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LO STRESS, L’ANSIA E LA VITA QUOTIDIANA

Dr. Gianfranco TRAPANI

Tratto da

Trapani Gianfranco:  Collana Curarsi con l’omeopatia “ Stress ed ansia”

Red edizioni Milano settembre 2008

www.trapanigianfranco.it/


Lo stress è una condizione necessaria per vivere e ci accompagna per tutta la vita. Si tratta solo di adattarsi a questa situazione, di gestirla al meglio, per poter vivere senza sopportarne le conseguenze negative. Bisogna utilizzare bene gli stimoli positivi che da essa derivano e costruire la nostra vita in modo sano e utile per noi, la nostra famiglia e per il contesto sociale nel quale viviamo.

La prima vera situazione stressante che incontriamo è la nascita, un momento del quale, apparentemente ricordiamo poco o nulla ma che lascia dei segni indelebili nella nostra vita interiore. Allo stesso modo l’allattamento al seno e lo svezzamento.,

Il piacere dell’allattamento al seno deve essere condiviso dalla madre. Se per la madre allattare è una fonte di disagio e di sofferenza, se lo vive con una sensazione di inadeguatezza, allora tutto diventa pericoloso. Ripeto spesso alle madri con grandi paure o senso di inadeguatezza, che è meglio un biberon dato con amore che allattare al seno con rabbia tensione o paura. Tutti gli ormoni dello stress che la madre produce, tutte le tensioni emotive che prova, le sofferenze, il senso di disagio vengono percepiti ed elaborati dal bambino. allora compaiono le crisi di ansia, le coliche addominali, i disturbi del sonno e tutti quei problemi che rendono difficili i primi mesi di vita del bambino ed acuiscono i rischi della depressione del dopo parto nella nutrice.

Quando il bambino cresce altre causa di stress si riscontrano nel temporaneo abbandono che la madre deve fare ogni giorno per andare a lavorare. Il piccolo non ha il concetto del tempo e si sente abbandonato dalla mamma, ha paura di non poterla più rivedere, non capisce che devono trascorrere solo poche ore e poi tutto tornerà come prima, ecco allora una profonda e violenta sensazione di sofferenza, che a volte si trasforma in malattia acuta (febbre, tonsillite), altre volte in disturbo addominale (coliche gassose, mal di stomaco), altre volte in disturbi del comportamento (ritardo nell’acquisizione del controllo degli sfinteri, il bambino non vuole lasciare il pannolino), in disturbi del sonno e del comportamento.

L’ingresso nella scuola materna e nella scuola elementare può trasformarsi da una esperienza di stress negativo ad un positivo. Il bambino inizia la scuola con la sensazione di abbandono da parte dei genitori e con l’incognita dei compagni e delle maestre, ma subito dopo entra in gioco la curiosità il desiderio di conoscere e di vivere le nuove esperienze. Il bambino da  uno stato di disagio e di sofferenza passa ad una condizione creativa  che gli consente di acquisire nuovi mezzi di confronto e di dialogo con gli altri, trasforma un’esperienza che poteva aver risvolti negativi, sia in termini di sviluppo personale che sociale in un’esperienza positiva  di arricchimento. Lo stress provocato dalla scuola e dalla necessità di raggiungere dei risultati può essere aumentato dalle aspettative dei genitori, e non sempre il bambino o  il ragazzo esce indenne da questa esperienza, la scuola elementare e le medie sono dei periodi nei quali compaiono numerose malattie psicosomatiche ed i giovani vivono con sempre più disagio le loro emozioni. Le difficoltà di apprendimento, il rifiuto della scuola, l’ansia e l’angoscia nel dover affrontare ogni giorno i compagni, gli insegnati e le nuove esperienze si trasformano in disturbi fisici che possono terrorizzare i genitori e creare notevoli difficoltà ai medici per stabilire la diagnosi.

Coliche addominali, mal di stomaco, mal di testa, fobie degli spazi chiusi o di quelli aperti, paure dei ladri, dell’oscurità, degli sconosciuti, delle malattie, disturbi del sonno con incubi, terrori notturni, o difficoltà a dormire o risvegli precoci, insomma una vera galassia  di sintomi in grado  di mettere in crisi il medico più esperto e che il più delle volte si risolvono quando si riesce a capire la causa dello stress e del disagio.

La pubertà è un periodo nel quale lo stress vissuto dal giovane può creare dei problemi.

Lo sviluppo del corpo, rapido e stupefacente, la difficoltà che ha il ragazzo o la ragazza nel riconoscersi in questo corpo che da un giorno all’alto non sembra più appartenergli creano una situazione di stress che deve essere superata con un aiuto adeguato da parte della famiglia e di chi vive attorno al giovane. I problemi nello stabilire le relazioni adeguate con i propri coetanei, con la scuola, con i più grandi, la possibilità di praticare uno sport senza dover per forza aver dei risultati da campione ma  come momento di socialità e di rispetto e tutela della salute del proprio corpo, sono delle occasioni di stress che se vissute bene ed in modo costruttivo possono aiutare il ragazzo a superare questo momento ed a ostruirsi una personalità forte e capace di affrontare i problemi della “vita da grande”, invece se vengono vissuti male possono creare dei grossi problemi e favorire al formazione di una personalità debole e soggetta a malattie di origine psicologica che potrà durare anche per tutta la vita, senza dimenticare che è durante l’adolescenza che inizia con maggiore frequenza il consumo di sostanze stupefacenti, vissuto come fuga dalla realtà e causato dall’incapacità ad affrontare lo stress e la lotta quotidiana.

Il mondo del lavoro fornirà  poi un nuovo motivo di stress e di sofferenza. La competizione molto forte in tutti gli ambienti lavorativi, il desiderio di raggiungere degli obiettivi prima e meglio degli altri, gli attacchi dei colleghi che cercano di superarti, la necessità di fare carriera, portano ad uno stato di stress permanente, si vive in una condizione di lotta permanente dove, senza esclusione di colpi si ceca di sopraffare l’avversario che spesso è il compagno di lavoro o l’amico. Tutte queste condizioni portano ad uno stato di grande stress e di sofferenza che si trasforma sempre in malattie organiche, particolarmente nei momenti nei quali non si riesce ad ottenere il risultato sperato o si deve soccombere di fronte ad uno più forte. Mentre quando si realizzano i propri disegni, ecco che lo stress viene vissuto in senso positivo e come fonte di benessere.

Durante gli anni del lavoro e dell’affermazione professionale, anche i rapporti affettivi, la famiglia ed i figli sono una delle cause dello stress e dell’ansia che interessano con sempre più frequenza le nuove generazioni. La perdita del “paracadute familiare”, ovvero la disgregazione della famiglia patriarcale, il senso di smarrimento e di solitudine dei giovani genitori di fronte ai mille problemi creati dalla coesistenza dei figli e del lavoro, e dalla frequente inconciliabilità tra queste due realtà sono la causa di numerose malattie e numerosi disturbi (ipertensione, disturbi del sonno, del metabolismo dei grassi, artrosi cervicale, mal di testa, .. ) che colpiscono con sempre maggior frequenza almeno un componente delle nuove famiglie.

