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“Nuova Visione”

D.ssa Gloria Alcover Lillo
SCUOLA ITALIANA HAHNEMANNIANA PS.ORTEGA
Fondatrice e direttrice accademica
Via Scanaroli, 73, 1° piano int. 6
41100 Modena MO

  • Energia Vitale o Campi Elettromagnetici Intra-Meta-Cellulari
  • Per una nuova pubblica opinione sulla salute
  • Perché certi medici omeopati dicono che non si possono mischiare le terapie omeopatiche con quelle allopatiche?
con la collaborazione di Spartaco Peviani , Rinaldo Vargas e di    www.omeopatianet.it

 

Per concludere questo primo percorso d’approfondimento della visione della medicina omeopatica circa la salute, la malattia e la guarigione, centrato da settembre nell’esposizione del concetto di totalità dinamica, ci soffermeremo ancora sul concetto dell’Energia Vitale, pur se abbiamo già visto a più riprese che il Principio Vitale è il Principio Unitario Direttivo attraverso il quale le parti della totalità sono dinamicamente connesse. E’ proprio nel contesto di questo dinamismo che le disfunzioni, eppure le lesioni localizzate, esistono.

 

Questo concetto dell’energia vitale, nella medicina omeopatica considerato causa efficiente di qualunque movimento della vita attraverso un corpo visibile e vivente, è per la medicina convenzionale radicata nella “identificazione circoscritta della malattia” una sorta di “superstizione da escludere”. Essa, infatti, si occupa prevalentemente delle lesioni “dimostrabili” e quindi “localizzabili” mediante tecniche di laboratorio e misurazione e ciò che non è reperibile con le tecniche disponibili non viene considerato.

Tale approccio d’esclusione e d’evidenza misurabile è la ragione per cui se un paziente dichiara di aver sofferenze morali forse viene riferito allo psichiatra con la stessa convinzione che potrebbe essere riferito agli appositi sportelli per un’ecografia di reni o del fegato, qualora i sintomi siano riferibili a tali organi. Ugualmente i farmaci della prassi ufficiale hanno sempre l’intenzione terapeutica di compensare disordini organici, siano essi intestinali o cardiaci oppure cerebrali.

Scartando il livello dell’energia vitale, dove agisce il dinamismo morboso, il piano di guarigione di questa prassi “localizzatrice” consiste prevalentemente nella rimozione fisico-chimica e/o meccanica dell’elemento considerato negativo senza concepire una possibilità di stimolare la totalità dinamica del malato in modo che sia in grado di ristabilire l’equilibrio che gli appartiene e, in questo modo, permettendo che l’uomo possa esistere in ogni momento come un tutto. 

La scoperta e dimostrazione che la malattia è un dinamismo morboso che comprende la totalità del soggetto nasce con l’Omeopatia, quando, attraverso la sperimentazione delle sostanze drogali sull’uomo sano, si fa evidente che l’uomo che riceve uno stimolo alieno alla sua naturalezza immediatamente altera tutto il suo modo di funzionare, fisico e mentale, secondo la natura stessa dello stimolo. Mettiamo il facile esempio del caffé. Un eccesso di caffé provoca coliche intestinali, diarrea urgente e allo stesso tempo provoca eccitabilità, tremori, ideazione eccessiva, fretta nel fare ogni cosa, stato d’impazienza, piacere per gli affari, sudorazione fredda, difficoltà di respiro, irascibilità, pianto per piccole cose, spasmi muscolari, orinazione frequente, tachicardia, dolore acuti nella zona lombare e via dicendo. Lo stimolo alieno, nel nostro caso l’eccesso di caffé, provoca dunque evidentemente un “modo di essere” della persona che dura il tempo che si protrae l’effetto dello stimolo. Terminato l’effetto, la persona torna alla sua normalità, a volte anche dopo un breve periodo di contro-reazione che è un momento in cui si manifesta giusto l’opposto, vale a dire stanchezza, stitichezza, torpore mentale, perdita del tono muscolare. 

In questo modo si potrebbe analizzare ogni stimolo di qualunque natura, sia d’origine minerale, vegetale, animale oppure imponderabile come i raggi lunari ed altri. In un simile senso di totalità agisce pure qualunque medicamento omeopatico prescritto secondo quanto richiesto dalla medicina e dalla farmacopea omeopatiche. Possiamo dunque osservare, attraverso un esempio banale, che la vita dell’individuo, sia in stato di salute che di malattia, si manifesta come un tutto inscindibile. Un quadro sintomatico comprende, infatti, sintomi dominanti, caratteristici, straordinari, peculiari e rari in una gerarchia di richiesta d’aiuto per riavviarsi verso il ristabilimento del suo equilibrio.

A questo punto si capisce che la malattia non è psicosomatica, come volendo dire che va dalla mente al corpo. A questo punto osserviamo che l’individuo è una totalità organizzata che reagisce all’unisono in ogni momento esistenziale. Si capisce, inoltre, che la “causa efficiente” della sua alterazione si stabilisce nella dimensione ultramolecolare della totalità dell’individuo, vale a dire a livello dell’energia vitale. Ciò si dimostra con le scoperte della fisica quantistica relative allo spazio reale-irreale del continuo movimento dell’essere vivente.

