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Serve una legge per tutte le medicine non convenzionali

Serve una legge per tutte le medicine non convenzionali

fonte: www.libero.it

Il dott. Giancarlo Pizza, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna ci tiene a sottolineare che la sua attività professionale è quella di medico “allopatico” non esercitante alcuna delle Medicine Non Convenzionali. «La mia funzione, nell’ambito dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi di Bologna è quella di Responsabile del Modulo di Immunoterapia della Unità Operativa di Urologia nel cui contesto vengono effettuati trattamenti di immuno-vaccinoterapia antineoplastica nelle neoformazioni prevalentemente renali. E dunque la mia attenzione alle Medicine Non Convenzionali è quella che si deve a Sistemi Medici in grado di dimostrarsi efficaci indipendentemente dalla loro origine occidentale od orientale. Come Presidente di un Ordine, inoltre, ho solo interesse all’incastonamento in scuole di insegnamento riconosciute dal Parlamento italiano di queste Medicine a garanzia della professionalità del medico esercitante le MNC e dunque a garanzia della salute del cittadino che vi si affida».

Lei ha inviato una lettera a tutti i Presidenti degli Ordini dei Medici d’Italia avente per oggetto le Medicine Non Convenzionali. Perché?

«La lettera da me inviata il 24 aprile al Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), dott. Amedeo Bianco, e a tutti i Presidenti degli Ordini d’Italia scaturisce da un passaggio della relazione che Amedeo Bianco ha presentato al Consiglio Nazionale del 16-17 aprile u.s., in cui si afferma che nello scorso luglio a Trieste “In un seminario del Comitato Centrale aperto a competenze del Ministero del Welfare e delle regioni… abbiamo individuato aspetti regolatori ...e caratteristiche di principi fondamentali in capo alla legislazione nazionale” che si sarebbero concretizzati nel proporre il riconoscimento legislativo a solo tre delle nove MNC già riconosciute dal Consiglio Nazionale svoltosi a Terni nel 2002. Da indiscrezioni, non smentite dal Bianco, questi “aspetti regolatori” avrebbero riguardato soltanto tre delle nove MNC sinora riconosciute dalla FNOMCeO. Poiché la relazione veniva posta all’approvazione del Consiglio Nazionale, che è l’organo deliberativo della Federazione, si sarebbe approvato un arretramento della posizione senza alcuna adeguata discussione e senza sapere che cosa era stato discusso esattamente a Trieste nel Comitato Centrale da chi e con chi. Posizione assolutamente non accettabile. Di qui la mia reazione già in sede di Consiglio Nazionale a Roma il 18 u.s. e la necessità di sgomberare il campo dagli equivoci con la motivata riconfermata opposizione per iscritto. Il fatto che le Regioni comincino a legiferare nell’accezione concorrente in ambito di organizzazione sanitaria è ineccepibile, ma che la FNOMCeO si posizioni, arretrando, sino a ritenere di dover giudicare possibile il riconoscimento legislativo a solo tre delle nove MNC avallate nel Convegno di Terni, è cosa poco accettabile».

Quali sono le problematiche giuridiche, oltre che terapeutiche, legate alle Medicine Non Convenzionali (MNC)?

«Ora, a fronte di alcune derive riduttive che si propongono da parte di altri soggetti e concernenti il riconoscimento in sede legislativa regionale di solo tre MNC pare oltremodo doveroso sottolineare non solo gli importanti riconoscimenti di cui si avvalgono tutte le nove MNC in campo internazionale ma anche il pericolo che la sola legiferazione per un numero limitato di MNC comporterebbe. Infatti le eventuali MNC escluse, sebbene meno praticate ma comunque ben lungi dal non essere meritorie al pari delle altre, finirebbero in una sorta di limbo e praticate al di fuori delle istituende norme di salvaguardia e riconoscimento da parte del legislatore».

Quindi manca l’informazione?

«Non solo. Emerge l’esigenza di evitare ulteriori frammentazioni regionalistiche, in direzione di una legge nazionale che sancisca la piena e paritaria accettazione e il riconoscimento di tutte le MNC, senza discriminazioni, per realizzare compiutamente anche in questo campo il di ritto costituzionale della libertà di scelta e di pari accesso alle cure».

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