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Tratto da: “Nuova visione” Lettura vitalista ed omeopatica dei percorsi di malattia e guarigioni. A cura della Dott.ssa Gloria Alcover Lillo con la collaborazione di Spartaco Peviani e Rinaldo Vargas.

“Nuova Visione”

 

Coerente con i propri obiettivi di divulgare la visione vitalista della salute e della malattia e di sostenere il paziente nella sua scelta dell’omeopatia in una cultura dominata dalla medicina materialistica e degli empori farmaceutici e produttori di attrezzature medicali ad essa vincolati, abbiamo scelto di iniziare questo percorso trattando i principi dottrinari dell’omeopatia.

 

Partiamo da un chiarimento circa il concetto di salute, seguendo le considerazioni dei maestri dell’omeopatia classica in risposta alla domanda di Hahnemann: -che cosa significa restituire la salute al malato ?

 

Gli stessi ci fanno notare qualcosa di molto interessante per l’uomo odierno, preso nel vortice delle celerità virtuali e delle “perfezioni” artificiali: ad ogni uomo in particolare si può restituire solo la salute che gli è dovuta, che gli corrisponde secondo ciò che lo "costituisce" e nel modo in cui lo costituisce, secondo quanto lo circonda, lo precede nella vita e lo dirige.

 

In poche parole, ci dicono che non vi è uno stato di salute uguale per tutti, che la salute di Mario Rossi è quella possibile a Mario Rossi e che quella di Concetta è quella sua e non può essere uguale a quella di Piero. Ci dicono che Marco con la varicella può stare più in salute che la Matilde con tonsillite recidiva.

 

Questa visione vitalista omeopatica c’introduce ai principi d’individualità morbosa, individualità medicamentosa e via dicendo, ci fa imbattere nella sottile realtà intangibile del dinamismo vitale, facendoci rivedere quale insieme di forze vitali responsabili del nostro modo di stare nel mondo, di ammalarci e guarirci.

 

Certamente, il riconoscimento di questo invisibile – ma visibile attraverso i nostri atti – dinamismo vitale determina un cambiamento fondamentale dal punto di vista terapeutico giacché stabilisce che la malattia parte e s’istaura in questo piano energetico e che, quindi, la guarigione solo può avvenire se lo stimolo terapeutico riconosciuto con la parola “rimedio” agisce in modo “dinamico”.

 

Questa visione ci separa decisamente di quella visione pubblicitaria dell’uomo come essere immune o meccanicamente perfetto e ci porta a partecipare nella riflessione silente del nostro omeopata: che cosa è degno di curare in questo mio paziente?

 

Forse non tutti i pazienti si pongono certe domande, tuttavia, i più finiscono per chiedersi: chi sono, cosa mi appartiene? Si tratta, quindi, certamente di una visione, che invita a guardare se stessi, ad uscire dal delirio pubblicitario delle immagini omologate, ad uscire dallo spettacolo delle performance e delle vendite.

 

Pubblica opinione

 

Con la sola opposizione del Presidente dell’Ordine dei Medici, dott. Giuseppe Del Barone, il Consiglio Superiore della Sanità (CSS) ha messo data di scadenza al regime dei farmaci omeopatici. Il Consiglio ha richiesto, in un’interpretazione riduttiva delle direttive europee, che i farmaci omeopatici non siano rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e che a partire del 2008 solo i rimedi con precisa indicazione terapeutica e sottoposti alle stesse regole della sperimentazione allopatiche siano autorizzati nel mercato.

 

Tale interpretazione, in aperta contraddizione con i principi d’individualità morbosa e medicamentosa e della sperimentazione nell’uomo sano, viene lanciata, in nome della “verità scientifica” custodita da centurioni quali Lancet, rivista medica sponsorizzata da una delle multinazionali delle armi, per favorire gli interessi dei grandi empori della medicina “ufficiale” produttori di farmaci sintetici e d’apparecchiature medicali e per penalizzare la “disubbidienza” di più di nove milioni di italiani che ormai hanno scelto l’omeopatia come metodo di cura.

