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Alimentazione

Playlist di ricette vegetariane


Playlist di ricette vegane

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I probiotici sono microrganismi vivi in grado di conferire un beneficio in termini di salute quando consumati.
probioticiUna condizione per la quale i probiotici sono stati chiamati in causa è la diarrea che si presenta come evento avverso comune con l’uso degli antibiotici.

È stata portata a termine una revisione sistematica della letteratura e una meta-analisi per valutare i dati relativi all’uso di probiotici nella prevenzione e nel trattamento della diarrea associata agli antibiotici.

Per la ricerca sono stati utilizzati 12 database elettronici e sono stati identificati gli studi randomizzati e controllati riguardanti i probiotici nella prevenzione o nel trattamento della diarrea associata agli antibiotici.

In totale, 82 studi soddisfacevano i criteri di inclusione.

Nella maggior parte degli studi sono stati utilizzati interventi basati su Lactobacillus da solo o in combinazione con altri generi; l’uso di altri ceppi è stato scarsamente documentato.

Il rischio relativo globale in una meta-analisi a effetti casuali di DerSimonian-Laird su 63 studi, per un totale di 11.811 partecipanti, ha mostrato un’associazione statisticamente significativa della somministrazione di probiotici con la riduzione della diarrea associata agli antibiotici ( rischio relativo, RR=0.58; P inferiore a 0.001; I(2), 54%; [ differenza di rischio, -0.07 ], [ number needed to treat, NNT=13 ] ) negli studi che riportavano informazioni sul numero di pazienti con diarrea associata agli antibiotici.

Questa osservazione è risultata relativamente invariata in numerose analisi di sottogruppo.

Tuttavia, esiste una significativa variabilità nei risultati derivati dall’unione dei dati degli studi coinvolti e le prove ottenute non sono sufficienti a determinare se questa associazione possa cambiare in modo sistematico in base a popolazione, caratteristiche dell’antibiotico o preparazione probiotica.

In conclusione, i dati raccolti suggeriscono che i probiotici sono associati a una riduzione della diarrea legata all’uso di antibiotici, ma servono ulteriori ricerche per determinare quali probiotici siano associati a maggiore efficacia e per quali categorie di pazienti in trattamento con specifici antibiotici. ( Xagena2012 )

Hempel S et al, JAMA 2012; 307: 1959-1969


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Una specie velenosa che viveva nell'Oceano Indiano è migrata nel Mediterraneo e ne sta risalendo le coste. Un esemplare è stato pescato nelle acque di Dubrovnik. 


I mutamenti del clima stanno spingendo verso nuovi lidi le specie animali, anche quelle pericolose: il "Croatian Times" rende noto che nei fondali di Dubrovnik, vicino all'isola di Jakljan, è stato pescato un esemplare di "Lagocephalus sceleratus", un pesce della famiglia dei Tetraodontidi che normalmente vive nell'Oceano indiano ed è fortemente velenoso. Nel Mediterraneo, il primo esemplare della specie (che deve il suo nome latino proprio alle terribili conseguenze che può avere sull'uomo) era stato segnalato nel 2004 sulle coste di Antalya, in Turchia, quindi l'anno dopo dinanzi a Jaffa, in Israele, ed infine nelle acque dell'isola di Creta, nel 2006. 


Da allora lo "scellaratus", che con ogni probabilità è entrato nel Mediterraneo attraversando il canale di Suez, ha intrapreso la risalita dell'Adriatico, le cui acque sono meno profonde e generalmente conservano temperature più alte. E' un pesce tozzo e cilindrico, con striature argentee sul dorso ed il ventre nero che, da chi non conosce le specie marine, potrebbe essere scambiato per uno scorfano. Nel 2006 due persone in Libano e Israele rimasero gravemente intossicate dalla tetrodoxina che è presente nelle sue carni. Una potente neurotossina alla quale non si conoscono antidoti, agisce sul sistema nervoso. 

Fonte: http://www.globalist.it

 

 

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Le proprietà della frutta autunnale

Frutta autunnaleL’autunno porta con sé una grande varietà di frutta di stagione, squisita e ricca di proprietà beneficheuvamele, frutti di bosco, castagne, pere, mandorle, fichi, melograno, arance,mandarini… l’astuccio dei colori e dei sapori è completo! Vediamo insieme qual è la frutta autunnale e quali sostanze beneficheapportano al nostro organismo.




