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Studi clinici omeopatici

in allergologia ed otorinolaringoiatria

 

Fabrizio Moda, Rosamaria Caniato e Paolo Bellavite

Dipartimento di Scienze Morfologico-Biomediche e Osservatorio per le Medicine Complementari, Università di Verona

Leader for Chemist 10 (7): 4-17.

Introduzione

Dalla nascita dell’omeopatia, che risale alla fine del diciottesimo secolo, è sempre esistita una forte contrapposizione con la medicina convenzionale. Le maggiori critiche riguardano la presunta "assurdità" dell’effetto omeopatico, particolarmente dove le molecole di principio attivo sono così diluite, a volte ben oltre il numero d'Avogadro, da rendere impossibile non solo qualsiasi relazione dose-risposta, ma la possibilità stessa che possa avvenire un’interazione chimica con l’organismo. Sempre come critica, viene inoltre affermato che mancano dati certi sull’efficacia del farmaco omeopatico, mancano cioè tutta una serie di studi clinici controllati, atti a dimostrare inequivocabilmente l’attività di questi prodotti.

Parte di tali critiche sono basate su considerazioni teoriche, altre sulla difficoltà nel reperire informazioni aggiornate in questo campo. Si è già dimostrato come alcune affermazioni della tradizione omeopatica (principio di similitudine, effetti di alte diluizioni/dinamizzazioni) appaiano oggi, alla luce delle moderne conoscenze scientifiche, molto più plausibili di quanto apparissero dieci o venti anni fa (Bellavite and Signorini, 1995; Bellavite et al., 1997). Ciononostante, la "prova" scientificamente inoppugnabile di un effetto omeopatico sull’uomo si può raggiungere solo con studi clinici adeguatamente condotti. La scarsità di studi clinici su cui poter fondare un giudizio sicuro deriva sia da difficoltà oggettive della sperimentazione omeopatica, sia da una sterile chiusura storica dell’omeopatia verso la medicina accademica e viceversa, sia dalla dispersione dei vari studi finora fatti nei diversi tipi di omeopatia.

La più grande difficoltà nasce dal fatto che la concezione omeopatica classica rifiuta una definizione della malattia nosograficamente determinata a favore della sola sintomatologia, fisica e mentale. Per identificare il rimedio adatto, l'omeopata si basa ancor oggi prevalentemente sulla definizione di un quadro globale che tiene conto del "terreno" e delle caratteristiche peculiari di ciascun individuo. Di conseguenza, la stessa malattia può essere trattata con molti diversi rimedi a seconda anche di piccole differenze interindividuali e ciò rende difficile una valutazione di tale metodica paragonando gruppi omogenei di pazienti.

Le difficoltà metodologiche sono essenzialmente legate al processo di repertorizzazione; in uno studio in doppio cieco di medicina convenzionale, la mancanza d’effetto è sempre legata all’intrinseca incapacità di una molecola di agire su tutti i pazienti. È sufficiente somministrare il farmaco ed il placebo, valutando alla fine dello studio il grado d’efficacia del farmaco. In omeopatia, la mancanza d’effetto potrà essere attribuita o all’appartenenza al gruppo placebo o ad un errore tecnico nella repertorizzazione, che può essere compreso dal medico omeopata solo se non lavora "in cieco".

Per illustrare quanti diversi rimedi possano essere proposti dall’omeopatia per una stessa patologia, prendiamo come esempio la cura dell’asma, consultando un classico testo di omeopatia pediatrica (Granata, 1989). Innanzi tutto esiste Histaminum, un rimedio cosiddetto "di tessuto", perché si ritiene interferisca in modo aspecifico con le reazioni infiammatorie locali associate alle crisi di asma. Tuttavia, la scelta della terapia che si basa sulla "similitudine dei sintomi", ha la necessità di osservare attentamente tutte le caratteristiche del paziente, che contribuiscono a differenziare l’asma di un individuo da quella di un altro. Se le crisi di asma sono più frequenti prima della mezzanotte con difficoltà soprattutto inspiratoria, sarebbe probabilmente indicata Aralia racemosa; se insorgono intorno alla mezzanotte con respirazione difficoltosa durante l’espirazione: Sambucus; le crisi di mezzanotte sono accompagnate da tosse soffocante e rumorosa: Spongia; accessi d'asma possono comparire fra la mezzanotte e le 3 ed essere accompagnati da una forte agitazione: Arsenicum; possono comparire soprattutto fra le 2 e le 4 ed essere associati a forte debolezza: Kali carbonicum; possono essere presenti durante tutta la notte e peggiorare se il tempo è molto umido: Natrum sulfuricum. L’asma può migliorare nettamente al mare (Medorrhinum o Bromium), ma può anche peggiorare nettamente (Natrum sulfuricum); può insorgere prevalentemente all’inizio dell’autunno, provocata o aggravata dal tempo umido (Dulcamara). Nel caso soprattutto dei bambini è importante osservare se essi sono nervosi e molto tesi (Ignatia), se capricciosi, urlanti e piangenti al punto tale da provocare crisi asmatiche (Chamomilla), se molto timidi (Ambra grisea), se debilitati e molto freddolosi (Psorinum). La presenza di altri sintomi in forma marcata associati all’asma può indirizzare verso sensibilità diverse e quindi rimedi diversi: nausea (Ipeca o Antimonium tartaricum), sudori freddi (Lobelia o Spongia), alternanza di asma, raffreddore da fieno ed eczema (Psorinum o Arsenicum); alternanza di asma e manifestazioni cutanee (Sulfur o Rhus Toxicodendrum); alternanza di asma e diarrea notturna (Kali carbonicum). Vi sarebbero molte altre indicazioni, ma per brevità riteniamo che quanto riportato sia sufficiente a scopo esemplificativo di quanto sia difficile la prescrizione del rimedio omeopatico. Tutto ciò non semplifica di certo l’esecuzione di studi clinici controllati, anche se, in linea teorica, non si tratta di un impedimento assoluto: è possibile, infatti, repertorizzare il paziente, identificare il rimedio, quindi procedere alla randomizzazione in gruppi di trattati e di placebo.

