci.
5) Nella sua campagna a tutela degli oceani, Greenpeace ha dedicato un intero capitolo al tonno: rispetto agli anni ’70 questa specie si è ridotta del 90% a causa della pesca intensiva e della crescente domanda da parte dei consumatori. “Sai che cosa c’è nella tua scatoletta?” è la domanda che ci martella in questo breve video: apri una lattina e scopri non solo che spesso al suo interno ci sono tracce di animali che non dovrebbero esserci, ma anche che un tuo piccolo gesto si ripercuote a catena su equilibri fragili, sulla sopravvivenza di interi ecosistemi, sulla tua salute e su quella del nostro mondo. Come fa notare l'associazione, il tonno rappresenta la conserva ittica più venduta sul mercato mondiale, ma l'industria del tonno, ad oggi non può essere considerata sostenibile.
6) ll WWF già nel 2008 – in occasione dell’incontro ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) - aveva avanzato la richiesta di sospendere per un periodo le autorizzazioni alla pesca del tonno rosso – questo per evitare un disastroso collasso biologico ed economico (non dimentichiamo che intorno al tonno ruotano anche molte economie locali e di qualità): il parere del WWF era comunque a favore di un utilizzo sostenibile delle risorse ittiche in appoggio dei pescatori che agivano correttamente entro i limiti delle leggi.
L’Italia ha poi effettivamente promosso una moratoria alla pesca del tonno rosso e l’Europa ne ha proposto il bando totale per tutelare questa specie. Bisogna però sottolineare che un’iniziativa del genere avrebbe ripercussioni purtroppo devastanti anche sulle economie locali di qualità e sulle comunità di pescatori, già gravemente provate dalle restrizioni e alla ricerca di nuove possibilità.
Rimane la convinzione che come sempre – non per niente si dice “in media stat virtus” – nella valutazione di rischi e benefici sia opportuno adottare un approccio equilibrato e ponderato. Lodevoli sono in questo senso alcune iniziative di sensibilizzazionepromosse a vari livelli.
Il consumo di un prodotto, e a maggior ragione di un prodotto così delicato, richiede dunque consapevolezza e informazione: le sole armi che abbiamo per garantire la sostenibilità e la qualità delle nostre scelte.
Così, se proprio non ce la facciamo a rinunciare ad una scatoletta di tonno, cerchiamo di acquistare marche che stanno cercando di rendere maggiormente sostenibile la loro produzione..


fonte: GreenMe

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 Il Ministero ha segnalato una diffusione dell'infezione da Escherichia Coli in età pediatrica dovuta al consumo di latte crudo non bollito.

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Il Ministero della Salute ha segnalato alla Federazione italiana medici di medicina generale e alle Federazioni mediche e Società scientifiche di pediatria e neonatologia alcuni casi di sindrome emolitico-uremica (SEU) associati a infezione da Escherichia Coli in pazienti di età 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sotto accusa il consumo di latte crudo (non pastorizzato) contaminato. 

Il Ministero ha chiesto di diffondere la nota ai medici di medicina generale e ai pediatri perché sensibilizzino genitori e pazienti sulla problematica, informandoli sullanecessità di bollire il latte crudo prima di un eventuale consumo.

Il Ministero della Salute ha stabilito con l'ordinanza ministeriale del 10 dicembre 2008 (il cui termine di validità è stato recentemente prorogato al 31 dicembre 2012) che il latte crudo deve essere venduto attraverso distributori automatici, appositamente registrati e controllati dalle Asl, che devono riportare correttamente l'indicazione che il latte crudo è da consumarsi previa bollitura, mentre  in caso di cessione diretta è il produttore che deve obbligatoriamente informare il consumatore su tale modalità di consumo.

La bollitura è indispensabile per eliminare l'eventuale presenza di agenti patogeni che possono essere presenti nel latte crudo anche se questo viene prodotto nel totale rispetto delle norme.

I pur rigorosi controlli sul latte e sugli allevamenti, da soli, non possono, infatti, garantirne la completa sicurezza, come invece può fare il processo di bollitura.

