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Alimentazione: è la vera crisi dei prossimi anni. Ma c'è una soluzione...

Oramai è certo: si sta verificando una vera a propria crisi alimentare che fa apparire quella finanziaria una cosa da poco. In effetti se pensiamo alle conseguenze del solo prezzo del riso cui prezzo è cresciuto di quasi tre quarti rispetto allo scorso anno e quello del grano è aumentato del 130 per cento non possiamo non pensare alle gravi conseguenze che tutto ciò andrà a provocare sul breve e lungo periodo in quei 37 paesi del mondo che, secondo Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti.

Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?

carne_moscheIl punto su cui dobbiamo iniziare a concentrare la nostra attenzione è uno: c ’è abbondanza di cibo. Ma il fatto è che non raggiunge gli stomaci delle persone. Secondo la stima fatta dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura) dei circa 2,13 miliardi di tonnellate di p rodotti agricoli che dovrebbero essere consumati quest’anno, soltanto 1,01 miliardi di tonnellate verranno mangiati dalla gente. Ma allora vi chiederete dove vanno a finire i rimanenti 1,12 miliardi di tonnellate? La risposta è qui: in produzione di carne e biocarburanti.
  • La produzione di carne

Il 2008 sarà ricordato per la prima crisi alimentare mondiale determinata dall'andamento del costo dell'energia. La trasformazione vegetale-animale è un non-senso che non ci possiamo più permettere: gli animali d'allevamento sono "fabbriche di proteine alla rovescia", basti pensare che per produrre un kg di carne bovina, per esempio, servono mediamente 15 kg di vegetali. Fino a che solo pochi paesi ricchi hanno contribuito a questo spreco enorme, la situazione poteva essere a malapena "sostenibile", ma ora che anche i molto piu' numerosi abitanti dei paesi in via di sviluppo vogliono salire qualche gradino della "scala alimentare" e' ovvio che la sostenibilità non può più esistere. E che quella di prima esisteva solo perchè pochi predavano le risorse di tutti.


E poi domandiamoci: è poi così necessario (ed etico) cibarsi di carne animale? E soprattutto è poi così necessario farlo così spesso da costringere milioni di animali a vivere in condizioni pessime e morire in veri e propri campi di sterminio (chiamati mattatoi)? E con quali conseguenze per la nostra salute? Queste domande, credetemi, non tardano spesso a provocare polemiche anche nel mio stesso settore, quello della medicina omeopatica, dove si dovrebbe avere una naturale propensione a trattare e a sensibilizzare le persone verso questi temi così importanti per la nostra salute (e spesso così trascurati a favore del medicinale o granulo miracoloso).
Qualcuno sostiene che il vero problema della carenza di prodotti agricoli sia la mancanza di terra coltivabile. Ma questa è scarsa proprio perché ne viene sprecata una quantità immensa per coltivare mangimi per animali. Se i vegetali (cereali, legumi, ecc.) venissero usati per il consumo diretto umano, si risparmierebbe fino al 90% del raccolto, dell'acqua utilizzata, delle sostanze chimiche, dell'energia... bisogna invertire la tendenza e tornare, tutti, a consumare meno carne (o meglio non consumarne proprio).
I paesi sviluppati detengono comunque la maggiore responsabilità in questo spreco di risorse, come maggiori consumatori di cibo animale. Se i paesi ricchi riducessero del 10% il loro consumo di prodotti animali ricavati da bestiame nutrito a cereali, potrebbero "liberare" 64 milioni di tonnellate di grano per il diretto consumo umano. Questo coprirebbe il fabbisogno derivante dall'aumento di popolazione per altri 26 mesi. Una diminuzione del 20% coprirebbe il fabbisogno per più di quattro anni. E i benefici per la salute farebbero diminuire di molto i costi delle cure sanitarie.

La Banca Mondiale ha reso noto che “il grano necessario per riempire il serbatoio di un SUV (sports utility vehicle) con etanolo…..potrebbe nutrire una persona per un anno”. Quest’anno le riserve mondiali di cereali diminuiranno di circa 53 milioni di tonnellate; questo vi dà un’idea approssimativa della dimensione della crisi alimentare mondiale. La produzione di carburanti biologici consumerà circa 100

milioni di tonnellate di cereali, ciò fa capire come tutto ciò sia direttamente responsabile della crisi in atto. Dal summit di Berna Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto all’alimentazione, ha lanciato il suo grido di protesta contro i biocarburanti definendoli addirittura “un crimine contro l’umanità”. Rei di competere con le produzioni alimentari per l’uso di scarsi terreni agricoli e di far esplodere i prezzi delle materie prime, affamando intere popolazioni, sono oramai una questione di primaria importanza. “Il bioetanolo è una delle ragioni per cui il prezzo del cibo è aumentato in questo modo. Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno bruciato 138 milioni di tonnellate di mais per trasformarlo in biodiesel – ha dichiarato Ziegler – e oggi bruciare cibo per facilitare la mobilità dei paesi ricchi è un crimine contro l’umanità”. Ma quanto i fatti supportano queste accuse? A tutt’oggi la richiesta di beni alimentari per uso energetico rappresenta, sulla domanda complessiva di materie prime agricole, una percentuale in crescita ma ancora molto modesta, rispetto a quella destinata ad alimentari e mangimi. Inoltre va operata una distinzione tra le tipologie di biocarburanti, come sottolinea Sir David King, ex consulente scientifico del Governo britannico. I biocombustibili di seconda generazione di origine cellulosica che utilizzano per esempio scarti della lavorazione del legno o paglia, si presentano come un’alternativa maggiormente sostenibile a quelli ricavati dalla canna da zucchero.
Oltretutto, se si vuole parlare del problema dei combustibili, e' proprio la trasformazione vegetale-animale a causare un enorme spreco di energia: la quantità media di combustibile fossile necessaria a produrre 1 kcal di proteine dalla carne è di 25 kcal, vale a dire 11 volte tanto rispetto a quello necessario per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. Il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale, 10:1 per il tacchino, 4:1 per il pollo.

 

  • La soluzione c'è!
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Quindi che fare? L'unica soluzione razionale, e a questo punto ormai obbligata, è una diminuzione dei consumi di carne. Questo porterebbe a molti effetti collaterali positivi: una dieta più sana, migliore qualità dell'aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell'uso dell'energia e della produzione di cibo anche (e soprattutto) per i paesi più poveri del mondo. E poi ricordiamoci pensare bene a ciò che mangiamo ancora prima di pensare con cosa curarci...

 

Fulvio Toso

Amministratore sito

www.omeopatianet.it

 

 

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