Uva: calorie e proprietà

  • Calorie: 69 kcal
  •  Grassi: 0.16 g
  • Carboidrati: 18.1 g
  • Proteine: 0.72 g
  • Fibre: 0.9 g
  • Zuccheri: 15.48 g
  • Acqua: 80.54 g
  • Amido: 0 g
  • Ceneri: 0.48 g

In autunno l’uva è la regina indiscussa delle nostre tavole, bianca o nera, è una vera miniera di virtù. È costituita principalmente da acqua, ed è ricca di polifenoli,flavonoidi e potassio. La buccia, inoltre, contiene una sostanza con una spiccataazione antiossidante e antinfiammatoria, il resveratrolo. L’uva è un frutto molto digeribile, diuretico e leggermente lassativo.

Essendo particolarmente zuccherina l’apporto calorico è notevole, ed è sconsigliata per chi soffre di diabete, ma anche per i bambini molto piccoli per via della cellulosa contenuta nella buccia, che può causare problemi di digestione.

Melograno: calorie e proprietà

  • Calorie: 83 kcal
  • Grassi: 1.17 g
  • Carboidrati: 18.7 g
  • Proteine: 1.67 g
  • Fibre: 4 g
  • Zuccheri: 13.67 g
  • Acqua: 77.93 g
  • Ceneri: 0.53 g

Il melograno è conosciuto sin dall’antichità per le sue proprietà benefiche, virtù che hanno trovato riscontro anche nelle moderne ricerche scientifiche. Il melograno haproprietà antibatteriche, è un nemico acerrimo della tenia, ma soprattuttoantiossidanti, che ostacolano la formazione dei radicali liberi. Alcuni studi, inoltre, hanno dimostrato come questo frutto eserciti anche un’azione gastroprotettiva.

Arance: calorie e proprietà

  • Calorie: 47 kcal
  • Grassi: 0.12 g
  • Carboidrati: 11.75 g
  • Proteine: 0.94 g
  • Fibre: 2.4 g
  • Zuccheri: 9.35 g
  • >Acqua: 86.75 g
  • Ceneri: 0.44 g

Le arance sono tra gli agrumi più diffusi al mondo. Esistono davvero moltissime varietà (attualmente se ne contano circa 400!) e di questo frutto non si butta via nulla, nemmeno la buccia, che viene impiegata per fare liquori e canditi. Le arance sono un’ottima fonte di vitamina C, che aiuta a rafforzare il nostro sistema immunitario, ma anche di potassio, utile per prevenire l’ipertensione arteriosa.

Mandarini: calorie e proprietà

  • Calorie: 53 kcal
  • Grassi: 0.31 g
  • Carboidrati: 13.34 g
  • Proteine: 0.81 g
  • Fibre: 1.8 g
  • Zuccheri: 10.58 g
  • Acqua: 85.17 g
  • Amido: 0 g
  • Ceneri: 0.38 g

mandarini, come le arance, sono ricchi sia di vitamina C, utile per prevenire il raffreddore, che di potassio. Esistono diverse varietà. Sapevate che dalla sua buccia si estrae un olio essenziale in grado di combattere ritenzione idrica? Essendo una buona fonte di fibre, favorisce il benessere dell’intestino.

Cachi: calorie e proprietà

  • Calorie: 70 kcal
  • Grassi: 0.19 g
  • Carboidrati: 18.59 g
  • Proteine: 0.58 g
  • Fibre: 3.6 g
  • Zuccheri: 12.53 g
  • Acqua: 80.32 g
  • Ceneri: 0.33 g

cachi non sono soltanto incantevoli da vedere, ma vantano proprietà benefiche davvero eccezionali, soprattutto per la loro azione depurativa. I cachi sono costituiti principalmente da acqua, ma sono ricchi di potassio, vitamina A, C ed E. grazie all’alto contenuto di zuccheri, che fa lievitare l’apporto calorico, sono frutti molto energetici, non a caso sono indicati per chi soffre di inappetenza e stress psicofisico. Sono ricchi di betacarotene, una sostanza antiossidante, e svolge un ruolo depurativo su fegato, milza e pancreas.