Ecco quali sono i sintomi della sindrome emolitica uremica (Hus) secondo il sito dell'Istituto Mario Negri:

La forma tipica è preceduta da disturbi intestinali quali nausea, vomito, dolori addominali e diarrea acquosa. Nei casi più gravi la diarrea può essere accompagnata dalla perdita di sangue con le feci. Le perdite gastrointestinali di liquidi possono provocare un collasso e un peggioramento acuto della funzione renale. I sintomi renali sono rappresentati dalla riduzione del volume delle urine e del riscontro di sangue nelle stesse; possono durare tanto a lungo da richiedere la dialisi, cioè il rene artificiale per sostenere il paziente fino a che la malattia non guarisce. La concomitanza di sintomi neurologici ha pure un significato sfavorevole e può essere dovuta a lesioni a danno dei piccoli vasi arteriosi nel cervello. I sintomi possono variare dalla sonnolenza alla confusione, fino alle crisi convulsive e al coma e, in genere, scompaiono con la guarigione della malattia. Alcune varianti sono caratterizzate da un decorso insolito. Tra queste si distinguono le forme "severe" con colite emorragica, rapida insorgenza di insufficienza renale e ipertensione grave, e le forme nelle quali non c'è diarrea nelle fasi iniziali e l'insufficienza renale si manifesta spesso in modo progressivo ed in parallelo con la comparsa delle manifestazioni neurologiche. 

LINK UTILI:

Alimentazione sana: latte crudo solo dopo bollitura.

Via libera ai distributori di latte crudo.

Fonte

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l calcio dei latticini non protegge dalle fratture


Lo conferma un nuovo studio relativo alle fratture nelle adolescenti causate dalla pratica sportiva.

Calcio dietetico e latticini non proteggono nei confronti delle fratture da stress, secondo un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine. In questo studio sono state seguite per 7 anni 6712 ragazze in età adolescenziale, ed è stato rilevato il loro tipo di dieta, l’attività fisica e la comparsa di fratture da stress, un tipo di frattura che complica solitamente la pratica di sport ad elevato impatto, come la corsa. Il continuo impatto con il terreno causa infatti uno stress meccanico sulle struttura microtrabecolare dell’osso, che a un certo punto cede.

I dati raccolti non evidenziano effetti protettivi sull’osso, con riduzione del rischio di questo tipo di fratture, nelle ragazze con le più elevate assunzioni di latticini e calcio.

Per contro, la vitamina D è risultata in questo studio protettiva, in quanto le ragazze che assumevano più vitamina D avevano un rischio dimezzato, rispetto alla ragazze con le assunzioni più basse.

Ricordiamo che la vitamina D viene prodotta dal nostro corpo semplicemente con l'esposizione ai raggi solari: alla nostra latitudine è sufficiente l'esposizione di volto e le mani, per 20-30 minuti per 2-3 volte alla settimana.

Fonte:

Sonneville KR, Gordon CM, Kocher MS, Pierce LM, Ramappa A, Field AE. Vitamin D, Calcium, and Dairy Intakes and Stress Fractures Among Female Adolescents., Arch Pediatr Adolesc Med. Published ahead of print March 5, 2012.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22393172

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I medici dell'ospedale di Birmingham sono letteralmente inorriditi quando hanno appreso della dipendenza cronica della 17enne Stacey Irvine, che da quando ha due anni mangia praticamente solo crocchette di pollo.

Stacey è stata ricoverata dopo essere svenuta. Gli esami hanno evidenziato un altissimo tasso anemico e vene molto gonfie, che hanno costretto i medici a iniettarle immediatamente vitamine per endovena.

La ragazza non ha mai mangiato verdure o frutta e quando i medici l'hanno supplicata di cambiare dieta, lei ha spiegato loro che non può vivere senza crocchette di pollo. «Le Chicken Mc Nuggets di McDonald sono le mie preferite", ha spigato. «In genere ne compro venti più le patatine, che condivido con il mio ragazzo».

«Certo, a volte mi accontento anche delle marche dei supermercati e di altri fast food», ha "rassicurato" la ragazza, «purché siano bocconcini di pollo». Stacey rinuncia al pollo solo a colazione, quando opta per un pasto più "salutare": pane tostato e patatine fritte. E ai maligni che pensano che l'amore di Stacey per Mc Donald's sia solo frutto di una sregolatezza alimentare, la ragazza si giustifica dicendo che c'è anche un fine "culturale", visto che è una delle più grandi collezioniste di gadget di Happy Meal.