Alcune difficoltà metodologiche sono state superate dall’omotossicologia di Reckeweg, dove l’uso di complessi specificamente predisposti per singola patologia (l’uso del concetto di patologia viene qui pienamente accettato), ha reso, come in medicina convenzionale, facilmente eseguibili i trial clinici. Questo metodo ha sicuramente semplificato la metodologia di prescrizione, avvicinandola alla concezione convenzionale, ma ha sollevato le critiche degli omeopati "ortodossi" che ritengono, non senza ragioni, che sia tradito il principio della prescrizione individualizzata e della cura globale della persona. Tuttavia, lo sperimentatore medico non si può fermare alle dispute dottrinali sia pur importanti e cerca sempre di ottenere le prove di efficacia di una qualsiasi terapia.

Anche nell’omeopatia classica, comunque, esistono delle eccezioni al lavoro di repertorizzazione individualizzato. Arnica montana, ad esempio, è considerata attiva nei traumatismi indipendentemente dalla costituzione dell’individuo e della sintomatologia associata. Ma altre sostanze si stanno imponendo all’attenzione il cui uso sembra possibile senza bisogno della repertorizzazione. Caulophyllum thalictroides nella riduzione del travaglio da parto, Galphimia glauca nella rinite allergica stagionale e autolisato di fegato e cuore di Anas barbariae nell’influenza, sembrano i più promettenti.

La mancanza di un’adeguata sperimentazione clinica non solo ha rallentato il progresso scientifico dell’omeopatia, ma ha creato grossi limiti all'integrazione di tale metodo terapeutico nei sistemi sanitari dei paesi più progrediti, impedendo un riconoscimento a tutti gli effetti come attività medica. Oggi non è più pensabile per un medico dire "le propongo la migliore cura possibile", il paziente dev’essere messo a conoscenza di tutti i possibili rischi e benefici che un tipo di cura comporta rispetto ad un’altra. L'obiettivo finale di ogni ricerca clinica è quello di porre il medico nelle condizioni di poter affermare "le propongo questa cura, perché è stato dimostrato essere la migliore nella sua condizione". Per ottenere questo risultato, l’omeopatia ha a disposizione una grande strada da percorrere ed è quella dello studio clinico controllato. Alcuni tentativi sono stati fatti in vari campi, come riportato ad esempio da Linde e coll. (1997). Sono stati ottenuti risultati positivi per l'omeopatia ma anche risultati negativi. Inoltre, si è aperto un dibattito sulla metodologia più adatta per effettuare studi clinici controllati di una terapia così complessa ed individualizzata come quella omeopatica. Il problema più grosso riguarda la conduzione in "cieco" della sperimentazione clinica, criterio essenziale richiesto per i farmaci convenzionali: difficilmente si riesce a portare avanti una cura omeopatica classica senza il "feed-back" di informazioni dal paziente al medico il quale, se non è a conoscenza del rimedio assunto dal paziente, si trova in grave difficoltà nell'interpretazione dei sintomi.

Di seguito riportiamo, con brevi cenni riassuntivi e seguendo un ordine cronologico, alcuni lavori che sono stati fatti in campo allergologico ed in generale nelle malattie dell’apparato respiratorio superiore (Tabella 1). Tali lavori rappresentano la maggior parte di quelli attualmente reperibili in letteratura su tali argomenti, anche se per ragioni di spazio non è possibile in questa sede esaurire l'argomento. Essi sono riportati come esempi significativi di un campo molto eterogeneo sia per quanto riguarda i tipi di farmaci usati che per quanto riguarda i disegni sperimentali. Inoltre, si deve notare, in accordo a quanto riportato anche da altri (Linde e coll, 1997), che la qualità degli studi clinici in omeopatia è generalmente medio-bassa, con qualche lodevole eccezione.

 

Tabella 1. Riassunto delle caratteristiche degli studi in allergologia e orl

Anno

Autore

Patologia

Tipo di studio

N° pz.

Tipo omeopatia

1985

Wiesenauer

Rinite allergica

Doppio-cieco

160

Clinica

1986

Reilly

Rinite allergica

Doppio-cieco

166

Isopatia

1987

Wiesenauer

Rinite

Doppio-cieco

132

Clinica

1989

Wiesenauer

Sinusite

Doppio-cieco

152

Complesso

1989

Zenner

Tonsillite

Schema libero

773

Complesso

1989

Sprenger

Rinite

Schema libero

65

Complesso

1990

Campbell

Asma allergico

Singolo-cieco

28

Isopatia

1992

Castellsagu

Asma allergico

Schema libero

26

Classica

1994

Weiser

Sinusite cron.

Doppio-cieco

155

Complesso

1994

Reilly

Asma allergico

Doppio-cieco

28

Isopatia

1994

Frase

Rinite

Schema libero

1090

Complesso

1994

De Lange

Riniti, tonsilliti

Doppio cieco

170

Classica

1997

Friese

Otite media

Controllato

131

Classica

1998

Miccichè

Rinite

Controllato

70

Complesso

1998

Kruse

Otite media

Controllato

155

Classica

1999

Matusiewicz

Asma allergico

Doppio-cieco

84

Complesso

 

Allergologia

Sono state prese in considerazione la rinite allergica stagionale e l’asma bronchiale allergico. Come è ben noto, tali malattie sono fortemente aumentate negli ultimi decenni. La prevalenza, ad inizio secolo stimata attorno all'1%, risulta oggi tra il 20 e il 25%. Questi dati inoltre, potrebbero essere fortemente sottostimati, data la bassa percentuale di persone che si recano dallo specialista per una rinite, ritenuta - a torto - una patologia secondaria. Il costo sanitario dell'atopia, è stimato in Europa in 45 miliardi di EURO.

