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hahnemann

 

E’ interessante leggere un altro punto di vista sul significato della malattia e del suo sviluppo. Per questo vi proponiamo questo estratto del testo: “Lezioni di omeopatia” 
di J. Tyler Kent

 

 “Chi è malato e deve recuperare la salute, è l’uomo, e non solo il suo corpo e i suoi tessuti. I sintomi dei malati non sono altro che il linguaggio della natura, che esprime con precisione, e mostra chiara come la luce del sole l’intima natura del malato. Con i metodi della medicina ufficiale è necessario che venga formulata una diagnosi prima che si possa stabilire una cura, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi non può essere formulata prima che gli effetti della malattia si siano resi evidenti; solo quando verranno colpiti gli organi si dirà che il corpo è affetto da malattia, ma in realtà la malattia era presente fin dall’inizio.


Tutto è solo questione di impostazione metodologica, o si prendono in considerazione i risultati della malattia, o già fin dall’inizio si prendono in esame le cause. Non c’è niente che esista senza una causa. Gli organi non sono l’uomo. L’uomo viene prima degli organi. Dal principio alla fine, la malattia e la cura devono seguire lo stesso ordine: dall’uomo agli organi e non viceversa. Si ha quindi il dovere di guarire non solo gli effetti della malattia, ma la stessa malattia. Le modificazioni tissutali riguardano il corpo e sono l’effetto della malattia, non sono la malattia. Disse una volta Hahnemann: non esistono malattie, ma solo malati. Chi ritiene che i risultati della malattia siano la stessa malattia e si aspetta di sopprimere la malattia rimuovendo quelli, è privo di senno. Ogni persona ha la malattia che aveva quando è nata. Le cose che è possibile vedere, come le modificazioni dei tessuti hanno un’importanza minima nella scelta della cura, al contrario, quando si percepisce nel paziente, il suo modo di muoversi e di agire, le sue funzioni e sensazioni, sono altrettante manifestazioni di quello che si sta svolgendo nell’economia interna dell’organismo. Una condizione di disordine manifesta all’uomo la propria natura attraverso i segni e i sintomi, ed è su questi che deve basarsi la cura. Le alterazioni dei tessuti non indicano il rimedio e perciò dobbiamo imparare ad osservare i sintomi che precedono l’anatomia patologica, a risalire all’inizio vero e proprio. Se non sappiamo niente dell’inizio della malattia, non possiamo curare gli esiti di essa in modo intelligente.  
Hahnemann aveva indicato con energia vitale, un’unità di azione presente nell’intero organismo. Nella prima edizione del suo Organon scriveva: deve esistere, in medicina, un principio di guarigione; l’intelligenza ne ha il presentimento. L’armonia è il risultato del principio o legge.
La causa vera delle malattie è da attribuirsi esclusivamente alla rottura dell’equilibrio di questa energia vitale. Ciò che rivela all’esterno i segni e i sintomi della malattia è un disordine delle attività dell’uomo interiore, una mancanza di equilibrio. Il principio vitale immateriale, la sostanza semplice pervade l’organismo in ogni sua parte: nello stato di malattia l’organismo è invaso dal disordine, in ogni sua cellula e in ogni sua parte.

Proprio in concomitanza con l’inizio di questo sconvolgimento si hanno delle modificazioni nelle sensazioni che consentono all’uomo di riconoscere tale inizio, inizio che si verifica molto prima di qualunque alterazione oggettiva visibile del corpo. Se nella parte interna dell’uomo non agisse nessun influsso perturbatore, l’uomo non presenterebbe mai alcun sintomo. Quando tutte le funzioni vengono esplicate nell’ordine più perfetto, non si ha coscienza del proprio corpo, questo significa trovarsi in una condizione di libertà.