Fonte: http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/4086801/Girl-eats-nothing-but-chicken-nuggets-for-15-years.html

 


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Il gonfiore addominale è un male moderno, causato per lo più dallo stress, la particolare patologia affligge sia uomini che donne, ma nonostante il gonfiore addominale sia fastidioso esistono numerose possibilità di cura e rimedi direttamente in natura. Non ci avete mai pensato? Vi affliggete con una dieta ristretta a base di cibi liquidi e verdura bollita? Ottima idea per sconfiggere il gonfiore addominale, ma esistono rimedi studiati appositamente dall’omeopatia, vediamone qualcuno. In caso di gonfiore dell’addome, in attesa delle visita dal vostro medico omeopata, si potrebbero rivelare molto utili i seguenti rimedi e preparati: Argentum nitricum 4 CH: se sono presenti flatulenza addominale al mattino al risveglio e gas dopo aver mangiato cibi zuccherati; Kali carbonicum 4 CH: se noti calore addominale dopo aver mangiato, bocca molto secca, sete costante; utile se hai dolori che si irradiano all’inguine e costipazione frequente; Lycopodyum 4 CH: si usa per curare ribollimento, gorgoglio sonoro dentro l’addome, movimenti addominali dall’alto al basso e quando il disturbo peggiora tra le ore 16 e le 20;


Alcuni esperti consigliano di assumere 4 granuli del rimedio prescelto, 3 volte al dì, per cicli di due mesi. Tra consigli di cure e rimedi naturali invece è utile segnalare alcuni elementi ottimi da assumere per attenuare il gonfiore o limitarne lo sviluppo: Tea alla menta; Olio di chiodo di garofano; Olio di eucalipto; Acqua bollita con 1 cucchiaino di cannella in polvere (addolcito con miele, se si desidera); Assumere oltre un litro e mezzo di acqua al giorno. Buona abitudine è condire tutti i cibi con un cucchiaino di olio di oliva biologico.

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Una dieta a base di frutta e verdura, rigorosamente consumate crude, puo' modificare l'attivita' del gene riconosciuto, finora, come il maggiore predittore di rischio per le patologie cardiache. A sostenerlo e' uno studio pubblicato su Plos Medicine da un gruppo di ricercatori delle universita' canadesi McMaster e McGill. La ricerca, che rappresenta uno dei piu' grandi studi genetici condotti sulle malattie cardiovascolari, ha visto coinvolti oltre 27.000 soggetti di cinque etnie diverse ed e' stata volta a indagare se e quanto la dieta seguita fosse in grado di modificare l'attivita' del gene 9p21. Dai risultati e' emerso che, se si segue un'alimentazione equilibrata e si consumano grandi quantita' di verdure crude e frutta, gli individui ad alto rischio corrono un pericolo di sviluppare disturbi cardiaci analogo a quello dei soggetti a basso rischio. Per approfondimenti

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Uno studio pubblicato su Cancer Prevention Research dal team di Suzanna Zick dell'University of Michigan Medical School, Usa, dimostra che due grammi di estratto di zenzero possono limitare le infiammazioni a carico del colon. Stando ai risultati ottenuti, la radice potrebbe essere utilizzata anche per prevenire lo sviluppo del tumore al colon; l'infiammazione dei tessuti risulta infatti essere una delle cause dell'origine della neoplasia. Lo studio e' stato condotto su 30 pazienti affetti da colon infiammabile divisi in due gruppi: dopo aver fatto loro assumere, per 28 giorni, due grammi di supplementi di radice di zenzero oppure un placebo, i ricercatori hanno rilevato che nel gruppo che aveva assunto lo zenzero i marcatori tipici dell'infiammazione risultavano ridotti in maniera ''statisticamente significativa''. Per approfondimenti

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*Lo yogurt della mamma mette il bambino a rischio di asma*

Le donne in gravidanza che mangiano yogurt possono mettere il loro futuro bambino a rischio di asma, secondo una nuova ricerca svolta in Danimarca.