Castagne: calorie e proprietà

(castagne arrosto)

  • Calorie: 245 kcal
  • Grassi: 2.2 g
  • Carboidrati: 52.96 g
  • Proteine: 3.17 g
  • Fibre: 5.1 g
  • Zuccheri: 10.6 g
  • Acqua: 40.48 g
  • Ceneri: 1.2 g

Che autunno sarebbe senza le castagne? Eh si, perché questi frutti, assieme all’uva, fanno parte dell’immaginario collettivo. Le castagne sono una vera miniera di potassio e fibre, ma anche di acido folico, consigliato soprattutto in gravidanza per la sua azione preventiva contro le malformazioni del feto. Sono frutti particolarmente energetici e non sempre digeribili a causa dell’alto contenuto di amido. Quindi è bene non abusarne e cuocerle bene prima di consumarle. Inoltre, sono prive di glutine, quinidi sono adatte anche ai celiaci.

Fonte: dietaland.com


 

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Bevande indistrialiSe facciamo un frullato di mela c’è lo zucchero della mela, però la nostra legge permette di scrivere “senza zucchero” sulla confezione, senza specificare che si tratta dello zucchero aggiunto

Nelle scorse settimane si è discusso dell'idea del governo di tassare le bevande zuccherate. Ma che rischi comportano, in realtà, queste bevande. Lo abbiamo chiesto ad diabetologo Alberto Bruno, autore di "Il diabete si combatte al supermercato".

Mi chiamo Alberto Bruno e sono il diabetologo dell'azienda sanitaria della Città della salute della scienza di Torino, mi occupo di diabete da oltre 30 anni. Nelle ultime settimane si è discusso molto dell'iniziativa del Ministro della Salute di tassare le bevande zuccherate. Bene, questo è un problema molto delicato e importante, tant'è vero che già nel libro che ho scritto con Marco Accossato, "Il diabete si combatte al supermercato" (edito da Vallardi), nel capitoletto sul banco delle bevande, è stato affrontato questo problema.

Perché nelle bevande ci sono spesso delle calorie nascoste e queste calorie nascoste sono, soprattutto, dovute all'aggiunta di zuccheri, alla presenza di zuccheri già naturalmente contenuti nelle varie bevande. Se facciamo un frullato di mela c'è lo zucchero della mela, però la nostra legge permette di scrivere "senza zucchero" sulla confezione, senza specificare che è lo zucchero aggiunto che si intende. Quindi il "senza zucchero", le bevande light o comunque a basso contenuto calorico, intendono non zucchero aggiunto. E ciò non esclude tutti gli zuccheri che sono già presenti.

Il discorso ancora più importante per le bevande light dove lo zucchero è sostituito dai dolcificanti, sulla cui sicurezza non abbiamo ancora delle grandi certezze. Quando si ha sete l'unica bevanda che toglie effettivamente la sete e per la quale non ci sono limitazioni o controindicazioni assolute per chi ha il diabete e per chi il diabete non ce l'ha è l'acqua.

Bere bevande zuccherate è un modo non naturale per dissetarsi e aumenta in maniera sensibile il contenuto calorico quotidiano. Dunque, se noi facciamo fatica a mantenere il nostro peso e cerchiamo in tutti i modi di contenere la quantità di pasta o di pane e poi beviamo due bicchieri di succo di frutta durante la giornata, introduciamo quantità di calorie importanti che vanificano gli sforzi poi di saltare il panino o di mangiare solo la fetta biscottata.

Autore: Alberto Bruno / Fonte: cadoinpiedi.it


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- Maria Ferdinanda Piva -

Un saggio pubblicato pochi giorni fa su una rivista scientifica certifica la crisi profonda (direi quasi lo stato pre comatoso) del modello di agricoltura che va per la maggiore negli Stati Uniti: quello basato sull’impiego di colture Ogm resistenti ai diserbanti o in grado di produrre tossineletali per gli insetti.

I colossi biotech promettevano che l’impiego di questi Ogm avrebbe ridotto l’uso, rispettivamente, di diserbanti e di insetticidi: e così in effetti è stato dal 1996 (data dell’immissione sul mercato delle prime colture Ogm) fino al 2001, dice lo studio. Poi però il vento è cambiato, è radicalmente cambiato e dal 1996 al 2011 l’impiego complessivo di pesticidi (diserbanti e insetticidi) è aumentato negli Stati Uniti del 7%.

Motivo? La comparsa di erbacce resistenti ai diserbanti e di insetti che banchettano allegramente sulle colture modificate in laboratorio apposta per stecchirli.

Lo studio, a firma di Charles M. Benbrook, è stato pubblicato la settimana scorsa sulla rivista scientifica Environmental Sciences Europe.