La patologia allergica, pur non presentando la drammaticità di quelle cardiovascolari e neoplastiche, espone una grossa fetta della popolazione ad una netta diminuzione della qualità della vita, ben esemplificata nella sofferenza e nel rischio, che la forma più grave di allergia, l'asma, pone. Molti pazienti affetti da questo tipo di patologie si rivolgono anche alle medicine non convenzionali. Nonostante la popolarità dell'omeopatia nel campo delle allergie esistono ancora troppo pochi studi clinici controllati e quelli che esistono hanno disegni troppo eterogenei per poter dare un giudizio definitivo sull'efficacia di tale terapia. Tuttavia, da questo campo emergono già alcune interessanti indicazioni.

Wiesenauer e Gaus (1985), in una ricerca su 160 pazienti con rinite allergica stagionale, hanno utilizzato Galphimia glauca D6 senza repertorizzazione su tutti i pazienti considerati. Lo studio in doppio cieco randomizzato è stato eseguito su tre braccia, infatti oltre al classico gruppo verum e placebo, è stato aggiunto un terzo gruppo in trattamento con una diluizione di galphimia uguale alla D6, ma senza alcuna dinamizzazione, ottenendo quindi un prodotto non omeopatico, ma con la stessa concentrazione di principio attivo del farmaco in questione. Dopo un mese di trattamento, per quanto riguarda i sintomi oculari, le persone che hanno ottenuto un netto miglioramento sono state 28 su 35 (80%) nel gruppo omeopatico, 23 su 35 (66%) nel gruppo con la sola diluizione e 24 su 37 (65%) nel placebo. Per la rinite invece, sono nettamente migliorate 28 pazienti su 36 (78%) nel gruppo omeopatico, 18 su 35 (51%) nel gruppo con la sola diluizione e 22 su 38 (58%) nel placebo. Si tratta di un buon risultato per un unitario usato senza repertorizzazione, anche se gli stessi Autori non lo consigliano al di fuori di una classica prescrizione omeopatica. Da notare la sovrapponibilità di risultati nel gruppo placebo e nel gruppo trattato con la diluizione senza dinamizzazione.

Wiesenauer e Ludtke (1987). Altro studio sugli effetti di Galphimia glauca D 4 in doppio cieco randomizzato contro placebo, condotto su 132 pazienti con rinite allergica stagionale. Dopo 1 mese di trattamento, sono decisamente migliorati l’84.7% dei pazienti per i sintomi oculari e l’80% per quelli nasali nel gruppo verum e rispettivamente il 63.1% e il 68.8% in quello placebo. I test di significatività sono stati di p=0.017 per i sintomi oculari e p=0.13 (non significativi) per quelli nasali. Come nello studio del 1985, gli Autori confermano sia l’efficacia di Galphimia nella rinite allergica stagionale, sia la proponibilità di questa terapia solo dopo repetorizzazione, per minimizzare il numero di no-responders.Gli studi di Wiesenauer sono proseguiti anche in seguito ed il suo gruppo ha pubblicato parecchi lavori sull'efficacia della Galphimia (rassegna in: Wiesenauer and Ludtke, 1996).

Reilly et al. (1986) hanno fatto uno studio di importanza "storica" oltre che scientifica, essendo stato il primo lavoro che, per la serietà dell’esecuzione e per la pubblicazione su una notissima rivista internazionale ha suscitato vasta eco in tutto il mondo medico. Questo trial è stato eseguito su 166 pazienti con rinite allergica stagionale in doppio cieco randomizzato, usando un cocktail isopatico alla 30 CH dei 12 pollini maggiormente responsabili delle allergie in quel paese. Nel gruppo verum, dopo 5 settimane di trattamento si è avuta la diminuzione della VAS di 17.2 mm, contro 2.6 mm del placebo, con una differenza di 14.6 (IC al 95%: da 2.5 a 26.5 mm, p=0.02). Il consumo medio di antistaminici è stato di 11.2 compresse a persona nel gruppo verum e 19.7 a persona nel gruppo placebo (IC al 95%: da 1 a –16, p=0.02). Le persone sotto trattamento di antistaminici che hanno potuto interromperlo, sono state 16 su 47 nei trattati (34%), e 9 su 45 nel placebo (20%), con una differenza media nel numero di compresse assunte di 7.5 (IC al 95%: da 1 a 16, p=0.03). Il vantaggio del trattamento omeopatico sembra indiscutibile, per quanto un miglioramento medio di 14.6 mm nella scala VAS non sia clinicamente eccezionale.

Campbell et al. (1990), del gruppo di Reilly, riferiscono di un altro lavoro sull’immuno-terapia omeopatica (HIT) su 28 persone con asma bronchiale allergico in singolo cieco, controllato contro placebo. Lasciando inalterata a tutti la terapia a base di cortisonici e broncodilatatori, è stata aggiunta, in maniera randomizzata, l’HIT. Dopo un mese di terapia, la differenza soggettiva nel trattamento è stata di 93.3 mm espressa nella scala VAS a favore del gruppo trattato anche con l’omeopatia (IC al 95%: da 26 a 161, p=0.009), mentre gli indici obiettivi di broncoostruzione sono migliorati in maniera molto meno significativa. Un miglioramento di 93.3 mm nella scala VAS ha qualcosa di miracoloso, molto maggiore di tutti gli altri studi analoghi. Il risultato va quindi soppesato con una certa attenzione, per non cadere in facili entusiasmi.

