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Quando ho sentito parlare per la prima volta delle possibili conseguenze catastrofiche della Direttiva Europea 2004/24/CE sull’industria dell’omeopatia e della medicina alternativa, non ci ho creduto molto, pensavo fosse un’esagerazione. Dopo aver approfondito invece e’ emerso che i timori erano potenzialmente fondati: l’Independent gia’ a Dicembre confermava che il 1 Maggio 2011 sarebbe stata applicata questa legge che di fatto avrebbe messo in crisi la produzione della maggior parte dei prodotti naturali attualmente presenti sul mercato.

Devo premettere che ho notato una carenza di informazioni ufficiali relative all’imminente implementazione di questa Direttiva, soprattutto sui media mainstream europei. Altre fonti ne parlavano ma il fatto che davano come data il 1 Aprile 2011, poteva far pensare alla bufala con effetto snowball. Un comunicato pubblicato in merito da Alliance for Natural Health su PRWeb sostiene che la questione e’ stata tenuta tranquilla di proposito: se questo fosse il caso, sta proprio a noi bloggers dare il dovuto rilievo a quelle notizie che i media tradizionali lasciano passare inosservate.

In Italia, il Corriere della Sera illustra in un bell’articolo del 2008 le possibili ripercussioni sulle comunita’ rurali dell’applicazione di questa legge, sottolineando che tanti prodotti usati a fini strettamente alimentari, incluse le tisane e le gli infusi, potrebbero diventare virtualmente irreperibili. Infatti, solo perche’ usate anche come rimedi naturali, molte piante dovranno essere soggette a dei rigidi e costosi controlli e questo comportera’ probabilmente una riduzione della varieta’ dei prodotti disponibili sul mercato. Heinrich Abraham, erborista e consulente presso il Centro sperimentale per l’agricoltura di Laimburg (Bolzano) ha detto in proposito:

«Bisogna prendere atto che avremo restrizioni e modifiche degli elenchi delle erbe che è possibile commercializzare. Già abbiamo tolto dalle liste predisposte dalla provincia alcune erbe quali l’iperico e l’arnica, ma ce ne saranno altre da eliminare come il luppolo, la verga d’oro, l’equiseto.»

Tante medicine omeopatiche difficilmente riusciranno a soddisfare i nuovi standard imposti, molto simili a quelli a cui sono soggetti le medicine chimiche tradizionali. Inoltre, i costi proibitivi dei nuovi test su tutti gli ingredienti utilizzati nei prodotti naturali - necessari per renderli a norma di legge - faranno anche si’ che gli unici a poterseli permettere saranno le grandi industrie operanti nel settore, mentre la maggior parte dei business medio-piccoli si trovera’ in seria difficolta’.

Si dice che molti rimedi che presentano un mix di erbe al posto di una sola probabilmente spariranno. Facciamo un esempio: se una persona decidesse di vendere delle saponette fatte artigianalmente contenenti aloe vera e olio dell’albero del the’, servirebbero almeno €200.000 per testare i due ingredienti utilizzati (€100.000- €120.000 ciascuno). E questo solo per un tipo di saponetta, se ne volesse vendere un’altra alla menta e salvia sarebbero altri € 200.000.

Questa nuova legge quindi probabilmente spingera’ i produttori a concentrarsi su un numero limitato di piante commercialmente gia’ affermate ed a dimostrare questa tendenza c’e’ il fatto che fino ad ora delle 79 licenze concesse, ben 27 riguardano le stesse erbe - Valeriana (15) ed Echinacea (12). Tra i rimedi naturali che sono considerati ‘in pericolo di estinzione’ invece compaiono:

  • Cascara sagrada: impiegata per stimolare l’intestino.
  • Crataegus monogyna (anche noto come Biancospino): usato per alleviare i dolori causati dall’angina pectoris.
  • Tabebuia impetiginosa: dalle proprieta’ anti-infiammatorie ed indicata per le infezioni.
  • Withania somnifera (anche nota come Ashwagandha): anti-infiammatorio usato per problemi di artrite e per rinforzare il sistema immunitario.
  • Epimedium grandiflorum: stimolante per la libido.
  • Filipendula ulmaria (anche nota come Olmaria): utilizzata per combattere l’acidita’ di stomaco, la diarrea e il mal di testa.
  • Scutellaria baicalensis: dalle proprieta’ antidolorifiche e rilassanti.

Un altro motivo di preoccupazione e’ che nessuna delle compagnie che hanno gia’ registrato le piante appartiene al ramo della medicina Cinese o Indiana (Ayurvedica), quindi si teme che i prodotti legati a queste tradizioni, nonostante siano tra le piu’ affermate e popolari al mondo, diventino praticamente introvabili in Europa. Uno dei requisiti che un’erba deve possedere per essere registrata infatti e’ che deve essere stato documentato il suo uso in Europa da almeno 30 anni, oppure da 15 in Europa e 15 in un altro continente.

Bisogna anche considerare che la difficolta’ nel trovare i rimedi naturali che fino ad ora sono stati liberamente venduti sia nelle erboristerie sia su Internet, potrebbe scatenare il boom di un mercato nero delle medicine alternative. Con la relativa messa in circolo di prodotti ancor meno controllati di quanto lo siano adesso si otterrebbe l’effetto opposto da quello voluto dalla Direttiva.

D’altra parte, la necessita’ di regolarizzare di piu’ questa industria e’ stata anche giustificata da episodi come quello di qualche tempo fa, citato da The Guardian, dove una donna inglese dopo essersi rivolta per problemi di acne ad un centro di medicina cinese, si e’ trovata non solo con una pelle splendida, ma anche con tre dialisi settimanali da fare a vita. Infatti una delle medicine a lei prescritte conteneva un’erba tossica, l’Aristolochia, che le aveva in poco tempo distrutto i reni, causato un tumore alle vie urinarie e provocato un infarto.

Nonostante questi episodi, l’Inghilterra stessa pero’ sembra aver gia’ trovato il modo di raggirare la Direttiva Europea. Infatti il governo britannico ha recentemente deciso di muoversi in favore della tutela di quelle persone che scelgono la medicina alternativa al posto di quella tradizionale, garantendo la disponibilita’ dei prodotti. Da notare che lì uno dei supporters piu’ noti delle terapie complementari e’ il Principe Carlo in persona.

E’ stato dunque approvato ieri da Andrew Lanley, responsabile del Ministero della Salute, un piano per creare un registro a cui tutti quelli che hanno a che fare con la produzione e la distribuzione di prodotti naturali dovranno iscriversi per legge. Le persone nell’albo avranno il permesso di vendere e/o prescrivere quei rimedi alternativi senza licenza europea che probabilmente spariranno in tempi brevi in tutto il resto del continente.

 

fonte: http://www.benessereblog.it/post/5852/la-medicina-alternativa-sopravvivera-alla-direttiva-europea-sui-prodotti-naturali

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