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PERCORSI FORMATIVI ancora non ben definiti e mancanza di criteri omogenei per l’erogazione di prestazioni professionali da parte dei medici seguaci di Samuel Hahnemann danneggiano 11 milioni di italiani. Senza contare gli oneri di registrazione troppo elevati previsti dal decreto Balduzzi. Insomma gli 11 milioni di cittadini che fanno legittimamente ricorso alle cure omeopatiche non sono tutelati. Ne è convinto il segretario della Commissione Sanità di PalazzoMadama,

Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl), intervenutonei giorni scorsi in un convegno in Senato organizzato dall’Associazione pazienti omeopatici e dedicato alle garanzie per i cittadini che si curano con l’omeopatia. Da non trascurare il riverbero che le leggi che disciplinano questo settore potrebbero avere
sul settore produttivo che sottende la disciplina dei simili. La filiera dell’omeopatia sostiene il Prodotto lordo con circa 180 milioni di euro deve oggi fare i conti con norme lacunose e talvolta ingiustificatamente penalizzanti per le imprese. Basta pensare alle regole che in base alla nuova legge di riforma
della sanità targata Balduzzi (in discussione al Senato) prevede un onere della registrazione molto più elevato che in passato e dunque in molti casi incompatibile con la prosecuzione dell’attività. “In questo scorcio di legislatura non ci resta che tentare di infilare nel decreto Balduzzi qualche emendamento che lasci almeno una traccia per chi verrà dopo e un segno di rispetto per i pazienti che si curano con l’omeopatia e che avrebbero certamentemeritato qualcosa di più sostanziale – avverte il senatore – a loro, che portano avanti una battaglia di civiltà e di democrazia, vanno le nostre scuse”.


Il parlamentare del Pdl precisa come “non si tratti né di stanziare risorse economiche, né di fare guerre di religione. Si tratta esclusivamente di superare un grave paradosso che si è creato: da un lato i prodotti omeopatici sono ormai da tempo riconosciuti come medicinali e sono presenti in farmacopea”. Nel mirino anche alcune palesi contraddizioni: Da un lato la disciplina della produzione e vendita che fa riferimento al Codice europeo dei medicinali, recepito in Italia con il decreto legislativo n. 219 del 2006. Dall’altro lato la metodica terapeutica che si avvale di questi medicinali e che è priva di disciplina e riconoscimento.
“La soluzione – conclude D’Ambrosio Lettieri – non può essere l’indifferenza, che lascerebbe spazio agli impostori,ma una valutazione seria del problema su cui invito ad una riflessione governo e parlamento, mentre rivolgo un apprezzamento particolare all’Aifa (agenzia italiana del farmaco) per la definizione di procedure di registrazione con percorso semplificato”. Et.Mau.

fonte: denaro.it


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