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Inviato da il in Omeopatia
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L'Omeopatia e il dolore.

 

dolore-ansia-omeopatia

Il dolore è una manifestazione suprema e significativa dell’organismo vivente che denuncia l’esistenza di un’alterazione importante alla quale bisogna porre attenzione e correggere. A volte però esso diventa insopportabile e invalidante, da qui, l’urgenza di correggerlo al più presto e spesso, in modo nefasto, a qualunque prezzo.

Il dolore sempre è stato – e molto di più in quest’ultimo secolo - il cavallo di battaglia della medicina ufficiale. Gli analgesici e gli stupefacenti d’ogni genere hanno raggiunto un livello tale da garantire all’umanità almeno un “sollievo mortale”!

 

Ciò non dovrebbe sorprenderci. Ippocrate, padre della medicina diceva: “Togliere il dolore è opera divina”. In una mente greca, tuttavia, togliere il dolore non comportava l’idea di solo togliere il dolore sensibile, poiché il dolore, manifestazione della malattia, era la conseguenza di uno squilibrio degli umori, una dis-crasis = disarmonia della totalità vivente ed armonica che si doveva riconoscere in un essere vivente qualunque. Di conseguenza, togliere il dolore era un’Arte difficile da conquistare perché significava eliminare veramente il dolore della sofferenza con le sue cause complete, fisiche e morali, lasciando a cambio la restituzione possibile della salute.

Fondamentalmente si verificava lo stesso che oggi si verifica: che se si toglie il dolore sensibile, il miglioramento è provvisorio e, inoltre, si avvia un processo di approfondimento e cronicizzazione della lesione o alterazione casuale. Ad esempio, se correndo uno si torce un piede, il dolore obbliga la persona ad osservare riposo il tempo necessario per la restituzione della lesione ai tendini e muscoli. Prendendo un analgesico, invece, si annulla il dolore ma la lesione non guarisce più velocemente. Ciò che succede è che la persona fa ciò che non  potrebbe permettersi se sentisse il dolore, cioè camminare e fare movimenti inadeguati alla torcitura che l’organismo deve restituire. Dopo un tempo, il fastidio acuto è passato però frequentemente rimane un’articolazione che “risente”, che facilmente torna a torcersi e che mai si sentirà completamente risanata perché è rimasta cronicamente lesionata.

 L’Omeopatia, distinguendo il dolore dalla malattia, non si prefigge la semplice soppressione del dolore ma la restituzione dell’equilibrio o guarigione possibile e, di conseguenza, solleva il dolore che segnala ed accompagna la malattia. Se il rimedio è veramente similimum come qualità e potenza, come tanti pazienti conoscono, il dolore sparisce istantaneamente. Ciò è evidente nelle situazioni acute. Invece, se il quadro è cronico, essendo il dolore un informatore della presenza di una turba, esso continuerà sino a quando lo stimolo del rimedio restituirà l’equilibrio vitale del soggetto.

nevralgia-omeopatia

Nella malattia cronica, mentre il rimedio va modificando la malattia verso la guarigione, il dolore va diminuendo in intensità, frequenza e tempo di durata.

ciò che chiamiamo malattia, vale a dire l’insieme di segni e sintomi che appaiono in modo simultaneo e immediatamente ad uno squilibrio, consiste in una serie di reazioni caratterizzabili come

 

§         proporzionali in intensità e tempo di durata allo stimolo che le provoca;

 

§         conformi alla naturalezza dello stimolo, quindi, se l’elemento aggressore è costituito da una cattiva alimentazione, l’organo che reagisce è l’apparato digerente che protesta indicando che non è in grado di digerire ciò che è stato mangiato; se l’aggressione è di carattere affettivo, reagiscono il cuore e i polmoni denunciando il dolore del sentimento; se l’aggressione è costituita, ad esempio, da una mancanza di attività fisica il tono dei muscoli si indebolisce;

 

§         segnaletiche che indicano ad ognuno quali siano le proprie condizioni ottimali di vita per poter stare bene, in modo che l’individuo sia naturalmente creativo, fruttifero e capace di raccogliere stimoli per dare risposte ai conflitti che ogni giorno la vita gli propone;

 

§         espressione acuta iniziale, prima di diventare una dimensione persistente e cronica.

 

Fondato sulla propria capacità naturale (vis medicatix natura) l’individuo trova, mediante la malattia acuta e la sofferenza insita all’esistenza, la conoscenza e i limiti delle proprie possibilità. Il riconoscimento dei propri desideri e gusti è uno strumento naturale che consente all’individuo di riconoscere il proprio cammino verso il suo compimento come soggetto singolo e sociale, la sua maturità naturale e verso la propria saggezza, in modo di poter lasciare alla vita e agli altri ciò che gli concerne, in conformità al proprio destino trascendente. E’ su questa strada che l’individuo conosce il benessere individuale e sociale che costituisce lo stato di salute e che, come vediamo, include la malattia come espressione sana di informazione immediata circa ogni deviazione volontaria o involontaria che lo allontana dal suo cammino fisico, biologico, psichico, morale e/o spirituale.

 

In questa prospettiva, cominciamo a capire la malattia come una grande amica che ci aiuta, accompagna e ci insegna. E’ perciò che i filosofi dell’antichità dicevano che la natura è la madre d’ogni scienza. Per la stessa ragione, Ippocrate, come Padre della Medicina e rappresentante della conoscenza medica antica, lasciò scritto che “la natura è il miglior medico delle malattie. Tale ordine naturale delle cose non è stato cambiato con la tecnologia moderna.

 

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