Castellsagu (1992) ha valutato in maniera retrospettiva 26 pazienti sofferenti di asma bronchiale allergico da un minimo di 18 mesi ad un massimo di 11 anni, trattati col metodo omeopatico classico della repertorizzazione con farmaco unico. Sono stati prescritti 22 farmaci diversi (Sulphur, Calcarea carbonica, Lycopodium, Pulsatilla i più usati) e a diverse potenze, soprattutto alla 200 K. I risultati, dopo tre anni di trattamento, hanno mostrato 15 casi di guarigione (58%), 6 di miglioramento (23%) e 5 insuccessi (19%). Nei 15 casi curati, 8 (53%) hanno avuto bisogno di un solo farmaco omeopatico, 4 (27%) di 2-4 rimedi e i restanti 3 (20%) di 5-9 farmaci diversi. Il tempo occorso per la guarigione è stato di 2-6 mesi in 5 casi (33.3%), di un anno per altri 5 (33.3%), da uno a tre anni per 3 pazienti (20%) e di un periodo superiore per i restanti 2 casi (13.3%). In sintesi, i risultati ottenuti in una patologia cronica così grave sono incoraggianti, ma il carattere aperto, non controllato, dello studio non permette di trarre delle conclusioni definitive.

Reilly et al. (1994), confermando e inplementando i risultati degli studi precedenti hanno valutato gli effetti dell'HIT nell'asma bronchiale allergico in doppio cieco controllato, su 28 pazienti contro gruppo placebo. Il preparato omeopatico, ottenuto dai maggiori pollini responsabili della patologia allergica, è stato preparato secondo le direttive della Farmacopea Omeopatica Francese alla classica potenza di 30 CH. Dopo 4 settimane di trattamento, sono migliorati 9 degli 11 pazienti del gruppo omeopatico, contro 5 su 13 del gruppo placebo con una riduzione media di 7.2 mm della scala VAS nel gruppo omeopatico contro un aumento di 7.8 mm nel placebo (IC al 95%: da -24 a -6, p=0.003), valori confrontati dopo 4 settimane di run-in per determinare il valore di base. Nello stesso lavoro riassumono tutti i risultati del gruppo concludendo che l’HIT è significativamente efficace, più sui sintomi soggettivi che sui parametri strumentali (spirometria). Si tratta quindi di un ottimo lavoro dell’équipe di Reilly, che non dimostra tanto la validità della terapia omeopatica (i risultati sono significativi ma non eclatanti sul piano clinico e l'uso di HIT e non di omeopatia classica) quanto la non spiegabilità dell’omeopatia sulla base del puro effetto placebo.

Frase e Weiser (1994) hanno riportato uno studio a carattere libero senza randomizzazione, condotto su ben 1.090 pazienti sofferenti di rinite allergica stagionale, usando un prodotto complesso, Luffa compositum, sia in compresse che come spray nasale. Alla fine della terapia, il giudizio dei pazienti è stato ottimo o buono nel 72% dei casi, soddisfacente nel 17% e nullo nel restante 11%. Il risultato è interessante, ma per una valutazione seria bisogna attendere l’esecuzione di un trial in doppio cieco randomizzato.

Miccichè et al. (1998) hanno fatto recentemente uno studio non in cieco su 70 bambini con oculorinite allergica, che confronta il classico trattamento di medicina convenzionale a base di antistaminici e cortisonici, con un protocollo omeopatico basato su tre farmaci: Dolisosbios n° 15 (un organoterapico), Mn-Cu Oligodrop e Histaminum 4CH, a stagione dei pollini iniziata, per saggiarne l’efficacia in fase acuta. Dopo due mesi di trattamento, si è avuta la guarigione di 30 bambini su 35 nel gruppo omeopatico, due hanno avuto solo un lieve beneficio e tre, a causa delle recidive, sono stati inviati alle cure convenzionali. Nel gruppo di medicina convenzionale, si è avuta la guarigione di 21 bambini su 35, altri sette hanno riportato un lieve miglioramento e sette hanno dovuto interrompere il trattamento a seguito degli effetti tossici. In questo gruppo la terapia è stata protratta per tutto il periodo dei pollini, vale a dire quattro mesi. Come si vedrà anche in seguito, è nel confronto con le terapie convenzionali che l’omeopatia dimostra maggiormente la sua efficacia. La validità del lavoro è però limitata dalla mancanza del sistema doppio cieco.

Matusiewicz et al. (1999) riportano uno studio in doppio cieco randomizzato contro placebo su 84 pazienti affetti da asma bronchiale allergico già in terapia con cortisonici, broncodilatatori ed altro, con un preparato complesso Asthma H Inj. Plfugerplex, in ragione di una fiala sottocutanea ogni settimana per nove mesi. I risultati hanno mostrato una riduzione di assunzione di Triamcinolone da 4.7 a 2.3 mg al giorno nel gruppo verum, contro una variazione da 4.4 a 4.5 mg in quello placebo, le IgE sono passate da 205 a 101 IU/ml (p<0.01) nei trattati, contro una variazione da 239 a 302 IU/ml nel placebo. Buona riduzione anche delle proteine cationiche, passate da 75 a 39 mg/L (p<0.01) nei trattati e da 87 a 97 nei controlli. Nessuna variazione invece nei valori dei parametri spirometrici (FEV e FVC), conseguenza forse delle raccomandazioni fatte dai medici ai pazienti, di assumere la più bassa dose di cortisone compatibile con l’assenza di tosse e dispnea a riposo. Da notare anche una significativa diminuzione del numero di infezioni contratte, passate da 3.0 a 1.2 nei trattati (p<0.01) e da 7.0 a 6.5 nei controlli. Si tratta dell’ultimo di una serie di lavori svolti da questo Autore, particolarmente impegnato nella ricerca clinica sull’asma bronchiale allergico, che ha dimostrato la possibilità di una complementarietà d’azione tra farmaci omeopatici e allopatici.

Otorinolaringoiatria

Nell'ambito ORL, sono state prese in considerazione le otiti medie, le sinusiti, le tonsilliti e le riniti acute e croniche. Anche in queste patologie, molto frequenti nella popolazione, si sono cimentati vari gruppi di ricercatori omeopatici, con risultati spesso, ma non sempre, positivi.

