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Sindrome dell'Intestino Irritabile.

 

Malati di benessere


Meglio nota come "sindrome dell’intestino irritabile" (SII), il colon irritabile è un disturbo molto diffuso, soprattutto nelle donne (con un rapporto di 3:1 rispetto agli uomini).

Rispetto a 15 anni fa, oggi le persone che soffrono di questo disturbo sono più del doppio; si stima, infatti, che oltre 1/3 della popolazione lamenti sintomi da colon irritabile almeno una volta nella vita. Responsabile il variare dell’alimentazione (oggi più grassa e abbondante), la vita sedentaria e lo stress: tipici aspetti della società “del benessere”. 
Ma in questo caso certo di benessere non si tratta: la SII, infatti, causa non pochi sintomi dolorosi e spiacevoli imbarazzi.
Nel dettaglio…

I sintomi
Senso di fastidio addominale, frequenza variabile dell’attività intestinale e alterazione nella consistenza delle feci: questi i principali segni che possono portare alla diagnosi di SII. I disturbi addominali, in particolare, possono riguardare: meteorismo (aria nell’intestino), flatulenza e tensione addominale, molto spesso associati a nausea, cefalea, depressione, ansia, senso di stanchezza e/o difficoltà a concentrarsi. In base ai sintomi avvertiti, esistono due tipi di sindrome: quella “colon spastico” e quella “da diarrea non dolorosa”. La prima è una forma di colite in cui i movimenti intestinali sono molto variabili; la maggior parte dei pazienti avverte un forte dolore (tipo colica) in corrispondenza di una o più aree del colon, associato a stitichezza o a periodi di forte diarrea (in alcuni pazienti si alternano entrambi gli eventi). Molto spesso è presente anche la fuoriuscita di muco dal retto, associato ad una sensazione di evacuazione incompleta dopo la defecazione. La maggior parte dei pazienti affetti da colon spastico lamenta un dolore colico occasionale, ma possono anche esserci casi di dolore cronico al basso ventre. Il dolore, in genere, si risolve con l’evacuazione e viene innescato dall’ingestione di cibo (anche se non c’è un alimento in particolare implicato nella sindrome). Il tipo di colon irritabile “da diarrea non dolorosa”, invece, presenta sintomi da diarrea urgente, che si verifica durante o appena dopo i pasti. A volte può presentarsi anche incontinenza e, raramente, diarrea notturna. 

Le cause

Ad oggi non sono ancora stati chiariti i fattori che possono provocare la sindrome del colon irritabile. Dai risultati di molte ricerche scientifiche, però, sembra ormai certa una correlazione diretta tra la malattia e le situazioni di stress psicologico, di ansia e di agitazione. Al riguardo, infatti, un recente studio della Divisione di epatologia e gastroenterologia dell’Università di Berlino, ha evidenziato come lo stress possa alterare la motilità del tratto gastro-intestinale e, in particolare, del colon. Secondo le indagini dell’équipe di studio, la regolazione dei movimenti dell’alto e basso intestino dipenderebbero, tra le altre cose, dal CRF (Corticotropin-Releasing Factor), fattore che svolge un significativo ruolo di mediazione del sistema nervoso centrale; tramite l’attivazione dei suoi recettori, infatti, il CRF regola le funzioni intestinali, inibendo lo stress a carico della parte alta dell’intestino e stimolando la parte bassa dell’intestino (colon). In particolare, il recettore CRF-2 interviene nell’inibizione dello svuotamento gastrico, mentre il recettore CRF-1 è coinvolto nella reazione allo stress e all’ansia. Nelle situazioni di stress, però, anche un aumento di serotonina endogena (di norma liberata marginalmente in risposta a situazioni di intenso sforzo e stress) sembra poter stimolare il CRF, incoraggiando così la motilità intestinale più del dovuto. Dalla ricerca, quindi, sembra evidente che lo stress (sia per l’aumento di serotonina, sia per le alterazioni del fattore CRF) possa influenzare notevolmente le motilità dell’apparato intestinale, dando origine a svariati disturbi e, nella maggior parte dei casi, proprio alla sindrome del colon irritabile. 