DEFINIZIONE DI STRESS

Lo stress non è una malattia, la situazione di ansia che a volte ne consegue può indicare il manifestarsi di un disagio che nel tempo può diventare un problema di salute. La condizione di stress, che ci accompagna per tutta la vita, è solo un segnale di adattamento a ciò che è avvenuto o a quanto sta per avvenire, non è una malattia, e non è una condizione uguale per tutti. Ognuno (ogni persona, ma anche ogni organizzazione sociale) ha un modo di rispondere alle situazioni critiche che deve affrontare. Le situazioni di benessere e/o malessere che proviamo quotidianamente, sono quelle che definiscono la nostra condizione di salute ed il modo con il quale ci adattiamo allo sforzo fisico e psichico che facciamo per realizzare i nostri obiettivi. Questo sforzo porta ad un indebolimento progressivo delle nostre capacità di reazione e pertanto una possibile sofferenza fisica e/o psichica, in pratica quando si crea uno squilibrio tra le richieste avanzate e le risorse a disposizione del singolo individuo. Uno stress di breve durata non è mai un problema, anzi spesso diventa un motivo di stimolo e capace di sviluppare in senso positivo le capacità dell’individuo, mentre lo stress di lunga durata che porta ad esaurimento le capacità reattive diventa un rischio per la sicurezza e la salute.

Da Hans Seyle (1936) in poi, il termine inglese stress (accentuare una reazione di opposizione ad un carico eccessivo), indica la capacità di reazione di un organismo sottoposto ad un carico eccessivo o percepito come tale,  e le condizioni con le quali si reagisce, ovvero la sua sindrome di adattamento. Per questo nell’introduzione ho citato la vita quotidiana e le sue esperienze comuni come possibile fonte di stress e di ansia, non sono tanto gli avvenimenti in se che sono pericolosi, ma sono come li percepiamo.

Le varie condizioni che agiscono come stressor (fattori scatenanti) possono esser i traumi emotivi legati ala famiglia o al lavoro, agli incidenti le delusioni affettive, gli sforzi mentali a scuola o sul lavoro, i lutti, le infezioni, il freddo, il caldo, l’umido, gli avvelenamenti occasionali o professionali. La risposta avviene in tre fasi, la prima è la reazione di allarme durante al quale l’organismo percepisce lo choc dell’aggressione ne rimane sorpreso ma poi si organizza e reagisce contro mobilitando le sue difese. La reazione di resistenza è la seconda fase, nella quale l’organismo stabilizza la sua capacità reattiva e si adatta alla nuova situazione reagendo di conseguenza. La terza fase è quella di esaurimento con la caduta delle difese organiche la comparsa di sintomi fisici come la sensazione di spossatezza, l’esaurimento delle capacitò di adattamento la diminuzione delle capacità di difesa , sia immunitaria, con aumento della suscettibilità alle malattie, sia psicologica con la comparsa dei sintomi di ansia, senso di impotenza e di sfiducia.

Anche se ogni persona risponde con una modo proprio agli agenti che provocano lo stress, la risposta di base di tipo ormonale è uguale per tutti. Attraverso il coinvolgimento di una parte del cervello, le ghiandole endocrine e le strutture nervose vengono prodotti gli ormoni che provocano le varie reazioni.

L’ipotalamo produce gli ormoni (CHR Corticotrophin Releasing Hormone)  che andranno a  stimolare l’ipofisi.

L’ipofisi produrrà l’ACTH (Adreno-Cortico-Trophic-Hormone), che ha come ruolo quello di stimolare le ghiandole sopra i reni (Ghiandole Surrenali) e produrre l’ormone della crescita G.H. (Growth Hormone), che svolge un ruolo anche nella risposta allo stress, oltre che le endorfine ovvero le morfine naturali che modulano le nostre reazioni al dolore ed al disagio.

Le ghiandole surrenali invece producono nella loro parte centrale l’adrenalina ed in quella più periferica l’aldosterone ed il cortisolo, mentre il Sistema Nervoso Simpatico procude in periferia la Noradrenalina (l’atro ormone dello stress).

I meccanismi di regolazione tra tutti questi ormoni e la produzione delle citochine, ovvero quei mediatori prodotti dalle cellule per permettere di attivare le comunicazioni tra le varie cellule del sistema immunitario, otre che tra questo e le altre cellule  è molto complessa ed esula da questo lavoro, tuttavia questi meccanismi vengono coinvolti in modo diverso secondo come la persona vive l’evento stressante.

La risposta allo stress vissuto come buono (Eustress) provoca la stimolazione dell’ipotalamo, dell’ipofisi,  del sistema Nervoso Simpatico, oltre che della midollare del surrene con la produzione degli ormoni come adrenalina, noradrenalina, cortisolo, ormone della crescita, aldosterone, endorfine e citochine che miglioreranno la reazione aumentando la forza e l’energia (attraverso l’utilizzazione degli zuccheri) la forza di contrazione del cuore, la pressione arteriosa sistolica, la capacità respiratoria, ed in pratica aumenteranno il livello di vigilanza e di aggressività, permettendoci di affrontare meglio i problemi.

La risposta allo stress, vissuta come cattivo (Distress), quando questo diventa cronico, è un eccesso di produzione di questi ormoni che hanno come effetto finale quello di provocare un esaurimento delle capacità di risposta dell’organismo e quindi un disadattamento con delle anomalie comportamentali, delle alterazioni a livello delle ghiandole endocrine,  una alterata risposta immunitaria e la comparsa di malattie infettive, autoimmuni (ovvero l’organismo reagisce contro se stesso) ed aumentato rischio di insorgenza dei tumori.

DOVE CI PORTA LO STRESS

Quando lo stress è controllato non è fonte di ansia allora aiuta concentrarsi, migliora il rendimento scolastico, quello lavorativo, la capacità di relazione, siamo nel campo dell’eustress ovvero in quella condizione dove tutte le funzioni dell’organismo agiscono per migliorare al nostra situazione. Migliorano le condizioni dei muscoli, perché usiamo meglio lo zucchero per produrre energia, respiriamo più velocemente e usiamo di più l’ossigeno perché i bronchi sono dilatati, la visione da lontano è migliorata, si sopporta meglio il dolore, grazie alla produzione delle endorfine, il cervello funziona meglio ed in pochi secondi si è in grado di apprendere una moltitudine di informazioni, oltre a produrre un grande quantità di idee, infine cambia anche la percezione del tempo, si riesce a fare più cose in un  intervallo più breve.

Lo stress non controllato invece diventa distress e quindi fonte di ansia e di malattie.

Non  è semplice da parte del paziente accettare che l’origine di un disturbo non sia legata a cause organiche, ovvero a disturbi nella funzione di un organo associata a delle lesioni, ma a sia strettamente dipendente da cause psicologiche, ma anche il medico deve porre molta attenzione alle proprie affermazioni. La diano bidella malattia deve essere attenta ed accurata e solo dopo aver escluso danni a livello degli organi, infezioni batteriche o virali, alterazioni del metabolismo, si potrà pensare a problemi di causa psicologica.