Il consumo di yogurt a basso contenuto di grassi durante la gravidanza e' risultato infatti associato allo sviluppo di asma e rinite allergica nel bambino di 7 anni. E' stato riscontrato che, rispetto ai figli di madri che non ne consumavano, i figli di madri che durante la gravidanza avevano consumato yogurt magro presentavano un rischio di presentare asma allergico maggiore di circa il 60%; il rischio di presentare rinite allergica era ancora maggiore, del 182%.

Per contro, il consumo totale di latte è risutato in grado di ridurre debolmente il rischio di asma (del 22%). Pertanto, secondo gli Autori, alcune componenti non-grasse presenti nello yogurt potrebbero essere responsabili di questa correlazione.

I dati sono stati ricavati dallo studio di popolazione "Danish National Birth Cohort", che comprende 61.912 donne.

Reference dello studio:
Maslova E, Halldorsson TI, Stom M, Olsen SF. Low-fat yoghurt intake in pregnancy associated with increased child asthma and allergic rhinitis risk: a prospective cohort study. Poster presented as part of the European Respiratory Society's Annual Congress, Amsterdam, Netherlands, 25 September 2011.

Fonte:
PCRM, Mom's Yogurt Puts Baby at Risk for Asthma, 3 ottobre 2011
http://www.pcrm.org/health/medNews/moms-yogurt-puts-baby-at-risk-for-asthma

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*Consumo di uova associato al cancro*

Il consumo di uova e' associato allo sviluppo del cancro alla prostate, secondo un nuovo studio finanziato dall'Istituto Nazionale per la Salute statunitense. Consumando due uova e mezza in media la settimana, gli uomini che hanno partecipato a questo studio di popolazione hanno aumentato dell'81% il loro rischio di sviluppare una forma mortale di cancro alla prostata, in confronto a coloro che hanno consumato meno di mezzo uovo la settimana.

I ricercatori hanno seguito un gruppo di 27.607 uomini che erano parte di uno studio di popolazione ("Health Professionals Follow-up Study") eseguito tra il 1994 e il 2008.

Inoltre, per gli uomini che avevano gia' avuto un cancro alla protestata, mangiare pollame e carne rossa trasformata ha aumentato il loro rischio di morte.

Reference dello studio:
Richman EL, Kenfield SA, Stampfer MJ, Giovannucci EL, Chan JM. Egg, red meat, and poultry intake and risk of lethal prostate cancer in the prostate specific antigen-era: incidence and survival. Cancer Prev Res. Published ahead of print September 19, 2011; DOI:10.1158/1940-6207.CAPR-11-0354.

Fonte:
PCRM, Eating Eggs Linked to Cancer, 3 ottobre 2011
http://www.pcrm.org/health/medNews/eating-eggs-linked-to-cancer
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Il fluoro : una delle sostanze più tossiche esistenti al mondo: il fluoro..


Milioni di individui in tutto il pianeta avrebbero, secondo alcuni esperti, subito gli effetti devastanti di una delle sostanze più tossiche esistenti al mondo: il fluoro.
Secondo questi studiosi la somministrazione sarebbe avvenuta in maniera totalmente trasparente ai cittadini, ossia tramite l'immissione di questa sostanza negli acquedotti urbani. C'è da premettere che il fluoro è più tossico del piombo e che produce effetti devastanti sul corpo: tumori e fragilità ossea sono solo alcuni esempi. Il fluoro è famoso: appare sistematicamente nei dentifrici, spacciato come baluardo all'insorgere della carie dentale. La pubblicità mette in risalto l'efficacia dei prodotti dentali contenenti Fluoro, ignorando il pericolo che esso potrebbe rappresentare Eppure si sa che la sua assimilazione provoca disturbi fisici e psichici non indifferenti, mentre il fatto che venga addizionato all'acqua potabile rende impossibile la valutazione delle dosi assimilate.

È necessario fare un passo indietro, sino alla Seconda Guerra Mondiale:


Oltre i morti in combattimento, nei campi di sterminio e ai lavori forzati, milioni di innocenti perirono a causa della scarsità di cibo, per le precarie condizioni igieniche, e per le disumane condizioni di sopravvivenza. Ma un altro inquietante fattore si somma ai precedenti: la somministrazione sperimentale sui prigionieri e sui deportati, di una "sostanza chimica" che portava ad una sorta di sudditanza psicologica. Fu dapprima intuito e poi sperimentato che il fluoro "addormentava" la psiche umana, rendendola più docile e sottomessa.