La diagnosi
Come per la maggior parte delle malattie i cui sintomi possono essere molto diversi da persona a persona, anche nella SII la diagnosi non è sempre facile; gli stessi sintomi, infatti, potrebbero essere causati da altre malattie, quali il Morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la diverticolite o il malassorbimento. In caso di presenza dei sintomi sopra descritti, comunque, il primo passo da fare è uguale per tutti: recarsi da uno specialista (gastroenterologo). In seguito, potranno essere prescritti un esame delle feci (per accertare l’eventuale presenza di sangue, parassiti o batteri), un esame del sangue (per effettuare il dosaggio degli ormoni tiroidei), una rettosigmoscopia (per visionare soprattutto l’ultimo tratto del colon), una Rx clisma opaco a doppio contrasto e la prova di tolleranza al lattosio (per escludere un particolare difetto enzimatico, che impedisce la corretta digestione del latte e dei suoi derivati). 

La terapia
Il trattamento è principalmente rivolto alla cura dei sintomi. Può avvalersi di tre approcci differenti, in cui nessuno esclude l’altro: l’educazione del paziente, l’impiego di farmaci e la dieta. 
Educazione del paziente: per affrontare una corretta linea terapeutica personalizzata, infatti, sia il medico sia il paziente devono essere certi dell’assenza di una qualche malattia organica. Il medico da parte sua deve spiegare in modo esauriente al paziente la natura della condizione di base e deve dimostrare in modo convincente che non è presente alcuna affezione organica. Il paziente, invece, deve aprirsi completamente, esprimendo le proprie abitudini alimentari, le sensazioni di stress durante la giornata, lo stile di vita,… Da qui, l’importanza di un rapporto di fiducia tra medico e paziente. 
Farmaci: nella terapia della SII il medico può avvalersi di antispastici, di antidiarroici o di agenti che aumentano la massa fecale. La risposta ai prodotti, in genere, è buona, ma l’uso di questi farmaci non può essere protratto troppo a lungo. Un abuso di lassativi, infatti, al momento può alleviare un periodo di stitichezza ostinata, ma alla lunga può dare assuefazione, causando l’effetto contrario (stitichezza, con aggravamento dei sintomi). In alcuni casi, visto il ruolo dello stress nell’insorgenza della malattia, può essere d’aiuto anche l’ausilio momentaneo di blandi sedativi. 
Dieta: in genere, i pazienti con irritazione cronica al colon dovrebbero seguire una dieta normale. In alcuni casi, però, sarebbe meglio evitare l’assunzione di alcuni cibi. Nei pazienti con distensione addominale e un aumento della flatulenza, ad esempio, andrebbe evitata l’ingestione di cavoli, fagioli, ceci e altri alimenti con elevate quantità di carboidrati fermentabili. Per la flatulenza andrebbe evitata soprattutto l’eccessiva assunzione di succo di mele, di succo d’uva, di banane, di noci e di uva passa. I soggetti con dolore addominale postprandiale (che insorge subito dopo il pasto), invece, dovrebbero seguire una dieta a basso contenuto di grassi e con un maggior apporto proteico. Infine, i soggetti intolleranti al lattosio dovrebbero naturalmente ridurre l’assunzione di latte e di prodotti caseari. 

La parola ai ricercatori

Può colpire anche l’utero
Dismenorrea (mestruazioni dolorose) e sindrome del colon irritabile: due patologie molto diverse, ma forse collegate tra loro. E’ quanto emerge da uno studio statunitense condotto da MM Heitkemper e dalla sua équipe. In particolare, gli studiosi hanno osservato una maggiore prevalenza di dolori addominali, nausea e diarrea durante il periodo mestruale nelle pazienti affette da sindrome del colon irritabile, rispetto alle ragazze che non ne soffrono, pur non essendo state registrate significative difformità a livello ormonale tra il gruppo delle donne con dismenorrea e quello delle donne prive di dolori mestruali.

Fonte: Heitkemper MM; Pattern of gastrointestinal and somatic symptoms across the mestrual cycle; Gastroenterology 1992;102:505.


A conferma di questa ipotesi è anche l’esito di un’altra indagine, svolta da alcuni ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimore (Maryland). La ricerca è stata condotta su 383 donne tra i 20 e i 40 anni d’età, alle quali è stata misurata nel primo giorno di mestruazione la concentrazione di prostaglandine, sostanze che agiscono su numerose funzioni dell'organismo (come la contrazione della muscolatura liscia e la secrezione gastrica), che, se presenti in quantità eccessive, sembrano poter causare le contrazioni spastiche e dolorose, tipiche di chi soffre di dolori mestruali. La diagnosi di dismenorrea è stata posta nel 20% circa del campione, che presentava anche un’elevata produzione di prostaglandine. Dalle risposte delle donne è emerso che oltre il 61% di quelle con dismenorrea soffriva anche di disordini funzionali dell’intestino, contro il 20% del gruppo di controllo.