Anche per questo approccio ai disturbi causati dallo stress non dovete trasformarvi in medici, una diagnosi richiede una grande quantità di conoscenze, una sensibilità ed un’esperienza che può avere solo si ha dedicato alla Medicina. Ricordatevi che spesso le malattie causate dallo stress iniziano come disturbi della funzione di un organo e solo dopo molto tempo compare il danno, ma quando avviene questo è difficile da curare. Pertanto quando provate un disturbo che siete convinti che sia originato dallo stress, modificate il vostro stile di vita, cercate un aiuto dalla medicina omeopatica e rivolgetevi anche al vostro medico

ALCUNE MALATTIE E DISTURBI PROVOCATI O AGGRAVATI DALLO STRESS.
Apparato digerente Gastrite, ulcera coliche addominali, colon irritabile, disturbi digestivi, diarrea

alternata a stitichezza

Apparato respiratorio Tosse secca psicogena, “sine materia” ovvero senza causa apparente. asma

Psicosomatica

Sistema immunitario Aumentata suscettibilità  alle infezioni, Herpes virus, herpes zoster, acne,

tonsilliti , otiti, faringiti ed a volte anche polmoniti

Apparato cardiovascolare Ipertensione, disturbi vasomotori
Sistema nervoso Crisi di ansia, cefalea, depressione  più o meno importante
Apparato osteo muscolare Dolori ossei, dolori muscolari, artrosi cervicale, contratture muscolari
Sistema endocrino Disordini ormonali in genere

Aumentato rischio di diabete,

Ipertiroidismo, ipotiroidismo,

Insufficienza surrenalica,

Apparato genitale femminile Cisti ovariche, fibromi uterini, turbe dell’ovulazione e rischio di sterilità.
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In questo film ricco di immagini coinvolgenti partecipano alcuni tra gli esponenti di spicco del panorama internazionale di medicina alternativa, tecniche energetiche, fisica quantistica e psicologia. Abbiamo così l’occasione di conoscere le idee più innovative nel campo della guarigione. Tra coloro che estendono i confini della medicina alternativa in questo film troviamo:  la ricercatrice e autrice di The Field, Lynne McTaggart. Spiega il campo del punto zero e il suo legame con la nostra salute.  Il biologo cellulare e autore di La biologia delle Credenze Bruce Lipton. Parla di ciò che controlla la nostra biologia – e non sono nostri geni…  Il biofisico James Oschman, che ci aiuta a capire “la matrice della vita”, il tessuto dinamico del corpo che porta alla luce.  Lo scopritore del campo del corpo umano Peter Fraser. Descrive come il corpo utilizza le informazioni olografiche per mantenere uno stato di salute equilibrato.  Il guaritore di fama internazionale Dr. Eric Pearl, docente e autore del libro best-seller, The Reconnection.  Lo scienziato Edgar Mitchell, astronauta dell’Apollo 14, ufficiale di marina, conferenziere, autore, fondatore di Ion, co-fondatore dell’Association of Space Explorer.  Marilyn Mandala Schlitz, PhD Presidente di IONS, scienziata, antropologa, scrittrice e ricercatrice presso il Research Institute della California Pacific Medical Center.  Rollin McCraty, PhD direttore di ricerca presso l’Institute of HeartMath, autore, speaker e professore alla Claremont Graduate University.  Rupert Sheldrake, PhD autore, professore e biologo a Cambridge, direttore del Perrott-Warrick Project.  Arielle Essex, Coach PNL certificata all’Erickson College, dottore in osteopatia, speaker internazionale in materia di trasformazione personale.  Dean Radin, PhD autore di The Conscious Universe, ricercatore senior researcher all’IONS, speaker internazionale e co-fondatore del Boundary Institute.  Herman Koning, fondatore della Dutch Doctors’ Association for Biophysical Medicine, direttore medico di Medipoint, autore e docente. Folker Meissner, Insegnante di TCM e bioenergetica, medico olistico, fondatore della German Academy for Energy Medicine & Bioenergetics.  Dietmar Cimbal, veterinario medico e ricercatore di biofisica, fu tra i primi a fare un trasferimento wireless di dati biologici.  Howard Martin Executive Vice President, Strategic Development HeartMath, speaker internazionale, autore e musicista.  Deborah Rozman, presidente e Co-CEO di Quantum Intech, psicologa, dirigente d’azienda, educatrice e autrice.  Fritz-Albert Popp, biofisico, professore, ricercatore, autore e fondatore dell’Institute of International Biophysics.  Adam DreamHealer, biologo molecolare, NHPC guaritore energetico certificato, speaker internazionali e autore, guaritore. In particolare vengono raccontate le storie di persone che sono riuscite a recuperare la salute grazie a terapie alternative, come la Riconnessione e la Programmazione Neuro-linguistica, e il film rivela le teorie scientifiche che stanno dietro a queste guarigioni, indicando i parametri che sono destinati a condizionare il futuro della scienza della guarigione. The Living Matrix permette di guardare dentro il nostro corpo con una prospettiva che abbraccia anche la mente: ed è proprio dalla cura di corpo e mente che deriva la nuova scienza di guarigione. Un film coinvolgente e appassionante per oltrepassare i limiti della medicina tradizionale. Scritto da  Alkemicon

La Prima Parte; per vedere tutti i video clickate QUI

« Il mondo oggi si divide in due: i Fiduciosi e gli Sfiduciati. E chi si definisce “complottista” danneggia anche te – digli di smettere! Haiti. E l’arma sismica »

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidate al solo intelletto, nel senso che ogni emozione ci guida all’azione in modo caratteristico, ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana. Ma ciò non significa che dobbiamo lasciar loro il compito di gestire la nostra vita. Le emozioni senza controllo sono come dei cavalli senza briglie: non riescono a condurci in nessun luogo da noi desiderato e possono addirittura farci correre gravi rischi.

Il saper controllare le proprie emozioni è alla base del benessere psico-fisico.
I sentimenti estremi – emozioni che diventano troppo intense o durano troppo a lungo – minano la nostra stabilità.
E’ normale e sano provare sentimenti negativi quali rabbia, ansia, tristezza; tali sentimenti possono diventare guide preziose per noi e spingerci a prendere le decisioni più opportune, ma è fondamentale che i sentimenti negativi molto intensi non sfuggano al controllo spazzando via tutti gli stati d’animo piacevoli.

Il nostro sistema nervoso non ci consente di “prevedere quale emozione ci travolgerà e in quale momento ciò avverrà, però ci mette in grado di controllare la durata dell’emozione che ci ha travolto.

Innanzitutto, nel momento in cui ci sentiamo travolti da un’emozione è fondamentale riconoscere se siamo in grado di dominarla da soli o abbiamo bisogno di aiuto. Potremmo aver bisogno di colloqui con uno psicoterapeuta, di assumere dei farmaci per un periodo, o di entrambe le cose. Se così fosse, non esitiamo a rivolgerci ad un professionista che possa aiutarci, ne va del nostro benessere attuale e futuro.

Se l’emozione che ci pervade è blanda e non interferisce in maniera significativa con lo svolgimento delle nostre attività quotidiane (famiglia, lavoro, tempo libero) probabilmente possiamo cavarcela benissimo da soli utilizzando alcune strategie:

- Riconosciamo quanto prima gli episodi che scatenano i nostri stati d’animo negativi.

L’ideale sarebbe riuscire a coglierli non appena cominciano a suscitare in noi sentimenti negativi, o al massimo subito dopo. Con l’esercizio costante non sarà difficile riuscirvi.

- Se possibile, cerchiamo di intervenire sugli eventi che ci suscitano emozioni negative.