Le malvage menti del Reich, dovendo trovare un sistema per somministrare il fluoro a tutti i prigionieri in maniera piuttosto veloce, pensarono di immetterlo nell'acqua potabile. Il suo effetto era così efficace e duraturo che, ancor prima della fine delle ostilità, alcune aziende chimiche decisero di produrne dei quantitativi industriali da usare dopo la guerra per continuare ad assoggettare le popolazioni dei paesi conquistabili dalla Germania. Parallelamente, durante e dopo il conflitto, vennero condotti studi negli Stati Uniti per cercare di comprendere come i nazisti riuscissero a controllare le menti dei prigionieri. Si scoprì che c'era stato un fitto scambio di informazioni tra nazisti e Unione Sovietica sia dal punto di vista strategico sia da quello militare e che i Russi avevano appreso velocemente la lezione dei Tedeschi.

Le indagini americane andarono avanti fino a rilevare presunte collusioni internazionali con le industrie tedesche che producevano fluoro; prova ne sia che gli stabilimenti di tali industrie furono risparmiati dai bombardamenti. Le ragioni di questa linea dei vertici militari risiedono nel fatto che gli Stati Uniti erano fortemente interessati ad una strategia di controllo demografico. Inoltre era ormai risaputo che ingenti finanziamenti erano stati stanziati proprio a favore di tali società tedesche, ovvero che una forte spinta economica aveva giustificato la mancata azione militare.

I due terzi di tutta l'acqua potabile degli USA è addizionata con Fluoro.

In Italia non ci sono al momento statistiche ufficiali della sua diffusione La molla che fece scattare definitivamente il meccanismo del dubbio, in merito all'utilizzo del fluoro, fu la vicenda della società americana Alcoa.

La Alcoa produceva alluminio puro attraverso fluoruro di alluminio, sostanza di scarto, priva di qualsiasi valore, ma anche tossica e in grado di provocare danni anche a livello ambientale. Così si era provveduto a trasformare residui in fonti di guadagno. Quasi contemporaneamente si scopriva che il fluoro era molto efficace per combattere la carie; ormai la giustificazione dell'utilizzo del fluoro era cosa fatta.

Negli Stati Uniti la situazione non era certo migliore. Nel 1944 un incidente ad uno stabile industriale di Deepwater, nel New Jersey, provocò un disastro ecologico. L'industria stava producendo migliaia di tonnellate di fluoro per rifornire il "Progetto Manhattan", struttura che si occupava di progetti militari avanzati. Quell'anno gli agricoltori denunciarono "strani fenomeni" sui loro campi di pomodori: le colture sembravano come arrugginite. I contadini del New Jersey si lamentavano: "Qualcosa qui intorno sta bruciando i nostri raccolti" e a ragione, giacché, alimentandosi dei loro prodotti, erano stati costretti a ricorrere a cure mediche. Mildred Giordano, all'epoca ragazzina, racconta: "ricordo che i nostri cavalli erano ammalati, troppo deboli per lavorare, le mucche erano come paralizzate e non riuscivano a reggersi in piedi". I contadini non potevano saperlo, ma quella zona era stata sotto la custodia del Manhattan Project, come avrebbe confermato in un'intervista Philip Sadtler, dei laboratori chimici Sadtler di Philadelphia; qualche settimana prima della sua morte egli rivelò di aver condotto personalmente le prime indagini sul luogo.

In una lettera datata 27 Agosto 1945 inviata dal capo supremo del Manhattan Project, il Generale Leslie R. Groves, al Comando Generale delle Forze Armate al Pentagono affermava: "Come richiesto dal Segretario della difesa, il Dipartimento dell'agricoltura ha acconsentito di collaborare alle investigazioni sui danni alle coltivazioni attribuite agli scarichi degli stabilimenti operanti in connessione con il Manhattan Project".