Wiesenauer et al. (1989) hanno valutato gli effetti di tre diversi trattamenti omeopatici contro placebo in sinusite acuta e cronica. Lo studio, randomizzato e in doppio cieco, ha confrontato 152 pazienti divisi in quattro gruppi. Gruppo A: Luffa oper. D 4 + Kalium bic. D 4 + Cinnabaris D3. Gruppo B: Kalium bic. D 4 + Cinnabaris D3. Gruppo C: Cinnabaris D 3. Gruppo D: placebo. Lo studio non ha messo in luce nessuna differenza di effetti terapeutici, né fra le tre proposte omeopatiche, né di queste col placebo. Per tutti i gruppi le percentuali di successo si aggirano attorno all'81% nella sinusite acuta e al 67% in quella cronica. La conclusione è che, a meno che non emergano da un lavoro di repertorizzazione, i farmaci usati non si devono considerare attivi sulla popolazione generale in caso di sinusite acuta o cronica. L'autore ricorda che in letteratura risultati analoghi sono ottenuti con l'uso di antibiotici, decongestionanti nasali e col drenaggio delle cavità nasali. Gli va dato atto comunque del coraggio e della serietà per aver pubblicato un trial dall’esito negativo. La tendenza a non pubblicare risultati negativi ("publication bias") è uno dei maggiori problemi della ricerca clinica.

Zenner e Metelmann (1989) hanno pubblicato un lavoro in schema libero su un preparato complesso, Lymphomyosot gocce, nella cura del sistema linfatico, da cui qui è ripresa la parte di pertinenza ORL. In 594 casi di tonsillite di durata media di 27 mesi, sono stati registrati miglioramenti "ottimi, buoni o soddisfacenti", nel 93.6% dei casi, con una durata della terapia da uno a sei mesi. In 115 casi di iperplasia tonsillare di durata media di 25 mesi, sono stati ottenuti miglioramenti nello 89.5%. In 64 casi di vegetazioni adenoidi di durata media di 18 mesi, sono stati ottenuti benefici nel 87.5% dei casi, sempre coi parametri e durata della terapia come sopra. Lo studio, nel suo complesso molto articolato, è senz’altro interessante, ma non si possono trarre chiare conclusioni sull’efficacia del prodotto senza la procedura controllata e in cieco.

Sprenger (1989) ha studiato gli effetti di un preparato omeopatico complesso, Euphorbium compositum utilizzato come spray nasale nella rinite acuta e cronica, in schema libero, su 65 pazienti. Il prodotto, costituito da Euphorbium officinarum 4D, Pulsatilla 2D, Luffa opercolata 2D, Mercurius iodatus ruber 6D, Mucosa nasalis suis 6D, Hepar sulphuris calcareum 10D, Argentum nitricum 10D e Sinusitis nosode 13D, è stato somministrato 3-5 volte al giorno, 1-2 puff per narice. La valutazione della terapia, da parte del medico, è stata buona in 54 casi (83%), discreta in 7 (10.8%) e nulla in 4 (6.2%). Una valutazione del tutto analoga è stata data dai pazienti, mentre la tollerabilità della terapia è stata ottima in 36 casi (55.4%) e buona in 29 (44.6%). La mancanza dello schema cieco randomizzato non permette una reale valutazione della bontà dell'approccio. I risultati ottenuti sembrano comunque in linea con quelli più aggressivi della medicina convenzionale e la mancanza sostanziale di tossicità rende il composto abbastanza interessante.

De Lange et al. (1994) hanno fatto uno studio randomizzato e in doppio cieco, su gruppi omogenei di pazienti, tra 1.5 e 10 anni di età, valutando la frequenza, la durata e la severità delle infezioni (riniti, faringiti, tonsilliti). Lo studio fu La prescrizione omeopatica comprendeva sia rimedi "costituzionali" dati a scopo preventivo, che rimedi adatti al trattamento delle fasi acute. La terapia, della durata di un anno, era aggiustata continuamente a seconda del caso ed i dati erano raccolti con diari da parte dei genitori e del medico curante. I risultati di 170 bambini (86 nel gruppo verum" e 84 nel gruppo placebo) hanno riscontrato un piccolo effetto migliorativo della terapia omeopatica rispetto al placebo, ma non statisticamente significativo. Il numero medio di episodi infettivi è stato di 7.9/anno nel gruppo trattato e di 8.4/anno nel gruppo di controllo. I bambini nel gruppo verum hanno avuto generalmente episodi più brevi e meno severi. I bambini nel gruppo verum sono stati privi di malattia nel 53% dei giorni, gli altri nel 49% dei giorni. La percentuale globale di bambini che non hanno necessitato di antibiotici è stato di 62% nel gruppo verum e di 49% nel gruppo placebo. L’adenoidectomia è stata eseguita nel 16% dei soggetti trattati con omeopatia e nel 21% dei soggetti di controllo. Anche un questionario sul benessere globale del bambino ha segnalato una leggera preferenza per il trattamento omeopatico (4.81 punti contro 4.17). Gli autori concludono che le differenze tra i due trattamenti sono interessanti ma piccole e la principale ragione della mancanza di significatività statistica sta nel fatto che in entrambe i gruppi (verum e placebo) si è registrato un notevole miglioramento nel corso dell’anno di osservazione, cosa che facilmente può mascherare un positivo effetto del trattamento omeopatico.