Fonte: Crowell MD; Functional bowel disorders in women with dysmenorrhea. American Journal of Gastroenterology 1994;89(11):1973-1977

L’origine del gonfiore

La maggior parte dei pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile avverte un fastidioso gonfiore addominale. La causa, secondo le ipotesi sollevate sino ad oggi, sarebbe l'aumentata produzione, ritenzione o percezione del gas contenuto nelle viscere intestinali. Secondo un recente studio del CURE/Digestive Disease Research Center della University of California, la causa più diffusa del gonfiore addominale risiederebbe, invece, in un aumento del riflesso visceromotore, che si riflette direttamente sulle pareti addominali, le quali risultano più rilassate e visibilmente tese. Lo studio ha coinvolto 714 pazienti affetti da SII (Sindrome dell’Intestino Irritabile), classificati in due gruppi: quelli che avvertivano solo il gonfiore addominale (gruppo B) e quelli che avvertivano gonfiore e distensione addominale (gruppo B+D), selezionati in base alle risposte di un questionario sui sintomi intestinali. A terminare lo studio sono stati in 542 (76% del totale), di cui: 132 pazienti del gruppo B e 410 pazienti del gruppo B+D. In entrambi i gruppi, la sensazione di gonfiore addominale peggiorava quando a peggiorare erano anche gli altri sintomi della SII. In particolare, nella maggior parte dei pazienti di entrambi i gruppi il gonfiore addominale si scatenava principalmente in concomitanza al peggiorare dei sintomi più seri (come la diarrea o la stipsi) e meno durante l’assunzione di cibo. In definitiva, i ricercatori credono che il senso di gonfiore addominale nei pazienti con SII non dipenda solo da una soggettiva aumentata sensibilità intestinale, ma anche da una più diffusa alterazione della capacità di contrazione dei muscoli delle pareti enteriche.

Fonte: Am J Gastroenterol 2001 Dec;96(12):3341-3347

Curare anche la mente!

I medici che hanno in cura i pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile spesso non hanno vita facile. Questo a causa dei numerosi disturbi che possono essere associati alla malattia, come l’ansia e la depressione. Sono molte, infatti, le ricerche che dimostrano una maggior probabilità di successo quando, alla normale terapia del colon irritato, si aggiunge anche una mirata psicoterapia, al fine di ridurre quei disturbi psicologici, che abbiamo visto essere possibili cause di insorgenza della patologia stessa. Tra i vari approcci psicologici, può essere utile l’ipnoterapia, la psicoanalisi, la terapia cognitivo comportamentale. Prima di iniziare una terapia da SII, quindi, è bene valutare l’esigenza di una terapia multidiscipli
nare, che coinvolga anche la psiche del paziente.
Fonte: Acta Gastroenterol Latinoam 2001 Oct;31(4):339-50

Annapaola Medina


Fonti

Dig Dis 2001;19(3):201-211.

Lega Tumori di Roma – Linee guida per il controllo dell’intestino

Manuale Merck di diagnosi e terapia – Merck Sharp & Dohme; pp.894-897.

Br Med J (Clin Res Ed) 1986 Jun 21;292(6536): pp.1633-1635

Schweiz Med Wochenschr 1982 Feb 27;112(9): pp.314-319

Can J Gastroenterol 1999 Mar;13 Suppl A:32A-36A

NUTRIZIONE FUNGINA

Utilita’ della somministrazione di particolari funghi nella sindrome da Intestino Permeabile
(LGS – Sindrome Intestino Permeabile -  di cui uno degli scopritori e’ stato il medico belga dott. Kenny De Meirleir).
Questa patologia nell’altro e’ che il “proseguo” la conseguenza, della malattia chiamata Sindrome dell’Intestino Irritabile.

LGS (Sindrome da Intestino Permeabile) è il nome dato ad una patologia molto comune, in cui il difetto basilare è una parete intestinale che è più permeabile del normale.
Gli spazi anormalmente grandi fra le cellule della parete permettono l’entrata di materiale tossico nel flusso di sangue, che in condizioni normali sarebbero respinte ed eliminate.
L’intestino diventa permeabile nel senso che batteri, funghi, parassiti e le loro tossine, proteine indigeste, grasso e materiali di rifiuto passano attraverso un intestino alterato, “iper-permeabile”.
Ciò può essere verificato con appositi test sulle urine, esami microscopici, contrasto di fase o microscopia a campo oscuro.
La LGS è frequentemente associata a problemi autoimmuni, e il miglioramento spesso è subordinato alla guarigione del rivestimento del tratto gastrointestinale. Finché non si fa questo, ogni altro provvedimento risulta soltanto sintomatico.