Il 1 Marzo 1946 il Dottor Harold C. Hodge, caposettore sugli studi tossicologici del Manhattan Project, scrisse un memo segreto indirizzato al suo capo, il Colonnello Stafford L. Warren, il quale comandava la sezione medica. La lettera riguardava "I problemi associati alla contaminazione da fluoro dell'atmosfera in determinate sezioni del New Jersey" e recitava: "Sembrano esserci quattro problemi distinti connessi alla contaminazione: 1) Danni al raccolto di pesche della zona nel 1944. 2) Un elevato contenuto di fluoro nei raccolti di verdura. 3) Un alto tasso di fluoro riscontrato nel sangue degli abitanti residenti nella suddetta area. 4) L'aumento delle intossicazioni da fluoro dei cavalli e del bestiame. C'erano responsabilità ben precise e qualcuno avrebbe dovuto rispondere del proprio operato. I risultati degli studi americani condotti sul fluoro furono classificati "secret" per ragioni di sicurezza nazionale. Perché?

Un sotto-progetto del "Manhattan Project" era il "Programma F", che non si accontentava di somministrare il fluoro solamente a persone e animali, come nel caso del New Jersey, ma ne studiava gli effetti in un'ottica di impiego bellico.
Per conto del Programma F, con la collaborazione del Dipartimento della Salute, ed in particolare del dottor David B. Overton, capo del dipartimento degli studi pediatrici di Newburgh, vennero analizzati i tassi di fluoro contenuto nel sangue e nei tessuti dei cittadini contaminati, presso l'Università di Rochester. Il rapporto finale del progetto, pubblicato nel 1956 sul giornale dell'associazione medici dentisti concludeva; "piccole concentrazioni di fluoro non sono pericolose per l'uomo". In pratica se ne leggittimò l'uso.

Fluoro e Carie dentale

Gli studi epidemiologici odierni condotti su acque fluorate negli USA dimostrano, invece, che il fluoro talvolta non sortisce alcun effetto contro la carie, anzi, in taluni casi la aggrava. Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti sperimentarono l'uso del Fluoro sui deportati provocandone una sorta di "sudditanza psicologica" I danni più visibili sono le macchie bianche sui denti, ma quelli a livello fisiologico sono peggiori. La situazione attuale non è tranquillizzante. Circa i due terzi di tutta l'acqua potabile degli Stati Uniti è fluorata, resistono solo alcune contee che non ne hanno ancora regolamentato l'uso. I dentifrici di tutto il mondo sono pieni di fluoro, e siamo bombardati da spot televisivi che ne tessono le lodi. Questo è un assurdo, perché il fluoro è un veleno potentissimo, un cosiddetto "veleno citoplasmatico".

All'atto pratico stiamo subendo un vero e proprio avvelenamento legalizzato.
Gli effetti dei fluoruri infatti, oltre a rompere le catene del DNA e RNA formando legami con i loro gruppi amidici e quindi risultando dannosi per la sintesi proteica e teratogeni, bloccano gli enzimi legandosi ai coenzimi al posto del Magnesio e del Fosforo. Il professor Steyn, farmacologo e tossicologo del dipartimento per la salute della Repubblica del Sud Africa, afferma: "I fluoruri sono fra i più potenti veleni enzimatici ad ampio spettro. Bloccano l'enzima lipasi ad una bassissima concentrazione, causano disturbi enzimatici scatenanti molteplici malattie, come allergie, arteriosclerosi, osteoporosi, tumori, oltre a malformazioni fetali". L'accumulo di fluoruri nel corpo può essere considerato concausa nell'insorgere di malattie come il mongolismo, alterazioni cromosomali, labbro leporino, inoltre c'è una stretta correlazione nei bambini con danni ai denti causati da fluorosi e le malattie cardiache; in quanto il fluoro sottrae il calcio alla sua funzione di mediatore delle contrazioni cardiache. Secondo alcuni esperti tedeschi, piccole dosi di fluoro facilitano l'insorgere di tumori.

Nelle industrie dove c'è molta polvere di fluoro, i tumori polmonari sono più alti. In una miniera di fluorspato del Newfoundland (isola dell'Est Canada) dal 1933 al 1951 circa il 21% dei lavoratori furono uccisi da cancro polmonare. L'uso del fluoro nell'acqua potabile rappresenta un pericolo per le popolazioni di tutto il mondo, un pericolo che va fermato. Provoca gravi danni fisici e costituisce un mezzo di somministrazione di massa che ci riporta indietro di 60 anni, all'epoca delle sperimentazioni dei nazisti e delle loro disumane metodologie.