 

Senza considerare che il CSS si trincera dietro la richiesta di una dimostrazione dell’efficacia dell’omeopatia con il criterio dell’EBM (Medicina basata sull’evidenza), omettendo il fatto che appena il 30% delle terapie utilizzate dalla medicina ufficiale si basa su prove di efficacia, la sua richiesta contiene un “errore metodologico” difficile di collocare fuori di una manipolazione voluta che nasconde il conflitto d’interessi. In mancanza di spazio per un’argomentazione approfondita richiamiamo l’attenzione sul fatto che la pretesa omologazione del farmaco omeopatico con quell’allopatico non rispetta la natura del primo.

 

Un MEDICAMENTO è omeopatico quando la sostanza, sia essa minerale, vegetale, animale oppure una secrezione del corpo umano stesso, viene elaborata secondo il metodo omeopatico di diluizione progressiva e di dinamizzazione energetica mediante l’agitazione della sostanza ed e’ stata esperimentata sull’uomo sano. Soltanto allora è un medicamento omeopatico vero e proprio pur se ancora non è un rimedio omeopatico!

 

Un RIMEDIO è OMEOPATICO quando, e SOLTANTO quando, si dimostra, dopo la sperimentazione pura sull’uomo sano, la SIMILITUDINE OBBLIGATORIA tra la totalità dei sintomi del paziente e la capacità specifica del medicamento omeopatico di modificare questi stessi sintomi. A questo punto, diventa il RIMEDIO SPECIFICO per il SINGOLO paziente E SOLO NEL MOMENTO SPECIFICO ESISTENZIALE CONSIDERATO DALLA PRESCRIZIONE.

 

Bastino questi brevi accenni per farci capire “l’errore metodologico” dell’omologazione pretesa.   

 

 

FAQ

 

Ho visto di recente che gli effetti iatrogeni sono la quarta causa di morte negli Stati Uniti con una media di 200.000 decessi l’anno. In cosa consistono tali effetti collaterali?

 

Tenga presente che “iatro” significa ciò che è curativo e “geno” generato, quindi, un effetto iatrogeno consiste in un effetto che è in relazione a una terapia o ne deriva come conseguenza. Bisogna distinguere tuttavia tra effetti collaterali temporanei - disturbi consecutivi all’assunzione di una sostanza artificiale o naturale che non è adeguata alla richiesta d’aiuto che l’organismo fa attraverso i sintomi - e la malattia iatrogena provocata dall’uso improprio di una terapia, di un farmaco.

 

Ogni volta che una persona (o un animale) è sottoposta all’assunzione di un farmaco o droga (ogni sostanza che non è un alimento) esperisce il suo effetto. Se la droga è d’accordo alla richiesta dell’organismo, questo ritorna alla sua condizione ottima di funzionamento e la droga, dimostrando il suo effetto di sanazione, passa ad essere “rimedio”.

 

Ma se la droga (farmaco) non è idonea a restituire lo squilibrio che ha provocato la malattia, per quanto essa sia somministrata dal medico con vera e buona volontà di guarigione, agisce, inevitabilmente, con tutto il suo potere medicamentoso disturbante, aggiungendo alla malattia “naturale” la malattia iatrogenica, dovuta al farmaco, e che dura tanto quanto la sua somministrazione.

 

Se la somministrazione si esegue per molto tempo, come abitualmente capita nella terapia convenzionale, dovuto al fatto che i farmaci allopatici agiscono in modo contro natura (antidolorifici, antispasmodici, antidepressivi) piano piano l’organismo sviluppa un’alterazione funzionale “iatrogenica” che si organizza fino a costituire una lesione propria dello stesso malato, causa frequente d’altre sofferenze e come Lei riferisce, anche della morte “iatrogenica”, vale a dire causata non dalla malattia “naturale” ma dalla malattia derivata dal farmaco somministrato. Un classico proverbio spagnolo dice: “Peggio il rimedio che la malattia”. Quote this article on your site

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