Malattie di questa categoria comprendono lupus, alopecia aerata, artrite reumatoide, polimialgia reumatica, sclerosi multipla, fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica, sindrome di Sjogren, vitiligo, tiroidite, vasculopatie, malattia di Crohn, colite ulcerativa, orticaria, diabete e sindrome di Raynaud. La comprensione della LGS ci porta non solo a capire perché si sviluppano allergie e patologie autoimmuni, ma ci aiuta anche a formulare terapie sicure ed efficaci.

Negli ultimi anni, l’”immunonutrizione”, nella forma dell’integrazione alimentare con funghi, è stata introdotta in Occidente da clinici quali Kenyon e Monro, come pure attraverso le ricerche nelle aree sia della attività enzimatica che dell’attività “superossido-dismutase” (SOD) nella nutrizione con funghi.
Nessun altro gruppo di sostanze naturali mostra un così profondo effetto sulla salute e sull’equilibrio del sistema immunitario, e quindi sulla capacità dell’organismo di mantenere l’omeostasi a dispetto di svariati attacchi.

L’azione immunomodulante è forse meglio compresa in termini dell’impatto della nutrizione con funghi sul bilanciamento fra la risposta cellulare e quella umorale.
Poiché queste due armi del sistema immunitario si inibiscono a vicenda, attraverso l’azione delle citochine prodotte dalle cellule TH1 e TH2, una forte risposta TH2 (pro-infiammatoria) come quella indotta da stress o azioni chimiche, sopprime la produzione di citochina TH1, la quale gioca un ruolo essenziale nel rafforzare la riposta cellulare, e quindi la capacità del corpo di difendersi contro molteplici agenti quali batteri, virus, funghi e fattori carcenogenetici.

Tratto da: www.mycologyresearch.com +  vedi Idro colon terapia Protocollo della Salute

Piante medicinali e Sindrome dell'Intestino Irritabile

Presso la School of Chinese Medicine -University of Hong Kong - è stata realizzata una revisione sistematica della letteratura esistente nelle banche dati digitalizzate (1) al fine di valutare l’efficacia terapeutica delle piante medicinali e la loro sicurezza nel trattamento della Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS). Sono stati selezionati 22 studi (randomized controlled trials) che rispondevano ai criteri di inclusione: quattro di questi studi sono risultati di buona qualità, mentre gli altri 18 studi sono stati considerati di scarsa qualità. Su un totale di 1279 pazienti, sono stati registrati 15 eventi avversi in 47 persone. Non sono stati riportate comunque reazioni avverse serie o anomalie nei test di laboratorio. L'incidenza degli eventi avversi è risultata bassa (2.97%). Le piante medicinali, tipiche della Medicina Tradizionale Cinese e impiegate in diverse formulazioni, individualizzate o standardizzate, hanno dimostrato di poter arrecare un beneficio terapeutico nel trattamento dell’IBS. Gli autori auspicano uno sviluppo della ricerca, in particolare tramite studi clinici rigorosi che siano in grado di delineare la reale efficacia e sicurezza delle piante medicinali nel trattamento dell’IBS. Il test integrale del report può essere visionato sul sito della rivista che lo ha pubblicato (World J Gastroenterolog)
(1)Shi J, Tong Y, Shen JG, Li HX. Effectiveness and safety of herbal medicines in the treatment of irritable bowel syndrome: A systematic review. World J Gastroenterol 2008 January;14(3):454-462

 

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Gli elevati costi energetici che sono necessari per un'ampia massa cerebrale sono in parte soddisfatti anche dall'evoluzione della nostra dieta abituale, che è attualmente molto ricca. Tuttavia, la relazione tra la qualità della dieta e l'ampiezza del cervello è in un certo senso positiva nei primati, ma non è stato così per la specie umana. Gli umani, infatti, sempre rispetto ai primati, sono effettivamente meno muscolosi e più ricchi in massa grassa. E questo, in parte, si giustifica con l'aumento delle richieste energetiche del cervello degli umani. Le evidenze paleontologiche indicano, dunque, che è avvenuta una rapida evoluzione cerebrale nell'emergenza quando circa 1,8 milioni di anni fa il comportamento alimentare dell'Homo Erectus ha dovuto necessariamente cambiare. In pratica, si è passati da un comportamento sostanzialmente erbivoro a quello onnivoro, a vantaggio della massa cerebrale e di quella grassa, ma a scapito della massa muscolare.

Leonard WR et al Annu Rev Nutr. 2007 Apr 17; [Epub ahead of print]

 

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