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NUOVA VISIONE - Mese di Aprile 2007

 “Nuova Visione”

Lettura vitalista ed omeopatica dei percorsi di malattia e guarigioni 

D.ssa Gloria Alcover Lillo

SCUOLA ITALIANA HAHNEMANNIANA PS.ORTEGA

Fondatrice e direttrice accademica

Via Scanaroli, 73, 1° piano int. 6

41100 Modena MO e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  Attività di comunicazione della d.ssa Gloria Alcover Lillo

Chiarezza esattezza precisione del linguaggio della Natura - la necessità insostituibile del Similimum.

Ciascun essere vivente “è” una condizione ottima d’esistenza. Renderci conto di che cosa ci appartenga, sia a livello fisico, biologico, psicologico che spirituale, forma parte del processo di auto-conoscenza. Tale individuazione comporta renderci conto anche di ciò che ci appartiene pure in relazione col ns. destino o con la ns. progettualità, in quanto destino o progettualità costituisce l’asse fondamentale del ns. modo-di-essere-nel-mondo e della ns. esperienza di soddisfazione o d’insoddisfazione, di realizzazione o di frustrazione lungo la vita.

con la collaborazione di Spartaco Peviani , Rinaldo Vargas

Questa condizione ottima d’esistenza personale, che ci è propria, naturale, identitaria, determina la salute che appartiene a ciascuno di noi. La devianza da questa condizione, essenzialmente strutturata nel ns. organismo, è ciò che ciascuno percepisce come squilibrio o allontanamento del benessere che sente gli corrisponde. Tale condizione stabilisce a sua volta le differenze tra i modi di vivere più singolari e i più consoni col collettivo. Si capisce che non possa avere lo stesso parametro di lettura la vita di Picasso che quella del meccanico d’auto di un paese di provincia. Una certa insonnia può essere un humus fondamentale di una tensione creativa, per un altro è un’irregolarità che distrugge la vita.

La Natura, rispettando in ciascuno la propria identità immanente e trascendente (di superamento della propria situazione esistenziale), si adatta fino all’inverosimile. Arrivata però al limite della sua possibilità d’equilibrio instabile comincia a ripetere le manifestazioni della sua inadattabilità, vale a dire, l’insistenza del suo mal funzionamento che viene raccolta sotto il nome di alterazioni: urina troppo oscura di odore putrido, indicando un mal funzionamento del drenaggio renale e/o l’intossicazione metabolica; colore verde cera della pelle, cuore con un battito che manca al suo ritmo naturale; in sintesi, l’insieme di segni e sintomi organizzati in una gerarchia chiara e precisa.

L’organismo va strutturando l’immagine del disordine. Il paziente dice allora non solo che gli fa male la testa (chiarezza) ma anche che gli fa male quando comincia a pensare intensamente al lavoro in modo incessante, precisando che il mal di testa comincia al mattino, dopo aver trascorso qualche notte di insonnia che accompagno la preoccupazione diurna, che aumenta gradualmente fino a diventare una sorta di coltello ficcato nella tempia destra. Aggiunge che a questo punto prova nausea e il dolore è talmente insopportabile che non può più muovere testa né piedi. Sente necessità di urlare, di esprimere la propria disperazione ma non riesce nemmeno a parlare. Ha bisogno di calore nelle parti dolenti e sente necessità di piangere sconsolatamente, ma il dolore aumenta con il pianto. Prova sete insaziabile d’acqua fredda ma vomita appena ha bevuto. Non vuole nessuno attorno. Necessita rimanere da solo nella oscurità - in una sorta di morte. La situazione, se non viene interrotta da qualche medicazione, può protrarsi per due giorni. Se lasciata senza medicazione passa pian piano nella misura in cui riesce a dormire (esattezza). La precisione del quadro morboso si rivela quando viene valutata la bio-patografia del paziente e si riesce a conoscere il suo significato. Ad esempio, in questo paziente il dolore avviene come scarica di compensazione per evitare una paura infantile al fallimento. In un altro paziente, un mal di testa può significare una modalità da allontanarsi di un’impostazione di vita che avversa.

Il simillimum non è sempre un medicamento sperimentato nell’uomo sano. Questo è soltanto il modo più scientifico e maneggevole per riconoscere e poter applicare uno stimolo che sia capace di compiere in modo efficace e scientifico la Legge di Guarigione. E’ il modo in cui si può gestire meglio l’artificio (ars arte & facere fare), nella scelta della sua qualità e della potenza dello stimolo, in funzione all’obiettivo preciso che è quello dell’intenzione terapeutica. Ciò che rimane in modo irreversibile, stabilito dopo la scoperta della Legge, è che qualsiasi stimolo curativo, sia quale sia la fonte da dove provenga (immagini simboliche, stimoli energetici, lavori vari che mobilitino la Forza Vitale o KI, campi magnetici, ecc), per ottenere la risposta curativa giusta esso deve comprendere la totalità, distinguendo il momento esistenziale nella sua azione dinamica, deve essere il più simile possibile ma di distinta natura dalla causa del disordine e più potente del disordine stabilito, vale a dire, autenticamente similare nei suoi effetti all’informazione organizzata ed espressa per il soggetto malato come richiesta di aiuto e manifestazione dell’allontanamento dalle condizioni ottime di esistenza.