Ci sono evidenze storiche che mostrano accordi tra il governo americano e il regime di Hitler per il finanziamento del progetto della fluorizzazione delle acque dei paesi conquistati per renderli docili al controllo e alla dittatura.

I fluoruri sono dei materiali di scarto di molte industrie chimiche e la loro sicura distruzione ha dei costi cos" elevati che hanno costretto i "poveri industriali ad industriarsi per trovare una soluzione alternativa e più economica!". E così, una sostanza tossica di scarto è stata trasformata in una fonte di immensi guadagni.

Oggi il fluoro viene utilizzato per la realizzazione dei seguenti prodotti:

1) Refrigeranti e propellenti
Il risultato è un bel buco nell'ozono e un'ulteriore inquinamento grazie al naturale riciclo delle piogge che riportano sulla terra e quindi in tutto quello che mangiamo e beviamo le sostanze dannose che immettiamo nell'aria.

2) I Farmaci
Per incrementare la biodisponibilità degli ingredienti contenuti nei farmaci, molti prodotti delle case farmaceutiche vengono alogenati. La proclamata intenzione dei farmacologi nell'additivare di floruro un prodotto, è di potenziarne ulteriormente l'attività metabolica, e perciò le sue proprietà terapeutiche. Ma, potenziando l'effetto del rimedio, verranno anche aggravati gli effetti collaterali e l'industria "terapeutica" guadagna soldi da due parti: dal trattamento della malattia originale e, di conseguenza, dal dover poi porre rimedio agli effetti collaterali provocati dal trattamento stesso.

3) Tranquillanti
La maggior parte di questi sono agenti anti-colinergici e agiscono sul sistema nervoso centrale causando depressioni cardiache e respiratorie. Effetti: consenso, letargia, apatia e... stupidità da fluoro! Della serie fate di me quello che volete!

4) Analgesici, ovvero incoscienza al fluoro
Come per i tranquillanti alogenati anche gli analgesici sono quasi tutti anti-colinergici e gli effetti sono gli stessi.
Vi sono studi scientifici che dimostrano come la discendenza degli anestetisti ha un numero di difetti di nascita superiore alla media.

5) Sterminatori Fluorurati
Come al punto 3 e 4 i gas chimici per uso bellico sono alogenati. I gas per l'ordine pubblico, i gas lacrimogeni sono alogenati e i mortali gas nervini come il Soman e il Sarin sviluppati in Germania (usati daurante la seconda guerra mondiale nei campi di sterminio) sono entrambi fluorurati. La morte immediata dovuta all'esposizione di questi gas è il risultato del blocco istantaneo della catalisi e dell'azione dei nervi, causando un effetto anti-colinergico (blocco enzimatico) e la conseguente cessazione delle funzioni del cuore e dei polmoni.

La nostra società continua ad essere "bombardata" da sostanze dannose che ci vengono vendute come rimedi per questo e quell'altro problema o come sostanze miracolose, arrivando addirittura all'immissione di queste sostanze nelle nostre tubature dell'acqua per renderle alla "portata di tutti" raggirando in modo subdolo e meschino la libertà di scelta dei consumatori: consumatori lo siamo tutti, lo è anche il barbone che si disseta bevendo "ignaro" alle fontanelle comunali poste nel giardino dove risiede.

I legami tra la Colgate e il "controllo della mente" è stato precedentemente menzionato. La reputazione della compagnia con il fluoro come ingrediente del dentifricio è una leggenda della propaganda, specialmente in Kenia, dove il divieto delle pubblicità televisive sui dentifrici al fuoro portò la Colgate a produrre straordinarie persuasioni pecuniarie per preservare lo status quo dei vantaggi per l'azienda. Quando la corruzione ufficiale sulla fluorizzazione venne alla luce in Nuova Zelanda, uno "studio scientifico" venne rapidamente eseguito per cercare di giustificare le pretese originarie governativo-industriali, ed aggiustare il danno fatto all'impero del fluoro.

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