Questa strategia può essere utilizzata solo su quegli eventi sui quali esercitiamo una qualche forma di controllo e ai quali possiamo porre rimedio tramite l’azione.

- Apprendiamo delle tecniche di rilassamento.

Possiamo applicarle nel momento in cui avvertiamo l’insorgenza di stati d’animo sgradevoli per noi. Anche in questo caso è fondamentale l’esercizio costante per poterle utilizzare al meglio nel momento del bisogno.
Può essere utile, quando ci esercitiamo a rilassarci, far uso di immagini tranquillizzanti per sprofondare in uno stato di rilassamento completo.
Ogni volta che ci esercitiamo utilizziamo la stessa immagine. Alla fine anche se ci troveremo in circostanze particolarmente difficili per noi saremo in grado di utilizzare la nostra immagine tranquillizzante come un modo per riacquistare il controllo.

-- Fermiamoci sui pensieri che alimentano i nostri stati d’animo, mettendoli in discussione.

Uno scoppio d’ira o un attacco d’ansia possono essere scatenati dalla prima valutazione di un evento; le successive valutazioni, fatte a “mente un po’ più fredda possono aiutarci a ridimensionare la portata dell’evento e a mitigare il nostro stato d’animo.
E’ importante però non lasciar trascorrere troppo tempo tra la valutazione iniziale e quelle successive: gli stati emotivi sono difficili da gestire se superano un certo limite. Quindi concediamoci pure un certo tempo per ripensare all’evento, ma facciamolo prima che l’emozione di cui siamo preda diventi incontrollabile.
Dal momento che i pensieri che alimentano i nostri stati d’animo negativi spesso sono automatici e sfuggevoli è bene imparare ad annotarli, magari scrivendoli non appena ne diventiamo consapevoli. Può darsi che i pensieri si manifestino sotto forma di immagini, più che di parole, ma è importante descriverli nella maniera più precisa possibile.

- Sostituiamo il lato negativo delle cose con un lato più positivo.

Se una volta ci siamo sentiti incompetenti o comunque in difficoltà in una situazione non significa che lo siamo sempre stati o che lo saremo sempre. Pensiamo alle volte in cui abbiamo affrontato situazioni difficili con successo, tirando fuori il meglio di noi stessi. Pensiamo ai nostri punti di forza e non solo alle nostre debolezze.

- Siamo possibilisti.

Cominciamo con il sostituire parole che non danno possibilità di scampo – del tipo “o tutto o niente – con parole più possibiliste, perché ognuno di noi ha punti buoni oppure cattivi, può avere successi oppure fallimenti.
Appena ci accorgiamo di stare affermando di non essere in grado di fare qualcosa pensiamo a quello che guadagniamo e a quello che perdiamo se non ci diamo una chance.


- Attenzione ai pensieri assoluti.

Stiamo attenti alle parole “devo, dovrei, sempre, mai più. Cerchiamo di sostituirle con parole relative quali “a volte, occasionalmente, forse?.
Chiediamoci: “Sto sopravvalutando le possibilità che tutto vada male? Faccio previsioni su cosa succederà in futuro invece di cominciare da zero e verificare ogni nuova situazione quando capita. Nella vita c’è poco di assoluto. Anche nelle situazioni che riteniamo più problematiche potremo comportarci in modo da sorprendere noi stessi.

- Distraiamoci.

Il “mito dello sfogo non è sempre valido. Non è detto che un “bel pianto o uno scoppio d’ira ci facciano per forza sentire meglio. Al contrario, dopo potremmo sentirci più tristi e arrabbiati di prima.
Le distrazioni invece possono spezzare la catena dei pensieri che perpetuano e alimentano i nostri stati d’animo negativi. Se siamo depressi distraiamoci concedendoci qualcosa che sia veramente piacevole per noi (che sia una mousse al cioccolato o uno spettacolo che tanto desideravamo vedere).
Se ci sentiamo ansiosi o arrabbiati cerchiamo qualcosa che riesca a farci sentire “rilassati e a scaricare la tensione in eccesso che sentiamo (rilassamento, attività fisica piacevole).
Un altro metodo per distrarsi è quello di occuparsi degli altri: pensare per un po’ alle difficoltà delle altre persone può aiutarci a sdrammatizzare i motivi che sono alla base delle nostre sensazioni negative. Inoltre può essere utile pensare che lo stato d’animo negativo che ci ha colpito passerà da sé con un po’ di tempo e di pazienza.

- Diciamoci delle cose positive.

Parlare fra sé e sé positivamente può aiutare.
Quando ci troviamo in situazioni difficili rammentiamoci che possiamo controllarle, che siamo in grado di guardare in faccia il problema mantenendo comunque il controllo. Complimentiamoci con noi stessi ogni volta che siamo riusciti a controllare le nostre emozioni negative in situazioni difficili.

- Fissiamoci degli obiettivi a breve e lungo termine.

Assicuriamoci che siano delle aspirazioni realistiche e non mete impossibili; ogni obiettivo a breve termine deve essere difficile ma accessibile – il genere di cose che possiamo ottenere, anche se con un serio impegno. Raggiungiamolo gradualmente e facciamo in modo di darci un’adeguata ricompensa per ogni passo che facciamo, magari un bel regalo.

- Ricordiamo che non siamo degli oggetti passivi di fronte agli accadimenti della vita.

Ognuno di noi è in grado, quasi sempre, di modificare le cose in suo favore. Se lo vogliamo davvero, con pazienza e impegno, possiamo modificare il corso della nostra vita.

Un’attenta riflessione dimostra che, nella nostra vita, la sofferenza non è creata da cause esterne, ma da eventi interiori come il sorgere delle emozioni perturbatrici. Quindi il miglior antidoto contro la sofferenza è migliorare la nostra capacità di gestire queste emozioni. Se l’umanità deve sopravvivere, la felicità e l’equilibrio interiore sono di importanza fondamentale; altrimenti è molto probabile che le vite dei nostri figli e dei loro figli siano infelici, disperate e brevi.
Tendzin Gyatso, XIV Dalai Lama, New York Times, 26-04-03

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L'Organon di Hanemann
L'organon di Hanemann è il grande libro della medicina omeopatica. Esso contiene i concetti filosofici e le direttive pratiche per esercitare una vera scienza della terapia ed ogni autentico progresso verso questo obiettivo è quello che mi ripropongo in questo blog. Gli insegnamenti di Hanemann e l'edificio terapeutico eretto dalla scuola omeopatica, sono basati su due fattori distinti.
Da un lato, sui dati di fatto dell'osservazione e dell'esperienza, ottenuti per mezzo della stretta aderenza al metodo induttivo di ricerca; dall'altro sulle idee risultanti dall'esercizio del ragionamento deduttivo. Sono idee forse facenti parte di una più alta dimensione, che va al di là del consenso del pensiero scientifico moderno (che rappresenta solo un aspetto della scienza ma che non è la Scienza).
Fino ad un certo punto la tendenza dell'omeopatia è stata di indirizzare le proprie energie sull'acquisizione di esperienze in grado di produrre risultati immediati, trascurando qualche punto dello studio dei principi basilari. Il risultato è che oggigiorno, pochi conoscono davvero l'omeopatia, compreso i medici che l'adoperano. Con la trascuratezza dello studio dei fondamenti dell'omeopatiasiamo arrivati ad un punto che la maggior parte degli operatori in questo campo adoperano i prodotti omeopatici come se adoperassero medicinali della medicina tradizionale (ufficiale). Questo ha portato ad un deterioramento di questa pratica caratteristica. Come unico antidoto a questa degenerazione, bisogna ripartire dallo studio dei principi che sono esposti nell'Organon. In questi concetti essenziali è scontata la necessaria accettazione di tutte le asserzioni di Hanemann ma atribuendo ad esse una diversa importanza alla luce dei progressi che ci sono stati nel campo della medicina e dlla comprensione delle malattie e dell'organismo.. Un'attenta discriminazione è necessaria perchè gli elementi minori possono essere istruttivi, possono ostacolare o essere distruttivi, a seconda del modo in cui vengono considerati. Mi servirò quindi di ogni scritto che mi possa aiutare nello scopo della divulgazione dei principi fondamentali di questa particolare ed efficacissima terapia che è l'omeopatia inventata da hanemann...
Spero che questo blog possa essere utile ai sinceri studiosi dell'omeopatia, medici e non e che possa rappresentare un utile passo in avanti verso la ricca miniera di profonda filosofia e di pratici suggerimenti contenuti negli scritti di Samuel Hanemann.