Per la sua chiarezza, esattezza e precisione, il similimum, si converte in una necessità terapeutica e in uno dei pilastri fondamentali e insostituibile del nuovo paradigma della medicina dei prossimi tempi. Le discipline bioenergetiche e psicoanalitiche lavorano sulla chiarezza, sulla precisione, l’omeopatia sull’estrema esattezza che esige la natura e la legge di guarigione. Per ciò, gli stimoli curativi delle altre discipline bioenergetiche, per quanto molto benefici, sono sempre approssimativi e i risultati benefici limitati alle loro approssimazioni.

Per una nuova pubblica opinione sulla salute

L’argomento del simillimum e dell’auto-riconoscimento della propria identità attraverso la malattia è di capitale interesse per un breve spazio dedicato alla Pubblica Opinione, innanzitutto, quando questo spazio si discosta dei soliti approcci al rapporto individuo – società. Nella nostra Agora d’individui che scelgono la medicina omeopatica come metodo per ristabilire la propria salute o per affrontare le diverse modalità di ammalarsi, il rapporto tra individuo e omologazione acquista rilievo di  primo ordine. L’omeopatia, come lettura dell’uomo, constata, paradossalmente attraverso la malattia, che a ciascun individuo appartenga un’identità, che gli individui non sono una semplicistica riproduzione di DNA.

Certamente, il complesso rapporto tra individuo e collettivo non è esclusivo della società post-moderna, caratterizzata per il dominio di stili di vita omologanti e gestibile medianti software. Questa è soltanto una delle varianti di tale difficile dipendenza. Da un punto di vista antropologico, sociologico e anche clinico, l’uomo si costituisce medianti successivi e sovrapposti rapporti con gli altri. Egli stesso nasce da un rapporto tra diversi.

La storia stessa dell’umanità, il movimento intenzionato della vita, può essere letta come il tentativo del singolo - e dei singoli - di differenziarsi dal mondo dal quale “emerge”. I racconti mitologici, astrusi come il paradosso della vita, formano parte delle testimonianze di tale sforzo del singolo per riconoscersi ed assumersi la propria esistenza. Al centro della Repubblica di Platone, abbiamo, infatti, il “Mito della Caverna”: il tentativo dell’uomo di rendersi consapevole di sé e di una verità al di là dalle opinioni e dalle parvenze. Ciò comporta un processo verso l’identità, la libertà. I progetti politici possono battezzarsi come vogliano i politicanti. In definitiva, la differenza di sostanza è quella di comprendere il diritto all’identità, di voler propiziare la sua costruzione o di misconoscerla, di impedirci o complicarci l’accesso, dunque, di avvicinarci o allontanarci dalla salute che ci appartiene. E’ difficile immaginare la gioia, il diritto e il dovere di diventare se stesso. La malattia, comunque, ci invita.

FAQ

Come può una persona in questa società rendersi conto delle condizioni ottime della sua vita? E qualora se ne accorgesse, cosa farebbe, considerando che è sottomessa a tanti condizionamenti?

Ottima domanda. Rendersi conto di qualcosa che accade è un processo istintivo. Non è, dunque, difficile né impossibile. E’ ovvio però che se l’individuo ha annullato le dimensioni d’interiorizzazione e di contatto con sé, egli non potrà vivere tale processo. In uno stato d’annullamento di tale portata è tuttavia il corpo a parlare. il “territorio” in cui si scatenano le malattie più “insolite”. E’ chiaro che non si può vivere completamente contro Natura, se si vuole continuare ad appartenere alla propria identità. La Natura è fondamentalmente elastica, però fuori da certi limiti non conosce pietà. Semplicemente accetta la sregolatezza e il conto arriva.

Sarebbe una buona e semplice pratica chiedersi prima di fare qualunque cosa – voglio o non voglio farlo? Bisogna porsi questa domanda per individuare ciò che si vuole mangiare e ciò che ad ogni istante si vuole fare. Renderci conto di ciò che è in atto ci consente di mediare con i doveri che ognuno ha contratto con la società, la famiglia e via dicendo. In questo modo, l’individuo va differenziandosi, creando un linguaggio proprio e socialmente giusto e che gli altri imparano a rispettare, come il fatto di essere biondo, bruno, alto, basso … qualora l’individuo sappia sostenere la sua identità. Ciò accade quando ciascuno di noi si sente se stesso e si responsabilizza della propria esistenza.

Nella misura in cui biologicamente si matura, la personalità s’impone con naturalezza e se uno stesso ha potuto riconoscersi, s’impone senza grandi conflitti. Quando s’incontrano conflitti e condizioni molto diverse dalle proprie necessità, tempo e volontà prendono la parola. Loro lavorano, dando la possibilità di cambiare progressivamente la vita, fino a raggiungere un’adeguazione necessaria e sufficiente, come per poter restituire il benessere e la soddisfazione della propria esistenza.

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