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WWF: 'entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per le risorse'

fonte: http://www.ambientenergia.info

Il WWF ha pubblicato il nuovo Living Planet Report 2008, la pubblicazione biennale che fornisce periodicamente informazioni sullo stato di salute dei sistemi naturali del Pianeta, gli effetti causati dall'intervento antropico su di essi e le proposte di soluzioni rispetto alla situazione analizzata. Il WWF pubblica il Living Planet Report dal 1998. I primi tre report sono stati annuali e, dal 2000, il rapporto è diventato biennale.

Secondo il Rapporto il mondo è in 'Recessioneecologica': l'umanità è in debito ecologico neiconfronti del pianeta Terra: consuma un terzo in più di quanto questo possa sostenere tanto che, al ritmo attuale, nel 2035 servirebbe un altro pianeta tutto intero per mantenere gli stessi stili di vita. E dal 1970 a oggi si è perso il 30% di biodiversità. La recente flessione dell'economia mondiale, come si legge nel rapporto, costituisce un duro promemoria delle conseguenze del vivere al di sopra delle nostre possibilità. Ma l'eventualità di una recessione economica è nulla se confrontata alla difficile situazione di credito ecologico che si profila all'orizzonte.

Eppure nonostante questo, fa sapere James P. Leape, Direttore Generale di WWF International, la nostra domanda continua a crescere sotto la spinta
dell'incessante aumento demografico e dei consumi individuali.Attualmente, la nostra impronta globale supera la capacità rigenerativa del Pianeta di circa il 30%. Se la nostradomanda sul Pianeta continuerà a crescere alla stessa velocità,entro metà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell'equivalente di due Pianeti per mantenere i nostri stili di vita. Il rapporto di quest'anno, per la prima volta, calcola l'impattodei nostri consumi sulle risorse idriche della Terra e lanostra vulnerabilità alla carenza idrica in molte aree.

Secondo il Living Planet Report 2008 l'impronta ecologica dell'Italia rispetto ai dati disponibili al 2005 è di 4,8 ettari globali pro capite, biocapacità 1,2 ettari pro capite (popolazione 58 milioni). L'Italia è al 24° posto nella lista delle maggiori impronte ecologiche del mondo. È evidente che se continuiamo imperterriti ad incrementare la nostra impronta ecologica a livello mondiale, non faremo altro che aumentare il nostro debito ecologico, inficiando significativamente le nostre stesse probabilità di sopravvivenza. Se infatti dovesse persistere il trend in uno scenario BAU (Business as Usual) che ci ha condotto ad un livello di "sorpasso", rispetto alle capacità bioproduttive dei nostri sistemi naturali, paragonabile al 30% nel 2005, raggiungeremo il 100% nel decennio del 2030.

Per quanto riguarda l'impronta idrica, l'Italia si trova al 4° posto nella classifica mondiale riguardante l'impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da due componenti e cioè l'impronta idrica interna, che è composta dalla quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e consumati internamente al paese, e dall'impronta idrica esterna, chederiva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l'acqua utilizzata per le produzioni dellemerci dal paese esportatore).L'Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 internie 1.190 esterni). Davanti a noi abbiamo, nell'ordine, USA, Grecia e Malesia, dietro di noi, Spagna,Portogallo, Canada ecc.

Per quanto riguarda le emissioni di gas serra nel 2005 hanno raggiunto oltre 580 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, tanto da trasformare l'Italia nel terzo paese europeo per emissioni (eravamo il 5° nel 1990 e il 4° nel 2000). Nel 2006 il dato è salito a 567,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Tra il 1990 e il 2005 le emissioni di gas serra in Italia sono cresciute complessivamente di 62,70 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Nel 2006 le emissioni sono ancora cresciute dello 0,3% rispetto ad una riduzione dello 0,8% su scala europea. L'Italia è uno dei pochi paesi europei (insieme ad Austria, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) che ha registrato un incremento delle emissioni rispetto ai valori del 1990. A causa della crescita delle emissioni delle industrie energetiche e dei trasporti, l'Italia non sarà prevedibilmente in condizione di raggiungere l'obiettivo di Kyoto con sole misure domestiche.

Sul ciclo dei rifiuti dal 1997 al 2004 è stato registrato un incremento di quasi il 60% della produzione totale di rifiuti nel nostro paese. Tale produzione è passata da circa 87,5 milioni di tonnellate del 1997 a poco meno di 140 milioni di tonnellate nel 2004. Il tasso medio di crescita annua è stato di circa il 7%. Anche per i rifiuti urbani, dopo una fase di crescita contenuta, si è assistito ad un'accelerazione della produzione con un incremento percentuale, tra il 2003 ed il 2005, del 5,5% raggiungendo una quantità di circa 31,7 milioni di tonnellate. Nel 2006 i rifiuti urbani hanno raggiunto i 32,5 milioni di tonnellate. Il valore pro capite è di 539 kg abitante l'anno.

Segnalata nel rapporto anche la difrficile situazione sulla fragilità territoriale del nostro paese: attualmente circa il 10% del nostro Paese è classificato a elevato rischio a causa di alluvioni, frane e valanghe, interessando totalmente o in parte il territorio di oltre 6.600 comuni italiani. Il censimento aggiornato nel gennaio 2006 indica che su circa 30.000 kmq di aree ad alta criticità, il 58% di esse appartiene ad aree in frana, mentre il 42% ad aree esondabili. I risultati evidenziano una situazione di assoluta fragilità del territorio italiano aggravata dal fatto che più dei 2/3 delle aree esposte a rischio interessano centri urbani, infrastrutture e aree produttive strettamente connesse con lo sviluppo economico e sociale del Paese.

James P. Leape conclude ribadendo la necessità immediata di fare qualcosa per salvare il pianeta e noi stessi:'Sono passati quasi quarant'anni da quando gli astronauti dell'Apollo 8 fotografarono il famoso "sorgere della Terra", offrendo la prima visione del nostro Pianeta. Da allora, nello spazio di due generazioni, il mondo è passato da una situazionedi credito ecologico a una di debito. La specie umana offre innumerevoli riscontri storici di ingenuità e capacità di risolvere i problemi. Lo stesso spirito che portò l'uomo sulla Luna deve essere ora impiegato per liberare le future generazionida un debito ecologico devastante'.

Scarica Living Planet Report 2008 (italiano, pdf)

 

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