PERCHE’ L’OMEOPATIA PUO’ ESSERE SOLO “UNICISTA”

Brevemente riassumiamo perché l’omeopatia è e deve essere solo unicista:

_ ogni rimedio omeopatico viene sperimentato SINGOLARMENTE su migliaia di persone sane volontarie e vengono raccolti tutti i sintomi, sia fisici che mentali, che provoca e che quindi è in grado di curare (secondo la Legge dei Simili). Questi rimedi vengono detti Unitari in quanto sono monocomponenti (formati da una pianta, un minerale o una parte di animale);


_ da ciò si desume che, essendo i rimedi omeopatici sperimentati UNO ALLA VOLTA, noi possiamo sape
re solo l’effetto di UN rimedio omeopatico somministrato per volta. Non sappiamo che effetti possano avere nell’organismo diverse sostanze somministrate insieme come avviene nell’omeopatia pluralista e nel complessismo (in omeopatia pluralista si somministrano diversi rimedi contemporaneamente o in diversi orari della giornata o comunque diversi rimedi nell’arco dello stesso ciclo di cura. Nel complessismo invece si usano i “complessi” cioè delle miscele di diversi rimedi omeopatici in formulazione fissa che vengono prescritti a seconda del sintomo senza quasi nessuna individualizzazione sul malato);

_ l’omeopatia unicista è stata usata con successo da più di due secoli e abbiamo una conoscenza ed esperienza vastissima sull’uso dei rimedi Unitari che, se correttamente utilizzati secondo i principi omeopatici (clicca qui), sono rimedi sicuri, curativi e privi di effetti collaterali;


_ mischiando invece diversi rimedi omeopatici tra loro (come avviene nell’omeopatia pluralista o nel complessismo) entriamo in un territorio “sconosciuto”. Abbiamo infatti una scarsissima conoscenza di tali preparati, non sappiamo bene che effetto possano avere nell’organsimo (in quanto non sono mai stati sperimentati su ampia scala su persone sane volontarie, come la metodologia omeopatica vorrebbe) e inoltre abbiamo esperienza che possano provocare effetti collaterali anche importanti, per non parlare del fatto che tali rimedi non sono assolutamente curativi, tutt'alpiù possono, se si è fortunati, alleviare un pò qualche sintomo acuto.

Non mi stancherò mai di sottolineare questi concetti in quanto difendere l’omeopatia unicista non vuol dire arroccarsi in posizioni rigide dettate solo da motivazioni ideologiche ma vuol dire praticare l’unica e vera omeopatia, quella che è stata fondata da Hahnemann (nella seconda metà del '700), che si basa sul metodo scientifico della sperimentazione sull’uomo sano e che ha come scopo la guarigione della persona nella sua totalità e non la soppressione dei sintomi.
L'omeopatia unicista inoltre non è statica o "ferma" come molti vorrebbero far credere ritenendola superata, al contrario, continua a crescere e ad evolversi grazie alle sperimentazioni di nuovi rimedi (derivati sempre e solo da sostanze presenti in natura) che avvengono di continuo nelle scuole omeopatiche di ogni parte il mondo.

L’omeopatia unicista purtroppo sta scomparendo poiché è una metodica diagnostica e terapeutica estremamente complessa (molto più facile dare a tutti lo stesso mix di rimedi sulla base del nome della malattia che un rimedio soltanto, scelto tra migliaia, specifico per quel paziente, in quel particolare momento della sua vita), son pochissimi i medici che vi si dedicano a tempo pieno e c’è scarso interesse da parte delle case farmaceutiche omeopatiche alla vendita di rimedi Unitari il cui costo è bassissimo e il cui effetto dura a lungo. Molto più facile portare un prontuario terapeutico a tutti i medici (sia convenzionali che non convenzionali) che prescriveranno ad ogni paziente lo stesso cocktail di rimedi omeopatici (molto più costoso dei rimedi Unitari) e i cui effetti saranno così scarsi che è necessario associare quasi sempre una terapia farmacologia di sostegno. Purtroppo la legge del profitto ha contaminato anche il mondo omeopatico.

Le persone sono avvisate: nel caso abbiate avuto brutte esperienze con l'omeopatia, informatevi bene se quella che avete seguito era veramente una cura omeopatica e se il medico a cui vi siete affidati era veramente un medico omeopata competente.


“Come la mia non violenza, l'Omeopatia non fallirà mai, ma i suoi seguaci possono fallire, quindi è l'ignoranza della persona che deve essere condannata”. Mahatma Ghandi

 

 

 

 

 

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Nonostante la crisi che ha interessato un pò tutti i settori, per fortuna, in Italia c’è ancora qualche mercato che, nonostante le previsioni non del tutto rosee, ancora non ha risentito troppo della situazione economica. Durante un convegno al Senato, Omeoimprese, l’ associazione italiana che rappresenta il 90% delle aziende produttrici e distributrici di medicinali omeopatici ha illustrato una ricerca e dei dati interessanti. L’omeopatia, infatti, la medicina alternativa spesso considerata quasi un “tabù”, è tornata alla ribalta perchè, ad usarla, è il 15% degli italiani, ben 9 milioni circa.

Una cifra considerevole sopratutto se si pensa che quanti ricoronno ai rimedi omeopatici, non riconosciuti come terapie in Italia, devono acquistare i prodotti di tasca propria senza poter contare sull’assistenza sanitaria.

In circa 15 anni l’incremento dei pazienti che utilizzano l’omeopatia è stato di circa il 65% e si prevede ancora un ulteriore 2% per quest’ anno. Inoltre, almeno il 50% della popolazione conosce le cure omeopatiche e ritiene che possano essere utili. Tuttavia, però, nonostante questa tendenza positiva, la medicina alternativa incontra alcuni ostacoli. Per potersi affermare come vera e propria terapia riconosciuta, il cammino è ancora lungo e nel percorso vi sono delle disposizioni giuridiche che regolano il settore che, di fatto, ne limitano lo sviluppo. Almeno questo è la posizione di Fausto Panni, presidente di Omeoimprese, che denuncia come ” l’intero settore è vittima di un “blocco normativo che va avanti da 15 anni”. Pochi esperti del settore nelle Commissioni tecniche, mancanza di informazione specifica e blocchi sull’immisione dei  farmaci sono i principali fattori che, sempre secondo Panni, “frenano gli investimenti e la ricerca nel settore”.

