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I dati di vendita delle circa 16.000 farmacie italiane che fanno capo a Federfarma mostrano una flessione del consumo di farmaci per l'ADHD nel primo quadrimestre dell'anno in corso, rispetto allo stesso periodo del 2008. In particolare l'Atomoxetina (Strattera) subisce una flessione del 16,8% delle "dosi definite die" (DDD) e del 30,7% della spesa. Il Metilfenidato (Ritalin) fa registrare un -11% delle DDD e -9,9% della spesa. La notizia non ci dice a cosa sia dovuta questa festinatio verso la ragione. Noi pensiamo che questa flessione farmacologica sia il risultato di una perdita di credibilità di una visione dell'ADHD porosa, bucherellata ed aperta alle paure, alle ansie ed ai terrori. Questa fascinazione organicista dispensa dallo studiare il soggetto nella sua originalità, ma ha una sua intrinseca attrattiva perché sembra contenere molte cose in poco volume e promette molte cose in poco tempo. La notizia che viene da Federfarma ci sembra al contrario una vittoria, ancora parziale, di una medicina impermeabile alle voci di un mondo "incantato", popolato dalle fate e dai folletti del culto, a senso unico, dei recettori e dei neurotrasmettitori. L'uomo che si cela dietro questa notizia non è un uomo-massa: non è inerte, ha obiettivi di largo respiro, pone interrogativi, ha inquietudini, comprende quali sistemi complessi occorrano per determinare la natura di un disagio che si manifesta nel sintomo. Anche in questo modo si richiama in vita ciò che altrimenti resterebbe morto: l'uomo come soggetto e non oggetto al servizio della tecno-scienza.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

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