E’ molto articolato. Prende in esame le tre colture più diffuse negli Usa (cotone, soia, mais), la relativa gamma di Ogm resistenti ai diserbanti o in grado di produrre insetticidi, la quantità di diserbanti ed insetticidi usati anno dopo anno dagli agricoltori americani.

La performance peggiore è quella della soia Ogm resistente ai diserbanti: in realtà l’impiego di diserbanti è aumentato in modo particolarmente massiccio. Hanno dato invece i migliori risultati alcune colture in grado di produrre tossine insetticide: in effetti l’impiego degli insetticidi è lievemente diminuito. Lievemente: non certo a sufficienza per compensare il maggior uso di diserbanti.

Il punto, afferma lo studio, è che l’impiego a tappeto delle colture Ogm ha sottoposto erbacce e insetti dannosi a una fortissima pressione selettiva: o adattarsi, o morire. E si sono adattati.

Secondo l’autore, non consentirà di risolvere la crisi nemmeno l’impiego di Ogm resistenti a diserbanti come il 4,3-D, che sono ancor più potenti di quelli, tipo il Roundup, ora comunemente abbinati alle colture geneticamente modificate.

Infatti si produrrà nuovamente il medesimo meccanismo, già ci sono alcune avvisaglie che si stia mettendo in moto. E dosi ancor più massicce di veleni saranno sparse sui campi e nell’ambiente.

Su Environmental Sciences Europe gli impatti delle colture geneticamente modificate sull’impiego di pesticidi negli Stati Uniti

Foto

Via Ecoalfabeta

Fonte: 

http://blogeko.iljournal.it/2012/la-coltivazione-di-ogm-ha-fatto-aumentare-del-7-limpiego-di-pesticidi-negli-usa/70869

 

 

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Ma secondo l’Adoc sono 9 milioni i connazionali che dicono “no” alla carne. Per quale ragione? Rispetto dell’ambiente e salute personale. E in futuro il vegetarismo potrebbe essere un obbligo più che una scelta

- di Simona Regina -

Niente bistecche nel piatto. E nemmeno brodetto di pesce o frittura di calamari. In Italia il 3,1% della popolazione segue una dieta vegetariana e lo fa per il bene degli animali, per una questione di rispetto nei confronti dell’ambiente o per motivazioni salutiste. In particolare, secondo gli ultimi dati Eurispes, nel 43,2% dei casi la scelta è legata ai benefici per la salute. Il 29,5 % di chi rinuncia a carne, insaccati e pesce, invece, lo fa per questioni animaliste. Mentre il 4,5% lo fa in nome dell’ambiente: per ridurre lo spreco di risorse naturali e l’impatto che la produzione della carne ha sul pianeta.

Tra i circa 2 milioni di italiani che dicono no alla carne (sono molti di più secondo l’ Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori: circa 9 milioni), ci sono anche i vegani, che in nessun modo vogliono essere complici dello sfruttamento animale e così mettono al bando qualsiasi prodotto di derivazione animale, e non solo in cucina (uova, latte, latticini, miele, lana, pelle). Nella convinzione che non consumare prodotti animali sia più salutare sia per gli esseri umani sia per il pianeta.Se da un lato, infatti, si ritiene che le diete vegetariane ben bilanciate siano adatte a qualsiasi età epossano contribuire a contrastare alcune malattie (dall’ipertensione al diabete), dall’altro la questione alimentare del consumo individuale di carne sta assumendo sempre più un ruolo di primo piano sul fronte della sostenibilità ambientale. Nessun’altra attività umana, del resto, ha un impatto così grande sul pianeta come l’agricoltura (e l’intera filiera di produzione e distribuzione del cibo).

Ecco perché, come spiegano Peter Singer e Jim Mason nel libro Come mangiamo, non mangiare carne è una questione etica, perché siamo tutti consumatori di cibo e tutti subiamo in qualche misura le conseguenze dell’inquinamento prodotto dall’industria alimentare. Basti pensare che per produrre un solo chilo di carne di manzo si consuma tantissima acqua (circa 15mila litri), oltre che circa 7 chili di alimenti vegetali, e si immettono nell’atmosfera 36,4 chili di CO2. Almeno limitarne il consumo potrebbe essere, allora, un modo per ridurre l’impatto che l’allevamento intensivo di bestiame e la produzione di carne hanno sull’ecosistema, sia in termini di inquinamento che di sfruttamento di risorse (acqua in primis), al momento abbondantemente impiegate per far arrivare sui nostri piatti una bistecca.