In Italia, terza in Europa dopo Francia e Germania, dove invece la medicina omeopatica è molto diffusa ed utilizzata, vi operano circa 30 aziende con oltre 1.200 dipendenti che, nel 2008 hanno fatturato circa 165.914 milioni di Euro. Dei dati destinati ad aumentare gradualmente ogni anno, anche con percentuali del 6/7%, secondo gli esperti, sopratutto considerando anche l’alto numero di medici che prescrivono rimedi omeopatici che, al momento, sono circa 20mila.

Probabilmente però, un ulteriore ostacolo è  l’assenza del rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale per le specialità omeopatiche. Tuttavia, se l’omeopatia dovesse affermarsi come “medicina non convezionale” riconosciutà però come terapia valida, la situazione potrebbe cambiare.

[Fonte: Affariitaliani.it]

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Nel caso del diritto alla salute o di altri diritti essenziali di pari rango, a causa del carattere esistenziale di inerenza alla persona che essi rivestono, la rilevanza centrale del principio di autodeterminazione vale a qualificarli come veri e propri diritti di libertà. Ne discende che ogni soggetto leso nella sua integrità psico-fisica non ha solo il diritto di essere curato, ma vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi o, eventualmente, a quale struttura più idonea affidare le sue aspettative di celere e sicura guarigione. Tali principi, già direttamente evincibili dalla nostra carta costituzionale, hanno trovato piena attuazione nel D.lgs. n. 502 del 1992 di riforma del sistema sanitario, laddove, essendosi aperto definitivamente il mercato delle prestazioni sanitarie ai produttori privati attraverso il sistema dell'accreditamento , si è proprio inteso valorizzare ed attuare, in un'ottica costituzionalmente orientata, la libertà di scelta curativa del paziente, attraverso il passaggio da una visione monopolistico/ pubblicistica del settore sanitario ad una visione liberista ed elastica del medesimo, fondata sul pluralismo dell'offerta. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitari o.net)

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Fonte: www.lastampa.it

LUIGI MONDO & STEFANIA DEL PRINCIPE Ammalarsi di… paura"Lo stress fa male e riduce le difese del sistema immunitario". Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase. E la paura, invece, cosa procura? Ve lo siete mai chiesti?


Noi sì, dato che gli "attentati" alla nostra serenità si fanno di giorno in giorno sempre più frequenti. Tra i tanti, in questo periodo, si è anche aggiunto quello delle malattie, come la tanto temuta influenza A.
C’è chi afferma che si tratta di una normale influenza e chi, invece, prende la cosa più seriamente. Insomma, ognuno dice la sua e alla fine si crea soltanto confusione. Fattostà che il problema esiste e, come tale, è bene non prenderlo sottogamba.
Quello che comunque appare chiaro, è che per molte persone il fatto di potersi prendere qualche "strana" malattia è fonte di paura. Ecco quindi la domanda di cui si accennava all'inizio: se già lo stress danneggia il nostro equilibrio psico-fisico, non lo fa ancora di più la paura?

Facendo un po' di ricerche scopriamo che c’è chi già conosceva la risposta negli anni '30. Si chiamava Edward Bach ed era un medico, immunologo, omeopata, patologo e autore del libro "Guarisci te stesso".
In questo testo parla proprio della paura delle malattie e di quanto, questa, giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo delle stesse.
Così ci siamo rivolti a Liliana Gimenez Haas, floriterapeuta, esperta in fiori di Bach per capire qualcosa di più.

Liliana, ci può dire cosa pensava esattamente il dr. Edward Bach della paura delle malattie?
«Edward Bach arrivò a pensare che convivere con la paura - e quindi con l'infelicità - portasse ad avere una salute cagionevole. Credeva che la paura fosse uno stato d'animo principe, che stava alla base dei maggiori disequilibri psicofisici. Secondo il pensiero di Bach, nella nostra era "la paura della malattia" si è sviluppata fino a diventare potenzialmente dannosa, perché aprirebbe appunto la porta a tutto ciò che temiamo (in questo caso la infermità), facilitandone l'ingresso nell'organismo, e riuscendo a volte addirittura a radicarsi nella personalità dell'individuo, che in questo modo potrebbe diventare cronicamente timido, assoggettato sia ai medici che ai farmaci, e talvolta facendolo arrivare a vivere nel terrore. La paura gioca un ruolo molto importante nell'intensificazione delle patologie, e la scienza moderna ha forse aumentato il "terrore" attraverso la diffusione delle sue scoperte verso il suo Grande Pubblico, le quali ancora non sarebbero altro che delle mezze verità. Quindi la conoscenza dell'azione dei vari batteri, virus e germi associati alla malattia, potrebbe sviluppare un vero e proprio caos nella mente di migliaia di persone sprovvedute, e il terrore suscitato in loro avrebbe il potere di renderle più suscettibili all'attacco dell'infermità, fisica e/o mentale. C'è però un fattore che la scienza non è in grado di spiegare: sottoposte agli stessi rischi di contagio, e alla medesima possibilità d'infezione, alcune persone possono diventare affette da una determinata patologia, mentre altre ne risultano "immuni" naturalmente. Il Materialismo dimentica che c'è un fattore che è al di sopra del piano fisico esistenziale, che nel corso della vita quotidiana proteggerebbe e renderebbe insensibile qualsiasi persona verso la malattia, di qualunque natura essa sia: l'equilibrio psicofisico, cioè stare bene con se stessi, come individui coraggiosi, sereni, gioiosi e ottimisti. Pertanto saremmo in grado di mettere da parte tutte le paure e le fobie, considerando la causa della malattia come qualcosa che è all'interno della nostra mente, e ricordando che solamente questa angoscia sarebbe capace di renderci sensibili ad essa. Ma se ci impegnassimo per portare armonia nella nostra personalità, temeremmo la malattia non più di quanto essere colpiti da un fulmine o da un frammento di una meteora cadente».

Secondo lei, cosa direbbe se fosse ancora in vita, in merito alla "fobia" da influenza A?
«Bach era convinto del fatto che il potere di autoguarigione avesse una forza immane. Partendo dal concetto che la paura è una emozione che agisce deprimendo le nostre difese naturali, e quindi peggiorando l'atteggiamento verso la vita, essa sarebbe la causa di una disarmonia fisica ed elettromagnetica all'interno dell'organismo, aprendo così la strada per l'invasione dei microorganismi che possono provocare una determinata infezione, si chiami raffreddore comune o Influenza A. Allora davvero si potrebbe essere incoraggiati ad avere paura. Ma quando ci rendiamo conto che nella peggiore delle epidemie o delle pandemie solo una parte degli individui esposti al contagio vengono attaccati, e che, come abbiamo già visto, la vera causa della malattia risiederebbe in uno squilibrio della personalità, allora saremmo in grado di tenerla sotto controllo, e potremmo vivere senza timore, essendo consapevoli che il rimedio si trova dentro di noi stessi, e si chiama benessere psicofisico».