Quando l’individuo non si trova in una condizione di libertà, dice: sento. Questo disturbo proveniente dalla causa invisibile provoca modificazioni delle sensazioni e delle funzioni corporee. Non c’è nulla che l’uomo possa avvertire e che sia privo di finalità, perché nell’universo non esiste niente di inutile. Perciò queste sensazioni morbose rivelano l’esistenza di un disordine. Quasi tutte le condizioni dell’organismo umano che vengono definite malattie, nei trattati medicina, non sono malattie, bensì risultati di una malattia. Per curare una persona bisogna ripercorrere la sua storia e trovare i sintomi che la rappresentano in una condizione di malattia, non i sintomi che rappresentano i tessuti in una condizione che è il risultato della malattia. Tutte le malattie curabili sono accompagnate da segni e sintomi che servono a farle riconoscere; lo scopo di questi è di simboleggiare la condizione di disordine della forza vitale all’interno dell’uomo, affinché il terapeuta possa leggerla e comprenderne la natura. Questa rappresentazione simbolica in un’epoca di ignoranza, e di materialismo, è come erba seminata in un terreno pietroso: non c’è nessuno che sia in grado di capire e di afferrare il significato di tali rappresentazioni. Il quadro della malattia è sempre presente, già formato, sempre in attesa di una persona abbastanza intelligente da osservarlo e da intenderne il significato. Tutte le malattie note all’uomo esistono inizialmente nella forma della sostanza semplice, di qualcosa di invisibile che non può essere scoperto attraverso analisi o al microscopio. La causa della malattia è nota solamente dagli effetti della stessa malattia. Tutto ciò che può essere visto, osservato al microscopio è solo un esito finale, un risultato.

E’ impossibile che si verifichi una malattia nelle sue manifestazioni soggettive e oggettive se non attraverso una trasformazione dinamica, energetica. Il disordine vitale può essere trasformato in ordine solo per mezzo di una forza simile, come qualità, alla forza vitale. Ecco perché solamente i rimedi energetici sono in grado di guarire la vera causa delle malattie. I comuni medicamenti ponderali (non energetici) agiscono solamente sul piano dei tessuti e sugli effetti patologici: essi non possono che interessare gli effetti, le conseguenze della malattia. E’ questo il motivo per cui, necessariamente, l’uomo può essere curato esclusivamente con medicamenti attenuati fino ad essere simili alla natura o alla qualità della causa patogena. Più la similitudine sarà perfetta fra i sintomi del medicamento e quelli del malato, più il risultato terapeutico sarà ideale. L’unico metodo che consenta di applicare vantaggiosamente i medicamenti alla malattia è il metodo omeopatico.
Constatiamo giornalmente come gli altri metodi non abbiano nessun potere di ottenere risultati permanenti. Con questi sistemi vengono effettuate modificazioni nell’organismo e modificazioni nel quadro sintomatico, ma non una guarigione permanente, poiché essi tendono semplicemente a instaurare un’altra malattia, spesso più grave della prima, senza però estirpare la prima. I fenomeni di guarigione dipendono interamente da una legge fissa, cioè dalla legge dei simili, che è la legge fondamentale dell’Omeopatia, così concepita: per ottenere la guarigione di una malattia con l’aiuto di agenti medicamentosi è opportuno somministrare a dose minima, il medicamento che, somministrato in dosi più forti a un individuo sano e sensibile gli provoca uno stato simile a quello che presenta la malattia da trattare. In tutti gli altri casi non si tratta affatto di guarigione, bensì di soppressione.

Un esempio può essere il caso della ragazza che abbia perso la madre e di conseguenza stia male, sia depressa, pianga sempre e sia divenuta malinconica. Ecco il trattamento allopatico: su, avanti, non hai niente, perché non ti fai coraggio, non cerchi di reagire? Queste frasi hanno il solo effetto di precipitarla in uno stato di malinconia ancora più profondo. Si provi ad applicare il trattamento omeopatico: si assuma un’infermiera che possieda buone qualità di attrice e che abbia avuto lo stesso dolore e le si chieda di recitare una gran scena di disperazione all’altro capo della stanza. Poco dopo la ragazza dirà: mi sembra che lei provi il mio stesso dolore, allora mi potrà capire. E così tutte e due si disperano insieme e con il pianto comune il dolore si estingue.”

Autore: Massimo Morena

fonte: http://www.benesserementecorpo.it/

 

 


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