Per una maggiore conoscenza dello stile di vita vegetariano, dal 1977 il 1 ottobre si celebra la Giornata mondiale vegetariana che dà il via al mese della sensibilizzazione vegetariana: una serie di incontri e iniziative in tutto il mondo per incoraggiare un’alimentazione all’insegna di frutta, verdura e legumi. E anche in Italia, da Alessandria a Palermo, non mancheranno workshop, mostre e conferenze a favore del vegetarismo.

Per esempio a Milano, l’Associazione Vegetariana Italiana propone fino al 31 ottobre Prendiamoli per la gola: degustazioni all’insegna della convivialità veg.

Qui l’ Huffington Post suggerisce 30 ragioni per diventare vegetariani. Ma convertirsi a una “dieta verde” potrebbe non essere più una scelta, ma una necessità per poter garantire nutrimento alla popolazione mondiale, che si prevede raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050. Ad annunciarlo è lo Stockholm International Water Institute (SIWI): se oggi otteniamo il 20% delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti di origine animale, è auspicabile che questa percentuale scenda almeno al 5% entro il 2050”. Altrimenti non ci sarà acqua sufficiente per produrre cibo per tutti, considerando che attualmente il settore agricolo è responsabile del 70% del consumo mondiale di acqua, e a farla da padrona è la produzione di carne: per produrre 1 chilo di riso ne servono circa 3mila litri. Cinque volte meno della quantità necessaria per produrre 1 chilo di carne. Una dieta ricca di proteine animali, insomma, comporta un consumo di acqua da cinque a dieci volte maggiore di una alimentazione vegetariana.

Fonte: http://life.wired.it/news/food/2012/10/01/giornata-mondiale-vegetariana-vegani-vegetarismo-adoc.html

 

 

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Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

 

Il nostro premier "golpista" Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

link correlati:

L’Ue e il governo Monti proscrivono anche la sovranità alimentare

Nove Semi (Navdania) – La Biodiversità di Vandana Shiva

L’Europa cancella le sementi tradizionali

Unione europea: dittatura delle sementi

Le Multinazionali della morte: L’uomo della Mon(santo) ha detto si!

Il codex alimentarius, la paura alimentare del nuovo millennio

Dove portano gli Ogm

L’Ue e la dittatura delle sementi

Il mondo secondo Monsanto

Autore: Italo Romano / Fonte: oltrelacoltre.com

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Allevamento

Le zoonosi, le malattie che sono trasmesse all'uomo dagli animali come l'aviaria o la tbc, ogni anno colpiscono direttamente o tramite contagi successivi tra uomo e uomo 2,5 miliardi di persone, uccidendone 2,7 milioni.

 

A dirlo è uno studio pubblicato dalla rivista Nature, secondo cui tra gli hotspot delle epidemie ci sono aree nei Paesi in via di sviluppo ma anche negli Usa e in Europa. Secondo lo studio coordinato dall'International Livestock Research Institute inglese, il 60% di tutte le malattie umane e il 75% di tutte le infezioni emergenti sono di origine animale.

La più letale è la brucellosi, malattia batterica che colpisce i bovini ma che si può trasmettere all'uomo, ma sotto osservazione ci sono anche quelle emergenti, come l'influenza aviaria, che potenzialmente possono espandersi in tutto il mondo.

ALIMENTAZIONE - «Le zoonosi sono uno dei pericoli maggiori per l'uomo - spiega Delia Grace, principale autrice dello studio -. Debellare le epidemie nei paesi più colpiti è cruciale per proteggere anche il resto del mondo. La domanda sempre maggiore di carne per l'alimentazione probabilmente aumenterà i rischi nei prossimi anni per molte patologie».

La classifica degli hotspot per le zoonosi vede ai primi posti Etiopia, Nigeria e Tanzania in Africa e India in Asia, ma anche la parte nord occidentale degli Usa, l'Europa occidentale con in testa la Gran Bretagna e il Brasile sono a rischio per le zoonosi emergenti, quelle cioè che hanno appena iniziato a infettare l'uomo, hanno una nuova virulenza o stanno diventando resistenti ai farmaci: «La differenza è che c'è una correlazione stretta tra povertà del Paese e effetti delle epidemie - spiegano gli esperti -.