Questa cosiddetta Energia Vitale nel linguaggio dell’800, è quella che oggi identifichiamo come campi elettromagnetici intra-meta-cellulari che determinano il funzionamento dell’organismo e, in conseguenza, sia il suo benessere che il suo malessere. Questi stati sono percepibili a noi attraverso una varietà di mezzi, dai nostri occhi, che raccolgono ogni comunicazione non verbale ed ogni segno semiotico, alla comunicazione verbale e attraverso l’informazione afferente al paziente raccolta dallo strumentale tecnico a disposizione.

 

Per una nuova pubblica opinione sulla salute

 

A novembre dicevamo che per fortuna, la Forza Vitale retta da un sano Principio Vitale tende ad un equilibrio e s’impegna anche nella divulgazione della propria visione dei fatti. Questa è la ragione per cui questo cosiddetto spazio per una nuova pubblica opinione, è autonomo dalla fabbrica dei consensi e non segue l’ultimo grido del settore. Nella ns. libera scelta, la riflessione oggi non gira attorno al passaggio nel calendario, ma, per rimanere in tema, intorno all’Energia Vitale, il bene che dovrebbe esserci più caro perché costituisce il capitale imprescindibile per vivere. 

Le crisi energetiche si configurano in diversi strati e in funzione dei modelli ideologici produttivi o di performance sottostanti. Il rinnovamento o privazione definitiva delle energie utilizzate dipende delle fonti scelte e anche dal modello. In questo contesto di ragionamenti, il costo del lavoro è una variabile del costo della riproduzione dell’energia necessaria perché l’uomo possa svolgere le sue mansioni. Una visione, certamente, assai fatta da chili e sconti. L’Occidente sente il peso del costo del lavoro, fa ricerca, sperimenta nuove modalità produttive per abbattere tale costo. La vita in Occidente ha bisogno di più denaro per riprodursi perché il costo del lavoro è alto e ciò fa sì che tutto sia più caro, ma ha bisogno di più non soltanto in quanto necessario, ma, fondamentalmente, in quanto eccedente.

Rincorrere questo modello di sviluppo porta ad un accentuarsi della crisi energetica, dei rifiuti e anche degli SQUILIBRI. La crisi energetica, la crisi dei rifiuti c’indicano invece che bisogna PRODURRE EQUILIBRIO. Oltre ai nuovi criteri per la gestione del flusso delle informazioni, della produzione e distribuzione delle merci, della conoscenza, dello stato e via dicendo, bisogna sviluppare il management della salute con nuovi criteri. Quali sono allora gli elementi che concorrono alla salute e che bisognerebbe gestire? Come si potrebbero stabilire questi nuovi criteri della gestione della salute? Forse si potrebbe partire dal riconoscere ciò in cui la salute consiste: un equilibrio dell’energia vitale. L’energia vitale costituisce, dunque, il capitale della vita. Ma sappiamo identificare bene cosa sia l’energia vitale? Forse ancora dovremo ritornare sull’argomento. Intanto, facendo due conti, non è con campagne di marketing sul costo dei globuli né contando il numero di granuli che si abbatte il costo della vita MA PRODUCENDO EQUILIBRIO. Ci auguriamo che gli imprenditori del “genere merceologico omeopatia” inizino a prenderne consapevolezza.

FAQ

 homeopathy bottle

Perché certi medici omeopati dicono che non si possono mischiare le terapie omeopatiche con quelle allopatiche?

Si possono mischiare, ma non si devono per il semplice fatto che viene ostacolata l’ottimale reazione della forza vitale del paziente, dalla quale deve prendere l’avvio la reazione di guarigione o di restituzione dell’equilibrio possibile. Quando il paziente viene alla visita, mostra già un quadro sintomatico “selezionato” nel modo più chiaro e preciso per richiedere l’aiuto essenziale che gli consenta di ristabilire l’equilibrio che da solo non è in grado di fare. Tale impedimento dipende di solito dalla patologia cronica ereditata oppure da ostacoli più grandi da quelli che la sua semplice natura sia in grado di smuovere. Usare vari medicamenti o stimoli di natura diverse e dunque vari modi di modificare il funzionamento dell’organismo crea un caos nella risposta della Forza Vitale. Ciò che di solito capita è che la Forza Vitale sollecitata con sostanze di natura diverse risponda in modo confuso e/o meno potente. Se una stimolazione di questa natura plurale si prolungasse nel tempo si potrebbe portare il malato ad un grado di incurabilità temporale oppure definitiva.

Omeopatico è solo il rimedio più idoneo alla necessità del paziente. Questo rimedio unitario viene chiamato similimum. Non si deve confondere il rimedio omeopatico con il farmaco elaborato seguendo la farmacopea omeopatica. Un tale farmaco passa ad essere rimedio quando viene prescritto seguendo le necessità del paziente dal punto di vista della metodologia della medicina omeopatica.


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