Quali sono le conseguenze a livello fisico (secondo Bach) sulle persone che hanno paura di ammalarsi e cercano sempre qualche stratagemma perché ciò non avvenga?
«Aver paura di ammalarsi sarebbe come "aver paura della paura". Ed è meglio ricordare che le paure si avverano. Infatti, il soggetto pauroso può arrivare sia ad una subdola ipocondria (sentendosi contaminato, contagiato, avvelenato da qualcosa), che a far ammalare le persone che sono sotto le sue attenzioni esagerate - confuse in maniera distorta con "attenzioni amorevoli" - (vedi Sindrome di Münchausen, e SdM per procura). Si sa che la troppa asepsi porta ad un indebolimento del sistema immunitario. I bambini troppo protetti, per esempio, "troppo curati" con antibiotici e cortisonici - noti farmaci depressori del sistema immunitario - hanno una salute sicuramente più debole di quelli che vivono una vita più libera, a più contatto con la natura, che in questo modo si "vaccinano" naturalmente».

Quali erano i consigli generali che dava per mantenerci in buona salute?
«Essere a contatto con la natura possibilmente incontaminata (anche se oggi non è tanto facile come negli anni '30...), allontanare da sé i sentimenti negativi come la paura, l'odio, l'invidia, l'egoismo, l'intolleranza, l'impazienza, lo scoraggiamento, il rancore, l'attaccamento al passato, i pensieri circolari, l'incertezza, l'indecisione ecc. Tutti atteggiamenti armonizzabili con l'uso delle sue 38 essenze floreali, che ripristinano e promuovono l'amore, la pace, la volontà, la fede, la rigenerazione fisica e mentale, il superamento del passato, la gioia, la saggezza...».

Quali sono gli errori più comuni che commettiamo?
«Sono tutti quegli atteggiamenti di vita quotidiana eccessivi o non moderati, per esempio, bere bevande e mangiare pietanze troppo calde o troppo fredde, nutrirsi con cibi non biologici, lavarsi le mani troppo spesso quando siamo dentro casa (preferite le saponette meno "aggressive" cioè che non interrompono la difesa naturale già prodotta da la nostra pelle), banalizzare le sofferenze o il riposo, dormire poco e male, dipendere da certe abitudini dannose come fumo, cibo, gioco, alcol, psicofarmaci, vivere freneticamente o in maniera piuttosto sedentaria, credere di essere autosufficienti, trascurare gli affetti o, altrimenti, provare a tenere le persone care sotto costante controllo, preoccuparsi anziché occuparsi, giudicare gli altri, non ascoltare i messaggi che ci invia il nostro corpo, vivere nel passato o nel futuro, cioè, non provare a vivere il qui e l'ora ecc.».

E se alla fine di tutto la paura è più forte di noi, quali rimedi floreali consiglia?
«Ci sono 5 Fiori per trattare specificamente la paura: Mimulus per la paura delle cose conosciute, Aspen per la paura dell'ignoto, Rock Rose quando la paura diventa terrore e/o panico, Cherry Plum per la paura di perdere il controllo e commettere atti inconsulti, e Red Chestnut per la paura che succeda qualcosa di pericoloso agli esseri cari. Per conoscerle meglio è possibile visitare questa pagina. Non dimentichiamo, però, che l'origine della paura può "celarsi" dietro alle 38 essenze floreali di Bach, ecco perché i rimedi floreali non vanno presi come un prodotto da banco, ma devono necessariamente essere scelti in maniera personalizzata ed in base ad una buona conoscenza del loro repertorio, o meglio ancora, affidandosi ad un esperto Floriterapeuta. Altrimenti, se scelte erroneamente o approssimativamente, si rischierebbe poi di affermare che i rimedi floreali "non funzionano", o che "sono soltanto un effetto placebo", e questo non farebbe minimamente onore all'importante scoperta che il Dr. Edward Bach ci ha donato con tanto amore».

Chi è Liliana Gimenez Haas
Di origine argentina è Fisioterapeuta, Naturopata specializzata in Fiori di Bach e in Tecniche Naturali per smettere di fumare. Musicista e scrittrice. Fa volontariato per bambini, anziani e mascotte. Vive a Roma dal 1982.

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L’omeopatia, una terapia in grado di portare a guarigione il "malato" e non solo la malattia


Cari lettori di omeopatianet, sbirciando sull'ormai celebre Youtube  ho trovato questo divertente ed interessante frammento del film "la  crisi" di Coline Serreau del 1992. L'ho trovato molto utile per spiegare, anche se in chiave ironica e adattata alle  esigenze del grande schermo, "la crisi" che mette in discussione  molti validi medici allopati cosi' come e' successo al fondatore della  medicina omeopatica Samuel Hahnemann.

Ma che cosa e' l'omeopatia?

Scopo del presente articolo è far comprendere, a coloro che  si avvicinano per la prima volta a questa scienza, cosa sia  l’omeopatia e non un lavoro per contrastare o criticare la  medicina tradizionale (cosiddetta Allopatica).

L’omeopatia non vuole, e non è mai stata, una scienza a parte ma un valido complemento, un ulteriore sforzo della Natura  che attraverso il medico e la sua coscienza cerca di donare  all’umanità affinché, ogni forma patologica trovi una valida  risposta al raggiungimento della guarigione definitiva e non  solo sintomatica.

Spesso, la medicina ufficiale rifiuta la terapia effettuata con farmaci omeopatici ritenendola non efficace perché priva di un fondamento scientifico, e sperimentale.

Tutto questo è falso, poiché il rimedio omeopatico viene sperimentato, prima di essere messo in commercio, sull’uomo sano e la sua riproducibilità è evidenziata e confermata da ben due secoli di studi e successi.

Tenevo a dire ciò prima di dare alcune spiegazioni su cosa sia l’omeopatia, perché vorrei far comprendere a coloro che rifiutano a priori tale Arte medica che l’omeopatia aiuta il malato a guarire e a percorrere la strada che lo porta dallo stato di malattia a quello di salute (assenza di sintomi).

E’ ovvio che anche l’omeopatia, come la medicina tradizionale, ha i suoi limiti ma, non per questo bisogna screditare la sua efficacia.

Lungi dal voler fare un discorso critico, ritengo utile informare il paziente che ad ogni male c’è un rimedio in natura, sta solo a noi uomini scoprire e utilizzare al meglio queste armi che la natura ci offre, quindi non soffochiamo con inutili ingiurie e invidie quella che è stata e sempre sarà l’Arte del guarire.

Ma veniamo a noi, cos’è l’omeopatia:

L ’omeopatia ha due secoli di vita ma ha già una lunga storia, una storia scandita da una serie di progressi che la "medicina dei simili" ha raggiunto nel diffondersi, con fervore missionario, in regioni ben lontane dalla sua terra d’origine: in India, negli Stati Uniti, in Francia, In Inghilterra, in Brasile, in Argentina, Messico, ecc.

Medicina nata 200 anni fa attraverso gli studi del suo fondatore Dott. S. Hahnemann, il quale traducendo testi di materia medica intuì il comportamento del chinino e formulò un’ipotesi che poi sperimentò su se stesso. La stessa sperimentazione fu fatta su altri volontari ottenendo sempre gli stessi risultati.

Quindi, poiché Hahnemann sperimentò il risultato delle sue osservazioni sull’uomo sano e non su delle cavie, si potrebbe dire che ci troviamo nel campo della sperimentazione scientifica vera e propria.

