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SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA
ultimo aggiornamento 09 Novembre 2009
SCIENZE

Influenza, un business da 20 miliardi

VALERIO MACCARI

Un mercato da 20 miliardi di dollari, vendite garantite fino al 2010 e contratti blindati. Per le Big Pharma, le grandi multinazionali dell’industria farmaceutica, l’influenza A si sta rivelando un ottimo affare. Sull’onda del panico scatenato dal rischio pandemia, i governi di tutto il mondo hanno invertito la tendenza alla riduzione delle spese pubbliche sanitarie. E si sono lanciati in una vera e propria "corsa al farmaco", acquistando grandi quantità di vaccini e antivirali, sia per uso immediato sia per garantirsi riserve future. Il giro d’affari si allarga ulteriormente se tiene conto dei settori collaterali: la 3M, specializzata in mascherine sanitarie, nell’ultimo anno ha incassato 80 milioni di dollari, e la Roche ha visto aumentare i ricavi delle vendite di Tamiflu, che cura l’influenza "conclamata", da 10 a 990 milioni di franchi nel 2009.
Ma a beneficiarne di più sono le aziende che producono vaccini: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, CSL, Baxter e AstraZaneca, più una cinese (vedere box): hanno la capacità tecnica e produttiva per sostenere lo sviluppo e la commercializzazione dei vaccini, dividendosi un mercato di 2 miliardi di persone, coloro che secondo l’Oms hanno bisogno del vaccino quest’inverno. Le dosi di antiinfluenzale saranno vendute a un prezzo intorno ai 10 dollari l’una, e se le previsioni dell’Oms dovessero avverarsi, potrebbero fornire alle case produttrici una torta di 20 miliardi di dollari di ricavi.
Forse non molto se confrontato con gli 825 miliardi di dollari di fatturato complessivo previsti per l’industria farmaceutica nel 2010, ma in un periodo di stagnazione le entrate in più generate dalle vaccinazioni in massa sono fondamentali. «L’impatto positivo sui conti è rilevante», spiega David Brennan, Ceo dell’AstraZaneca. «Le aziende che producono antivirali e ancor più quelle dei vaccini sono favorite dalla fase attuale, e dall’aumento di spesa dei governi». Inghilterra, Francia e Australia hanno dichiarato di voler vaccinare l’intera popolazione, gli Usa almeno il 50% e l’Italia il 50/60%. La commissione Sanità del Senato ha stabilito che per il piano di vaccinazioni 200810 sono necessari circa 430 milioni quest’inverno (per 48 milioni di dosi, a 9 euro l'una) e 170 per il prossimo inverno, e ha fatto mettere queste cifre in Finanziaria. Nel mondo la spesa sarà di diversi miliardi. La GlaxoSmithKline ha già venduto in 22 paesi circa 440 milioni di dosi del suo vaccino Pandemrix, incassando 3,5 miliardi di dollari. A questi vanno aggiunti i 300 milioni di dollari ricavati da Relenza, farmaco antiinfluenzale già disponibile prima della diffusione del virus, ma che nel corso di quest’anno ha aumentato del 150% le vendite. Una boccata d’aria fresca per i conti della Big Pharma londinese, che ha annunciato per il terzo trimestre del 2009 il primo risultato positivo (ricavi in crescita del 15%) dopo 11 mesi di rosso. Le vendite si manterranno a livelli sostenuti fino all’inizio del 2010, portando altri 1,64 miliardi di dollari nelle casse della società già entro la fine di quest’anno.
L’ordinativo di 250 milioni di dosi commissionato dagli Usa (dove il virus è stato dichiarato emergenza nazionale) ha permesso anche alla francese Sanofi Aventis di ritoccare verso l’alto di un punto percentuale l’outlook del 2009, con una crescita stimata dell’11%. La società prevede infatti di portare in cassa, grazie al vaccino, 578 milioni di dollari entro la fine dell’anno e altri 500 milioni nel primo trimestre del 2010. Cifre simili per l’australiana Csl, che oltre a un contratto con gli Stati Uniti ha fornito 21 milioni di dosi al governo di Melbourne. Anche la svizzera Novartis ha annunciato previsioni di crescita. L’azienda, che ha già raggiunto accordi con 35 Paesi, fra cui l’Italia, e ha sottoscritto due contratti con gli Usa per 979 milioni di dollari, si aspetta di ricavare dal suo vaccino Focetria tra i 400 e i 700 milioni di dollari nel solo quarto trimestre del 2009. Per l’anglosvedese AstraZeneca, il mercato dei vaccini avrà un valore minimo di 120 milioni di dollari. «Abbiamo un contratto di fornitura con il governo americano per 12 milioni di dosi del nostro vaccino antiH1N1», spiega Brennan. «Ma se Obama acquisterà tutta la fornitura che abbiamo a disposizione, arriveremo a circa 500 milioni di dollari».
E’ probabile che avvenga questo perché, tra ritardi e disguidi, sono le aziende farmaceutiche a dettare le regole. Il processo di produzione dei vaccini è lento e difficile, e le dosi arrivano in ritardo e in quantità ridotta. Il centro per il controllo delle malattie americano attendeva per fine ottobre una prima tranche di 40milioni di dosi, ma ne sono state consegnate 10 milioni in meno. I governi, in attesa dei vaccini, non possono rescindere i contratti per posticipata consegna. Contratti che, vista l’emergenza, sono a volte poco ortodossi: è un esempio quello stipulato dal governo americano e SanofiAventis, firmato prima dell’approvazione del vaccino da parte della Fda statunitense. O quello italiano con Novartis, che ha sollevato i dubbi della Corte dei Conti, perché non solo non contiene nessuna penalità per eventuali ritardi nella consegna, ma obbliga il governo italiano a versare 24 milioni anche in caso di mancata autorizzazione del prodotto, come non meglio specificata "partecipazione ai costi".

http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/11/09/scienze/027influenze.html



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