Weiser e Clasen (1994) nel lavoro già citato in precedenza hanno valutato, in doppio cieco randomizzato contro placebo, anche l'efficacia di due preparati omeopatici complessi, Euphorbium compositum S spray nasale costituito da 8 componenti (ECN1) e lo stesso Euphorbium costituito da soli 4 componenti (ECN2), su 155 persone, nella sinusite cronica. Il gruppo ECN1 ha mostrato un significativo miglioramento della respirazione (p<0.01) e dell'oppressione (p=0.05). Nessuna variazione di rilievo invece, per tutti gli altri parametri, compresi quelli strumentali, così come fra il gruppo ECN1 e ECN2 (p=0.145), e fra ECN2 e placebo (p=0.130). Una valutazione complessiva dei parametri ha rilevato un miglioramento del 21.1% nel gruppo ECN1 e del 14.4% nel placebo (p=0.016). I risultati dello studio promettono un moderato miglioramento della sintomatologia, miglioramento non obiettivabile con analisi strumentali.

Friese et al. (1997) hanno riportato un lavoro sull’otite media non eseguito in cieco, valutando i risultati ottenuti da due diversi approcci medici: da un lato i classici rimedi omeopatici unitari (Aconitum, Apis mel., Belladonna, Lachesis, Pulsatilla, Silicea, Lycopodium, Chamomilla e Capsicum), prescritti, dopo repertorizzazione, su un gruppo di 103 bambini, dall'altro la terapia convenzionale, basata sull'uso di antibiotici, mucolitici e antipiretici su un gruppo di 28 bambini. La durata media del dolore nel gruppo omeopatico è stata di 2 giorni, contro i 3 del gruppo di medicina convenzionale (p=0.12), la durata della terapia di 4 giorni contro 10 (p<0.01) e le recidive hanno interessato il 29.3% del gruppo omeopatico contro il 43.5% di quello allopatico, con un numero medio di ricadute di 0.41 contro 0.70 (p=0.39). Il lavoro, condotto contro terapia convenzionale anziché placebo, mostra quindi una sovrapponibilità di risultati, con anzi un trend a favore del farmaco omeopatico.

Kruse (1998) ha valutato in maniera prospettica, multicentrica e non in cieco, 155 bambini, con otite media per 6 settimane, controllando i risultati contro terapia convenzionale. Nel gruppo trattato con l’omeopatia, sono stati inclusi 105 piccoli pazienti trattati con Aconitum D30, Apis D6, Belladonna D30, Capsicum D6, Chamomilla D3, Lachesis D12 ed altri, nel gruppo di controllo sono stati inclusi 30 bambini trattati con antibiotici, Amoxicillina, Eritromicina, ecc., secretolitici, Ambroxolo, Acetilcisteina, antipiretici, Paracetamolo ecc. e simpaticomimetici come spray nasali. Nel gruppo omeopatico, 70 bambini su 99 (70.7%) non hanno avuto recidive, gli altri 29 ne hanno avute in totale 41. Nel gruppo allopatico, 17 bambini su 27 (64%) non hanno avuto recidive, gli altri 10 ne hanno avute 19. Nessuna differenza raggiunge la significatività statistica (p=ns). La durata della terapia è stata in media di 4 giorni nel primo gruppo, con un minimo di 2 giorni e un massimo di 31. Nel secondo, la media è stata di 10 giorni, con un minimo di 5 giorni e un massimo di 20, mostrando una differenza significativa (p<0.05). La durata del dolore è stata in media di 3 giorni con un massimo di 10 nel gruppo omeopatico, in media di 4 giorni con un massimo di 14 giorni nel gruppo allopatico (p=ns). In sintesi, come nel precedente si tratta di un lavoro che dimostrerebbe la sovrapponibilità dei due trattamenti (omeopatico e convenzionale), con anche in questo caso un trend positivo a favore del trattamento omeopatico. Da notare che la durata della terapia è in funzione del diverso approccio seguito, non potendo una terapia antibiotica durare meno di 7-10 giorni, al contrario di quella omeopatica che può risolversi all’atto della prima somministrazione.

Conclusioni

Oltre alla pratica quotidiana dei medici che usano l’omeopatia in numero crescente, chi in forma pressoché esclusiva, chi come compendio alla loro pratica professionale, esistono quindi delle pubblicazioni a supporto di un'attività clinicamente dimostrabile del medicinale omeopatico. Le indicazioni terapeutiche su riportate sono interessanti, ma nessuno deve nascondersi che queste prove siano ancora frammentarie ed in ultima analisi insufficienti per affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, quale sia la migliore terapia per quella determinata patologia. Secondo i criteri più restrittivi che oggi sono applicati in campo convenzionale, occorrerebbero indicativamente una decina di studi clinici per singola patologia, ottimamente condotti da gruppi di studio indipendenti, per arrivare a questo traguardo. Sulla base di quanto esiste oggi in letteratura, non è difficile concludere che si tratta di un obiettivo ancora molto lontano. Vista la diffusione attuale delle terapie non convenzionali, è interesse della Medicina e non dell’omeopatia o dell’allopatia, che si incrementi la ricerca scientifica in questo campo.

Non si può nascondere le difficoltà che si trova ad affrontare questo settore emergente della ricerca biomedica, che possono essere così riassunte:

a) le difficoltà metodologiche relative soprattutto all’omeopatia classica, cui si è già accennato e che pongono comunque una grossa sfida all’epidemiologia clinica;

b) il fatto che la pratica dell’omeopatia è attuata ancora solo in studi privati e mancano grossi centri clinici a livello universitario. Alcuni giudizi di sprezzante esclusione ("acqua fresca", "ciarlataneria", "il nulla", e via dicendo) contro l’omeopatia sono ancora molto diffusi negli ambienti accademici e scientifici;

c) il fatto che i prodotti dell’omeopatia classica (rimedi unitari) non siano brevettabili in quanto si tratta solo di diluizioni di sostanze naturali. Tutto ciò non incentiva certo l’industria ad investire le centinaia di milioni che servono per studi clinici fatti su gruppi sufficientemente ampi di pazienti.

Nonostante tutti questi problemi, l’interesse crescente della popolazione nei confronti dell’omeopatia (dovuto probabilmente più al "gradimento" del sistema terapeutico nel suo complesso ed all’uso di piccole dosi che alla certezza scientifica della sua efficacia) fa ben sperare che anche questo settore della medicina riceva da parte delle autorità competenti e del mondo scientifico maggiore attenzione.