Hahnemann notò che il chinino usato come rimedio nei malati di malaria, provocava, nelle persone addette alla produzione della sostanza, gli stessi sintomi della malaria.

Nello stesso modo sperimentò altre sostanze ricavate sia dal mondo vegetale, ma non solo, ma anche dal regno animale (esempio Lachesis) e minerale (Sulphur).

Grazie a questi studi e alla sua geniale intuizione, poté, dopo svariati anni di studi, formulare il principio su cui poggia tutta la medicina omeopatica e cioè:

"il Principio di Similitudine", nel quale si afferma che "le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa", ciò sta a significare che la guarigione si ottiene somministrando al malato la sostanza che ha provocato nell’individuo sano gli stessi sintomi di malattia.

Spesso si sente dire che l’omeopatia è solo acqua perché non c’è, a livello ponderale, sostanza farmacologicamente attiva.

Questo è vero nel senso che non si somministrano dosi ponderali, come nella medicina tradizionale, ma ricordiamo che proprio le dosi ponderali portano effetti collaterali e controindicazioni mentre in omeopatia la sostanza non è presente in quantità fisiche ma lo è in termini di energia biologicamente attiva, cioè la materia di base viene diluita e dinamizzata fino ad ottenere delle dosi infinitesimali della sostanza medicamentosa privando la stessa di tutti gli effetti nocivi e indesiderabili.

 

Ma che cosa spinge ancora oggi l’interesse per questa "arte del guarire" che è nata in Germania con il Romanticismo?

Consideriamo i due versanti del quesito:

le ragioni del medico e le ragioni del paziente.

  • Il primo, consapevole della crisi e delle contraddizioni che vive la moderna medicina "ufficiale" tenta nuove vie di certezza: di qui l’attuale riscoperta delle terapie orientali (agopuntura e tecniche taoiste di guarigione, shiatsu, yoga, ayurveda) che, lontane dalla concezione meccanicistica, propongono una visione organica (olistica) dell’essere umano. Pertanto il medico che abbraccia l’omeopatia vede il più delle volte in essa non tanto una nuova tecnica di guarigione quanto una nuova filosofia della vita che dà un rinnovato significato alla ricerca scientifica e alla funzione terapeutica. I dati statistici registrano che ogni anno sono 1000 i medici che si iscrivono ai corsi post laurea di omeopatia.

  • Il paziente, parzialmente consapevole anch’egli delle contraddizioni della scienza, ma soprattutto desideroso di una vita più sana, meno soggiogata dallo stress, libera da quell’agitazione ansiosa che accompagna i gesti dell’uomo moderno, cerca nell’omeopatia un aiuto "Non Aggressivo", "Naturale", privo di effetti collaterali. Ciò è confermato da altri dati: in Italia ci sono circa 10 milioni di persone che fanno ricorso all’omeopatia e ogni anno questo numero sale del 15 % (ISTAT).

  • Differenza tra Omeopatia ed Allopatia

Per meglio far comprendere cos’è l’omeopatia mi sembra importante evidenziare la differenza tra omeopatia e allopatia nel loro meccanismo di azione verso la guarigione.

L’allopatia è un metodo terapeutico che per guarire utilizza sostanze che inducono effetti contrari alla natura della malattia, cioè sopprime i sintomi senza curare la malattia che scatena il sintomo stesso e non tiene conto dell’ammalato nella sua interezza, ma rende l’organismo un insieme di organi e apparati tutti distinti l’uno dall’altro.

L’omeopatia, invece, modifica il terreno dell’ammalato cioè, mette il paziente in condizione di guarire se stesso stimolando le sue difese naturali contro l’agente patogeno. In altri termini il rimedio omeopatico agisce come un catalizzatore, sostanza la cui presenza a dosi infinitesimali è essenziale per lo svolgimento di molte reazioni chimiche.

Questo non vuol dire che dobbiamo rifiutare un antibiotico perché dannoso, ma far si che il farmaco allopatico e quello omeopatico siano l’uno il complemento dell’altro.

  • Comprendere con il caso pratico

Ma facciamo alcuni esempi per meglio comprendere come agisce il rimedio omeopatico.

- La puntura d’ape provoca edema roseo con sensazione di prurito e bruciore locale, migliorata da applicazioni fredde. "Apis" il rimedio omeopatico preparato dalla triturazioneÿ dinamizzazione e diluizione, (fino a raggiungere la dose "infinitesimale") dell’intera ape, agisce non solo in caso di punture di insetto, ma anche in ogni forma di infiammazione acuta della pelle delle mucose e delle sierose (orticaria, mal di gola, artrite) caratterizzata da apparizione rapida, edema roseo, pruriginoso e bruciante, migliorata dal freddo.

- Una dose eccessiva di pepe di Caienne può infiammare le mucose digestive e urinarie; "Capsicum", il rimedio omeopatico che si ottiene dai frutti essiccati, agisce contro i bruciori dello stomaco e del colon, contro certe faringiti e certe otiti.

- L’avvelenamento da tabacco può portare nausea, vomito, vertigini, tachicardia, collasso; gli stessi sintomi vengono curati da "Tabacum" non solo in caso di tabagismo, ma anche in caso di mal di mare, angina pectoris, aortite.

Da questi esempi si può ben capire il significato, su cui poggia tutta l’omeopatia, della "Legge dei Simili", espressa in precedenza.

In poche parole, i sintomi che il rimedio riesce a cancellare sono gli stessi che esso provoca sull’individuo sano, cioè nella sperimentazione.

  • La Legge di guarigione

Per finire, voglio ricordare un’altra legge su cui si basa l’omeopatia e che riguarda soprattutto il paziente, il quale pur di ottenere tutto e subito non si rende conto che la soppressione dei sintomi con i farmaci, altro non è che una falsa guarigione. Invece, secondo l’omeopatia la guarigione non consiste nella repressione dei sintomi e quindi nella falsa guarigione, ma nella loro evoluzione. Da tutto ciò scaturisce la "Legge della Guarigione" di Hering, secondo la quale:

la guarigione deve procedere dal centro alla periferia e dall’alto in basso.

Questo vuol dire dall’alto in basso, dal dentro al fuori, cioè dagli organi più importanti a quelli meno importanti, dalla testa alle mani e ai piedi.

Ogni medico omeopata sa bene che i sintomi che spariscono secondo quest’ordine sono stati debellati in modo definitivo.

Questo principio è conforme all’evoluzione stessa delle malattie croniche, che evolvono dalla periferia al centro, nel senso che compaiono dapprima in superficie e successivamente si spostano all’interno dell’organismo, interessando gli organi più nobili.

La guarigione deve dunque possedere una direzione centrifuga e l’omeopatia permetterà tutto ciò.

Vorrei finire dicendo che per poter sconfiggere la malattia bisogna curare il malato nella sua globalità e per far questo c’è bisogno di uno sforzo comune e non di continue disquisizioni su quale delle forme terapeutiche sia più valida, entrambe hanno i loro limiti, ma anche i loro benefici, sta solo a noi fare in modo di utilizzare al meglio l’una o l’altra terapia dove necessario, perché il benessere del malato è il nostro obiettivo di vita.

Link al video del film: http://it.youtube.com/watch?v=mIP3ULjVTaI

 

 

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