In Occidente ci sono allevamenti intensivi e, come nel caso della mucca pazza, molti casi tra gli animali, ma la mortalità rimane bassa, al contrario di quelli più poveri».

Fonte: agenzia Ansa


 

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Secondo una ricerca dell'irlandese Athlone Institute of Technology presentata al congresso autunnale della Society for General Microbiology all'University of Warwick (Regno Unito), l'olio di cocco può aiutare nella lotta alle carie dentarie. Gli scienziati hanno scoperto che l'olio di cocco, trattato con enzimi digestivi, potra' diventare l'ingrediente di dentifrici e colluttori, contrastando l'effetto dei batteri che si annidano nel cavo orale, incluso lo Streptococcus mutans, uno dei principali microrganismi coinvolti nel metabolismo del saccarosio e tra le cause della formazione della carie. "L'integrazione nei prodotti per l'igiene dentale di enzimi modificati con olio di cocco - afferma Damien Brady, autore dello studio - potrebbe essere una valida alternativa agli additivi chimici usati oggi per la pulizia dei denti. In particolare perche' l'olio di cocco funziona anche a concentrazioni relativamente basse. Inoltre - conclude - con l'aumento della resistenza agli antibiotici è importante che la ricerca in questo settore sviluppi nuove strategie per combattere le infezioni microbiche del cavo orale".


 

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Trovata una correlazione tra consumo di latte e acne negli adolescenti.

All'Università di Harvard sono stati condotti tre studi che hanno messo in relazione la comparsa dell'acne negli adolescenti di entrambi i sessi con il consumo di latticini, attribuendo il problema al contenuto di ormone sessuale steroideo che si trova di solito nel latte vaccino (il naturale ormone presente nel latte, senza utilizzo di ulteriori ormoni nell'allevamento degli animali), in particolar modo nel latte scremato.

Di seguito riportiamo un video in cui il dottor Michael Greger tratta la questione, con la trascrizione in italiano del suo intervento subito sotto.

 

 

 

 


 


(Fonte: Skim Milk and Acne

Traduzione in italiano: Latte scremato ed acne

Lo Studio Nurses', condotto ad Harvard e pubblicato sull'autorevole rivista dell'American Accademy of Dermatology, finanziato in parte nientemeno che dal National Dairy Council stesso (NdT: l'organismo nazionale dell'industria lattiero casearia), ha evidenziato un'associazione tra assunzione di latte nell'adolescenza e la comparsa di una grave acne giovanile (diagnosticata da un medico).

Tale associazione è ancora più pronunciata nel caso di latte scremato rispetto ad altri tipi di latte e la causa potrebbe essere dovuta alla maggiore concentrazione di estrogeni del latte scremato.

I ricercatori, infatti, hanno trovato quindici ormoni sessuali steroidei nel latte disponibile in commercio e i livelli più elevati sono proprio nel latte scremato, rispetto al latte intero e a quello al due per cento.

Questo studio è stato condotto intervistando un certo numero di donne su cosa mangiassero molti anni prima, quando frequentavano le scuole superiori, ma la maggior parte non riusciva a ricordarlo.

Pertanto, l'anno seguente i ricercatori dell'Università di Harvard hanno deciso di studiare in modo più diretto la correlazione tra consumo di latte e acne nelle ragazze adolescenti, seguendo per alcuni anni seimila adolescenti di età compresa tra i nove e i quindici anni ed arrivando sempre allo stesso risultato, ovvero l'esistenza di un forte legame tra assunzione di latte ed acne.

Forse il problema riguarda solo le ragazze?

Per accertarsene, i ricercatori hanno deciso di effettuare uno studio nei ragazzi adolescenti e ancora una volta hanno trovato un forte legame tra l'assunzione di latte scremato e acne.

Questo non sembra dipendere da iniezioni dell'ormone bovino della crescita o da steroidi usati negli allevamenti, si tratta solamente del naturale contenuto del latte.

Non dobbiamo sorprenderci se il latte ha un contenuto cosi' alto di ormoni che stimolano la crescita, il latte in fin dei conti è fatto apposta per far crescere.

Traduzione a cura della dr.ssa Roberta Bichi

Fonte: www.scienzavegetariana.it

'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana'. Un'associazione non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori favorevoli alla nutrizione vegetariana, intesa in tutte le sue varianti (latto-ovo-vegetariana e vegana) e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali.


 

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