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Il rimedio omeopatico

I materiali grezzi (vegetali, minerali, prodotti o parti di animali) sono estratti mediante solubilizzazione in acqua e alcool o, se insolubili, sono inizialmente polverizzati e triturati con lattosio, quindi portati in soluzione idroalcoolica. Le soluzioni iniziali, contenenti la massima concentrazione dei principi attivi, sono dette "Tinture Madri" (TM). Da queste si procede a successive diluizioni, seguite da forte agitazione.

Le diluizioni più usate sono: quelle decimali (sigla "D", "DH", "X", o "x"), quando una parte della soluzione più concentrata è diluita in nove parti di solvente; oppure centesimali (sigla "C", oppure "CH", oppure "c"), quando una parte della soluzione più concentrata è diluita con 99 parti di solvente. Esistono anche diluizioni cinquantamillesimali (sigla "LM"), basate su diluizioni seriali 1/50000, e diluizioni korsakoviane (sigla "K"), basate su diluizioni fatte svuotando il recipiente con la soluzione più concentrata, lasciandovene qualche goccia e riempiendolo con il solvente.

Esistono preparazioni in gocce, in granuli (costituiti da sferette di saccarosio e lattosio, che sono impregnate con la diluizione del rimedio) e preparazioni in pomata per applicazioni locali.

Le diluizioni/dinamizzazioni (dette anche "potenze"), coprono un ampio ventaglio. In sintesi si definiscono le potenze omeopatiche come segue:

- "Basse potenze" (basse diluizioni): preparate su scala decimale tra D1 e D8 o su scala centesimale tra C1 e C4.

- "Medie potenze" (medie diluizioni): tra D9 e D23 o tra C5 e C11. Si tratta di preparazioni altamente diluite che però contengono teoricamente almeno qualche molecola.

- "Alte potenze" (alte o ultra-alte diluizioni): diluizioni/dinamizzazioni oltre la D24 e C12. Si tratta di preparazioni in cui la diluizione supera certamente il numero di Avogadro e che quindi non contengono alcuna molecola di preparato originale.

 

 

CURRICULUM DEL DR. FABRIZIO MODA

Nato il 10 luglio 1962, si è laureato in Farmacia all’Università di Padova nel 1999 con una tesi sugli effetti terapeutici dei prodotti omeopatici raffrontati con quelli ottenibili dalla medicina convenzionale (relatrice Prof.ssa Mariarosa Caniato). Risiede a Padova e lavora presso il Laboratorio Centrale dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

CURRICULUM DELLA PROF. ROSAMARIA CANIATO

Nata il 1 agosto 1957, si è laureata in Farmacia all'Università di Padova nel 1981. Professore associato di Botanica farmaceutica presso l'Univesrsità di Padova dal 1992, è autrice di numerose pubblicazioni sulla caratterizzazione delle droghe vegetali, sulla messa a punto di nuove tecniche per la localizzazione di metaboliti secondari di interesse farmaceutico e su indagini etnobotaniche

CURRICULUM VITAE DEL PROF. PAOLO BELLAVITE

Nato il 9 aprile 1952, si è laureato in Medicina all'Università di Trieste nel 1976 ed è specialista in Ematologia. Ha conseguito il Master in Biotecnologie presso l'Università di Cranfield (U.K.). Professore associato di Patologia Generale presso l'Università di Verona dal 1984, è autore di numerose pubblicazioni in campo immunoematologico e farmacologico. Ha recentemente pubblicato il libro "Biodinamica. Basi fisiopatologiche e tracce di metodo per una medicina integrata" (Tecniche Nuove, Milano, 1998), che tratta di storia delle scienze biomediche e di ricerca nel campo delle medicine non convenzionali. Pagina web in http://chimclin.univr.it/bellavite

 

 

RISULTATI CUMULATIVI DEGLI STUDI CLINICI IN OMEOPATIA

Gruppo

N. lavori*

% risultati positivi^

% risultati negativi^^

% risultati dubbi^^^

Tutti i lavori

100

50

28

22

Allergie

8

88

-

12

App. vascolare e coagul.

9

56

33

11

App. gastrointestinale

10

60

30

10

App. muscolo-scheletrico

15

46

27

27

Pat. otorino e influenza

15

27

27

46

Chirurgia e anestesia

12

33

50

17

Dermatologia

7

29

29

52

Neurologia

8

50

37

13

Ostetricia e ginecologia

9

56

22

22

Altri

7

86

14

-

Tutti i lavori con punteggio > 50**

57

51

32

17

* Quando due casistiche nello stesso lavoro riferiscono risultati diversi in diversi disegni sperimentali, esse sono considerate come due lavori distinti. ^Sicuramente a favore del trattamento omeopatico. ^^Il trattamento non funziona o causa peggioramento. ^^^Gli autori riportano risultati positivi, ma la statistica non è significativa (p>0.05 oppure intervallo di confidenza dell’OR che si sovrappone a 1.0) o non è riportata . 
**Quando esistono punteggi di diverse valutazioni qualitative (v. metodi), si è tenuto conto del valore medio.

Nella tabella vengono cumulati i risultati dei lavori riportati nella sezione COMPENDIO DEGLI STUDI CLINICI CONTROLLATI, allo scopo di fornire un quadro d’insieme dei risultati delle ricerche in omeopatia. Questa tabella ha puro valore orientativo e non può essere considerata come un giudizio obiettivo e definitivo, che deve essere riservato a meta-analisi condotte con metodi statistici appropriati (che tengono conto dei possibili motivi di errore) e che saranno illustrate in seguito.

Quanto finora riportato a riguardo della ricerca clinica può essere riassunto nei seguenti punti:

1. Sono state condotte molte ricerche cliniche in omeopatia. L’opinione comune che non esistano prove scientifiche dell’efficacia clinica dell’omeopatia va quindi confutata

2. Dei circa 250 lavori reperibili, circa un centinaio si prestano ad una valutazione obiettiva in quanto includono gruppi di controllo

3. Tra i lavori giudicabili come insieme, la metà ha dato risultati positivi per il trattamento omeopatico, mentre un quarto circa hanno dato risultati positivi ma non certi e un quarto circa hanno dato risultati negativi (no effetto o peggioramento). Tali percentuali rimangono pressoché inalterate anche se si considera solo il gruppo dei lavori di qualità migliore

4. Poco più della metà dei lavori sono stati giudicati di qualità sufficiente o buona (punteggio > 50).

5. Osservando le percentuali di risultati positivi nelle diverse categorie nosologiche si può vedere, benché i gruppi siano piuttosto piccoli, che i risultati migliori del trattamento omeopatico sono stati riportati per le allergie, apparato gastrointestinale, ostetricia e ginecologia, mentre i risultati meno positivi sono stati riportati in otorinolaringoiatria, dermatologia e trattamenti post-chirurgici.

Di fronte a questa massa di dati ottenuti in studi clinici controllati, è necessario concludere che esistono molti lavori che provano l’efficacia del trattamento omeopatico, mentre, allo stesso tempo, che l’omeopatia non funziona sempre ed in ogni caso. Dalle ricerche sinora pubblicate risulta quindi un generico giudizio positivo sull’omeopatia come possibile opzione terapeutica e, soprattutto, un incoraggiamento a compiere ulteriori ricerche. A causa della scarsità di ricerche riprodotte da diversi gruppi in un solo campo e della presenza di molti risultati dubbi, non è ancora possibile concludere che un determinato trattamento omeopatico è sicuramente efficace in una determinata situazione clinica.

Un aiuto alla formazione di un giudizio più preciso, soprattutto in termini statistici, sull’efficacia dei trattamenti omeopatici può venire dalle rassegne di esperti che hanno finora tentato delle considerazioni cumulative, dei bilanci di tutte le ricerche (qualcosa di simile a delle meta-analisi). Scopo delle meta-analisi è quello di riunire le ricerche di vari gruppi in un certo settore, vagliarne l’attendibilità e, utilizzando la casistica più ampia possibile, cercare di raggiungere delle conclusioni più certe di quelle che si possono raggiungere con un singolo studio. 
L’applicazione più consolidata delle meta-analisi viene fatta quando si deve valutare l’effetto di un singolo trattamento per una certa patologia, i studi condotti da diversi centri separatamente. Questa situazione non si applica alle ricerche in omeopatia che, come si è visto, sono state condotte finora in molte diverse patologie e, soprattutto, utilizzando molti diversi protocolli terapeutici.
Nonostante le limitazioni di questo tipo di analisi, è possibile comunque chiedersi se l’insieme delle ricerche finora svolte in omeopatia consentono di affermare che l’omeopatia in sé, come possibile approccio terapeutico, sia scientificamente consistente e di provata efficacia. In generale, le rassegne finora pubblicate confermano il giudizio critico sulla qualità metodologica dei lavori già messo in evidenza, anche se una tendenza al miglioramento negli ultimi anni si può riscontrare.

HILL E DOYON, 1990

KLEIJNEN 1991

HMRG ADVISORY GROUP

LINDE 1997


CONCLUSIONI sulla RICERCA CLINICA
 

In conclusione, dalle ricerche cliniche sinora eseguite, si possono trarre le seguenti indicazioni:

a. Il trattamento omeopatico si è dimostrato efficace in molti studi clinici controllati, mentre altri studi hanno dato risultati negativi, indicando che l'omeopatia può essere trattata, dal punto di vista sperimentale, come altre forme di terapia. In particolare si possono indicare campi di applicazione e limiti di tale metodica.

b. L'utilità del trattamento omeopatico è stata esplorata soprattutto nel campo della terapia di sindromi infiammatorie (inclusa la reumatologia), infezioni respiratorie e patologie otorinolaringoiatriche, traumi, dolori in genere, ostetricia-ginecologia, allergie, patologie dell’apparato vascolare e coagulazione, patologie dermatologiche e neurologia.

c. È possibile applicare il metodo dello studio in doppio cieco controllato con placebo alle particolari esigenze della ricerca in omeopatia (individualizzazione, uso di rimedi diversi per la stessa patologia, ecc.). 
Tuttavia, alcuni autori hanno messo in evidenza come la rigida applicazione del doppio cieco rischia di snaturare il metodo clinico dell’omeopatia, rendendo perciò la ricerca meno aderente a quella che è la reale pratica dell’omeopatia, che richiede un continuo "feedback" di informazioni dal paziente al medico curante. 
I problemi metodologici, perciò, non possono dirsi ancora risolti in modo definitivo.

d. Le più recenti meta-analisi, inclusa quella di un Gruppo di Studio istituito ufficialmente dalla Comunità Europea, indicano che nel loro insieme tutte le ricerche fin qui compiute sono a favore di un effetto terapeutico dell’omeopatia, statisticamente distinguibile da quello di un placebo. 
Anche seguendo i criteri di giudizio più rigorosi e "prudenti", si deve concludere che la probabilità che i risultati positivi finora riportati siano dovuti a errori o al caso è trascurabile (p<0.001)

e. Nessuno studio è stato riprodotto e confermato da gruppi indipendenti, cosa che rende impossibile raggiungere conclusioni certe sull'efficacia di uno specifico trattamento in una specifica patologia.

 

A questo scopo, sarebbe necessario che i principali trials clinici pubblicati finora venissero ripetuti.

L’HMRG Advisory Group della Comunità europea ha dato già alcuni suggerimenti per l’esecuzione di nuovi studi clinici (v. sopra).

 


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